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Bambine incinte di 12 anni sono fra le pazienti dei cinque ambulatori che padre Adolfo, assieme ad altri religiosi camilliani, gestisce in varie favelas di Fortaleza. Un traffico documentato ma che trova la complicità governativa
FORTALEZA (BRASILE) - Missionari coraggiosi stanno tendendo trappole ai pornoturisti italiani, diventati ormai i maggiori frequentatori di Fortaleza, la «Thailandia brasiliana», dove centinaia di ragazzine si prostituiscono anche per un biscotto al cioccolato in ambigue case di massaggi e in appartamentini-alcova affittati con «tutto compreso».
«O avião dos italianos», l’aereo che ogni mercoledì arriva direttamente dalla Malpensa, è atteso dalle «garotas de programa» (giovanissime prostitute) di Fortaleza come nel dopoguerra lo erano le portaerei americane negli angiporti di Napoli e Genova. Non si conosce il loro numero esatto ma quelle con meno di 18 anni sono sicuramente più di mille.
Abbordarle o esserne abbordati è la cosa più facile del mondo sui lungomare di Beiramar o di Iracema dove, scomparsi i turisti argentini per il tracollo economico del loro paese, baretti e ristorantini fanno a gara per attirare i dilaganti turisti della penisola. In Brasile non c’è altro posto in cui il limoncello riesca a rivaleggiare con la locale «caipirinha».
«Fortaleza è da sempre capitale del sesso», spiega padre Adolfo Serripierro, veronese 64/enne, da trent’anni in Brasile, angelo custode di queste ragazzine nelle insolite vesti di sacerdote-ginecologo. «Lungo la Praia do Futuro, dove a giorni fissi i locali di forrò (danza tipica del nordest brasiliano ridiventata di gran moda) promuovono promiscue serate di gala, negli anni Cinquanta sorgevano già 200 casini». Ma a quel tempo le «putas» non erano mica bambine.
Oggi invece bambine incinte di 12 anni sono fra le pazienti dei cinque ambulatori che padre Adolfo, assieme ad altri religiosi camilliani, gestisce in varie favelas di Fortaleza.
«Con noi - racconta il missionario - lavora anche una ragazza che quando aveva 14 anni è stata messa incinta da un turista italiano. Ha abortito con il metodo che usano qui: quattro pasticche di una medicina per la gastrite, due in bocca e due nella vagina. Funziona, anche se la stragrande maggioranza di queste piccole prostitute vogliono tenersi i bambini per compensare l’affetto che dalla famiglia non hanno mai ricevuto». Per la stessa ragione gli ultracinquantenni sono i clienti preferiti.
Non esistono tariffe precise per il «programa», come è chiamata la notte passata col cliente, o per la «temporada», una o due settimane assieme al turista nei paradisi tropicali di Canoa Quebrada o Jericoacoara, a qualche centinaio di chilometri fra i palmizi della costa atlantica. Un pacchetto di «grisby» o un profumo italiano molto spesso bastano come compenso.
«Succede talvolta - sorride padre Adolfo - che le mie ragazze mi presentino i loro clienti italiani. Diventano di tutti i colori per la vergogna. Sono gente semplice, impiegati, operai, qualche medico, ingegneri, pensionati. Avrebbero sicuramente bisogno di un trattamento psicologico, oltre al castigo che rischiano sempre più di ricevere dalla giustizia brasiliana».
Un film girato di nascosto da «ong» che assistono le bambine prostitute di Fortaleza, nelle toilette di un hotel che recentemente ha ospitato persino Ronaldo e la nazionale brasiliana, è stato presentato alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla prostituzione minorile, creata sei anni fa dal governo brasiliano. Quindici persone, fra cui sette italiani, sono state denunciate per abuso e sfruttamento di minorenni, ma finora non c’è stata una sola condanna.
Un altro eroico missionario italiano, Renato Chiera, che nelle favelas di Rio de Janeiro rischia la vita per portare via i bambini ai trafficanti di cocaina che li arruolano a sette anni come vedette, è arrivato a Fortaleza a dar man forte a padre Adolfo anche sul fronte delle prostitute bambine. Con l’appoggio della cooperazione italiana si affilano le armi di una vera e propria crociata contro il turismo sessuale e i pedofili nostrani, anche con trappole fotografiche e video.
«Ma il problema principale è la miseria - tira le somme padre Adolfo - e quando mi arriva una bambina di 13 anni con in pancia il figlio del suo stesso padre o quando una ragazza sedicenne, incinta per la seconda volta di un turista, mi chiede di pregare perché Dio le dia un cliente, che sta morendo di fame, ci si rende conto che la vera vergogna è nell’ingiustizia di questo mondo». A Natale il prete-ginecologo ha detto messa sulla spiaggia per le sue protette, tutte con addosso solo un minuscolo tanga: «Una di loro faceva da Madonna, con un pareo come velo e in braccio un bimbo dalla pelle bianca...».
Oliviero Pluviano
(10/09/02)





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