W la coerenza (e lo dico senza ironia )
La giunta di destra rimuove una targa dedicata ad Impastato
di Massimo Solani
L’hanno rimosso senza fare rumore, pochi operai e qualche badile. L’hanno rimosso senza darne notizia e senza avvertire nessuno. Sparito semplicemente, come se non fosse mai esistito. Da mercoledì mattina a Isnello non c’è più il cippo commemorativo in onore di Giuseppe Impastato, il giovane attivista di Democrazia Proletaria assassinato dalla mafia a Cinisi nel 1978 per aver denunciato dai microfoni della libera «Radio Aut» le malefatte del boss Gaetano Badalamenti. Era stato inaugurato nell’estate del 1998 nella piazza del paese in provincia di Palermo, in quella stessa piazza che l’amministrazione comunale guidata da Rifondazione Comunista aveva deciso di intitolare ad Impastato per ricordarne la memoria ed il sacrificio nella lotta alla mafia. Rimosso il cippo e con esso la targa col nome di Peppino, rimosso per decisione improvvisa e immotivata dall’amministrazione di centro destra del paese guidata dal sindaco Giovanni Alcamisi.
Un’operazione fatta in tutta fretta mentre a circa 80 chilometri di distanza autorità locali e ministri della Repubblica ricordavano l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. E quei lavori in fondo alla piazzetta, mercoledì mattina, sono sembrati a tutti uno schiaffo alla memoria, ai quei valori in cui Peppino Impastato ha creduto in vita e che lo hanno portato alla morte il 9 maggio del 1978, straziato da un ordigno mafioso sui binari del treno Trapani-Palermo. Uno schiaffo che fa pensare che oggi quei famosi «cento passi», dal titolo del film di Marco Tullio Giordana sulla vita di Impastato, questa volta siano stati fatti all’indietro.
I primi a denunciare la rimozione, mercoledì mattina, sono stati i rappresentanti di Rifondazione Comunista, gli stessi che alla guida di Isnello nella precedente amministrazione avevano deciso di intitolare al giovane attivista la piazza del paese e quella lapide commemorativa in ferro, fissata su un blocco di pietra arenaria. Un «gesto raccapricciante, nel giorno della commemorazione del generale Dalla Chiesa», hanno accusato Giusto Catania e Antonio Marotta, rispettivamente segretario regionale e provinciale di Rifondazione. Irraggiungibile, il sindaco Giovanni Alcamisi (eletto in una lista civica che si richiama senza nessun mistero alla Casa delle Libertà) si è dapprima trincerato dietro un silenzio imbarazzante, salvo poi dare delle spiegazioni che proprio non hanno convinto nessuno. La rimozione, ha spiegato, è soltanto un «fatto tecnico», in quanto la pietra sarebbe stata momentaneamente spostata all’interno di un progetto di riqualificazione urbana per «essere al più presto ricollocata con una maggiore visibilità».
Una versione che certo non soddisfa i parenti e gli amici di Peppino. «Se realmente si trattasse di un fatto puramente tecnico - ha commentato Umberto Santino, fondatore e direttore del «Centro di documentazione Giuseppe Impastato» di Palermo - avrebbero dovuto annunciarlo prima, spiegando con chiarezza il progetto. Ed invece niente. Per come si sono svolti i fatti non possiamo non denunciare la gravità di questa azione, tanto a livello politico quanto a livello culturale. Di questi tempi si intitolano strade a Mussolini e fascisti vari, e nel frattempo si cancella la memoria di Impastato. Del resto non è una novità - ha spiegato Santino - già in passato sono state molte le amministrazioni comunali, come Cinisi, che hanno onorato la memoria di Peppino solo con scelte periferiche. Certo, col nuovo corso imposto dal governo è più comodo onorare gerarchi e gerarchetti, che non quanti hanno dato la vita per la lotta alla mafia. Questo - ha concluso - è un fatto politico mascherato da fatto tecnico».
Ovviamente, la notizia della rimozione è piombata anche a Cinisi, in casa della famiglia Impastato che ha commentato duramente l’iniziativa del sindaco di Isnello vedendo in essa «una mancanza di rispetto per Peppino e per tutte le vittime della mafia». La rimozione del cippo, secondo Giovanni Impastato fratello del giovane assassinato nel 1978, è infatti un «modo per cancellare la memoria e l’impegno di quanti cercano di mantenere vivo il ricordo delle vittime della criminalità. Sono sconvolto - ha commentato - e provo un fastidio profondo nel vedere che in Sicilia non passa giorno che non ci sia qualcuno disposto ad allinearsi alla linea di un governo che di lotta alla mafia non vuol proprio sentire parlare. Alla linea di un ministro che ci spiega che in fondo con la mafia bisogna conviverci».




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