Il ministro Castelli a Parigi
per ottenere l’estradizione dei latitanti “rossi”
di Giulio Ferrari
Una, dieci, cento estradizioni: parafrasando un tristemente famoso slogan brigatista, si potrebbe definire così la richiesta che Roberto Castelli presenterà oggi al suo omologo francese. Da mesi il Guardasigilli del governo Berlusconi ha aperto con Parigi una sorta di trattativa sulla questione degli estremisti di sinistra espatriatriati Oltralpe. Appunto un centinaio di latitanti, accolti sul suolo della douce France in virtù della cosidetta doctrine Mitterrand, ovvero del particolare regime di accoglienza e protezione che l’allora presidente socialista riservava ai compagni italiani in difficoltà con la legge. Il trattamento privilegiato, applicato a partire dal lontano 1985, a ridosso degli “anni di piombo”, dovrebbe avere le ore contate.
L’incontro di oggi tra Roberto Castelli e il suo collega Dominique Perben, dovrebbe infatti concludersi con la firma in calce all’accordo che archivierà un ventennio di sostanziale complicità della repubblica francese con i latitanti italiani.
Si tratterrà di un patto che finalmente sancirà la fine di una grave anomalia: l’inosservanza dell’estradizione, seppur limitatamente al caso di cosiddetti “delinquenti politici”, nei confronti di un paese membro della Comunità europea. E nell’incontro al palazzo di place Vendome non si dovrebbero ancora fare nomi, non circolerà la lista dei terroristi e degli estremisti rossi a cui Roma vuole presentare il conto: oggi si tratterà di affermare in maniera inequivocabile un impegno a lungo disatteso e, probabilmente, gettare le basi per una più proficua collaborazione tra i due Paesi “cugini” nella lotta al terrorismo. Da mesi, comunque, gli uffici tecnici del ministero di Giustizia stanno esaminando, caso per caso, le varie situazioni pendenti in Francia, anche con la collaborazione delle autorità d’Oltralpe. Una svolta che è stata resa possibile, oltre che dalla caparbietà del ministro Castelli, anche dalla sconfitta elettorale della sinistra col conseguente cambio della guardia alla guida dello Stato francese. Gli allarmi dei gauchistes per l’avvento al governo di Roma di Berlusconi e della sua maggioranza e, in particolare della Lega Nord, sono ormai un ricordo sbiadito. Allora Castelli rimproverò i francesi: «Ci accusano di essere un pericolo per la democrazia, proprio loro che ospitano e proteggono decine e decine di terroristi ricercati perchè coinvolti in gravi fatti di sangue e di eversione». Pochi mesi dopo, il guardasigilli poteva cambiare opinione nei confronti dei transalpini: «Esprimo il mio più vivo apprezzamento al governo francese. Il tavolo tecnico comune ha cominciato a produrre i suoi effetti positivi e continuerà i suoi lavori». Il 25 agosto, infatti, il nuovo governo francese aveva avviato il cambio di rotta sui latitanti italiani, concedendo l’estradizione per l’ex brigatista rosso Paolo Persichetti. L’estremista di sinistra, 40 anni, nel ’91 aveva immediatamente ottenuto il permesso di soggiorno in Francia e una cattedra di Sociologia politica all’università di Paris VIII, sebbene dovesse scontare in Italia una condanna a 17 anni di prigione e fosse coinvolto nell’assassinio del generale dell’Aeronautica Licio Giorgeri e nel ferimento di Antonio Da Empoli, consulente della presidenza del Consiglio. Persichetti adesso si trova a Rebibbia, e potrebbe essere il primo di una lunga lista di un centinaio di latitanti “rifugiati”, e residenti soprattutto a Parigi, che il governo francese non intende più coprire. Proprio ieri i legali dell’ex Br sono stati ricevuti all’Eliseo da funzionari della presidenza per perorare la causa del loro assistito, sostenuti da un Comitato che raccoglie nomi “storici” dell’estremismo rosso, quali Daniel Cohn-Bendit, padre del maggio francese. Difficile, comunque un ripensamento del governo francese, anche alla luce dell’ultima dichiarazione del ministro dell’Interno Sarkozy: «Non siamo diposti - ha detto - ad accettare che restino sul nostro territorio o che approfittino della nazionalità francese persone che sono in collegamento con attività terroristiche».




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