Impronte digitali per tutti, italiani compresi. Umberto Bossi viene lasciato solo nella sua battaglia per schedare solo gli stranieri. Ma rilancia. Mentre in Senato è rinviata alla prossima settimana la discussione sull’emendamento dell’Udc per estendere la regolarizzazione agli immigrati raggiunti in passato da un decreto di espulsione, sulle impronte nessuno è disposto a fare un passo indietro. «Non ci può e non ci deve essere nessuna discriminazione tra cittadini italiani ed extracomunitari: la norma deve restare così com’è» attacca Gianfranco Fini.
«Lo spirito con cui è stato dato corso a questa innovazione è unicamente quello di garantire maggiore sicurezza», aggiunge il presidente di An ricordando a Bossi che il decreto sui rilievi demoscopici è stato approvato dal consisglio dei ministri venerdì scorso con il suo consenso.
Il ministro delle Riforme non innesta però alcuna retromarcia. «Nelle legge non c’è nessun obbligo a prendere le impronte agli italiani», ribatte infatti Bossi. Il no di Fini è però sottoscritto da un altro ministro, Carlo Giovanardi. Una marcia indietro sulla questione delle impronte è «assolutamente impossibile perchè c’è un impegno pubblico preso a tutti i livelli», spiega il ministro per i rapporti con il parlamento. La lotta alla criminalità riguarda gli italiani come gli stranieri e i ministri leghisti hanno votato il decreto compatti.
Isolata sulle impronte, la Lega fa muro contro l’eventualità di modifiche alla legge Bossi Fini. E ieri lo scontro tra Udc e lumbard si è spostato dalla pagine dei giornali alla Commissione affari costituzionali del Senato.




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