Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    stanziale
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    Question Perche' sento ancora il bisogno di andare a Venezia?

    ogni anno, Umberto Bossi, riesce sempre a dare un buon motivo
    ai militanti della Lega per recarsi a Venezia in Riva degli Schiavoni;
    per la secessione, per la devolution, contro i "traditori" o contro Papalia.
    Ma quest'anno non ho bisogno di nessun suggerimento.
    Dopo mesi di retorica sul tricolore, sugli azzurri, sull'Euro,
    sull'articolo 18 e sulla Giustizia,
    il 15 Settembre devo assolutamente andare a Venezia!
    Per respirare un po' di aria pura accanto ad un popolo vero,
    un manipolo di sognatori, ribelli, asociali, controcorrente,
    incapaci di accettare una societa' imposta dall'alto.
    Indirizzata dallo Stato Sovrano, dall'ingordigia degli industriali,
    dall'ideologia marxista-giacobina, dall'amore universale dei Vescovi,
    dal terrorismo americano e islamico.
    Il mio "villaggio" non potra' mai essere globale!

  2. #2
    stanziale
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    Question Perche' sento ancora il bisogno di andare a Venezia?

    ogni anno, Umberto Bossi, riesce sempre a dare un buon motivo
    ai militanti della Lega per recarsi a Venezia in Riva degli Schiavoni;
    per la secessione, per la devolution, contro i "traditori" o contro Papalia.
    Ma quest'anno non ho bisogno di nessun suggerimento.
    Dopo mesi di retorica sul tricolore, sugli azzurri, sull'Euro,
    sull'articolo 18 e sulla Giustizia,
    il 15 Settembre devo assolutamente andare a Venezia!
    Per respirare un po' di aria pura accanto ad un popolo vero,
    un manipolo di sognatori, ribelli, asociali, controcorrente,
    incapaci di accettare una societa' imposta dall'alto.
    Indirizzata dallo Stato Sovrano, dall'ingordigia degli industriali,
    dall'ideologia marxista-giacobina, dall'amore universale dei Vescovi,
    dal terrorismo americano e islamico.
    Il mio "villaggio" non potra' mai essere globale!

  3. #3
    PADANIA LIBERA!
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    Predefinito Re: Perche' sento ancora il bisogno di andare a Venezia?

    Originally posted by carbonass
    ogni anno, Umberto Bossi, riesce sempre a dare un buon motivo
    ai militanti della Lega per recarsi a Venezia in Riva degli Schiavoni;
    per la secessione, per la devolution, contro i "traditori" o contro Papalia.
    Ma quest'anno non ho bisogno di nessun suggerimento.
    Dopo mesi di retorica sul tricolore, sugli azzurri, sull'Euro,
    sull'articolo 18 e sulla Giustizia,
    il 15 Settembre devo assolutamente andare a Venezia!
    Per respirare un po' di aria pura accanto ad un popolo vero,
    un manipolo di sognatori, ribelli, asociali, controcorrente,
    incapaci di accettare una societa' imposta dall'alto.
    Indirizzata dallo Stato Sovrano, dall'ingordigia degli industriali,
    dall'ideologia marxista-giacobina, dall'amore universale dei Vescovi,
    dal terrorismo americano e islamico.
    Il mio "villaggio" non potra' mai essere globale!
    alle 14 davanti al gazebo di RPL!
    Tutti presenti,mi raccomdano!
    Saluti Padani

  4. #4
    PADANIA LIBERA!
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    Predefinito Re: Perche' sento ancora il bisogno di andare a Venezia?

    Originally posted by carbonass
    ogni anno, Umberto Bossi, riesce sempre a dare un buon motivo
    ai militanti della Lega per recarsi a Venezia in Riva degli Schiavoni;
    per la secessione, per la devolution, contro i "traditori" o contro Papalia.
    Ma quest'anno non ho bisogno di nessun suggerimento.
    Dopo mesi di retorica sul tricolore, sugli azzurri, sull'Euro,
    sull'articolo 18 e sulla Giustizia,
    il 15 Settembre devo assolutamente andare a Venezia!
    Per respirare un po' di aria pura accanto ad un popolo vero,
    un manipolo di sognatori, ribelli, asociali, controcorrente,
    incapaci di accettare una societa' imposta dall'alto.
    Indirizzata dallo Stato Sovrano, dall'ingordigia degli industriali,
    dall'ideologia marxista-giacobina, dall'amore universale dei Vescovi,
    dal terrorismo americano e islamico.
    Il mio "villaggio" non potra' mai essere globale!
    alle 14 davanti al gazebo di RPL!
    Tutti presenti,mi raccomdano!
    Saluti Padani

  5. #5
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    Predefinito

    ecco!! giustissimo per me si può fare anche prima l'incontro.


    per organizzare bene incontri vari mandatemi pure un messaggio pvt.

  6. #6
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    Predefinito

    ecco!! giustissimo per me si può fare anche prima l'incontro.


    per organizzare bene incontri vari mandatemi pure un messaggio pvt.

  7. #7
    stanziale
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    un giornalista del Gazzettino mi ha risposto

    andare a Venezia, così come partecipare a qualsiasi manifestazione popolare che si svolga in modo pacifico, appartiene alle regole di fondo della democrazia: che vi si aderisca perché convinti dei suggerimenti altrui o per decisione propria, è dunque una scelta da rispettare, e da far rispettare.

    Ma le sembra proprio il caso di essere così manicheo? È convinto davvero che tutti i buoni siano da una parte, e i cattivi dall'altra? Se così fosse, ogni piazza avrebbe i suoi indiani e i suoi cow-boys, a seconda di chi la convoca; e ogni piazza rivendicherebbe per sè l'esclusiva dell'aria pura da respirare, considerando per ciò stesso inquinata quella delle piazze altrui.

    La realtà è un tantino più complessa, come ci insegna la vita quotidiana: dovunque furbi, opportunisti e persone che portano il cervello all'ammasso, si mescolano con chi crede veramente alla causa per cui si batte. Né si può pensare che viviamo davvero in una situazione fetida come quella da lei descritta, e in cui lei mescola indistintamente politici, industriali, vescovi, terroristi di ogni risma e colore, marxisti e giacobini.

    Provi a pensare che si tratta comunque di una società in cui a ciascuno, lei compreso, è possibile andare in piazza a manifestare liberamente il proprio pensiero e il proprio dissenso: ce ne sono state e ce ne sono altre, di tutti i colori politici, in cui questo diritto non lo si può esercitare, se non rischiando il carcere o addirittura la vita. E provi anche a pensare che le battaglie vere si conducono giorno per giorno, con forza e pazienza, nella vita quotidiana; non soltanto una volta all'anno in piazza.

    Il suo rifiuto del villaggio globale è tutt'altro che isolato: in molte realtà, non solo in Italia, i processi politici e soprattutto eocnomici che si sono messi in moto da una decina d'anni a questa parte suscitano spaesamento, paura, protesta. Ma non servirebbe a nulla chiudersi in casa né rifugiarsi in piazza assieme a quelli che la pensano come noi, perché si finirebbe comunque travolti. Meglio dunque impegnarsi nella realtà in cui viviamo. Anche andando a Venezia, certo; magari cercando di puntare su una sola causa anziché cambiarne una all'anno, per di più passando dalla secessione alla devoluzione. Sa com'è, un po' di chiarezza non guasta.

  8. #8
    stanziale
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    un giornalista del Gazzettino mi ha risposto

    andare a Venezia, così come partecipare a qualsiasi manifestazione popolare che si svolga in modo pacifico, appartiene alle regole di fondo della democrazia: che vi si aderisca perché convinti dei suggerimenti altrui o per decisione propria, è dunque una scelta da rispettare, e da far rispettare.

    Ma le sembra proprio il caso di essere così manicheo? È convinto davvero che tutti i buoni siano da una parte, e i cattivi dall'altra? Se così fosse, ogni piazza avrebbe i suoi indiani e i suoi cow-boys, a seconda di chi la convoca; e ogni piazza rivendicherebbe per sè l'esclusiva dell'aria pura da respirare, considerando per ciò stesso inquinata quella delle piazze altrui.

    La realtà è un tantino più complessa, come ci insegna la vita quotidiana: dovunque furbi, opportunisti e persone che portano il cervello all'ammasso, si mescolano con chi crede veramente alla causa per cui si batte. Né si può pensare che viviamo davvero in una situazione fetida come quella da lei descritta, e in cui lei mescola indistintamente politici, industriali, vescovi, terroristi di ogni risma e colore, marxisti e giacobini.

    Provi a pensare che si tratta comunque di una società in cui a ciascuno, lei compreso, è possibile andare in piazza a manifestare liberamente il proprio pensiero e il proprio dissenso: ce ne sono state e ce ne sono altre, di tutti i colori politici, in cui questo diritto non lo si può esercitare, se non rischiando il carcere o addirittura la vita. E provi anche a pensare che le battaglie vere si conducono giorno per giorno, con forza e pazienza, nella vita quotidiana; non soltanto una volta all'anno in piazza.

    Il suo rifiuto del villaggio globale è tutt'altro che isolato: in molte realtà, non solo in Italia, i processi politici e soprattutto eocnomici che si sono messi in moto da una decina d'anni a questa parte suscitano spaesamento, paura, protesta. Ma non servirebbe a nulla chiudersi in casa né rifugiarsi in piazza assieme a quelli che la pensano come noi, perché si finirebbe comunque travolti. Meglio dunque impegnarsi nella realtà in cui viviamo. Anche andando a Venezia, certo; magari cercando di puntare su una sola causa anziché cambiarne una all'anno, per di più passando dalla secessione alla devoluzione. Sa com'è, un po' di chiarezza non guasta.

 

 

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