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Farmaci contro la prostata acquistati da donne
Una circostanza tanto curiosa quanto sospetta, secondo la Procura di Torino, che ha aperto un’indagine. Si pensa, a Palazzo di Giustizia, che i prodotti in questione possano venire utilizzati a fine di doping nello sport
TORINO - Nel solo 2001 circa 3.700 donne piemontesi hanno acquistato farmaci (a carico del Servizio sanitario nazionale) per la cura della prostata: una circostanza tanto curiosa quanto sospetta, secondo la Procura di Torino, che ha aperto un’indagine. Si pensa, a Palazzo di Giustizia, che i prodotti in questione possano venire utilizzati a fine di doping nello sport.
Al centro degli accertamenti, che sono condotti dal pm Raffaele Guariniello, c’è un principio attivo, contenuto nei quattro medicinali in questione, chiamato «Finasteride». In tutto il Piemonte, lo scorso anno, ne sono state prescritte e comperate in farmacia circa 350mila confezioni, cosa che è costata alle casse pubbliche l’equivalente di otto milioni di euro (circa 15 miliardi e mezzo di vecchie lire). Numeri elevatissimi, che hanno stuzzicato la curiosità degli inquirenti. Il «Finasteride», infatti, tende a liberare il testosterone endogeno e a ridurre le escrezioni dei precursori del nandrolone: in altri termini, può avere l’effetto di potenziare l’efficienza delle prestazioni atletiche «coprendo», nello stesso momento, l’impiego di sostanze dopanti. Esiste un’altra possibilità, alla quale però gli inquirenti credono meno: il «Finasteride» ha fama di essere un efficace rimedio contro la calvizie. Anche in questo caso, però, la sua prescrizione non sarebbe regolare: le autorità sanitarie, infatti, lo hanno autorizzato solo per l’ipertrofia prostatica.
Esaminando gli archivi tenuti dal Csi, gli inquirenti hanno verificato che gli acquirenti, nel 2001, sono stati 43mila, di cui 3.700 donne. L’inchiesta si è concentrata sui compratori e le compratrici al di sotto dei quarant’anni (circa duemila persone, di cui novecento di sesso femminile), una fascia di età dove si trova il maggior numero di praticanti sportivi. Al vaglio della Procura vi è anche il comportamento dei medici che hanno prescritto i farmaci.
(11/09/02)





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