Dal "Vietnam libero" all'11 settembre: la stessa storia
di Diego
Gabutti
Da una parte la società aperta, dall'altra i nemici
Contro l'Islam è la stessa guerra: il Vietnam
Perché sempre di nemici della libertà si tratta
Dov'è un'idea alternativa di Società?
E' stata rimandata al 21 settembre la giornata mondiale per la libertà e la democrazia in Vietnam che i radicali italiani, come sempre in solitudine, hanno indetto in oltre settanta paesi, preparandosi a scandire slogan sacrosanti nelle capitali di mezzo mondo. Sono passati trent'anni da quando, al grido di "Vietnam libero", gli antenati dei moderni pacifisti con la bava alla bocca e bin Laden nel cuore denunciavano l'"aggressione americana" contro il pacifico popolo vietnamita. Sono passati trent'anni ed eccoci qua, a gridare di nuovo "Vietnam libero". Trent'anni, e laggiù nelle risaie la guerra continua.
È la guerra che il regime marxleninista, per il quale molti di noi hanno straveduto in giovinezza, ha dichiarato contro i diritti civili, umani, religiosi e politici dei pacifici cittadini vietnamiti. Naturalmente, come sappiamo tutti, compreso chi finge di non capire, non è un'altra guerra ma la stessa guerra d'allora: da una parte la società aperta, dall'altra i suoi nemici. Nessuno, radicali a parte, scende però in piazza, come allora, per difendere il Vietnam dall'aggressione comunista e dalle "tigri di carta" dei campi di rieducazione, della polizia onnipotente, dell'economia socialista disastrata. Si stanno stringendo le fila, piuttosto, d'un nuovo fronte antimperialista, che oggi tifa per l'islamismo radicale come ieri tifava per lo stalinismo.
Cade in questi giorni anche l'anniversario dell'attacco terroristico al Pentagono e alle Twin Towers. Anche qui c'è poco da illudersi. Non è cominciata una nuova guerra, come alleluiano i no global, ma è la stessa interminabile Guerra del Vietnam, la guerra del terrore contro il consenso, che continua a macinar catastrofi. A scatenare l'apocalisse sui pacifici abitanti di Washington e New York sono stati gli stessi nemici della società aperta che prima (sub specie staliniana) hanno fatto carne di porco dei paesi del "campo socialista" e che poi (sub specie islamista) hanno ridotto in macerie l'Afghanistan e altre povere nazioni scalognate. È a questi stessi nemici della libertà politica, del diritto e della legalità che l'intellighenzia di sinistra continua a mandar baci come all'epoca dei padri dei popoli e dei "conducator".
C'è una sostanziale differenza, è ovvio, tra il sol dell'avvenir e la mezzaluna, se non altro nel senso che si tratta di due monoteismi tra loro incompatibili, ma è lo stesso pregiudizio antioccidentale, è la stessa allucinazione illiberale e illiberista che oggi ammassa i tifosi della lotta senza quartiere al "kapitalismo" dietro le bandiere verdi dell'Islam radicale come ieri li ammassava dietro le bandiere rosse dei segretari generali. Scommettiamo un caffè che ci ritroveremo di nuovo qui, fra trent'anni, in occasione della giornata mondiale per la libertà e la democrazia nei paesi islamisti?
Paesi che nel frattempo l'intellighenzia di sinistra avrà completamente dimenticato e rimosso, come ha rimosso e dimenticato il Vietnam, per fare la faccia feroce all'America e all'Occidente in nome di qualche nuova causa altrettanto esotica e terrificante.
Un tempo, nei programmi dei grandi movimenti sovversivi di massa, c'era un'idea alternativa di società: una società mai vista prima, più giusta e più saggia, che avrebbe assicurato maggiori libertà, distribuito le ricchezze e moltiplicato i diritti. Oggi i movimenti sovversivi, diventati non a caso minoritari e quasi ininfluenti, non inseguono più il miraggio futurista d'una società magari impossibile e tuttavia perfetta.
Godono invece delle disgrazie del mondo, della miseria dei popoli governati da Rais cannibali e da commissari del popolo assassini, degli aerei vendicatori che abbattono le torri sterminando migliaia di figli di mamma, del disumanesimo che dilaga nel mondo come una rovinosa macchia di petrolio sull'oceano.




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