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    SENATORE di POL
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    Predefinito Verso una riforma fiscale Socialmente equa, liberale, liberista e moderna

    da www.supergiornale.it :

    "BALDASSARRI PRESENTA I TAGLI ALLE IMPOSTE. TREMONTI: NON FACCIAMO LA RIFORMA PER POCHI
    Il governo ipotizza: tasse al 23% fino a 30 mila euro
    I nuovi scaglioni definiti con la Finanziaria. Buste paga più pesanti dal 2003




    ROMA

    Il governo sta valutando la possibilità di estendere la nuova aliquota Irpef del 23%, che dal prossimo anno ingloberà le aliquote attuali del 18 e del 24%, ai redditi fino a 60 milioni di vecchie lire, 30.978 euro . Nello stesso tempo, ha spiegato ieri il vice ministro dell´Economia, Mario Baldassarri, verrà definita un´ area di completa esenzione fiscale per tutti i redditi che non superano i 20-22 milioni di lire (cioè tra i 10.329 e gli 11.362 euro), e introdotto il nuovo meccanismo delle deduzioni al quale sarà affidata la progressività dell´imposizione . Questo primo modulo della riforma fiscale, che sarà illustrato sommariamente dal Dpef e varato con la Finanziaria 2003, insieme alle deduzioni e alla definizione dei nuovi scaglioni in base alle risorse effettivamente disponibili, costerà tra i 5 e i 7 miliardi di euro in termini di minor gettito . Somma che il governo conta di recuperare almeno in parte grazie all´impulso fornito dalla manovra alla crescita dell´economia, che il prossimo Dpef dovrebbe quantificare al massimo nell´1,7% quest´anno, ma intorno al 3% nel 2003. «Ci apprestiamo ad attuare il maggior sgravio Irpef mai fatto in Italia» ha detto ieri il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, presentandosi all´improvviso ad un convegno della Uil Pensionati a Roma, con il segretario confederale Adriano Musi e il suo vice ministro Baldassarri sul palco. «Sono venuto a prendere ripetizioni. Musi ha detto che al tavolo di confronto tra il governo e le parti sociali sul fisco di mercoledì ero impreparato. Sono venuto a rimediare, a iscrivermi agli esami di settembre» ha detto Tremonti tra il serio e il faceto, deciso comunque a confutare l´accusa dei sindacati secondo i quali la riforma favorirebbe i ricchi. «Sarebbe ben scemo un governo che facesse la riforma fiscale per pochi. Noi abbiamo avuto il successo elettorale con i voti di tanti milioni di persone che non sono ricche, ma l´esatto opposto. I ricchi li potete trovare dall´altra parte . I numeri che i sindacati hanno tirato fuori per polemizzare sono sbagliati. Dimostreremo con i fatti che lo sgravio è grosso e interessa i piccoli, faremo una riforma partendo dal basso».
    L´improvvisata di ieri di Tremonti, però, pare tutt´altro che estemporanea. Potrebbe essere il preludio di una nuova campagna informativa per i cittadini che il governo potrebbe lanciare sulla riforma fiscale, come fece per quella del mercato del lavoro e l´articolo 18. E´ lo stesso Tremonti a farlo intendere. «Forse non ho bisogno di lezioni fiscali, ma ho appreso da Adriano Musi e da altri una piccola lezione politica. Ovvero che la gente non può comprendere cosa significano gli "n-mila miliardi" di risparmio che la riforma porterà loro. Numeri così sono un´astrazione, occorre qualcosa in più. Presto - ha detto il ministro - faremo delle casistiche complete». Il primo modulo della riforma, che si farà sentire già sulle buste paga di gennaio 2003, è in buona sostanza già definito. «Stiamo ragionando sull´idea di introdurre l´aliquota del 23% sotto i 60 milioni di lire e di azzerare la tassazione fino a 20-22 milioni» ha spiegato Baldassarri. Con il secondo modulo, che prenderebbe corpo dal 2004, «l´aliquota del 23% arriverebbe a coprire i redditi fino a 100 milioni di lire, mentre con l´ultimo l´aliquota del 44% verrà portata al 33% per i redditi oltre i 200 milioni». A regime, secondo Baldassarri, la pressione fiscale media dovrebbe oscillare in una forchetta tra il 37 e il 40%, contro il 47% attuale. «Bisogna eliminare l´ipocrisia per cui la progressività dell´imposta derivi dal numero delle aliquote» ha detto il vice di Tremonti replicando a un´altra delle grandi perplessità sindacali. « L´aliquota marginale alta determina semmai il più grande affare del secolo, che consiste nell´evasione. Abbassiamo le aliquote marginali per abbassare quelle medie, semplifichiamo per ridurre la tentazione a evadere». E non è questione, secondo Baldassarri, di mettersi ora a fare i conti, quando ad esempio il meccanismo delle deduzioni non è stato individuato. «Escono analisi esilaranti, come quella della Cgil, che deduce l´intenzione del governo di tassare i più poveri e sgravare i ricchi. Semplici stupidaggini» ha detto Baldassarri. La Cgil, però, non è affatto convinta: «Un´elemosina il primo anno in basso, poi una gigantesca redistribuzione a favore dei più ricchi. E´ naturale per un governo di destra. E´ la linea di Bush. Solo che i repubblicani americani - ha detto Beniamino Lapadula, responsabile dell politiche sociali della Cgil - non si vergognano e lo fanno apertamente, mentre Tremonti e Baldassarri lo fanno dicendo di fare esattamente il contrario».

    Mario Sensini
    "

    Attendiamo che gli annunci si traducano in fatti.

    Saluti liberali

  2. #2
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    Forse Baldassarri non ha mai avuto il tempo di consultare le tabelle impositive attuali e confrontarle con le future.

    Forse capirebbe (spero per lui) perchè la CGIL dice quelle cose.

    Ci sarà poi da vedere tutto il discorso delle detrazioni (spese mediche, ecc.) che, si dice, verrebbero drasticamente tagliate.

    Io credo che la politica di Tremonti sia spesso quella di dare con la destra e riprendere con la sinistra.

    E poi ancora la favoletta della cresita al 3%. Ma ci crede ancora?

    Vedremo un pò, ma di sicuro terremo gli occhi bene aperti....

  3. #3
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    Intanto i fatti dicono questo: è dal 1994 che dicono che vogliono tagliare le tasse, promuovono manifestazioni oceaniche, Tax-day, e questo è il risultato. Dopo otto anni di attesa un brillante -0,1%, corroborato da grossolane falsità sparate in TV per dare la colpa agli altri.

    Nonostante non abbiano tagliato le tasse, anzi, le abbiano aumentate specie a livello locale, (a differenza dell'Ulivo che nel 2001 aveva dato un bel taglio), com'è che il fabbisogno dei primi 5 mesi del 2002 è più alto di 8.000.000 euro rispetto all'anno scorso?

    Pensateci un attimo, che ci arrivate: sono aumentate le spese.

    Ma le spese per investimenti? No di certo, non hanno aperto ancora alcun cantiere.

    Allora le spese correnti? Bravi. Visto come hanno tagliato gli sprechi gli Uomini del Fare?

    Poi ve la prendete con me se ce l'ho tanto con Cuffaro. Lui è solo l'esempio più eclatante, ma mi sa che sono tutti così, chi più chi meno. D'altronde se mi mettono un Micchichè (due volte bocciato alle superiori, pupillo di Dell'Utri) come Vice-Ministro dell'Economia, sono chiare le intenzioni che hanno i nostri "governanti".

    Io nel mio piccolo li vedo con i miei occhi a Bergamo, cosa combinano "gli uomini del fare": tanti buchi e tanti amici da sistemare a spese nostre.

    Ma vi rendete almeno conto che prima avevamo Ciampi e Visco ed ora abbiamo Miccichè e Tremonti all'economia?

    Che una volta avevamo Prodi ed ora Berlusconi, uno che è fallito in due paesi su tre perchè non aveva appoggi politici? (Per non dire che era sull'orlo del fallimento anche nel terzo, di paese, quando il suo mecenate si è trovato nei guai perchè corrotto).


    Corriere della sera, 27.6.02
    E i magistrati contabili avvertono:
    pressione fiscale oltre la media Ue

    Il debito italiano pari a circa un quarto di quello totale dell’Unione europea


    ROMA - La Corte dei Conti punta il dito contro la spesa sanitaria, tra i «buchi neri», insieme con la previdenza, del bilancio dello Stato, e si schiera a favore della reintroduzione dei ticket. Ma il governo frena: domani in consiglio dei ministri passerà solo la revisione del prontuario farmaceutico per «lasciare spazio a farmaci innovativi» ha spiegato il ministro della Salute, Girolamo Sirchia. In attesa dell’incontro con le Regioni fissato per giovedì prossimo, è polemica tra gli schieramenti politici sulla gestione dei bilanci regionali.

    I NUMERI - E’ netto il giudizio della Corte dei Conti sul rendiconto dello Stato per il 2001. La pressione fiscale si è ridotta solo dello 0,1%, tornando a un livello (42,4%) superiore a quello medio europeo anche a causa della forte espansione dell’Irpef e dell’Irpeg. Il debito pubblico è ancora aumentato (di circa 43 milioni di euro) con un’incidenza sul Pil solo marginalmente ridotta, in contrasto con gli obiettivi programmatici che proponevano una flessione di circa 4 punti percentuali sul 2000. A questo punto lo stock del debito italiano, avendo superato i 1.330 miliardi di euro, rappresenta quasi un quarto del debito pubblico dell’area dell’euro.
    Intanto il ritardo nella ripresa condiziona il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica per il 2002 e accentua il rischio di uno scostamento nel 2003. In più le riforme previdenziali e fiscali rischiano di pesare sui conti pubblici. Critico il giudizio anche sui «provvedimenti di natura temporanea e dall’efficacia non pienamente prevedibile», come la cartolarizzazione, «destinati a incidere sulle prospettive future». Allarme infine per le neonate società Patrimonio e Infrastrutture spa, circa una possibile «diluizione della trasparenza» nella gestione dei beni dello Stato.



    questo grafico è vecchio, bisogna aggiornarlo.
    Ora siamo tornati sopra la UE

  4. #4
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    Ma perché Scalfaro-Amato-Ciampi-Dini-Prodi-D'Alema-Amato, che oltre ad andare in rosso, avevano pure aumentato le tasse [prima di andare lo stesso in rosso], erano dei risanatori ?
    Le privatizzazioni-frode rendevano profumo la merda, per i giornalisti dei gruppi finanziari [anzi, finanziati] avvantaggiati ...dalle frodi ?

  5. #5
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    Il debito pubblico era al 101.5% del PIL nel 1991.
    Poi Scalfaro Presidente.
    Nel 1999 era al 114.9% del PIL.

  6. #6
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    Il carico fiscale era al 40.6% nel 1991.
    Al 43.3% nel 1999.

  7. #7
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    PCI-DC e Scalfaroidi grandi liberali!
    ...delle tasse, del debito pubblico, della galera e della Madonna!

  8. #8
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    Impressionante l'ignoranza pollista in materia economica.

    Cosa c'entra Scalfaro?

    Parliamo invece di Andreotti, Cirino Pomicino, De Michelis...

    Questa era la situazione nel 91, se hai voglia di informarti.

    Qui si parla di previsioni sbagliate di Cirino Pomicino, di spese che crescono più del previsto, di mancate privatizzazioni, di lottizzazione delle nomine pubbliche di deficit di 156.000 miliardi all'anno. Ora sappiamo anche che c'era tanta corruzione, ma allora chi lo diceva veniva chiamato "sfascista".

    Un'Italia che stava andando in bancarotta.

    Non ti sembra di leggere i giornali di oggi (43 mld di euro di deficit in 5 mesi, non male il nostro emulo di Cirino Pomicino)? Solo che al posto di Pomicino ci sono Tremonti e Miccichè.

    Ma penso che non la degnerai neanche. Tu odi Scalfaro perchè non ha coperto Berlusconi quando i tuoi alleati Bossi e Buttiglione gli hanno tolto la fiducia.

    Ti andava bene quando il 40% di tasse le pagavano solo i dipendenti, perchè gli imprenditori dichiaravano in media 10 milioni di reddito all'anno. E intanto la nave andava dritta verso l'Iceberg. Per fortuna dopo è arrivato qualcuno con le palle che l'ha salvata.

    E questa è la vostra riconoscenza.

    Il Mondo, lunedi , 15 luglio 1991
    ECONOMIA

    Debito pubblico. dietro la decisione della MOODY' S
    Carli retrocesso



    Talamanca Antonello


    L' ultimo dato ufficiale era gia' impressionante: il debito dello Stato ha superato quota 1, 33 milioni di miliardi di lire. Lo ha comunicato al Parlamento appena una ventina di giorni fa Guido Carli , con la sua relazione trimestrale di cassa: 300 mila miliardi di piu' di due anni fa, quando Carli saliva per la prima volta al Quirinale per giurare come ministro del Tesoro e, quasi contemporaneamente, il debito pubblico italiano oltrepassava il limite del milione di miliardi di lire. Ma la realta' e' ancora peggiore: i debiti dello Stato si avvicinano ormai anche al limite del milione e mezzo di miliardi. La relazione del ministro e' percorsa da un senso di angoscia, provocato dall' incapacita' di allungare le scadenze del debito (la vita media dei titoli di Stato e' sempre ferma a 2 anni e mezzo). E non tutti i debiti contratti e riconosciuti dallo Stato sono contabilizzati dalla direzione generale del debito pubblico del ministero del Tesoro. Deficit sommerso. A restar fuori non sono pochi spiccioli. Tra crediti di imposta e tasse che i contribuenti hanno pagato in eccesso, e che hanno diritto a vedersi rimborsare, si tratta di circa 70 mila miliardi di lire, la cui contabilita' e' tenuta dal ministero delle Finanze. Altri 20 o 25 mila miliardi sono spese che non compaiono mai nei bilanci statali e che pero' regolarmente, di anno in anno , ci si accorge che qualcuno ha gia' fatto senza copertura alcuna, e finiscono direttamente a ingrossare il debito. Le chiamano " regolazione di debiti pregressi ": sono " debito " ancora prima di essere contabilmente " spesa " e servono, in gran parte, a coprire il costo del sistema sanitario nazionale. Poi ci sono i mille rivoli di debiti ancora non riconosciuti ma gia' aperti che in qualche maniera saranno addossati al Tesoro. Proprio in questi giorni ne e' venuto a galla uno da 3 mila e passa miliardi: e' il buco nei conti della Regione Puglia. Prima o poi finira' nella contabilita' del Tesoro, anche se, per ora, Guido Carli ha puntato i piedi e ha dichiarato di non volerne sapere. Senza contare che, da fine marzo a tutto giugno, il debito pubblico ufficiale dovrebbe essere cresciuto per lo meno di altri 30 mila miliardi (in un anno, da marzo 1990 a marzo 1991, si e' gonfiato per la bellezza di 156 mila miliardi di lire). Insomma, tra una spesa e l' altra, lo Stato italiano e' gia' indebitato per una miliardi di lire, gli e' sicuramente molto vicina. Sono queste le cifre che hanno impressionato la Moody' s, che proprio la settimana scorsa, dopo quasi tre mesi di studi, ha annunciato di aver declassato la credibilita' finanziaria italiana (tabella nella pagina accanto, in basso). Megamutuo per 15 anni. Sono debiti dai quali non sara' facile rientrare. Nemmeno con un megamutuo. Ammesso che si trovi chi sia disposto a concederlo, un mutuo quindicennale per un milione e mezzo di miliardi di lire comporterebbe, ai tassi attuali di mercato, un rateo di rimborso mensile (capitale e interessi) fra i 25 e i 26 mila miliardi. Di che mangiarsi il 60% di tutto il bilancio statale. Oppure significherebbe caricare ogni italiano, lattanti e vegliardi compresi, di una sovrattassa di ammortamento del mutuo di circa 450 mila lire al mese, 1, 3 milioni per famiglia. "
    Ma proprio nei giorni in cui gli esperti dell' agenzia americana erano a Roma per interrogare studiosi, politici ed economisti, per compulsare dati, cifre e documenti, Giarda e la sua commissione per la spesa pubblica mettevano nero su bianco e consegnavano al Parlamento una dura requisitoria contro la politica di bilancio degli ultimi anni. " La politica di risanamento della finanza pubblica ", hanno scritto, " si e' sviluppata con esiti non del tutto positivi. La crescita della spesa pubblica e' stata sempre superiore ai valori programmati. La crescita della pressione tributaria e contributiva e' servita a pagare il costo crescente degli interessi e della spesa al netto degli interessi: solo marginalmente e' andata a ridurre la quota di fabbisogno sul prodotto interno lordo. La dinamica della finanza pubblica italiana non appare tale da consentire quella convergenza sugli standard europei che e' richiesta dal processo di integrazione in atto ". Un pugno nello stomaco. Un testo che al ministro del Tesoro ha provocato lo stesso effetto di un pugno nello stomaco. Carli concordava nella diagnosi e nelle terapie suggerite, fatte di limitazioni alle retribuzioni pubbliche e blocco del turn over, riforma drastica della previdenza, modifica ai sistemi di di Bilancio. Ma l' accusa al governo di aver piu' volte " trasmesso al pubblico e ai mercati finanziari scenari di rigore e di sacrifici spesso inesistenti " lo ha punto nel vivo rinfacciandogli le mille contraddizioni, impotenze, debolezze della sua vita di ministro. Gia' a partire da quando, ministro di fresca nomina, dichiarava ai giornalisti di essere " abbastanza vecchio " per poter prendere tranquillamente e senza condizionamenti decisioni anche " impopolari ". E cosi' non e' stato. Non lo e' stato per le nomine bancarie: quasi tutti i vertici di designazione pubblica sono decaduti e sopravvivono in prorogatio, qualcuno anche da un decennio. Le nuove nomine che Carli ha piu' volte annunciato come imminenti non sono mai arrivate per i veti politici incrociati, che lo hanno obbligato o lo obbligheranno ancora per chissa' quanto tempo all' immobilismo. Non lo e' stato per il riassetto delle compagini azionarie delle banche, che Carli voleva aprire di piu' all' imprenditoria privata. Non lo e' stato nemmeno per la grande promessa delle aziende pubbliche, ne' per gli accorpamenti e le fusioni che avrebbero dovuto preparare il sistema bancario italiano alla sfida del mercato unico europeo del 1993, e invece si sono incagliate sul progetto Imi Cariplo. Non lo e' stato, infine, per la riforma delle pensioni, che Carli aveva posto come condizione per rimanere al suo posto di ministro. Doveva essere fatta immediatamente dopo, se non contestualmente all' ultima manovretta di bilancio di primavera, con un decreto legge. Sara' invece un disegno di legge che il governo approvera', se tutto va bene, nei prossimi giorni, per essere poi sottoposto alle parti sociali e al Parlamento. Ma che, in ogni caso, comincera' ad avere i suoi effetti solo a partire dal 1996. Carli ha cosi' dovuto rinunciare ai 2. 500 miliardi di apporto ai conti pubblici che il programma di governo prevedeva di ottenere dalla riforma della previdenza gia' per il 1992. Declassato all' Ecofin. Un altro colpo allo stomaco Carli se lo aspetta lunedi' 8 luglio, quando incontrera' a Bruxelles i suoi colleghi ministri finanziari, dalla Cee. All' Ecofin (cosi' nel gergo degli eurocrati si chiama la riunione dei ministri economici e finanziari) si preparera' la prossima conferenza intergovernativa per l' unione monetaria europea. E nel nucleo storico della comunita', tra i paesi piu' coinvolti nell' unione monetaria, Carli rappresenta l' unico senza la triplice A della Moody' s. Un argomento in piu' per chi, come tedeschi e olandesi, pensa a un' unione monetaria a piu' veloci ta', con paesi di serie A e paesi di serie B. Ma ancora piu' imbarazzante sara', pochi giorni dopo, sedere con le grandi potenze del gruppo dei sette (G 7 in sigla) e il 15 luglio, insieme a Giulio Andreotti e Gianni De Michelis, rappresentare l' Italia al vertice di Londra dei maggiori paesi industriali dell' Occidente. Certo, il ministro del Tesoro puo' far valere qualche scusante, per questa figuraccia . Negli ultimi due anni, infatti, ha piu' volte dovuto lasciare il passo al suo collega del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino. Tradizionalmente, il timone della politica economica italiana e' Programmazione negli anni 60, i ministri del Bilancio si sono da sempre trovati a gestire un dicastero senza grandi competenze e con potere praticamente nullo. Vi venivano, di solito, nominati personaggi illustri della politica, ma in forte declino. Ora la situazione si e' rovesciata perche' Carli non ha saputo, o non ha potuto, far altro che scaricare la sua debolezza sul ministro del Bilancio che ha spalle politicamente piu' robuste (se non altro perche' intimo di Giulio Andreotti). Bluff di Pomicino. E Cirino Pomicino, nell' immagine esterna e forse anche nella realta', che fa e disfa programmi e politiche di bilancio. Ma e' anche lui che se ne prende le critiche. Cosi' e' Cirino Pomicino e non Carli a rappresentare le scelte piu' criticabili del governo per la Corte dei conti, per la presidenza della Repubblica, per la Moody' s e anche per la Commissione per la spesa pubblica, che ha smontato pezzo per pezzo la linea difensiva del ministro partenopeo. L' obiettivo di pareggiare i conti dello Stato al netto della spesa per gli interessi, sostiene da qualche mese Pomicino per sottolinerare l' efficacia delle sue scelte, e' stato sostanzialmente raggiunto : il disavanzo primario e' annullato. Ma per la Commissione e' solo un' illusione ottica: " Una parte non piccola della riduzione del disavanzo primario e' stata prodotta dal gettito della tassazione sui titoli di Stato, che ha concorso a determinare l' aumento della spesa per interessi ". E se non bastasse la Commissione per la spesa pubblica, ci si e' messo anche Guido Rey, presidente dell' Istat. Prima ha storto il naso sulle previsioni macroeconomiche elaborate da Cirino Pomicino come base di partenza per la sua programmazione economica (molto piu' ottimistiche di quelle elaborate da centri internazionali come l' Ocse). Poi ha messo in dubbio l' attendibilita' dei dati tendenziali di finanza pubblica. Per finire ha rifatto tutti i conti delle spese dello Stato catalogandoli non per ministero, ma per la funzione della singola spesa secondo la classificazione internazionale Cofog. = Buco programmatico. L' analisi dell' Istat e' spietata: tra quanto un anno fa Cirino Pomicino aveva programmato di spendere nel 1991 e quanto afferma adesso di dover spendere, c' e' un divario di 32. 319 miliardi. Ne risulta che, per esempio, il buco sarebbe stato piu' pesante e avrebbe raggiunto quasi i 34 mila miliardi se non si fosse lesinato sulle spese per investimento, tagliando con un colpo di forbice per quasi 1. 700 miliardi gli investimenti per l' istruzione e quelli per l' abitazione (scuole e case). Non solo, ma un terzo del buco e' attribuibile al gonfiamento per 12 mila miliardi delle spese di previdenza, e un altro terzo all' esplosione degli interessi sul debito pubblico. Ne risulta ancora che, mentre si lesina sugli investimenti, si aggiungono 3 mila miliardi di spese correnti (soprattutto stipendi) per la scuola e altri 8 mila e passa per la sanita'. Infine, l' unica voce di spesa corrente che si sta rivelando inferiore a quanto programmato (meno 786 miliardi) e' quella relativa all' ordine e alla sicurezza : la criminalita' ringrazia. Peggio di cosi'... _

  9. #9
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    oh Brunik, hai la testa piena di luoghi comuni!
    Ma che ti insegnano a scuola e nella vita?????????????
    Ah, con me puoi anche evitare di riportare i tuoi soliti pipponi. Non li ho mai letti.

  10. #10
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    Originally posted by Allanim
    oh Brunik, hai la testa piena di luoghi comuni!
    Ma che ti insegnano a scuola e nella vita?????????????
    Ah, con me puoi anche evitare di riportare i tuoi soliti pipponi. Non li ho mai letti.
    Non ne avevo il minimo dubbio.

 

 
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