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    Talking Italia-israele: Portavoce Sharon, Fini Coraggioso

    Milano, 13 set. - (Adnkronos) - ''Fini ha compiuto un gesto coraggioso, che mi ricorda quello di Willy Brandt, quando visito' Auschwitz nel 1972, e le dichiarazioni di Jacques Chirac nel '95, quando parlo' della responsabilita' dello stato francese durante le persecuzioni agli ebrei. Il gesto e le parole di Fini sono sullo stesso livello''. Lo ha detto Avi Pazner, portavoce del governo Sharon, a Nove in Punto, su Radio 24-Il Sole 24 Ore.
    (Com-Car/Lr-Idb/Adnkronos)
    13-SET-0212:03

    AN=LIKUD
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    SCARSE REPLICHE ALL´INTERVISTA DEL VICEPREMIER
    «Benvenuto al centro Wiesenthal»
    Zuroff: la sua visita rafforza i rapporti con l´Italia

    TEL AVIV

    «Saremmo felici se Gianfranco Fini venisse a visitarci nel Centro Wiesenthal di Gerusalemme». Questa la prima reazione a caldo dell´infaticabile cacciatore di nazisti Efraim Zuroff, responsabile della filiale israeliana del Centro Wiesenthal, subito dopo aver finito di studiare con la lente di ingradimento il testo integrale della intervista rilasciata da Fini al quotidiano Haaretz di Tel Aviv. In essa accetta la responsabilità «come italiano» per le leggi razziali anti-ebraiche e si dice pronto a chiedere il perdono del popolo ebraico, in una futura visita a Gerusalemme. In mattinata, quando ancora la copia di Haaretz era ripiegata nella sua borsa, Zuroff aveva appena avuto sentore della intervista. «La mia valutazione aveva detto con cautela è che si debba adesso soppesare con favore una sua eventuale visita in Israele». Alcune ore dopo, terminata la lettura del testo, era uno Zuroff diverso. «Non solo non mi oppongo ad una sua visita. Al contrario, la vedo con favore alla luce del cambiamento profondo e drammatico che ha propiziato nel suo partito». «Se c´è qualcuno degno di svolgere una visita del genere, di chiedere perdono per i crimini fascisti, è proprio Fini» prosegue Zuroff. «Una sua visita rafforzerebbe certo le relazioni fra Israele e Italia». Autore di un libro intitolato «Professione: Cacciatore di nazisti», Zuroff è costantemente in viaggio in paesi dove sia necessario, a suo parere, rinfrescare la memoria storica ed impedire la riabilitazione di criminali nazisti. Sul suo passaporto ci sono visti della Croazia (ha assistito al processo contro il comandante di un lager, Dinko Sakic), della Lituania, della Polonia della Australia. Il Ruanda ha chiesto i suoi servigi, come esperto di documentazione di stragi. In una di queste costanti peregrinazioni, nel 1995, ha avuto occasione di incontrare Fini: un comune amico, ebreo, aveva fatto da trait d´union. «Gli consigliai allora di recarsi ad Auschwitz, ricorda di chiedere perdono al popolo ebraico e di operare per la costituzione di una commissione di inchiesta che accertasse le responsabilità di cittadini italiani nella deportazione degli ebrei di Roma». «La mia visita rimase allora senza risultato, la faccenda evaporò». Da allora, ammette Zuroff, Fini ha compiuto molti passi in avanti. Resta, ancora oggi, la richiesta che si sforzi di far luce sugli italiani che durante il regime fascista si macchiarono di crimini contro gli ebrei e che non hanno mai pagato alcun prezzo. «Lui può guidare la campagna affinchè gli italiani siano costretti a guardare in faccia la loro storia recente», esclama. Ad eccezione della reazione appassionata di Zuroff, la intervista di Fini non ha ieri suscitato alcuna altra reazione in Israele. Mentre i giornali italiani offrivano ai loro lettori numerosi articoli di reazioni ed analisi, i quotidiani israeliani assillati dalla crisi irachena e dalla lotta al terrorismo palestinese hanno totalmente ignorato la questione. Nessun esponente politico ha replicato alla sortita del leader di An, nessun intellettuale ha spontaneamente offerto una valutazione o un commento. Una eventuale presenza del leader di An a Gerusalemme non scatena per ora, in Israele, alcuna tempesta. Zuroff si addolora di tanta torpidità, ma non se ne stupisce troppo. «Io stesso confessa non riesco ad interessare in alcun modo della mia lotta per ristabilire la verità storica giornali israeliani importanti come Yediot Ahronot o Maariv. Su argomenti del genere, non pubblicano nemmeno una riga. Solo Haaretz e il Jerusalem Post mi danno, ogni tanto, qualche ascolto».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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