Dal palco di Venezia, il Senatùr arringa 70 mila fedelissimi. Ma ammette: "Il centralismo romano è duro a morire". Appello a Berlusconi: "Metta in riga la truppa".



VENEZIA - "Federalismo adesso! Federalismo adesso o mai più''. Umberto Bossi lo urla alla folla padana che è corsa a Venezia. Sul palco del comizio, che ospita i leader leghisti, campeggia una scritta: Uomini della libertà in azione e sotto due date: 1996: la Secessione dà il via al Federalismo e 2002: inizia la volata finale per la sua realizzazione. Davanti al palco, come è ormai tradizione da anni, sventola il tricolore esposto dalla signora Lucia, la nemica giurata del Senatùr.

Ma l'Umberto oggi ha altro per la testa. Da Venezia, infatti, sono sempre uscite indicazioni strategiche significative per quella che è poi la campagna d'inverno della Lega . E Bossi, arringando il suo popolo, mette subito le cose in chiaro. Il braveheart lumbard prende la parola poco prima delle 15: ''Siamo qui - dice a 60-70 mila fedelissimi- perché abbiamo deciso di rilanciare la nostra battaglia per le riforme e per il federalismo''.

Il traguardo non è lontano, promette Bossi, ma serve l'ultimo colpo di reni visto che i nemici del cambiamento sono ossi duri da staccare. ''Nonostante i grandi cambiamenti che ci sono in Europa lo Stato italiano resta il più refrattario al federalismo, e il centralismo romano è duro a morire", ammette amaro il ministro delle Riforme.

La Lega - assicura- resta il propulsore e guardiano del cambiamento. E gli attriti con una fetta del Polo non faranno deviare l'esecutivo dal cammino intrapreso sulle riforme. Ma dopo un anno di governo è necessario una "ridefinizione delle priorità".

Da qui il messaggio al "generale" Berlusconi. Invocato per far capire a qualche componente della Casa delle Libertà che i patti presi con gli elettori vanno rispettati. ''Dopo un anno di governo, è ora che Berlusconi rimetta in riga le truppe '', rimbecca l'Umberto.

Non si tratta di una verifica, quella la chiedono i democristi, spiega. "Ma di fare semplicemente il punto sugli impegni e fissare la lista delle priorità''. Un impegno che riguarda anche le riforme costituzionali, dice il ministro della Devolution, che chiede a breve quella che definisce una ''ritemporalizzazione'' degli impegni alla base del patto di governo. Altrimenti Bossi è pronto a scendere in piazza, anche a Roma se necessario.

Infine il capitolo immigrazione, detonatore di scontro tra la Lega e gli alleati dell'Udc. Secco "no" alla richiesta di Follini e soci di estendere la regolarizzazione dei lavoratori immigrati. ''Gli imprenditori, penso non vogliano fare il contratto di lavoro agli immigrati clandestini''. Il leader del Carroccio vede anche ''altre situazioni e altri interessi'' dietro queste proposte. ''Basta pensare quante sono le associazioni, anche di volontariato, che con gli immigrati ci facevano i soldi''.

Una stoccata anche alla Chiesa, all'interno della quale ''c'è chi pensa che l'egualitarismo sia la linea da seguire, quella legata alle politiche della sinistra. Del resto, quando si cerca una badante si chiama la parrocchia e quella la manda: sono milioni di euro in nero''. Per Bossi l'errore sta in una ''considerazione generalizzata'', cioè che ''l'uomo, come Lucifero, possa moltiplicare la ricchezza, che così diventa illimitata come di conseguenza l'ospitalità''.