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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Patti scellerati, colletarismi, traditori di classe e libertà di critica

    Ebbene sì confessiamolo pure, abbiamo gravemente peccato, noi liberaldemocratici riformisti del CentroDestra. Abbiamo peccato contro "IL Sindacato", contro "la piazza" (ergo, secondo D'Alema, uno dei più moderati dei rossi...contro la democrazia), contro il signor Sergio Cofferati.
    Abbiamo osato criticare aspramente "il cinese" per aver ...criticato aspramente il prof. Marco Biagi, indicandolo al pubblico ludibrio e...di aver criticato asparmente Cisl e Uil e CHIUNQUE osasse collaborare positivamente o in qualche modo, anche critico, persino con momenti conflittuali, con l'attuale governo "dei padroni".
    Abbiamo sostenuto che questo modo di "fare sindacato" non ci piace, e che, a nostro modesto avviso, dovrebbe piacere poco a qualsiasi liberale, a qualsiasi riformista di questo paese.
    Quello che è consentito alla sinistra, la "libertà di critica", anche aspra, anche inflessibilmente intransigente nel difendere i propri principi e le proprie visioni del mondo, non è concesso "alle destre", ne' quando sono all'Opposizione, ne' quando governano la Nazione.
    E' lecito in questo paese, da parte della sinistretta massimalistica, qualificare il prof. Marco Biagi (in vita, certo) , e i dirigenti sindacali, ad esempio, della CISL, come attori di "patti scellerati" e di "tradimenti" degli "interessi dei lavoratori", con linguaggi che ricordano tristemente da vicino il peggior gergo e i toni più radicali della Terza Internazionale Comunista all'epoca di Stalin, ai tempi della lotta contro la socialdemocrazia riformista qualificata come "socialtradimento" e "socialfascismo".
    Non è però lecito dire alcunchè di seriamente critico, sul piano politico e ideologico, nei confronti di quello che la sinistretta massimalistica italiana definisce come "IL sindacato", con l'articolo determinativo maiuscolo: la CGIL.
    Gli altri sindacati, quelli che osano dialogare, cercare di trattare (che come ha ricordato Pezzotta...è il mestiere dei sindacalisti) con il governo del "mafioso di Arcore" e di quei "farabutti" dei suoi collaboratori, non sono più neppure parte legittima de "IL Sindacato". Sono "collaterali" al CentroDestra "reazionario", al suo esecutivo "affarista" e ai "padroni".
    Un tempo gli stalinisti ammiratori della "gloriosa" Russia sovietica dei Gulag.....li chiamavano...."sindacati gialli", loro.....i rappresentanti unici e puri del proletariato e dei suoi sindacati rossi del Profitern, l'internazionale sindacale COLLATERALE all'Internazionale Comunista di Stalin e Togliatti, i due galantuomini comandanti del "movimento operaio" del mondo.
    CISL e UIL, ha spiegato ieri notte il TG3 (espressione dello strapotere berlusconiano sull'informazione televisiva e testimonianza dell'avvenuta fondazione de "il Regime" del CentroDestra) "hanno scelto di collaborare con il governo e di rompere" (udite! udite!) "l'Unità Sindacale" e di ciò..."se ne assumeranno di certo le responsabilità" (sembra un comunicato del CC del partito del Lavoro di Albania del compagno Hoxa sulla situazione italiana dei tempi di "radio Tirana").
    E i telegiornali "di regime berlusconiano", soprattutto il TG3, si compiacciono con Cofferati e compagni, se in qualche realtà lavoratori iscritti alla CISL o alla UIL manifestano insieme alla CGIL, proprio mentre criticano duramente Pezzotta e gli altri autori .....dei "patti scellerati". Ai tempi della Terza Internazionale di Stalin, in quello che si chiamò "terzo periodo", tutto questo si chiamava "tattica del fronte unico dal basso".
    Cosa devono fare allora quei "quadri" di Cisl e Uil che non condividono il massimalismo della CGIL e che, tuttavia, sono e restano uomini di sinistra, iscritti magari ai DS o allo SDI?
    Pare che in Sicilia parecchie decine di quadri sindacali d'accordo con "i patti scellarati" abbiano abbandonato i Diesse, e che persino un deputato di quel partito, uomo UIL....abbia manifestato notevole imbarazzo per questa grottesca situazione.
    Ma dicono i "compagni", che siamo noi liberaldemocratici e riformisti del CentroDestra che ci dobbiamo vergognare....che abbiamo peccato....gravemente peccato.
    Massimo D'Alema che sul "caso Cofferati" ha assunto una posizione...moderata e ...a suo modo defilata....ha rimproverato aspramente il presidente del Consiglio, impartendogli una lezione di democrazia. Non è lecito per il D'Alema affermare di volere "resistere, resistere, resistere" tanto alle pallottole che alle piazze.....continuando con determinazione a perseguire la politica per la quale ha ottenuto mandato dal popolo Sovrano in libere elezioni. Questa affermazione, sostiene il D'Alema, metterebbe di per sè sullo stesso piano "l'eversione", rappresentata dalle pallottole dei comunisti combattenti, e la democrazia, rappresentata dalla piazza sindacale di Cofferati e compagni.
    Noi, come hanno evidenziato La Russa e Follini, abbiamo un'idea un tantino diversa della democrazia, e se riconosciamo che nella piazza si esprimono, nel rispetto delle leggi, dei legittimi diritti di manifestazione, riteniamo che la democrazia abbia come luogo principe d'espressione.....Il Parlamento.
    Le piazze che sovvertono i governi appartengono ad altre epoche, e a situaizoni in cui detti governi non erano propriamente espressione libera e democratica della Sovranità Popolare.
    I governi nella nostra democrazia.....li "abbattono" le Camere liberamente elette mediante l'istituto del voto di sfiducia.
    No, noi liberali non riteniamo che la piazza abbia a che fare con "la democrazia", sì invece con i diritti democratici e il loro legittimo esercizio nell'ambito delle leggi che li regolamentano.
    Ha fatto bene il presidente Berlusconi a definire cinico e stupido, nella sostanza, chiunque confonda il massimalismo sindacale strumentale della CGIL e di Cofferati, COLLATERALE agli interessi politici di UNA PARTE del centroSINISTRA e di UNA PARTE dei Diesse, con l'estremismo delirante e assassino dei terroristi delle Brigate Rosse e delle altre forze comuniste combattenti.
    Ho sempre sostenuto, anche argomentandolo con la "storia ideologica" del comunismo combattente, inteso in senso generale, nel thread "terrorismo rosso" sul forum CDL, l'assoluta insostenibilità di qualsiasi relazione fra Cofferati e sinistra "storica" da una parte e Brigate Rosse e ultra-sinistra ultra-rivoluzionaria dall'altra.
    Ciò nulla toglie però alle responsabilità politiche di chi chiama "patti scellerati" gli accordi sindacali che non condivide, e indica di fatto come "traditori" di classe i movimenti sindacali e i loro dirigenti che seguono una linea diversa dalla propria. E anche come tali i collaboratori del governo, come fu il prof. Biagi.
    In fondo anche le Brigate Rosse ritengono COfferati senza dubbio un "traditore di classe" autore di innumerevoli "patti scellerati" con i vari governi capitalisti (perchè tali sono per i terroristi anche quelli della sinistra "storica"). Imitare questi linguaggi, imitare queste impostazioni, imitare queste disposizioni psicologiche è assolutamente e legittimamente, da parte nostra, censurabile. Rivendichiamo questa libertà di critica. Di una critica, se necessario, anche aspra. Come ci ha insegnato Bertinotti (e Giordano) con Rutelli (nuova accoppiata)...il conflitto è essenziale alla democrazia.

    Saluti liberali

  2. #2
    Super Troll
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    CONTINUA PURE CON LE TUE ELUCUBRAZIONJI.......
    OGGI IN ITALIA i lavoratori con la tua politica di destra, fatta anche dai DS al governo, hanno perso in 30 anni circa il 50% del potere d'acquisto...... abbiamo la più alta percentuale di lavoratori atipici del mondo........oltre il 13% sono disoccupati, cifra mai raggiunta.........e oltre 3milioni sono lavoratori in nero......
    COSA ALTRO CAPITERà ORA CON QUESTI DAVVERO PATTI SCELLERATI LO VEDREMEO TRA POCO....... ORA CHE ANCHE LA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTETERESSI è PASSATA, LASCIANDO IL CAVALIERE AL GOVERNO, CONCESSIONARIO DI PUBBLICO SERVIZIO E PADRONE DI TUTTE LE 6 RETI NAZIONALI........
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
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    La solita pagliacciata.
    La solita sistematica mistificazione della REALTA' e della VERITA'.

    E' perfettamente INUTILE ricordarti le DATE delle e-mails di Biagi e quello che EFFETTIVAMENTE c'era scritto.
    E' perfettamente inutile ricordarti che Cofferati ha fatto un'unica critica; AL LIBRO, non alla persona.

    E' perfettamente INUTILE interloquire con te......
    quindi.

    ORA quel che più incuriosisce la "squadra speciale" del Viminale in missione a Bologna è l´identità della «persona assolutamente attendibile» che raccontava a Marco Biagi di un Cofferati "minaccioso". «Da un punto di vista investigativo – rivela una qualificata fonte del Viminale – è la novità più interessante del carteggio pubblicato in questi giorni. Ci dovremo lavorare presto e a fondo».
    Bisogna frugare allora in quella frase che c´è e scompare nella e-mail inviata da Marco Biagi al direttore di Confindustria Stefano Parisi. La frase è: «Non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale». «Assolutamente attendibile», quella persona lo deve essere in un gioco doppio.
    dramma Dal Viminale ora ammettono: non comprendemmo quel dramma il dubbio Non sappiamo ancora se a Bologna ha colpito la stessa mano del delitto D´Antona domanda-chiave "Dovevamo chiederci: e se Biagi sa qualcosa che non ci vuole dire sulla sua fonte?" pregiudizio L´azione delle forze dell´ordine dopo gli allarmi del docente fu viziata dal pregiudizio.
    E´ credibile per Marco Biagi che deve ritenerla sincera e informata delle mosse e delle parole del segretario della Cgil e affidabile, qualificata anche agli occhi di Sergio Cofferati perché il professore di Bologna sembra non dubitare dell´accesso della sua «fonte» alle intenzioni più nascoste del leader sindacale. Cofferati non ha mai minacciato (tantomeno pubblicamente) Biagi, ma ammettiamo che lo abbia fatto. Dove lo ha fatto, dinanzi a chi? Può averlo fatto soltanto in privato, diciamo così, in una ristrettissima cerchia a cui la «persona assolutamente attendibile» appartiene. Biagi lo sa. Ha modo di saperlo al di là di ogni dubbio. Gli crede. Quella frase («Non vorrei che le minacce...») suggerisce allora che è stato all´opera chi, in buoni rapporti con Cofferati, lubrificava con sapienza l´angoscia del giuslavorista.
    La nostra fonte del Viminale sillaba la sua domanda, come se fosse sovrappensiero: «Perché il professore era così preoccupato?». E´ una buona domanda perché il Viminale ha sottovalutato colpevolmente (irresponsabilmente) per mesi l´allarmato grido di aiuto del professore fino a lasciarlo cadere nel nulla. Esiste una buona risposta? La verità, se la si racconta dalle stanze del Viminale, è che l´intera catena di comando della sicurezza (dai questori ai prefetti di quattro città fino al capo della polizia) maturò nell´estate del 2001 la convinzione che Marco Biagi fosse emotivamente fragile. Troppo fragile. Quasi ossessionato da un timore che lo imprigionava. Il pre-giudizio ha condizionato catastroficamente l´intera faccenda. Oggi al Viminale non lo negano.
    «E´ vero, non abbiamo compreso il dramma di Marco Biagi. La sua disperazione ci appariva irragionevole. I controlli sulle minacce telefoniche ebbero un risultato negativo e fummo addirittura tentati di liquidare la sua apprensione come una mitomanìa. Non riuscimmo a capire. Non ci chiedemmo perché un uomo equilibrato e assennato fosse così impaurito al punto da cedere alla tentazione di rendere reali quelle che allora erano ombre. A nessuno di noi è saltato in mente di gettare sul tavolo la domanda più semplice: e se Marco Biagi sapesse qualcosa che non sappiamo e non ci dice? E´ questa la domanda chiave che oggi quel riferimento a una "persona assolutamente attendibile" ripropone. In molti hanno pensato che quella frase sia stata depurata dalla e-mail per coprire Cofferati. E allora perché lasciare il suo nome nella lettera al presidente Casini? Noi ipotizziamo che quella frase sia stata cancellata per proteggere la "persona assolutamente attendibile" e non svelare il suo ruolo al fianco di Biagi».
    L´ipotesi investigativa che si mette insieme oggi al Viminale non è poi contorta. Il 9 giugno 2001 la prefettura di Roma revoca la protezione al professore. Biagi ne è quasi terrorizzato. Le lettere e i messaggi (finora conosciuti) con le richieste di aiuto simili a implorazioni hanno per gran parte la data di luglio. In luglio - ragionano al Viminale - la situazione si può dire sotto controllo. Il professore ha la scorta a Milano, Bologna, Modena. Non è più protetto nella Capitale, ma «a Roma, Biagi non si reca spesso e quando lo fa, le sue partenze non sono prevedibili e l´imprevedibilità degli spostamenti è la migliore protezione contro gli assassini».
    Se la situazione non appare a Biagi sotto controllo, anzi al contrario pericolosissima, è per quel che al professore viene detto o suggerito da una persona o da persone che godono la sua fiducia. «Possiamo ipotizzare - continua la fonte del Viminale - che qualcuno gli dica: Marco sei in pericolo; Marco, il tuo nome gira in ambienti che non mi piacciono. Il professore ha fiducia del suo interlocutore, dei suoi interlocutori. Li giudica in grado di orecchiare quel tipo di informazioni. Si spaventa molto. Non intende però rivelare questi avvertimenti né tantomeno indicare da chi gli provengono. Chiede aiuto a chi può, dove può. Giunge al punto di denunciare con ambiguità alcune telefonate di minacce che non sono tali. E´ una mossa disperata di un uomo reso disperato dalle informazioni che gli vengono fornite. Da chi? E´ questo ora che dobbiamo scoprire. Perché? Questo ora dobbiamo sapere».
    Lo scenario messo insieme ieri al Viminale inquieta. Lo si può dire così. C´è chi per settimane e mesi ha ingrossato l´angoscia di Marco Biagi con false informazioni terrorizzandolo. Il terrore del professore è apparso sopra le righe a chi doveva proteggerlo fino a screditare ogni sua invocazione. Privato delle fonti e delle informazioni, l´allarme appariva infondato e consegnava Marco Biagi, anche se sempre più fortemente esposto, a una disarmata solitudine che lo ha reso, alla fine, il più agevole dei bersagli.
    Per trovare una qualche ragionevolezza l´ipotesi deve però spiegare la necessità di questa curiosa procedura. E´ una ragionevolezza che si può rintracciare soltanto se non c´è identità tra l´assassinio di Massimo D´Antona e la morte di Marco Biagi. Per dirla chiara, la stessa mano o per lo meno lo stesso gruppo terroristico ha ucciso i due giuristi? E´ l´ultima domanda da proporre alla fonte del Viminale. Questa è la sua risposta: «Al momento, da punto di vista investigativo, i due delitti sono legati soltanto da un filo logico. Non sappiamo se il gruppo di fuoco è lo stesso, se il comando è lo stesso. La certezza di un´identità può venirci soltanto dall´arma usata. La stessa pistola ha ucciso D´Antona e Biagi? Non possiamo ancora dirlo. Per quanto ci risulta, non c´è ancora una perizia definitiva. Questo è lo stato delle indagini. Poi, c´è l´esperienza. Anche nella morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino c´è un´identità. Ma, mentre l´assassinio di Falcone trova il suo movente nella volontà di Cosa Nostra, questa volontà non è univoca ed esclusiva nel delitto Borsellino».

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Mai parlato di nessuna e-mail. Sono gli antiglobal e il quotidiano UFFICIALE del Centrosinistra giacobino "la Repubblica" che ne hanno parlato.

    da www.lastampa.it :

    " Prosegue la trattativa tra governo e sindacati
    Patto per l'Italia: le quattro condizioni della Cisl


    4 luglio 2002


    Carattere sperimentale delle modifiche all'articolo 18; maggiori garanzie per i lavoratori nei casi di cessione del ramo di azienda; assicurazioni sulla riduzione della pressione fiscale per i redditi tra i 20 e i 60 milioni di vecchie lire; separazione tra patto per l'Italia e Dpef: sono queste le quattro condizioni esposte dal segretario generale della Cisl Savino Pezzotta per raggiungere un accordo con il Governo.

    Le modifiche all'articolo 18 - ha affermato Pezzotta al tavolo con il Governo - non devono essere strutturali ma sperimentali e legate a nuove assunzioni. Ci devono essere garanzie contro le possibilità di elusione della norma da parte delle aziende.

    Sul fisco Pezzotta ha chiesto che venga messo nero su bianco che i cinque-sei miliardi di euro stanziati dal Governo siano destinati ad abbassare la pressione fiscale sui redditi tra i 20 e i 60 milioni di vecchie lire. Pezzotta ha detto no alle ipotesi contenute nel documento sulla cessione del ramo d'azienda (devono esserci garanzie più stringenti per i lavoratori) e ha chiesto di non confondere le questioni che andranno inserite nel Dpef con le misure previste dal patto per l'Italia.

    La modifica dell'art.18 «verrà strettamente monitorata». Lo assicura l'esecutivo nel documento patto per l'italia. «E la sperimentazione - al termine del triennio - si concluderà con una verifica congiunta del governo con le parti sociali sugli effetti prodotti in termini di maggiore occupazione e di crescita dimensionale». La novità, ribadisce il governo, «non riguarda i diritti sindacali».

    «La norma - si legge nel documento - ripropone la formula del "non computo" riferendola a tutti i contratti di lavoro ma limitandola in via sperimentale ad un arco di tempo triennale e per quanto riguarda lo statuto dei lavoratori al solo articolo 18».

    Nel documento si ricorda, citando dati istat del '96, che nella classe dimensionale di imprese di 10-19 dipendenti i due terzi delle aziende si colloca sotto la fascia dei 15 dipendenti. Il governo sottolinea, inoltre, che in vari accordi le parti sociali «hanno accettato, per incrementare i livelli di occupazione (...) Che questi occupati aggiuntivi non dovessero essere calcolati». è appunto la formula del 'non computò in base alla quale si continua ad applicare «la normativa vigente» per la dimensione d'impresa al di sotto del 16 dipendenti.

    Ma a differenza di quegli accordi (dalla formazione-lavoro '94, interinale del '97, agli lsu del 2000), rileva l'esecutivo, la deroga triennale proposta oggi «non riguarda i diritti sindacali». La misura verrà inoltre «strettamente monitorata» e sarà verificata, al termine della sperimentazione, in maniera congiunta, governo-parti sociali, per individuare gli effetti prodotti sull'occupazione e la dimensione delle imprese. L'obiettivo è quello di promuovere «nuova occupazione regolare» e di «incoraggiare la crescita dimensionale delle piccole imprese» attraverso misure sperimentali. «E perciò - si rileva nel documento - temporanee».
    "


    Cordiali saluti.

  5. #5
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    Originally posted by Pieffebi
    Mai parlato di nessuna e-mail. Sono gli antiglobal e il quotidiano UFFICIALE del Centrosinistra giacobino "la Repubblica" che ne hanno parlato.

    da www.lastampa.it :

    "[i] Prosegue la trattativa tra governo e sindacati
    Patto per l'Italia: le quattro condizioni della Cisl


    4 luglio 2002


    Carattere sperimentale delle modifiche all'articolo 18; maggiori garanzie per i lavoratori nei casi di cessione del ramo di azienda; assicurazioni sulla riduzione della pressione fiscale per i redditi tra i 20 e i 60 milioni di vecchie lire; separazione tra patto per l'Italia e Dpef: sono queste le quattro condizioni esposte dal segretario generale della Cisl Savino Pezzotta per raggiungere un accordo con il Governo.

    Le modifiche all'articolo 18 - ha affermato Pezzotta al tavolo con il Governo - non devono essere strutturali ma sperimentali e legate a nuove assunzioni. Ci devono essere garanzie contro le possibilità di elusione della norma da parte delle aziende.

    Sul fisco Pezzotta ha chiesto che venga messo nero su bianco che i cinque-sei miliardi di euro stanziati dal Governo siano destinati ad abbassare la pressione fiscale sui redditi tra i 20 e i 60 milioni di vecchie lire. Pezzotta ha detto no alle ipotesi contenute nel documento sulla cessione del ramo d'azienda (devono esserci garanzie più stringenti per i lavoratori) e ha chiesto di non confondere le questioni che andranno inserite nel Dpef con le misure previste dal patto per l'Italia.

    La modifica dell'art.18 «verrà strettamente monitorata». Lo assicura l'esecutivo nel documento patto per l'italia. «E la sperimentazione - al termine del triennio - si concluderà con una verifica congiunta del governo con le parti sociali sugli effetti prodotti in termini di maggiore occupazione e di crescita dimensionale». La novità, ribadisce il governo, «non riguarda i diritti sindacali».

    «La norma - si legge nel documento - ripropone la formula del "non computo" riferendola a tutti i contratti di lavoro ma limitandola in via sperimentale ad un arco di tempo triennale e per quanto riguarda lo statuto dei lavoratori al solo articolo 18».

    Nel documento si ricorda, citando dati istat del '96, che nella classe dimensionale di imprese di 10-19 dipendenti i due terzi delle aziende si colloca sotto la fascia dei 15 dipendenti. Il governo sottolinea, inoltre, che in vari accordi le parti sociali «hanno accettato, per incrementare i livelli di occupazione (...) Che questi occupati aggiuntivi non dovessero essere calcolati». è appunto la formula del 'non computò in base alla quale si continua ad applicare «la normativa vigente» per la dimensione d'impresa al di sotto del 16 dipendenti.

    Ma a differenza di quegli accordi (dalla formazione-lavoro '94, interinale del '97, agli lsu del 2000), rileva l'esecutivo, la deroga triennale proposta oggi «non riguarda i diritti sindacali». La misura verrà inoltre «strettamente monitorata» e sarà verificata, al termine della sperimentazione, in maniera congiunta, governo-parti sociali, per individuare gli effetti prodotti sull'occupazione e la dimensione delle imprese. L'obiettivo è quello di promuovere «nuova occupazione regolare» e di «incoraggiare la crescita dimensionale delle piccole imprese» attraverso misure sperimentali. «E perciò - si rileva nel documento - temporanee».
    ============
    DI MISURE TEMPORANEE NE HO VISTE ALMENO MILLE........ E NON SOLO NON LE HANNO MIA ABROGATE MA HO VISTO SEMPRE AGGRAVARLE....


    Cordiali saluti.
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  6. #6
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    da www.ilnuovo.it :

    " Cofferati scrive alla sinistra: "Chiariamoci"


    Lettera a Rutelli, Fassino e Bertinotti per un incontro dopo la mancata solidarietà sugli attacchi del Polo da parte di D'Alema. Il presidente ds: "Polemiche pretestuose".


    ROMA - Ancora una volta D'Alema divide. I fatti: Cofferati ieri si è molto adombrato per non aver sentito pronunciare dal presidente diessino, nel suo discorso alla Camera, una sua esplicita difesa, contento invece che lo abbia fatto Francesco Rutelli, prontissimo a cogliere al volo la "defaillance" dalemiana.

    Il capo della Cgil non ha mancato di farlo sapere, informalmente e ufficialmente, all'universo. Il numero due di Corso d'Italia e successore in pectore del Cinese, Guglielmo Epifani, ha ribadito stamane una sorta di classifica: "Bene Rutelli, bene anche Ccd e An, in parte i Ds". Ecco, in quell' "in parte" si coglie facilmente l'irritazione della Cgil per la dimenticanza di D'Alema. Lui si è stizzito: "Ma cosa dovevo dire? Non ho nemmeno nominato il mio partito...". In serata, inaugurando una sezione ds, ha respinto come "pretestuose" le polemiche esplose già pochi minuti dopo la conclusione del suo intervento.

    E a poco è servito il consiglio che sarebbe stato opportuno dettare in fretta e furia alle agenzie di stampa una dichiarazione di esplicita solidarietà a Cofferati, con tanto di nome e cognome del leader cigiellino. Cosa che il presidente ds ha fatto. Ma non è bastato e ora i fatti procedono indipendentemente dalla volontà del presidente diessino di placare, sedare, spegnere, sopire.

    E i fatti sono pesanti, per Baffino. Il "correntone" ha chiesto la convocazione del direttivo della Quercia non appena Fassino tornerà dal Medioriente. Ma la mossa destinata a sconvolgere nei prossimi prossimi giorni gli equilibri del centrosinistra l'ha fatta proprio Sergio Cofferati. Una lettera a tutti i leader del centrosinistra e della sinistra affinché convochino nei prossimi giorni una riunione per parlare della questione apertasi con le e-mail di Biagi ma soprattutto conclusasi con l'intervento di Berlusconi e quello di D'Alema. Una lettera accompagnata da un colloquio con Rutelli (si badi bene: e siamo a tre pubbliche affermazioni di reciproco riconoscimento in poche ore ), il quale si è affrettato a dire: sì, vediamoci. Bertinotti ha già replicato entusiasticamente con un telegramma, Fassino scriverà una lettera al rientro da Israele. Di Pietro fa sapere di averci messo "sessanta secondi" a rispondere sì. E D'Alema? "Mi pare che sia certamente utile, necessario...'', si limita a dire il segretario (sic) ds.

    " Di fronte all'evolversi della situazione sociale, economica e politica del Paese, e in relazione alle preoccupazioni crescenti legate alle scelte del governo - scrive Cofferati - riteniamo utile potervi esprimere il punto di vista della Cgil''. In calce, gli indirizzi di Francesco Rutelli e Piero Fassino, quali ''coordinatori dell'Ulivo'', di Fausto Bertinotti quale segretario di Rifondazione Comunista e di Antonio Di Pietro quale presidente dell'Italia dei Valori.

    D'Alema . Il presidente ds "quel" nome non ha inteso farlo "proprio per non cadere nella personalizzazione, non per altro", spiegano i suoi. Ma da Cofferati è arrivato il gelo sulle parole non dette, più che su quelle dette, dall'ex premier diessino. A completare il quadro ci si sono messi quei commentatori che sui giornali di oggi, hanno parlato subito di un nuovo asse fra D'Alema e Berlusconi, se non di una vera e propria riedizione del famigerato inciucio, sostanziato stavolta nella proposta di una commissione d'inchiesta sul terrorismo, ipotesi fatta balenare da D'Alema e ripresa da Berlusconi ("non sono contrario"), poi stamane rilanciata da Violante che ha annunciato la presentazione di una proposta di legge al riguardo.

    Ma l'ex premier non ci sta. E questa sera, inaugurando la nuova sede del quartiere Mazzini che riunisce Ds, Pdci e Sdi, coi giornalisti parla chiaro. ''Di tutto c'è bisogno, meno che di rabbuiare un momento come questo, un momento di successo per l'opposizione e di difficoltà del governo, con polemiche che sarebbero del tutto pretestuose e per me soltanto motivo di amarezza - dice D'Alema - No, questo non credo che sia possibile. Non ho visto nessuna reazione di questo tipo anche perché sarebbe una cosa sconcertante e non saprei come commentarla''.

    D'Alema vuole sgombrare il campo da ogni equivoco. ''Il mio discorso ha, nel modo più netto, difeso il diritto non solo della Cgil, ma di tutti i lavoratori alla lotta sociale'', rivendica D'Alema, che prosegue: ''Ha respinto come moralmente disgustoso e politicamente intollerabile l'accostamento tra l'azione sociale legittima dei sindacati ed il terrorismo, ha rimbeccato duramente Berlusconi sull'accostamento tra la piazza e le pallottole''. Insomma, ribadisce il presidente dei Ds, ''è tutto chiaro quello che ho voluto dire''.

    ''Veramente mi amareggia - continua D'Alema - che qualcuno non lo abbia capito o abbia... Non lo so... D'altro canto - tiene a ricordare - ho anche dimostrato con ogni chiarezza di non avere difficoltà a pronunciare il nome di Cofferati. Pur trovandomi a molti chilometri da qua, nel momento in cui comparvero le lettere di Biagi e si ebbe una speculazione contro la persona di Cofferati, sentii il dovere e il bisogno di esprimergli la mia solidarietà e il mio affetto''.

    Il correntone . L'intervento di D'Alema? "Non personalizzo - dice Giovanni Berlinguer - ma non era mai successo nella storia di un partito di sinistra che di fronte ad un attacco forsennato come quello di Berlusconi a Cofferati, e di fronte agli scioperi che vedono impegnati migliaia di iscritti e elettori diessini, non ci fosse una posizione combattiva ". Dalle parole ai fatti: Berlinguer e Vincenzo Vita chiedono una riunione del direttivo della Quercia.

    Dietro il garbo di Berlinguer c'è una seria preoccupazione politica per la piega che la Quercia sta prendendo: "Chiediamo più chiarezza e meno ambiguità", insiste Vincenzo Vita, perché "Cofferati è al centro degli attacchi di Berlusconi. Per il segretario della Cgil sono giorni difficili, iniziati con la bocciatura del documento in suo sostegno alla direzione ds...". Una ferita ancora aperta, quella del ruolo di Cofferati, sulla quale ieri D'Alema ha sparso del sale.
    (4 LUGLIO 2002; ORE 16:13, ultimo aggiornamento ore 20:15)
    "


    Cordiali saluti

  7. #7
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    da www.giornale.it :

    " Documento delle Br a sindacalisti Fiat

    Un documento a firma delle Br è stato recapitato alle rappresentanze sindacali dello stabilimento del gruppo Fiat di Termoli (CB). Nel testo, a quanto si è appreso, i brigatisti rivendicano l'omicidio del professor Marco Biagi. Le Br, nello scritto, lanciano accuse al sindacato dello stabilimento di Termoli, colpevole di essere stato troppo accondiscendente verso le decisioni aziendali che "hanno danneggiato la classe operaia" .

    4 Lug 2002
    "


    c.v.d.

    Saluti liberali.

  8. #8
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    c.d.d.
    Antonio

  9. #9
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    Predefinito Re: Patti scellerati, colletarismi, traditori di classe e libertà di critica

    [QUOTE]Originally posted by Pieffebi
    cancellato

  10. #10
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    si, hai capito bene, e' li' che si vuole andare a parare.
    ..ma il berlusca ha fatto male i conti.
    Antonio

 

 
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