CAMPANIA

Da www.unita.it

11.03.2005
Sondaggio Swg, Bassolino dieci punti sopra Bocchino
di Enrico Fierro

Ultimo sondaggio, Bassolino avanti, Bocchino indietro. L’Unione al 50 per cento, la Casa di Berlusconi al 42. Lo dice la Swg, che per il settimanale «L’Espresso» ha sondato gli umori dei napoletani. Antonio Bassolino - che a Napoli e dintorni non chiamano più ‘o sinnaco, ma ‘o presidente - al 45 per cento distacca di dieci punti il suo avversario Italo Bocchino, parlamentare di An e viceré di Fini sotto il Vesuvio. A lui il centrodestra ha affidato la missione impossibile. Vincere in Campania, regione maledetta dove la destra perde da dodici anni. Da quell’ormai preistorico 1993. Crollo della Dc gavianea, fine della corrente del golfo e del pomicinismo, grande mutazione dell’operaista Antonio Bassolino in sindaco di tutta la città e della sua voglia di rinascita. Ma non parlate di sondaggi, di calcoli e di vittorie già in tasca al presidente. Bassolino, è noto, è superstizioso (non si separa mai da un corno di corallo rosso rigorosamente made in Torre Annunziata), ma soprattutto non vuole regalare vantaggi agli avversari. «L’importante è vincere - dice ai suoi -. Ma non parliamo di vittorie strepitose, altrimenti se vinceremo anche di un solo punto la destra dirà che saremo stati sconfitti». Dal canto suo l’avversario che la Cdl ha dovuto scegliere dopo una bella raffica di rinunce (la più clamorosa quella dell’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato) sparge ottimismo a piene mani. «Vinceremo noi, vedrete, mi bastano venti giorni per recuperare gli indecisi», va dicendo in giro Bocchino, con la scarsa convinzione di chi sa che la partita è al limite dell’impossibile. Tanto che è costretto a chiedere i voti a Ciriaco De Mita. Sì, proprio all’ex leader della diccì, oggi segretario regionale della Margherita che non ama alla follia Antonio Bassolino. Vecchie ruggini che risalgono agli anni Settanta, quando Bassolino fu spedito a fare il segretario dei comunisti in Irpinia, regno del leader di Nusco, e che resistono ancora oggi. «In cuor suo - dice il candidato della destra - De Mita sa che sono più moderato io di Bassolino. Dovesse scegliere liberamente, anche lui non avrebbe alcun dubbio a votare per me». «Bocchino è alla canna del gas - replicano sdegnati i demitiani - Ciriaco è uomo di partito e di coalizione e farà la sua battaglia per il centrosinistra e per Bassolino». Fallito il corteggiamento agli ex diccì, Bocchino si rifugia nel listino e in alcuni nomi eccellenti. Quello del professor Vincenzo Mirone, ordinario di urologia alla Federico II. Il golden-boy della destra, incauto, lo presenta così: «E’ l’unico scienziato italiano ad aver partecipato alla ricerca internazionale sul Cialis, il nuovo Viagra». E a Napoli, città spiritosa assai, le battute sui metodi miracolosi per «risollevare» le sorti di Bocchino e della destra si sprecano.

Intanto Bassolino va. Ancora una volta ha rimesso insieme i cocci della sua coalizione che in Campania è più rissosa che mai. A Salerno, per una questione di candidati, i Ds hanno minacciato di presentare due liste; a Benevento, sempre per una storia di candidati, dirigenti del partito e finanche il presidente della Provincia, volevano autosospendersi; ad Avellino una intera sezione dei Ds è passata allo Sdi, mentre Paolo Cirino Pomicino, ora nell’Udeur di Mastella, invita al voto disgiunto: sì al centrosinistra, no a Bassolino. Con una pazienza da invidiare al vecchio Giobbe («Tollerate che io parli e, dopo il mio parlare, deridetemi pure»), Bassolino ha finanche risolto una pericolosa diatriba in casa Mastella candidando nel listino Alessandrina Lonardo, la moglie del leader di Ceppaloni, al posto di Pasquale Giuditta, lo scalpitante cognato. Era l’unico modo per chiudere il listino presidenziale con ben sei donne. Un successo.

Fatte le liste ora è campagna elettorale. Con centinaia di incontri d’ascolto. Napoli città, la provincia e le zone interne, gli operai e le donne, la buona borghesia cittadina, i girotondi del «partito-che-non-c’è» di Michele Santoro e i sindacati. Una radio-web, inaugurata ieri con una intervista al presidente fatta da Nino D’Angelo, che ora canta la Napoli dolente, che in soli 45 minuti ha fatto registrare più di 10mila contatti, un sito (www.conbassolino.it) e soprattutto un blog quotidiano. «Aperto, senza filtri e senza censure», assicura Stefano Porro, il giornalista che ha lanciato ‘o presidente sul web. E basta sfogliarlo per capire che è vero. Bassolino va in via Manzoni (bella zona della città) a casa di Maurizio Valenzi, icona novantenne della sinistra napoletana e sindaco negli anni Ottanta. Commento di un frequentatore: «E’ facile pensare da sinistra da via Manzoni, qui tutto sembra più bello, tutto è più facile». Sul blog, Bassolino ha raccontato il suo matrimonio con Annamaria Carloni, celebrato a febbraio in gran segreto per «evitare la trasformazione di un fatto privato in un evento di dubbio gusto». Ai lettori-elettori la cosa è piaciuta. «Hai dato una bella lezione di stile». «Augurissimi a te e alla tua compagna». «Non te ne puoi uscire così, almeno un caffé».

Insomma, vincere contro la destra e contro Italo Bocchino, non sarà difficile. La partita più dura - e Bassolino lo sa - è quella da affrontare con la Campania e i suoi drammi. L’eterno oscillare tra modernità e arretratezza. «La Banca mondiale è pronta a lavorare con la Regione Campania e a realizzare progetti, che contribuiranno alla costruzione di un mondo di pace», sono le parole che qualche settimana fa James Wolfensohn ha pronunciato in teleconferenza da Washington, mentre si firmava un accordo tra la Banca e la Regione per il trasferimento di know-how ai paesi in via di sviluppo. In quegli stessi giorni, Napoli e le altre città rischiavano di essere di nuovo sommerse dai rifiuti. Una emergenza che Bassolino ha ereditato cinque anni fa e che la destra ora cavalca disperatamente. Eppure, in due anni di commissariato, Bassolino è riuscito a portare la raccolta differenziata dallo 0,9 al 12 per cento, a costruire sette impianti per la realizzazione di combustibile dai rifiuti, e ad avviare la realizzazione di due termovalorizzatori, strappando l’affaire monnezza dalle mani della camorra. «Che aveva tanti interessi nelle discariche, ed ha tanti interessi affinché non si chiuda il ciclo dei rifiuti con gli impianti di termovalorizzazione», dice oggi il governatore. Che sa di vincere contro la destra. Tappa obbligata per iniziare la vera battaglia, la più difficile, quella della rinascita di Napoli e della Campania.