”I rappresentanti delle Nazioni Unite possono entrare subito e senza condizioni”, scrive il raìs di Baghdad a Kofi Annan. Gli Usa rimangono scettici: è necessaria la risoluzione Onu. Blair: Saddam gioca sporco
NEW YORK – Saddam accetta il rientro nel suo paese degli ispettori delle Nazioni Unite. Lo fa senza porre alcuna condizione, prima ancora che il Palazzo di Vetro elabori la risoluzione-ultimatum che avrebbe dovuto condurre alla guerra. La comunicazione è avvenuta nella notte, con una lettera consegnata dal ministro degli esteri iracheno Naji Sabri a Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni unite.
“Una buona notizia”, ha detto Sabri annunciando il contenuto della missiva di Saddam. Un documento che apre uno spiraglio inatteso sui venti di guerra che hanno avvelenato il clima degli ultimi mesi. Saddam ha anche annunciato che nei prossimi giorni invierà un messaggio rivolto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Nell'annuncio ufficiale, Annan ha anche detto che le discussioni sulla modalità della ripresa delle ispezioni in Iraq cominceranno subito e che Hans Blix, il capo della equipe di ispettori dell'Onu, inizierà immediatamente il suo lavoro. La squadra è pronta a partire "anche domani", ha fatto sapere l'Aiea (agenzia internazionale dell'energia atomica): si sta aspettando solo la "luce verde" dell'Onu, che potrebbe arrivare al più presto. In ogni caso, i controlli della spedizione dureranno "molti mesi", secondo quanto dichiarato dalla portavoce dell'Aiea, che ha aggiunto: "Tutto dipenderà dalla collaborazione irachena".
Dalla Germania Schroeder ha annunciato che telefonerà a Annan per offrire l'invio in Iraq di specialisti tedeschi.
Il colpo di scena sullo scottante dossier Iraq, ancora da valutare nel suo impatto, è arrivato a circa cento ore dal discorso del presidente americano George W. Bush all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
In quel discorso Bush aveva posto la questione degli ispettori come determinante per valutare il comportamento dell’Iraq. "Baghdad rispetti le risoluzioni dell'Onu o ne pagherà le conseguenze”. E' dal 1998, cioè da circa quattro anni, che gli ispettori non hanno più accesso alle installazioni irachene.
Niente affatto entusiasta è stata la reazione della Casa Bianca. Le prime fonti, sentite dalla Cnn, hanno chiaramente dichiarato: ''Non tendiamo a prendere sul serio quel che Saddam Hussein dice''.
Di fatto però, la mossa di Saddam cambia le carte in tavola e prende di sorpresa l'intera diplomazia internazionale. Ieri, il presidente Usa aveva chiesto all'Onu di partorire la propria risoluzione entro 4 settimane. Ora i tempi per un'eventuale conflitto si allungano. E a soffiare sul fuoco ci pensa anche il viceministro iracheno Tarek Aziz: "Ora gli Usa sono privati del pretesto per scatenare una guerra - dichiara dalla capitale irachena - l'Iraq si comporta in modo onesto e aperto con gli Stati Uniti". "Questa non è una tattica - assicura - il programma di armamenti di massa è stato completamente smantellato".
Poi accuse agli Usa e al suo alleato, Tony Blair, colpevoli, secondo Aziz, di volere un'aggressione "ingiustificata", contro il suo Paese.
Di fatto gli ispettori dovranno rientrare in Iraq, e verificare la possibilità di avere accesso, senza alcuna limitazione, ai siti che chiederanno di controllare. Impossibile dire se Saddam manterrà la parola data. Ma la guerra, allo stato dei fatti, sembra scongiurata almeno a breve termine. Lo confermano le tante reazioni internazionali, che mostrano apprezzamento per la decisione di Baghdad.
E la risposta più sicura sull'argomento arriva proprio dai mercati. A Tokyo cala drasticamente il prezzo del petrolio.
(17 SETTEMBRE 2002, ORE 7:00 aggiornato alle 15:45)




Rispondi Citando
