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Discussione: "I MIGRANTI" - Menene

  1. #1
    ghost dog
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    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa, la vittoria e il ritorno, tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio, darai,la vittoria concedi sola! »
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    Predefinito "I MIGRANTI" - Menene

    ...Non sapranno mai che le nostre strade
    sono composte da una miriade di piccoli sassi
    che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse...


    "I MIGRANTI"
    di Menene

    "I migranti sono uccelli liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
    Li accompagnano venti diversi
    che soffiano con dolcezza o rabbiosamente
    mentre il respiro è affannoso
    le mani protese verso radici profonde e millenarie
    lo sguardo smarrito dentro orizzonti sempre misteriosi.

    I migranti si muovono su un palco
    dove sta andando in scena una rappresentazione drammatica
    che non vuole protagonisti ma solo comparse
    smarrite tra scene grandiosi, esilaranti, ammirevoli
    ma sostenute da ponteggi d’argilla.

    I migranti sono uno spettacolo che appartiene alla natura:
    come il sorgere ed il tramontare del sole
    il cielo stellato
    il mare, ora placido ed ora posseduto dalla tempesta, oltre ogni confine.

    I migranti sono i nomadi.
    Io, come te, sono un migrante
    o lo erano i tuoi avi
    i miei avi
    o lo saranno generazioni future.
    Sono la gente che supera le colonne d’Ercole.
    Gli europei prima di essere americani o latini nella terra di altri popoli
    che non divennero migranti perché furono derubati, umiliati, assassinati.

    I migranti sono sugheri galleggianti come la terra della Terra
    gocce d’acqua che inventano gli oceani
    e le lagrime
    e il sudore
    e sorgenti
    e fiumi e laghi che nessuna diga può contenere.
    Il filo spinato eretto dai nemici dell’umanità e i loro lager
    sono solo l’impotenza dei vigliacchi.

    I migranti sono gocce d’acqua continuamente inquinate da untori senza scrupoli.

    I migranti sono le vittime preferite di disgustose iene voraci
    che hanno venduto l’anima al mercato delle mediocrità:
    sciacalli senza onore
    avvoltoi senza ali e senza coscienza
    codardi armati che si vendono per un nulla che chiamano denaro.

    Niente è più meraviglioso di un migrante:
    ha la potenza di camminare
    sa digiunare
    sa aspettare
    nel piccolo spazio del suo cuore sono raccolte tradizioni e amori antichi
    in un angolo del suo cervello i sogni e le speranze
    la leggenda e la storia.

    Un migrante ha i valori di tutto l’universo
    dell’immenso mondo esteriore ed interiore.
    I suoi occhi profondi e incredibilmente sorridenti
    esplorano ogni piccola stazione, ogni oasi, ogni angolo del pianeta
    e poi si confondono con una stella cometa e i desideri non sempre appagati.
    Occhi che comunicano i segreti di questa umanità confusa:
    occhi: velati, lucenti, vergognosi, fieri
    anch’essi tutto l’arcobaleno e intanto
    bestie feroci li osservano furtivamente
    per renderli perseguibili per legge.

    I migranti sono esseri liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
    I ladri di storia, di potere, di dignità ed emozioni invece
    uccidono anche i miraggi
    e non sapranno mai che la pace come l’amore
    un abbraccio come il contaminarsi
    sono frutti oltre il tempo
    maturati tra i raggi della ribellione
    della rivoluzione
    della liberazione
    dell’emancipazione.
    Non sapranno mai che le nostre strade
    sono composte da una miriade di piccoli sassi
    che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse.

    I migranti sono anche navi nella bufera che lottano contro i flutti
    le avversità e la miseria
    nonostante siano nati ricchi
    nonostante siano la fonte del diritto.

    I migranti sono l’etica dell’essere contro quella dell’avere.
    Sono un faro su percorsi stranieri.
    Sono le nostre metropoli per non essere soli
    la nostra eredità.

    I migranti sono energia a volte dispersa
    o sfruttata per il privilegio di parassiti senza qualità.

    L’umanità è migrante!

    Migrante è tuo padre e tua madre e altri ed altre prima di loro.
    E’ davvero una grande fortuna
    che i migranti siano uomini e donne che cambiano Paese
    come cambiano le stagioni.

    Siamo tutti migranti
    ma solo alcuni vengono costretti ad essere clandestini:
    quando verrà il tempo in cui uomini e donne saranno liberi cittadini
    e la nostra patria il mondo intero?

    Pensavamo e dicevamo queste cose
    in mille lingue
    incontrandoci per scelta o casualmente nel villaggio globale.
    Non sapevamo i nomi gli uni degli altri
    e tante altre cose
    ma domani avremmo riempito le piazze con tutti i nostri colori
    le nostre idee
    la nostra semplicità
    trasformandoci in un unico e grande e imprescindibile popolo:
    in marcia."
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  2. #2
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito

    Ogni popolo ha la sua terra, e ogni terra ha il suo popolo........

  3. #3
    ghost dog
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    Predefinito "DIO E IL MELOGRANO" - Menene

    Originally posted by pensiero
    Ogni popolo ha la sua terra, e ogni terra ha il suo popolo........

    "DIO E IL MELOGRANO"
    di Menene

    "Dio salvi l’America!
    Dio salvi l’Italia e la Germania!
    La Francia e l’Inghilterra!
    Dio salvi l’Occidente!

    Non nominare il nome di Dio invano.
    Dio: il dolore o la gratitudine?
    La violenza o l’amore?
    L’odio o il rispetto degli altri?
    Le banalità o i grandi sentimenti?

    Laico: pongo domande.
    Sotto un cielo confuso da venti di guerra
    Sperando in un mondo nuovo e necessario.
    Dio! C’è chi abusa del nome di Dio in nome di Dio.
    Un abuso è:
    inventare nemici invisibili
    con la complicità di amici che uccidono esseri visibili
    con la compiacenza di iene voraci che massacrano
    donne e infanti e gente senza nome né cognome,
    senza documenti,
    senza diritti.
    Abusare è:
    ab ovo (dalla prima origine): ab uno disces omnes (da uno conosci tutti).
    Un abuso è:
    derubare la moltitudine
    e poi inventare polvere alta nel deserto
    che la definisce povera,
    in via di sviluppo,
    terzo o quarto mondo,
    affamata,
    ignorante,
    portatrice di oscure malattie,
    invadente: migrante.
    Abusare è:
    “io sono l’Occidente” e poi:
    esiste il nord,
    esiste il sud: oggi.
    Esiste l’est,
    esiste l’ovest: ieri.
    Esiste il Lontano Ovest: ieri ed oggi.
    Si mortifica la realtà
    e questo piccolo globo
    che gira nell’infinito e che può finire.
    Ahi! Ahi! Ahi!: morti nere e morti bianche e morti.
    Uno e tre.
    Il Dio è uno:
    è arabo,
    è ebreo,
    è cristiano.
    Ahi! Ahi! Ahi!: alcune cellule impazzite,
    tra acqua, terra, fuoco ed aria,
    intendono possederlo,
    sostituirlo,
    umiliarlo.
    Non spetterebbe a me parlarne
    dipingendo su fogli bianchi caratteri rubati in oriente:
    Dio salvi Dio!
    Dio salvi i Popoli!
    Poi mi specchio negli occhi di un piccolo indio,
    di una bambina palestinese
    che raccoglie un sasso dove ce ne sono molti
    (non li hanno rubati tutti)
    e inventa di mettere a tacere cannoni e mitragliatrici;
    poi mi confondo negli occhi sorridenti e sempre adulti di un colombiano,
    di un cubano,
    di un ragazzo o una ragazza di strada nelle vie dell’est,
    di un messicano,
    in un piccolo villaggio tra Algeri e il Bronx
    dove c’è ancora chi parla di etica dell’essere e della liberazione,
    del no al potere per una società popolare.
    In una miniera peruviana
    o poco distanti dalle vie dell’oppio
    ci si difende dalla codardia di narcotrafficanti nascosti nel Palazzo
    (come in Sicilia: me lo insegnò Peppino Impastato).
    Nemici dell’umanità:
    spacciatori di falsità come i nostri governanti
    sporchi e lerci,
    come i servizi segreti e l’informazione:
    deviata e deviante:
    merci di un impero meschino e cinico
    che protegge gli sciacalli
    e con disinvoltura punta i fucili sul tuo cuore
    e le armi della demagogia sul tuo cervello
    e dichiara guerre infinite:
    come nella preistoria,
    come nell’antichità,
    come mille anni fa e ancora nel terzo millennio.
    Come in epoca coloniale
    o in Vietnam o in Cile,
    in Brasile o in Argentina,
    gli avvoltoi si nascondono dietro integralismi e fanatismo
    e fantocci dell’impero:
    fascisti in piena era della luce e illuminati poco e male,
    bastardi in Indocina,
    vigliacchi a piazza Fontana.
    Italicus: strage di Stato.
    Embarghi: strage di Stato.
    Lumumba, Sankara, Guevara, Malcom X, Luther King,
    milioni di piccoli partigiani,
    milioni di amerindi,
    milioni di africani…:
    stragi di Stato: e nella memoria: antichi, recenti e attuali lager.
    I campi dove dovrebbe crescere il grano
    dove dovremmo danzare
    (per la pioggia e per il sole, alla luna e alla terra)
    dove improvvisare un canto a rime sciolte o in metrica
    sono minati
    anche quando le mine non si vedono
    anche quando non ci sono.
    Proposte morali ci confondono
    E sembra che alcuni siano capi per volere divino.
    “I popoli si liberano da sé” affermò un Cristo della Sierra.
    E il Cristo figlio del Dio
    non sconfisse i mercanti e i padroni del tempio,
    anzi,
    come i pani e i pesci,
    si moltiplicarono.
    Lasciò detto ad una puttana e ad altre donne,
    a pescatori e pastori:
    “il miracolo è risolvere un problema una volta per tutte”.
    E questi andarono in giro a raccontarlo:
    poi furono martirizzati
    e chi tolse loro la vita
    gli rubò il verbo e i libri
    e li utilizzò come pretesto per assassinare ancora.
    Gli artigli dell’aquila imperiale
    le sue unghie adunche
    graffiano a morte.
    Orde barbariche,
    per quanto minuscola presenza nel regno (o repubblica) animale
    cercano d’importi il loro pensiero falsamente unico.
    Le bettole dell’Occidente sono stracolme di ubriachi e di eroi
    partoriti da bestie feroci
    da un grembo sempre fecondo
    per il materializzarsi dell’Apocalisse
    per minacciare chi nasce libero.

    Penso queste cose,
    come te: confusamente.
    Distratto dal volo di una diomedea
    mentre guardo onde minacciose
    logorare lo scoglio sul quale sono appollaiato.

    Poi percorro un tratto di spiaggia
    dove sembrano fermarsi gli oceani
    (calpesto sugheri galleggianti ma vivo altre emozioni)
    e trovo riposo in un antro.
    Su una parete una scritta
    lasciata lì da altri vagabondi:
    “dentro una grotta rannicchiato:
    difendermi sarà un reato?
    Un grande rettile mi vuole prendere:
    lo devo, clava-roccia, stendere?
    Esplode un ordigno nucleare.
    Vivo un pensiero lunare.
    Io anormale carbon fossile
    mi perdo in un liquido duttile.
    C’è poco da capire:
    una donna sta per partorire:
    tra il terrore e la paura
    vissuti in questa folle avventura.
    Dammi resina abete
    e risolvi la mia sete…
    Chi sono? Questo presente cos’è?
    Farnetico domani senza perché.
    Dal fango l’idea di futuro
    e la vivo tremante ed insicuro.
    (invento) Per cavallo un aquilone:
    devo con altri scrivere una nuova canzone”.
    La memoria: per capire questi giorni:
    per costruire l’avvenire.
    Nagasaki, Hiroshima: l’olocausto: le guerre.
    Esco dalla tana e mi metto in marcia
    calpestando involontariamente mille fiori d’ogni colore,
    nati per caso,
    e sono spinto dal desiderio di affrontare una strada, un viottolo, un sentiero
    inesplorato
    dove in tanti e tante camminano verso un maggio qualsiasi
    verso la primavera desiderata e che verrà.
    Sono adulto abbastanza
    per temere l’asprezza del percorso.
    Sono sufficientemente giovane
    per inseguire un progetto di emancipazione al plurale.
    Mi metterò in un luogo occasionale
    nell’immenso corteo del popolo degli uomini e delle donne
    e questa unità dal basso
    tra semplici e diversi
    tra emarginati e deboli
    tra possessori di libri o di braccia
    (in maggioranza meravigliosamente anonimi)
    mi aiuterà a pensare che la lotta prosegue:
    che non siamo stati sconfitti:
    che vinceremo.

    Lontano luci di lampara.
    Lontano alberi che hanno visto mille generazioni.
    Lontana la voce di animali liberi e un po’ selvatici.
    Lontane una, dieci, cento città:
    cento piazze:
    cento lingue e mille dialetti:
    tra utopia e scienza: ci appartiene tutto.

    Come sono soli i potenti della Terra!
    Come sono poveri!
    Come sono soli i vigliacchi e i rinnegati.
    Come sono soli gli apatici.
    Come sono soli e deboli i soldati in guerra
    e i mercanti al potere.
    Il loro male irreversibile invita alla pietà: anche se non la meritano.

    La gioia ci appartiene
    la fantasia anche:
    dimenticarlo allontana ogni alternativa.

    Noi siamo come i melograni: chicchi rossi all’apparenza separati
    ma in realtà uniti in un frutto dolce,
    che non temono l’inverno
    e arricchiscono piccoli orti,
    che amano catturare le carezze degli astri
    mentre si adagiano sul terreno dove affondano le nostre radici.

    (…) Un uomo può essere sconfitto
    ma se sa dove deve andare
    per costruire un pianeta di liberi ed uguali
    diversi e liberi
    fermarlo non è complesso
    ma impossibile "(…)




    OMU CANTA - Pieri, Franceschi - Corsica

    “Quand’u ferru si face pisante
    chì l’oppressione mena
    quando curaggiu vole fuhje
    l’incarceratu canta
    E su cant’hè di sole.

    Per un grombulu di ghjustizia
    Per un palmu di libertà
    Per un soffiu di dignità
    Ascolta st’omu cantà
    Chi lu so cant’hè di sole.

    Duve l’omu si sta mutu
    Duve lu temp’hè fuhjitu
    duve a luce hà paura
    l’incarceratu canta
    e u so cant’hè di ventu.

    Per un grombulu di ghjustizia
    Per un palmu di libertà
    Per un soffiu di dignità
    Ascolta st’omu cantà
    Chi lu so cant’hè di ventu.

    Per un populu inghjuliatu
    Per a PATRIA nigata
    Per l’avvene chì si face
    L’incarceratu canta
    E u so cant’hè di lotta

    Per un grombulu di ghjustizia
    Per un palmu di libertà
    Per un soffiu di dignità
    Ascolta st’omu cantà
    Chì lu so cant’hè di lotta.

    Ascolt’ascolta zitellu
    U ventu di a rivolta
    U cantu di a cuncolta
    Sbucciat’in la stagione
    Di a CORSICA NAZIONE

    Per un grombulu di ghjustizia
    Per un palmu di libertà
    Per un soffiu di dignità
    Ascolta st’omu cantà
    …….e stu cantu fallu toiu."

    *Pieri C., Franceschi L. - Corsica *
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

 

 

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