POLITICA


L’INTERVISTA

Bertinotti: rompere il centrosinistra in tre, così si compatta l’opposizione


ROMA - Altro che Ulivo più unito, la coalizione deve saltare. E si ricominci da tre: con una sinistra riformista e una sinistra antagonista che stringono un «confronto ravvicinato»; e un centro moderato con cui le sinistre poi possano verificare se esistono punti di convergenza. La ricetta di Fausto Bertinotti ha ingredienti cari da tempo al segretario di Rifondazione comunista («rompere il centrosinistra»); c'è la riorganizzazione delle forze di opposizione; c’è lo scontro sociale; e c'è un elemento nuovo, i venti di guerra all'Iraq. E proprio il no alla guerra potrebbe segnare una prova di identità per Rifondazione, oggi che i movimenti scuotono tutti i partiti e all’orizzonte della sinistra si intravede un’ipotesi di leadership di Sergio Cofferati. «Il fatto - argomenta Bertinotti - è che su ogni grande questione aperta in Europa o in Italia l'Ulivo è diviso. E ogni movimento, internazionale o italiano, apre contraddizioni. Alcuni esempi? Prendiamo il rischio di una guerra scatenata dagli Stati Uniti: il nostro centrosinistra non è in grado di affrontarlo, e neppure quello europeo, viste le divisioni tra Blair e Schröder. Poi la crisi economica, su cui l'Ulivo subisce il ricatto, il tabù del Patto di stabilità. Ancora, i diritti: dov'è la posizione unica sull'articolo 18? Ora la Fiom-Cgil, per il contratto dei metalmeccanici, dovrà presentare una piattaforma separata dagli altri sindacati: qual è la posizione dell'Ulivo? Poi i movimenti...». Eppure tutti sollecitano il rilancio dell'Ulivo.
«Tutti chi? Il centrosinistra. E in questo modo nascondono il problema reale, e cioè che l'Ulivo non gode di autosufficienza per vincere. L'acutizzarsi di problemi come guerra, crisi economica, rinascita dei conflitti, produce una divaricazione tra il centro moderato e la sinistra riformista, ma per tenere insieme tutto ci si condanna all'impotenza: così il centrosinistra è diventato una gabbia, una prigione. Allora io dico cambiamo il gioco, bisogna rompere il centrosinistra e riorganizzare le forze dell'opposizione. Mi affido a un processo, naturalmente non sarà come schiacciare un interruttore».
Riorganizzarle come?
«In modo speculare a oggi: sinistra antagonista e sinistra riformista insieme che provano a parlare con la componente moderata. Per la sinistra antagonista, Rifondazione con le altre realtà politiche e sociali che dicono no alla guerra, a qualsiasi guerra, e no alle politiche neoliberiste e anche a quel liberismo moderato che piace a parte del centrosinistra».
Facciamo un quadro più preciso?
«Diciamo quelle forze che insieme con noi hanno firmato per il referendum che estenda l'articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti».
Una parte dei Ds (come corrente solo Socialismo 2000), Verdi, parte della Cgil (non Cofferati, che ha avviato altre iniziative), Cobas, Social Forum, diverse associazioni. Avete avuto anche le firme dei leader radicali. Oggi però il segretario dei Ds Piero Fassino, dopo una riunione chiesta dal correntone, ha rilanciato «una seconda fase dell'Ulivo».
«Io ripeto che bisogna cambiare strada. Anche per quanto riguarda il sistema elettorale: torniamo al proporzionale, perché con il maggioritario si compete guardando solo al centro e si escludono milioni di elettori che non si sentono rappresentati».
Scusi, ma non è la piazza a chiedere unità? Anche alla manifestazione di sabato scorso, a cui avete aderito.
«Sabato sì, lo riconosco. Ma Genova? E lo sciopero generale della Cgil?»
Però Cofferati ripete che «bisogna lavorare a un nuovo grande Ulivo, da Di Pietro ai Ds e nei rapporti con Rifondazione non limitarsi all'obiettivo di un accordo elettorale, ma provare a vedere se c'è un minimo comune denominatore sulla base dei valori».
«Certo la domanda di unità è sacrosanta, ma in suo nome non si possono sacrificare i valori. La piazza chiede unità, ma a sinistra».
Torniamo alla sinistra riformista, un'idea che era stata lanciata da Amato e D'Alema prima del congresso dei Ds e non è mai passata.
«Qui va fatta chiarezza su un punto fondamentale: io penso a una scomposizione delle forze. La proposta Amato-D'Alema era per una sinistra riformista che si candidava a essere in realtà il centro moderato, una cosa alla Blair. Io invece dico che si deve rompere con la visione blairiana».
Per i primi di ottobre, Rutelli e Fassino chiamano in piazza contro la Finanziaria. Voi parteciperete?
«No. Rifondazione manifesta a Roma il 28 settembre e ora il tema prioritario sarà la guerra. Rivolgo un appello a tutte le forze politiche: venite, anche con le vostre piattaforme. Non mi illudo che possa trasformarsi in un vero appuntamento della sinistra alternativa, ma può essere una tappa. Poi il 9 novembre a Firenze ci sarà una manifestazione europea contro la guerra...».
Prima diceva «no a qualsiasi guerra». No, anche se ci fosse un mandato Onu?
«Certo. L'Onu dimostrerebbe solo subalternità agli Usa. Sulla domanda precedente invece aggiungo che proponiamo all'Ulivo di definire obiettivi comuni contro la Finanziaria».
La grande scomposizione e ricomposizione delle forze che propone avrebbe le caratteristiche di un'innovazione storica: crede che dovrebbe portare con sé nuovi leader?
«Sono indifferente alla questione. Comunque, nuovi leader? Mah, non è mica detto...».

Daria Gorodisky



oggi le comiche...