(Del 27/9/2002 Sezione: Torino cronaca Pag. 48)
PARLA IL PRESIDENTE DI UNA DELLE PRIME COOPERATIVE NATE IN VAL PELLICE NEL 1987
«Tuteliamo la produzione tipica»
Nulla va distrutto, in azienda anche allevamento e vendita
ETICO ed economico». Paolo Martina, presidente di una delle cooperative produttrici di «bio» nel Torinese, definisce così la scelta dell´agricoltura biologica.
Siete stati i primi a imboccare questa strada?
«Tra i primi, anche se la nostra cooperativa, che ha sede a Bibiana, non si è poi estesa come altre del territorio».
Come è iniziata la vostra avventura?
«Era il 1987: è cominciato tutto grazie a tre aziende agricole della media Val Pellice interessate non solo a una produzione diversa, genuina, ma anche a non iper-produrre e a non dover quindi poi distruggere il risultato del loro lavoro. Ecco l´aspetto etico della questione. Così è nata "Il frutto permesso", la cooperativa che presiedo: oggi siamo una ventina di soci, quattro dei quali hanno anche l´agriturismo, agriturismo vero».
Una cooperativa «a ciclo chiuso»: che cosa significa?
«Che facciamo tutto all´interno: dalla produzione agricola all´allevamento degli ovini e dei bovini, fino alla trasformazione in confetture e salumi. Ci occupiamo persino della vendita».
E l´alimentazione degli animali? Siamo appena usciti dall´incubo della «mucca pazza. Chi vi fornisce il cibo?
«Anche quella è di origine "bio", prodotta in coltivazioni biologiche. Il foraggio e parte del mais arriva direttamente dalla nostra cooperativa. Per il resto ci riforniamo dall´esterno».
Come giudica l´iniziativa della Provincia e dell´Università?
«Soprattutto nella fascia montana e pedemontana del Torinese l´agricoltura è a un bivio: chiudere o riconvertirsi. In queste aree l´industrializzazione è ancora lontana. E se noi mettiamo insieme l´agricoltura biologica al fatto che in queste aree, grazie al "bio", restano i prodotti tipici, credo che si concretizzerà l´occasione per tutelare il territorio a tutto vantaggio di chi produce».
m. acc.




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