"Berlusconi è un liberale?"
Il settimanale inglese The Economist se lo chiede in un articolo che passa in rassegna le decisioni del governo in materia economica. Dal blocco delle tariffe alla riforma delle Fondazioni
LONDRA – “Silvio Berlusconi è un liberale?”. Se lo chiede, in un servizio pubblicato questa settimana, il settimanale inglese The Economist. Il presidente del Consiglio, scrive il giornale, si presentò agli italiani come il campione del libero mercato e colui che avrebbe diminuito le tasse, aumentando l’efficienza della macchina statale. Il suo piano prevedeva una spinta alle privatizzazioni, la riforma del sistema pensionistico, il rinnovamento del “rigido” mercato del lavoro e un passo indietro del governo, per lasciar lavorare le “forze del mercato”. Se ci fosse riuscito “molti italiani erano pronti a chiudere un occhio sul suo controverso passato come imprenditore”.
“Promesse, promesse”, secondo l’Economist, che passa in rassegna le decisioni e gli annunci del governo in più di un anno al potere e non risparmia critiche a provvedimenti come il blocco delle tariffe, la riforma delle Fondazioni bancarie – il cui controllo dovrebbe tornare in mano politica – e il rinvio delle privatizzazioni. In più il settimanale rimprovera Berlusconi di aver riacutizzato lo scontro sociale, senza essere intervenuto con decisione nelle riforme.
Il blocco dei prezzi di una serie di servizi pubblici è “una decisione difficile da dire liberale”. E altrettanto vale per la normativa, allo studio, che annulla l'indipendenza del regolatore nel settore energetico. Sulle privatizzazioni, poi, l’Economist sottolinea che, paradossalmente, i governi di centrosinistra dal 1992 al 2001 sono stati fra i più attivi d’Europa nella vendita delle partecipazioni statali, raccogliendo circa 113 miliardi di euro, mentre Berlusconi ne ha raccolti 235 milioni in un anno.
Anche sul “generosissimo sistema di pensioni pubbliche” si è agito con timidezza, nonostante i richiami del Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Inoltre, aggiunge il giornale, “la credibilità dell'Italia nella Banca centrale europea sta calando”, con un deficit di bilancio vicino al 2% e con un rapporto tra debito del settore pubblico e pil che sembra destinato a salire al 111%.
Gli scarsi risultati, per l’Economist, sono dovuti a diversi motivi, fra cui il calo economico globale, ma anche scelte politiche e il condizionamento degli alleati nella coalizione. Ma un’altra ragione “può essere” che “Berlusconi è stato impegnato in altre questioni, e particolarmente nei suoi problemi con i tribunali”. E così – conclude il giornale – “fino a quando il Primo ministro non si libera dai rigori della legge, non bisogna aspettarsi che si occupi di liberalizzare l'economia”.
In definitiva, Berlusconi è un liberale? No.




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