La Lega contesta la fiction. Caparini (Vigilanza): sgomento però l’ha voluta Zaccaria. Lo storico Rumi: fece soffrire i poveri ma portò progresso
MILANO - «Non ho ben capito perché la televisione italiana presenta Napoleone in modo oleografico, come un grande conquistatore. Ci fu invece una parte dittatoriale di Napoleone, che cancellò i principi democratici e distrusse i popoli del Nord». Tra un ultimatum a Berlusconi e un affondo ai centristi, domenica scorsa a Venezia Umberto Bossi ha scatenato anche l’anatema leghista contro il condottiero corso. Che, dopo il debutto di ieri in prima serata, si prepara a trasformarsi in stella tv dell’autunno, protagonista della megaproduzione su Raiuno dedicata alla sua epopea. Come accadeva già a Napoleone, il grande capo sferra l’attacco e l’esercito segue. Così ieri il deputato veronese del Carroccio Federico Bricolo ha definito Bonaparte un «massacratore che inflisse ai popoli del nostro Paese ferite ancora sanguinanti». Parole risuonate anche dal palco leghista di Venezia, in bocca ai nostalgici della Serenissima Repubblica e degli attuali Serenissimi del campanile di San Marco. Erano vestiti negli antichi costumi locali, ancora arrabbiati per lo «sgarbo» del gennaio scorso: l’acquisto da parte del Comune (ulivista) di una statua del condottiero «che rovinò Venezia» per riportarla in città, dove stava nell’Ottocento. «La mamma Rai ulivista fa vedere uno sceneggiato su Bonaparte? - hanno gridato -. Noi siamo per i Serenissimi che Bonaparte distrusse». Applausi e sventolio di bandiere con il Leone. Ad assistere all’evento c’era anche Ettore Adalberto Albertoni, consigliere Rai vicino al Carroccio. Chissà se di tanto malcontento terrà conto nel valutare le prossime proposte di fiction Rai.
Sicuramente lo farà Davide Caparini, leghista, vicepresidente della Commissione di Vigilanza, che per la scelta di trasmettere la fiction europea si dice «sgomento e pieno di sdegno». Quasi sente il bisogno di scusarsi di fronte ai «padani» che s’imbatteranno nel Napoleone di Raiuno: «Ci siamo trovati davanti ad una programmazione fatta da altri». Leggi l’odiato ex presidente Zaccaria. «E comunque la Vigilanza qualcosa ha fatto - si giustifica Caparini -: ha rispedito al mittente il piano editoriale della Rai ulivista per il 2002, con una serie di rilievi sulla fiction e le sue tematiche».
Il passaggio successivo sarà far capire che la musica cambia e allora via con proposte che «rispettino le nostre tradizioni, grandi personaggi sì ma non colonizzatori e conquistatori. Penso a fiction sull’Italia dei Comuni, sulle 5 Giornate di Milano», dice Caparini. Mentre Bricolo dopo aver ricordato che «almeno 200.000 italiani morirono tra il 1796 e il 1814 in difesa del potere politico legittimo e della religione cattolica profanata dai banditi napoleonici», invoca produzioni «sulle battaglie di Lepanto e di Vienna».
Ma nelle valutazioni ponderate degli storici c’è traccia dello sdegno antinapoleonico del Carroccio? Il cattolico Giorgio Rumi critica la scelta di Bossi di «fare a brandelli la storia» per utilizzarne «quel che serve». Riconosce che «il popolo era abbastanza antifrancese e lo si può capire: arrivava uno che ruba l’argenteria in chiesa, porta via i soldi al Monte di Pietà e ti manda il figlio a fare il soldato...». Pur ammettendo che con Napoleone ci «può essere stata l’imposizione violenta di un’ideologia riformatrice ma anche bellicista» ricorda che Bonaparte «portò uguaglianza e tolse i privilegi nobiliari». Franco Della Peruta, storico più vicino alla sinistra, contesta che si possa giudicare un personaggio storico «sulla base dei caduti» che ha provocato. Napoleone per lui «ha il merito di aver innovato il sistema politico con il principio dell’eguaglianza giuridica». Non un «massacratore» ma un «generale con grande senso della politica»: con lui «stava la parte migliore degli italiani», dall’altra «i conservatori e i reazionari». Bossi è servito.
Enrico Caiano
Politica




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