Dal sito http://www.kater.it/ (attualmente chiuso)
Il 12 maggio 1996 Madeleine Albright, in qualità di Segretario di Stato, appare nel programma "60 minuti" della rete Cbs per esprimere il suo giudizio a riguardo delle migliaia di morti civili iracheni causate dai bombardamenti e dalle sanzioni. In quell'occasione gli venne chiesto: "Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti, più di quanti ne morirono a Hiroshima, è questo un prezzo che vale la pena pagare?" Madeleine Albright rispose: "Penso che sia una dura scelta, ma pensiamo sia un prezzo che vale la pena pagare".
Questo testo è la rielaborazione di alcuni saggi, interventi e interviste apparse negli ultimi anni come testimonianza e condanna di un genocidio ancora in corso: quello del popolo iracheno.
I testi e i documenti a cui si è fatto riferimento sono:
"I bambini dell'Iraq" di Jhon Pilger, The Guardian, apparso su Internazionale del 31 marzo/6 aprile 2000
www.iacenter.org/iraq.htm
"Iraq:the impact of sanctions and U.S. policy", un intervista a Phyliss Bennis e Dennis Halliday di David Barsiaman, www. zmag.org
"U.S. policy, Rogue States", di Noam Chomsky
Iraq:guerra contro i bambini
di Cecilia Bartoli
Secondo un rapporto dell'Unicef pubblicato nel 1998 ogni mese in Iraq muoiono quattromila bambini come conseguenza delle sanzioni economiche, nei primi otto anni di embargo sono morti mezzo milione di bambini.
Dall'inizio dei bombardamenti e delle sanzioni è aumentata sensibilmente la diffusione di alcune forme tumorali, linfomi e della leucemia. I medici e gli scienziati iracheni affermano con certezza che senza dubbio questo aumento è dovuto alle armi radioattive e all'uso dell'uranio impoverito, (utilizzato durante la Guerra del Golfo da americani e inglesi su tutti i campi di battaglia del sud). A causa delle sanzioni l'Iraq non può ricevere le apparecchiature e le consulenze scientifiche indispensabili per decontaminare i campi, come invece è stato fatto in Kuwait. Allo stesso tempo il comitato per le sanzioni di New York, ha bloccato e trattenuto alcune strumenti e medicine di importanza vitale: farmaci per le chemioterapie e perfino gli antidolorifici.
I medici vedono morire ogni giorno bambini affetti da forme tumorali che con la terapia giusta avrebbero buone possibilità di guarire, e per giunta senza poter nemmeno somministrare loro degli antidolorifici nelle fasi terminali della malattia. Per quello che riguarda la leucemia, i medici sono costretti, dopo la diagnosi, ad aspettare impotenti la morte dei bambini che, con il giusto apporto di farmaci, potrebbero essere salvati. Basterebbe una combinazione di tre antibiotici, ma a loro è possibile somministrarne solo uno, senza perciò sortire alcun effetto. La stessa sorte colpisce i bambini affetti da meningite. Le medicine così come i vaccini arrivano in maniera molto sporadica e discontinua, perciò non è possibile per i medici attuare nessun piano terapeutico per la cura. La scusa è quella che certe sostanze potrebbero essere utilizzate per la fabbricazione di armi chimiche, la realtà è che questi sono farmaci comunissimi e presenti in qualsiasi ospedale. Un gruppo di esperti europeo ha stilato un elenco di 17 farmaci, assolutamente necessari per la cura di queste malattie, dimostrando l'impossibilità della loro trasformazione in armi chimiche e lo ha inviato all'Onu, senza ricevere alcuna risposta.
Nel policlinico universitario di Baghdad che è il più grande e attrezzato ospedale del paese, mancano le infrastrutture basilari presenti in qualsiasi ospedale occidentale: le sacche per il sangue, le macchine per separare le piastrine, le incubatrici, le macchine per i raggi x, le macchine per cuore e polmoni, tutte "trattenute" a New York. In dieci anni di embargo la mortalità infantile, che era tra le più basse del mondo è diventata altissima. In un rapporto del '99 dell'Unicef la mortalità infantile dei bambini sotto i cinque anni e delle madri, si è duplicata. Conta 131 morti su 1000 e inoltre un bambino su 10 non raggiunge l'anno di vita.
Il vero flagello che per intero colpisce la popolazione infantile è la malnutrizione cronica e la dissenteria. Se nel '90 si registravano per i bambini al di sotto dei 5 anni episodi di diarrea fino a 4 in un anno, adesso la frequenza arriva anche a 14, conducendo i bambini alla morte, poiché dopo ogni attacco l'organismo si debilita irrimediabilmente. Nel '90 si stimava una morte per dissenteria ogni 600 casi, ora il rapporto è di 1 a 50. La causa principale della dissenteria, (così come per altri generi di infezioni) è l'inquinamento delle acque. Secondo un rapporto dell'Unicef dieci anni fa il 92% della popolazione aveva l'acqua potabile, oggi l'acqua presa dal Tigri e non depurata è diventata letale. Il cloro che potrebbe "tamponare" questa situazione è stato bloccato dal Comitato per le Sanzioni, mentre la rete idrica, distrutta e deteriorata dai bombardamenti, non è sanabile a causa della mancanza di pezzi di ricambio, anche questi "trattenuti". L'acqua è perciò il maggior veicolo di malattia. Oltre all'elevata mortalità e all'aumento delle malattie, le sanzioni hanno prodotto gravi danni ai bambini sul piano psicologico.
La malnutrizione cronica ha implicazioni permanenti sul loro sviluppo cognitivo. Secondo un rapporto Unicef nel 1989 il tasso di alfabetizzazione in Iraq era del 95%, attualmente la situazione è precipitata, il 50% degli edifici scolastici è totalmente inagibile e quelli che ancora non lo sono, si trovano in condizioni gravissime e senza arredamenti e materiali didattici (dai banchi ai quaderni), in queste condizioni il sistema scolastico è completamente precipitato. E' fortemente in aumento il lavoro minorile e incredibilmente in crescita il fenomeno dei bambini di strada, che chiedono l'elemosina, che si arrangiano con la piccola delinquenza e qualche lavoretto occasionale, queste cose erano sconosciute in Iraq fino a 10 anni fa, la situazione dell'infanzia è incredibilmente peggiorata. Il numero dei minori fra i 9 e i 15 anni che si rivolgono ai centri di salute mentale è aumentato del 125% per disturbi mentali più o meno gravi, dalla depressione all'ansia, fino ai disturbi del comportamento.
L'Iraq prima dell'embargo e dei bombardamenti aveva raggiunto un livello in cui gli indicatori fondamentali che usiamo per misurare il benessere degli individui, bambini compresi, erano tra i migliori del mondo, oggi è sceso infondo alla classifica. I giovani potevano accedere a opportunità notevoli di formazione professionale e la classe media era composta di professionisti riconosciuti in vari campi, anche in ambiti internazionali. Oggi si assiste alla totale de-professionalizzazione della classe media, si trovano ingegneri che vendono i propri oggetti di famiglia al mercato, medici che sono diventati autisti e così via. Ne consegue che le nuove generazioni di giovani sono sempre più demotivate e depresse, non riuscendo ad immaginare sbocchi per la loro vita in un paese che vive una situazione così schiacciante su tutti i fronti.
LA VERGOGNA DEL PROGRAMMA "OIL-FOR-FOOD"
Nel 1996 l'Onu ha varato il programma "oil-for-food", che permette all'Iraq di vendere una minima parte del suo petrolio in cambio di denaro che va direttamente al Consiglio di Sicurezza. L'Iraq può poi fare delle richieste sul mercato internazionale di acquisto di generi di prima necessità, cibo, medicinali ecc., ogni contratto deve essere approvato dal Comitato per le sanzioni di New York.
Il risultato è che dal '97 i dati sulla malnutrizione e sulla malattia si sono stabilizzati, ma il programma non ha introdotto nessun miglioramento nella condizione della popolazione, questo programma infatti non permette all'Iraq di fare nessun programma di investimento per il risanamento delle strutture, dei servizi di base, della rete idrica, degli ospedali e degli edifici scolastici.
In un intervista sull'impatto delle sanzioni sull'Iraq e sulla politica americana Phyliss Bennis, membro dell'Istituto di Studi Politici e autrice del libro "Colling the Shots: How Washington Dominates Today's U.N." ha spiegato il fallimento del programma "oil-for-food": "Subito dopo l'istituzione del programma "oil-for-food" è stato chiaro che sarebbe stato insufficiente. L'incapacità dell'Iraq di estrarre petrolio per raggiungere anche semplicemente il limite massimo imposto dal programma "oil-for-food" comporta l'impossibilità di guadagnare la somma necessaria per soddisfare i bisogni basilari di cibo e medicine, figurarsi il necessario per intervenire sulla malnutrizione, che riguarda la riparazione degli acquedotti e degli impianti di scarico delle acque. Non ci sono soldi per nulla di tutto questo, e più andiamo avanti e più vediamo i bambini morire."
Danis Halliday che per circa trenta anni ha lavorato nelle Nazioni Unite, prima come assistente del Segretario Generale e poi come Coordinatore del programma umanitario "oil-for-food", nel settembre del 1998 ha rassegnato le dimissioni in aperta protesta con il proseguimento delle sanzioni economiche. Intervistato insieme a Phyliss Bennis ha dichiarato che "il crollo dei prezzi del petrolio ha spinto il governo iracheno e le nazioni Unite a stabilire un adeguato fondo per provvedere al cibo, alle medicine, e alla ricostruzione delle infrastrutture civili. La diminuzione della capacità dell'Iraq di produrre petrolio ha aiutato a determinare questo sforzo. Eppure si sta ancora sottraendo il 40% di questo fondo per i costi delle Nazioni Unite, per l'Unscom (United Nation Special Commission), il programma per le ispezioni militari, mentre il 30% va alle Nazioni Unite per compensare i pagamenti. Penso che di fronte a circostanze di alta mortalità questi pagamenti dovrebbe essere posposti fino a quando i bambini iracheni non moriranno più a causa delle sanzioni." "Il programma 'oil-for-fod' fu preparato per diminuire le conseguenze delle sanzioni, le quali sono indifendibili. Ma l'unica appropriata azione sarebbe stata quella di cancellare del tutto le sanzioni."
In realtà questo programma non solleva affatto la popolazione civile irachena dallo stato di sofferenza senza soluzione in cui è precipitata, serve solo politicamente come maschera per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale dalla realtà di questo genocidio, prima di tutto a danno dei bambini.




Rispondi Citando

