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    Predefinito L'Iraq prima dell'embargo... Dedicato a chi pensa che tutte le colpe siano di Saddam

    Dal sito http://www.kater.it/ (attualmente chiuso)

    Il 12 maggio 1996 Madeleine Albright, in qualità di Segretario di Stato, appare nel programma "60 minuti" della rete Cbs per esprimere il suo giudizio a riguardo delle migliaia di morti civili iracheni causate dai bombardamenti e dalle sanzioni. In quell'occasione gli venne chiesto: "Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti, più di quanti ne morirono a Hiroshima, è questo un prezzo che vale la pena pagare?" Madeleine Albright rispose: "Penso che sia una dura scelta, ma pensiamo sia un prezzo che vale la pena pagare".

    Questo testo è la rielaborazione di alcuni saggi, interventi e interviste apparse negli ultimi anni come testimonianza e condanna di un genocidio ancora in corso: quello del popolo iracheno.

    I testi e i documenti a cui si è fatto riferimento sono:

    "I bambini dell'Iraq" di Jhon Pilger, The Guardian, apparso su Internazionale del 31 marzo/6 aprile 2000

    www.iacenter.org/iraq.htm

    "Iraq:the impact of sanctions and U.S. policy", un intervista a Phyliss Bennis e Dennis Halliday di David Barsiaman, www. zmag.org

    "U.S. policy, Rogue States", di Noam Chomsky



    Iraq:guerra contro i bambini
    di Cecilia Bartoli

    Secondo un rapporto dell'Unicef pubblicato nel 1998 ogni mese in Iraq muoiono quattromila bambini come conseguenza delle sanzioni economiche, nei primi otto anni di embargo sono morti mezzo milione di bambini.

    Dall'inizio dei bombardamenti e delle sanzioni è aumentata sensibilmente la diffusione di alcune forme tumorali, linfomi e della leucemia. I medici e gli scienziati iracheni affermano con certezza che senza dubbio questo aumento è dovuto alle armi radioattive e all'uso dell'uranio impoverito, (utilizzato durante la Guerra del Golfo da americani e inglesi su tutti i campi di battaglia del sud). A causa delle sanzioni l'Iraq non può ricevere le apparecchiature e le consulenze scientifiche indispensabili per decontaminare i campi, come invece è stato fatto in Kuwait. Allo stesso tempo il comitato per le sanzioni di New York, ha bloccato e trattenuto alcune strumenti e medicine di importanza vitale: farmaci per le chemioterapie e perfino gli antidolorifici.

    I medici vedono morire ogni giorno bambini affetti da forme tumorali che con la terapia giusta avrebbero buone possibilità di guarire, e per giunta senza poter nemmeno somministrare loro degli antidolorifici nelle fasi terminali della malattia. Per quello che riguarda la leucemia, i medici sono costretti, dopo la diagnosi, ad aspettare impotenti la morte dei bambini che, con il giusto apporto di farmaci, potrebbero essere salvati. Basterebbe una combinazione di tre antibiotici, ma a loro è possibile somministrarne solo uno, senza perciò sortire alcun effetto. La stessa sorte colpisce i bambini affetti da meningite. Le medicine così come i vaccini arrivano in maniera molto sporadica e discontinua, perciò non è possibile per i medici attuare nessun piano terapeutico per la cura. La scusa è quella che certe sostanze potrebbero essere utilizzate per la fabbricazione di armi chimiche, la realtà è che questi sono farmaci comunissimi e presenti in qualsiasi ospedale. Un gruppo di esperti europeo ha stilato un elenco di 17 farmaci, assolutamente necessari per la cura di queste malattie, dimostrando l'impossibilità della loro trasformazione in armi chimiche e lo ha inviato all'Onu, senza ricevere alcuna risposta.

    Nel policlinico universitario di Baghdad che è il più grande e attrezzato ospedale del paese, mancano le infrastrutture basilari presenti in qualsiasi ospedale occidentale: le sacche per il sangue, le macchine per separare le piastrine, le incubatrici, le macchine per i raggi x, le macchine per cuore e polmoni, tutte "trattenute" a New York. In dieci anni di embargo la mortalità infantile, che era tra le più basse del mondo è diventata altissima. In un rapporto del '99 dell'Unicef la mortalità infantile dei bambini sotto i cinque anni e delle madri, si è duplicata. Conta 131 morti su 1000 e inoltre un bambino su 10 non raggiunge l'anno di vita.

    Il vero flagello che per intero colpisce la popolazione infantile è la malnutrizione cronica e la dissenteria. Se nel '90 si registravano per i bambini al di sotto dei 5 anni episodi di diarrea fino a 4 in un anno, adesso la frequenza arriva anche a 14, conducendo i bambini alla morte, poiché dopo ogni attacco l'organismo si debilita irrimediabilmente. Nel '90 si stimava una morte per dissenteria ogni 600 casi, ora il rapporto è di 1 a 50. La causa principale della dissenteria, (così come per altri generi di infezioni) è l'inquinamento delle acque. Secondo un rapporto dell'Unicef dieci anni fa il 92% della popolazione aveva l'acqua potabile, oggi l'acqua presa dal Tigri e non depurata è diventata letale. Il cloro che potrebbe "tamponare" questa situazione è stato bloccato dal Comitato per le Sanzioni, mentre la rete idrica, distrutta e deteriorata dai bombardamenti, non è sanabile a causa della mancanza di pezzi di ricambio, anche questi "trattenuti". L'acqua è perciò il maggior veicolo di malattia. Oltre all'elevata mortalità e all'aumento delle malattie, le sanzioni hanno prodotto gravi danni ai bambini sul piano psicologico.

    La malnutrizione cronica ha implicazioni permanenti sul loro sviluppo cognitivo. Secondo un rapporto Unicef nel 1989 il tasso di alfabetizzazione in Iraq era del 95%, attualmente la situazione è precipitata, il 50% degli edifici scolastici è totalmente inagibile e quelli che ancora non lo sono, si trovano in condizioni gravissime e senza arredamenti e materiali didattici (dai banchi ai quaderni), in queste condizioni il sistema scolastico è completamente precipitato. E' fortemente in aumento il lavoro minorile e incredibilmente in crescita il fenomeno dei bambini di strada, che chiedono l'elemosina, che si arrangiano con la piccola delinquenza e qualche lavoretto occasionale, queste cose erano sconosciute in Iraq fino a 10 anni fa, la situazione dell'infanzia è incredibilmente peggiorata. Il numero dei minori fra i 9 e i 15 anni che si rivolgono ai centri di salute mentale è aumentato del 125% per disturbi mentali più o meno gravi, dalla depressione all'ansia, fino ai disturbi del comportamento.

    L'Iraq prima dell'embargo e dei bombardamenti aveva raggiunto un livello in cui gli indicatori fondamentali che usiamo per misurare il benessere degli individui, bambini compresi, erano tra i migliori del mondo, oggi è sceso infondo alla classifica. I giovani potevano accedere a opportunità notevoli di formazione professionale e la classe media era composta di professionisti riconosciuti in vari campi, anche in ambiti internazionali. Oggi si assiste alla totale de-professionalizzazione della classe media, si trovano ingegneri che vendono i propri oggetti di famiglia al mercato, medici che sono diventati autisti e così via. Ne consegue che le nuove generazioni di giovani sono sempre più demotivate e depresse, non riuscendo ad immaginare sbocchi per la loro vita in un paese che vive una situazione così schiacciante su tutti i fronti.

    LA VERGOGNA DEL PROGRAMMA "OIL-FOR-FOOD"

    Nel 1996 l'Onu ha varato il programma "oil-for-food", che permette all'Iraq di vendere una minima parte del suo petrolio in cambio di denaro che va direttamente al Consiglio di Sicurezza. L'Iraq può poi fare delle richieste sul mercato internazionale di acquisto di generi di prima necessità, cibo, medicinali ecc., ogni contratto deve essere approvato dal Comitato per le sanzioni di New York.

    Il risultato è che dal '97 i dati sulla malnutrizione e sulla malattia si sono stabilizzati, ma il programma non ha introdotto nessun miglioramento nella condizione della popolazione, questo programma infatti non permette all'Iraq di fare nessun programma di investimento per il risanamento delle strutture, dei servizi di base, della rete idrica, degli ospedali e degli edifici scolastici.

    In un intervista sull'impatto delle sanzioni sull'Iraq e sulla politica americana Phyliss Bennis, membro dell'Istituto di Studi Politici e autrice del libro "Colling the Shots: How Washington Dominates Today's U.N." ha spiegato il fallimento del programma "oil-for-food": "Subito dopo l'istituzione del programma "oil-for-food" è stato chiaro che sarebbe stato insufficiente. L'incapacità dell'Iraq di estrarre petrolio per raggiungere anche semplicemente il limite massimo imposto dal programma "oil-for-food" comporta l'impossibilità di guadagnare la somma necessaria per soddisfare i bisogni basilari di cibo e medicine, figurarsi il necessario per intervenire sulla malnutrizione, che riguarda la riparazione degli acquedotti e degli impianti di scarico delle acque. Non ci sono soldi per nulla di tutto questo, e più andiamo avanti e più vediamo i bambini morire."

    Danis Halliday che per circa trenta anni ha lavorato nelle Nazioni Unite, prima come assistente del Segretario Generale e poi come Coordinatore del programma umanitario "oil-for-food", nel settembre del 1998 ha rassegnato le dimissioni in aperta protesta con il proseguimento delle sanzioni economiche. Intervistato insieme a Phyliss Bennis ha dichiarato che "il crollo dei prezzi del petrolio ha spinto il governo iracheno e le nazioni Unite a stabilire un adeguato fondo per provvedere al cibo, alle medicine, e alla ricostruzione delle infrastrutture civili. La diminuzione della capacità dell'Iraq di produrre petrolio ha aiutato a determinare questo sforzo. Eppure si sta ancora sottraendo il 40% di questo fondo per i costi delle Nazioni Unite, per l'Unscom (United Nation Special Commission), il programma per le ispezioni militari, mentre il 30% va alle Nazioni Unite per compensare i pagamenti. Penso che di fronte a circostanze di alta mortalità questi pagamenti dovrebbe essere posposti fino a quando i bambini iracheni non moriranno più a causa delle sanzioni." "Il programma 'oil-for-fod' fu preparato per diminuire le conseguenze delle sanzioni, le quali sono indifendibili. Ma l'unica appropriata azione sarebbe stata quella di cancellare del tutto le sanzioni."

    In realtà questo programma non solleva affatto la popolazione civile irachena dallo stato di sofferenza senza soluzione in cui è precipitata, serve solo politicamente come maschera per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale dalla realtà di questo genocidio, prima di tutto a danno dei bambini.

  2. #2
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    Dal sito http://www.iacenter.org/

    TRADUZIONE DELLA LETTERA DI RAMSEY CLARK, EX-MINISTRO DELLA GIUSTIZIA USA E LEADER DELL’INTERNATIONAL ACTION CENTER, AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU SULL’EMBARGO E LA MINACCIA DI UN’ IMMINENTE AGGRESSIONE ALL’IRAQ.

    Ambasciatore,

    Ogni speranza nutrita dai popoli delle Nazioni Unite per salvare le prossime generazioni dalla catastrofe della guerra attraverso le Nazioni Unite verrebbe cancellata da un nuovo attacco degli USA all’Iraq. Minacce di attacco sono state pronunciate ininterrottamente per un anno dal Presidente Bush, dal vicepresidente Cheney, dal Segretario alla Difesa Rumsfeld, da vari ministri e funzionari del Pentagono.La stessa guerra psicologia è un crimine contro la pace e viola la Carta delle Nazioni Unite. Spaventosi sarebbero gli effetti di un simile attacco sulla vita civile a Baghdad.

    L’ONU deve agire per prevenire un attacco degli USA contro l’Iraq. Se l’ONU non è in grado di impedire agli Stati Uniti, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, di commettere crimini contro la pace e contro l’umanità, come anche crimini contro una nazione che è già stata violata dagli USA oltre ogni limite, quale è la funzione dell’ONU? Come minimo, l’ONU deve pubblicamente esprimere la sua opposizione netta a ogni aggressione o tentativo di rovesciare il governo iracheno.

    Gli USA hanno spietatamente bombardato l’indifeso Iraq nel 1991 per 42 giorni. In gennaio-febbraio 1991, gli USA hanno condotto e glorificato l’aggressione all’Iraq. Il Pentagono annunciò di aver condotto 110.000 incursioni aeree contro l’inerme "culla della civiltà", scagliando 88.500 tonnellate di bombe. Questi bombardamenti a tappeto hanno distrutto l’agibilità economica della società irachena in tutto il paese. Hanno ucciso decine di migliaia di cittadini iracheni e altri. La gran parte dei bombardamenti è stata mirata contro civili e strutture civili. Sono stati bombardamenti ancora meno "precisi" dei recenti attacchi indiscriminati contro l’Afghanistan. Bombe USA hanno distrutto il sistema idrico, la distribuzione dell’elettricità, le comunicazioni, i trasporti, la produzione, il commercio, l’agricoltura, zootecnia e avicoltura, depositi di viveri, mercati, produzione di fertilizzanti e anticrittogamici, centri commerciali, patrimonio storico ed archeologico, abitazioni, aree residenziali, scuole, ospedali, moschee, chiese e sinagoghe. Per il Pentagono le proprie vittime ammontavano a 156. Un terzo da "fuoco amico", il resto per incidenti. Gli USA non hanno sofferto perdite in combattimento.

    Nel 1990 gli USA imposero sanzioni genocide. Le sanzioni economiche decise dagli USA contro l’Iraq furono dall’ONU approvate il 6 agosto 1990, 45° anniversario del bombardamento nucleare di Hiroshima. Quelle sanzioni sono la causa diretta della crudele morte di oltre un milione di persone. Si tratta del più grande crimine contro l’umanità nell’ultimo decennio del più violento secolo nella storia. Ogni dolorosa morte di persone dissipate da denutrizione, kwashiorkor, contaminazione da acque inquinate, malattie anche provocate dall’uranio, avrebbe potuta essere prevenuta. L’embargo continua fino al giorno d’oggi, provocando ogni giorno centinaia di decessi. Ogni agenzia dell’ONU impegnata in alimentazione, sanità, infanzia, tra le quali FAO, WFP, WHO e UNICEF, ha denunciato l’orrore, le dimensioni e la responsabilità di questa catastrofe umana.

    La maggioranza delle vittime causate dalle sanzioni sono bambini, anziani, malati cronici e casi di emergenza sanitaria. Sono la popolazione maggiormente vulnerabile ad acque inquinate, denutrizione, mancanza di farmaci, attrezzature e rifornimenti medici. Gli USA affermano che responsabile delle morti da mancanza di cibo e medicine è il governo iracheno. E’ falso. Gli USA per sei anni hanno bloccato la vendita di petrolio iracheno prima di dare l’impressione di cedere a istanze umanitarie di consentire alla vendita di greggio per acquistare viveri e medicinali. Dal 1967 ha consistentemente sabotato il programma "Petrolio per cibo" che, comunque, non permette di rallentare il costante deterioramento della salute e il crescente tasso di mortalità in Iraq. Prima dell’embargo, non esisteva denutrizione in Iraq e i servizi sanitari gratuiti costituivano un modello per l’intera regione. L’attuale sistema governativo di distribuzione di cibo a tutti i bisognosi, seppure nelle quantità di sussistenza disponibili, rappresenta, secondo l’ONU, un esempio di correttezza ed efficienza senza pari nel mondo.

    Per undici anni gli aerei USA hanno attaccato l’Iraq indiscriminatamente. Dal marzo 1991, quando gli attacchi conoscevano una media di una sortita ogni 30 secondi, gli USA hanno condotto bombardamenti incessanti contro l’Iraq. Senza la perdita di un solo velivolo, gli attacchi USA hanno ucciso civili, personale delle stazioni radar, tutti i passeggeri di un elicottero ONU, persone di ogni categoria, compresa l’artista di fama internazionale Leila Al Attar, direttrice del Centro Nazionale delle Arti.

    L’Iraq non rappresenta una minaccia agli USA, ai paesi della regione o ad altri. Mentendo, gli USA hanno affermato che l’Iraq starebbe lavorando allo sviluppo di armi di distruzione di massa allo scopo di attaccare gli USA, Israele, i suoi vicini o altri. Ma gli USA hanno anche affermato che i suoi attascchi nel 1991 avevano distrutto l’80% del potenziale militare iracheno. Gli ispettori dell’ONU hanno dichiarato di aver visitato e distrutto il 90% della capacità irachena di produrre armi di distruzione di massa dopo il 1991. L’Iraq, la sua popolazione e le sue risorse sono all’esaurimento totale. L’Iraq possiede una generazione "menomata" di bambini sotto i 10 anni e una popolazione debilitata in tutte le classi d’età.

    Gli Stati Uniti sono i più grandi autori di violenza sul pianeta. Due dei più elevati funzionari ONU incaricati delle ispezioni, e un funzionario statunitense, si sono dimessi, hanno denunciato le sanzioni e negato che vi sia una minaccia irachena di sviluppare armi di distruzione di massa. Gli USA posseggono più armi nucleari di tutte le altre nazioni insieme, come anche i più numerosi e sofistica mezzi di invio di armi nucleari, compresa la flotta sottomarina di Trident II. Possiedono le più vaste riserve di armi chimiche e biologiche e i più avanzati ed estesi centri di ricerca di armi di distruzione di massa del mondo. La spesa militare degli USA supera quella di tutte le altre potenze insieme. Il presidente Bush ha dichiarato ripetutamente di avere il diritto al primo colpo.

    Gli USA hanno cancellato trattati per il controllo delle armi nucleari e la loro proliferazione; hanno votato contro i protocolli che permettono l’attuazione della Convenzione sulle Armi Biologiche; hanno respinto il trattato contro le mine terrestri, per la Corte Penale Internazionale e tutti gli sforzi internazionali di controllare e limitare le guerre. La guerra USA contro il terrorismo è la dichiarazione del diritto degli USA di attaccare chiunque per primi, in ogni luogo, unilateralmente, senza ragione e sul mero sospetto. Quale governo costituisce la maggiore minaccia contro la pace globale, la Mesopotamia e i suoi vicini, gli USA o l’Iraq?

    Invio questa lettera a Lei, a ogni membro del Consiglio di Sicurezza, al Presidente dell’Assemblea Generale e al Presidente Bush. E’ una di varie lettere che descrivono e contestano i torti degli USA e dell’ONU contro l’Iraq. Ma il torto denunciato in questo scritto è il più grave. Se, 12 anni dopo il suo devastante assalto aereo e dopo dodici anni di embargo genocida, gli incessanti attacchi aerei e le minacce di morte a vittime innocenti, gli USA dovessero infliggere il colpo di grazia al popolo iracheno, nel silenzio dell’ONU e delle nazioni ricche del mondo, vergogna e impotenza ci condanneranno a una violenza sempre più illimitata.

    L’assalto USA contro l’Iraq provocherà una maggiore violenza. E’ necessaria un’azione urgente del’ONU per impedire questo attacco.

    La sollecito a attivare immediatamente le Nazioni Unite, l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza e tutte le agenzie ONU per denunciare le persistenti minacce USA contro l’Iraq, per esigere l’immediata cessazione delle minacce e ammonire gli USA che una sua guerra all’Iraq violerebbe la Carta dell’ONU, il diritto internazionale, e l’amicizia di tutti coloro che cercano la pace e rispettano la dignità dell’essere umano.

    Un attacco USA violerebbe anche la Costituzione e le leggi degli Stati uniti, imponendo l’impeachement, il processo davanti al Senato USA e accuse penali nelle Corti Federali contro il Presidente Bush e tutti i politici e funzionari corresponsabili.

    Sfortunatamente in ani recenti la nostra Costituzione è stato affrontata piuttosto con continue violazioni che con la rigorosa osservanza dei diritti per i quali è stata creata. Ma l’impegno a denunciare la responsabilità di ogni autorità statunitense che dovesse partecipare all’assalto all’Iraq verrà qui perseguito da tutti coloro che amano il proprio paese e, per questo, si battono perché le sue azioni siano giuste.

    In fede,

    Ramsey Clark.

    Tradotto e diffuso da Fulvio Grimaldi, vicepresidente del Comitato Internazionale per la Difesa di Slobodan Milosevic

  3. #3
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    Dal sito www.arabcomint.com

    LE BUGIE SULL'EMBARGO ALL'IRAQ

    PRIMA BUGIA:
    E' COLPA DI SADDAM SE SONO MORTI MEZZO MILIONE DI BAMBINI. SADDAM POTREBBE NUTRIRE IL SUO POPOLO SE COMPRASSE CIBO INVECE DI ARMI

    "Piu' di un milione di iracheni - 500.000 di essi, bambini - e' morto come conseguenza diretta dell'embargo. Il 12% dei bambini di Baghdad e' morto, il 28% malato, il 29% denutrito" (FAO, dicembre 1995).

    Tutto il denaro ricavato dalla vendita di petrolio viene gestito da ispettori dell'ONU, il 40% del quale viene trattenuto per riparazioni di guerra e sostentamento delle Nazioni Unite. E' solo da pochi mesi che Washington ha permesso il passaggio di viveri di prima necessita' e medicinali dopo una chiusura di anni. Per dieci anni e' stato imposto il veto sull'importazione di cloro per disinfettare l'acqua e di attrezzi agricoli e per ricostruire la rete elettrica in tutto il paese.

    Un rapporto del New York Times (2/11/01) rivela che vengono trattenuti miliardi di dollari sulla vendita del petrolio. Le vendite di petrolio hanno ottenuto un ricavo di 4 miliardi di dollari l'anno: l'ONU ha trattenuto il 35% del ricavato, lasciando al popolo iracheno 2.6 miliardi di dollari, divisi per una popolazione di 20 milioni di abitanti. Ogni iracheno, dunque, ha ricavato 130 dollari l'anno, il che vuol dire 36 centesimi al giorno per compare cibo e medicine. E si tenga conto del fatto che il governo iracheno ha bisogno di parte di questo ricavato per la ricostruzione delle infrastrutture (acquedotti, ponti, fabbriche, strade, rete telefonica ed elettrica). A parte tutto cio', gli USA hanno impedito che l'Iraq riorganizzasse la sua attivita' agricola con il blocco assoluto imposto a tutti i prodotti chimici e meccanici (fertilizzanti, insetticidi, macchine agricole)

    SECONDA BUGIA:
    SE L'IRAQ PERMETTESSE L'ISPEZIONE DEI COMMISSARI INTERNAZIONALI SUI DEPOSITI DI ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, L'EMBARGO TERMINEREBBE. L'IRAQ DEVE DIMOSTRARE CHE NON POSSIEDE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA

    Non c'e' alcuna connessione tra le ispezioni e le sanzioni sull'Iraq, e, di conseguenza, non vi e' alcun incentivo affinche' l'Iraq permetta tali ispezioni.

    In realta' gli USA utilizzano le ispezioni come un grilletto per l'attacco. Le ispezioni non solo solo inutili (nessun governo al mondo utilizzerebbe siti da ispezionare per costruire armi chimiche e biologiche) ma e' stato provato, anche attraverso denunce di ispettori stessi, che esse non sono in alcun modo correlate all'imposizione dell'embargo. In altre parole, l'embargo sull'Iraq andra' avanti, come asseri' Clinton, "fino alla fine dei tempi, o, almeno, fino alla fine di Saddam". Madeleine Albright affermo', nel 1997, che gli USA "non erano d'accordo con quei paesi i quali affermavano che, se l'Iraq avesse assolto ai suoi obblighi internazionali in merito alle armi di distruzione di massa, le sanzioni avrebbero dovuto essere alleggerite".

    TERZA BUGIA:
    L'IRAQ NON ACCETTO' L'ISPEZIONE DEI COMMISSARI INTERNAZIONALI. ECCO PERCHE' L'AMERICA COMINCIO' I BOMBARDAMENTI

    L'Iraq, in realta', permise ispezioni dal 1991 al 1998, ma Washington non alleggeri' la pressione economica e militare. Scott Ritter, ex-ispettore dell'UNISCOM, disse ai microfoni della CNN: "In termini di programmi a larga scala di armi di distruzione di massa, queste sono state fondamentalmente eliminate e smantellate dagli ispettori fin dal 1996, sicche' oggi (1998) la situazione sul terreno e' completamente sotto controllo". In quello stesso anno, Washington chiese l'accesso ai files personali governativi, cioe' alla struttura del potere politico iracheno. Saddam capi' che le richieste americane sarebbero via via aumentate senza alcuna contropartita, ossia senza alcun alleggerimento dell'embargo.

    QUARTA BUGIA:
    L'EMBARGO NON E' DIRETTO CONTRO LA POPOLAZIONE IRACHENA, MA CONTRO IL SUO GOVERNO
    La Gran Bretagna e gli USA hanno imposto all'Iraq un piano di "pace" che prevedeva ispezioni continue in cambio di nulla. La Russia e la Francia suggerirono un piano che prevedeva la fine dell'embargo in cambio delle ispezioni continuate da parte degli ispettori del WMD.

    A cio' Washington ha risposto con un no secco a tutte le ipotesi di alleggerimento dell'embargo, non importa quali fossero i passi dell'Iraq, fintantoche' Saddam restava al potere. Le cifre drammatiche dell'embargo parlano chiaro: la popolazione irachena soffre di denutrizione cronica. Una popolazione che, prima della guerra, vantava i piu' alti standars di livello di vita in tutto il Medioriente, sta regredendo verso l'eta' della pietra. L'impatto piu' notevole e' sui bambini: si calcola che le privazioni di cure, assistenza sanitaria, cibo e medicinali produrra' una prossima generazione di iracheni mentalmente ritardati, con grossi problemi comportamentali e fisici.

    QUINTA BUGIA:
    LE NAZIONI UNITE HANNO DECRETATO L'EMBARGO. WASHINGTON L'HA SOLO RINFORZATO

    In realta' molte nazioni desideravano interrompere l'embargo e permettere il passaggio di beni non militari. Il veto imposto dagli USA ha sempre bloccato qualsiasi iniziativa in tal senso (UPI, 11/1/00). Quando nel 1990 fu imposto l'embargo, uno tra i piu' brutali mai imposti ad un paese in epoca moderna, nessuno intendeva che dovesse durare a vita. Tale embargo contravviene alla Carta delle Nazioni Unite, ed alle Convenzioni dell'ONU sui diritti umani e sui diritti del bambino. L'attacco unilaterale all'Iraq e' totalmente illegale, incostituzionale e contravviene alla Carta delle Nazioni Unite ed a quella di Norimberga.

    SESTA BUGIA:
    SE NON BOMBARDIAMO L'IRAQ, QUESTI USERA' LE SUE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA CONTRO I SUOI VCINI, IN PARTICOLARE CONTRO ISRAELE

    Saddam non ha usato tali armi durante la Guerra del Golfo, quando la popolazione irachena veniva attaccata da tutti i paesi del mondo e non lo farebbe mai, seppure possedesse tali armi.

    Per contro, i vicini prossimi dell'Iraq, la Turchia ed Israele, non soltanto possiedono armi di distruzione di massa (Israele possiede addirittura oltre 200 testate nucleari mai ispezionate) ma le utilizzano, contri i curdi e contro i palestinesi. Il prossimo attacco all'Iraq non sara' fatto dunque per impedire l'utilizzo di tali armi, ma semplicemente per smembrare un paese gia' devastato, dividerlo in tre tronconi guidati possibilmente da governi fantoccio, eliminare qualsiasi possibilita' che possa esservi una nazione, in Medioriente, in grado di poter competere con Israele, mantenere l'intero Medioriente in uno stato di soggezione, dipendenza, instabilita'.

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    Dal sito http://www.fvg.peacelink.it/

    IRAQ, ANNO 2000
    di Anna Mazzolini

    Sono passati ormai 9 anni di embargo ed il popolo iracheno resiste ancora. La determinazione e la volontà di condurre una vita "normale" è l'asse portante di questa popolazione. Ciò che colpisce è la facoltà di integrare nella vita di ogni giorno gli effetti dell'embargo.

    L'energia elettrica a Baghdad viene fornita per 6 ore, poi viene sospesa per tre e così via. Tutta la vita quotidiana è stata adattata a questo. A Bassora le 6 ore con sono alternate a 6 ore senza e la gente concentra tutte le faccende quotidiane: la spesa, gli uffici, la scuola, mentre nelle 6 ore di "non luce " la vita si ferma, soprattutto d'estate quando la temperatura raggiunge anche i 60 gradi.

    L'acqua a Bassora è ancora un problema. Mancano le condutture dal 1991 e l'acqua viene prelevata da pozzi, ma non esistono attrezzature per rendere potabile l'acqua.

    Ogni tentativo da parte delle ONG di importare pompe per l'acqua viene fermato dalle Nazioni Unite perché considerato "materiale pericoloso".

    Nelle strade di Baghdad si incontrano sempre più spesso donne e bambini che chiedono la carità o cibo.

    E' un fenomeno che cresce a dismisura e che è sempre più difficile contenere. I bambini abbandonano la scuola per aiutare la famiglia e così, se prima l'Iraq era uno dei paesi più alfabetizzati del Medio Oriente, ora l'analfabetismo cresce in maniera esponenziale con conseguenze sul futuro del paese.

    Haysam allunga la mano per chiedere "bakscisc" (mancia), "e la scuola?" "non posso andare a scuola. La mamma è a casa, il papà è morto in guerra e siamo in cinque fratelli".

    "Ci vogliono togliere la facoltà di pensare" dice Kamel, cameriere in un albergo. Prima girava il mondo suonando musica etnica. Guadagna 20.000 dinari il mese (£ 20.000); una fortuna se si pensa che un impiegato statale guadagna 3.000 dinari il mese e che un affitto medio è di 8.000 dinari. Kamel fa il doppio lavoro; esce la mattina alle 7.00 e torna a casa alle 23.00. "Una volta avevo tempo per leggere quello che accadeva nel mondo, per conoscere. Ora non ho tempo neanche di vedere la mia famiglia".

    C'è la fila di ingegneri, di professionisti che chiedono alle ONG lavoro. "Non c'è lavoro per noi" dice un ingegnere edile. Parla perfettamente l'inglese e il francese. "Cosa dobbiamo fare per vivere? Andare all'estero o rimanere?" Molti hanno cercato "fortuna" all'estero rinunciando alla famiglia e alla loro terra. Quelli che rimangono si adattano a qualsiasi lavoro: taxista, venditore temporaneo, traduttore.

    "In cosa possiamo credere ancora? Perché il futuro deve essere diverso dal presente? Sono quasi 20 anni che siamo in guerra, prima l'Iran ed ora l'embargo, avremo mai pace?"

    E' così che i giovani si rivolgono a quei pochi occidentali che lavorano in Iraq. Tra questi vi sono i volontari dell'associazione italiana "Un ponte per...". Nell'ambito del programma "Friûl pal mont/Friul Overseas" la sezione friulana ha presentato un progetto per la ristrutturazione di edifici scolastici. Dopo anni di embargo molte scuole sono fatiscenti. Molte aule sono inagibili e i bambini vengono ammassati nei locali disponibili. I servizi e gli impianti sono spesso in situazioni pessime o non più utilizzabili.

    L'anno scolastico è lungo in queste condizioni e la preside di una scuola elementare mormora "non mi importa quando verrà sistemata la scuola, mi basta vedere che c'è ancora qualcuno che pensa a noi e ai nostri bambini."

    Nell'ambito del programma "Friûl pal mont/Friul Overseas" è stata fino ad oggi trasferita la somma di due milioni di lire, frutto della sottoscrizione di privati.

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    Dal sito http://www.carmencovito.com/

    Alla scoperta di Babilonia. Tra deserti e rovine, sulle orme di Miss Bell
    di Carmen Covito
    (articolo pubblicato su Amica n.48, 24 novembre 1999)

    La lampada di Aladino che ho comprato nel suq degli argenti di Bagdad non funziona: a strofinarla ancora un po' diventerà uno specchio, ma non ne viene fuori nessun Genio disposto a soddisfare desideri. Peccato, gli avrei chiesto di levarmi dalla mente lo scugnizzo magrissimo che, nel tratto di strada tra l'Hotel Isthar e l'Hotel Palestine, ha tentato di vendermi un pacchetto di malconce gomme da masticare: ecco che siamo già tutti sul pullman governativo, in salvo, però no, c'è un finestrino aperto, e lui prende la mira e fionda il suo pacchetto dentro il pullman, addosso a me che, raccolta la misera merce, gliela ributto giù dal finestrino, perché, come si fa?, se do dei soldi a questo poi mi circonderanno in dieci...

    Il bambino recupera il pacchetto, alza la testa e lo rilancia dentro: un tiro duro come una sentenza. Non mi difenderò cercando di spiegargli che lui è soltanto uno del milione di bambini ridotti alla miseria dalla guerra, dall'inflazione, dall'embargo dell'ONU che blocca l'esportazione del petrolio iracheno, e che asciugare una singola goccia non risolverebbe l'alluvione, e che per giunta io non sono americana: ha comunque ragione lui a sentirmi nemica.

    Di conseguenza, non mi godo per niente i novanta chilometri di palme spettinate che fanno ciondolare grappoloni di datteri giù tra l'Eufrate e il Tigri, né mi allieta poi molto lo spettacolo delle delegazioni multicolori che stanno preparandosi a sfilare tra le rovine della favolosa Babele in un tramonto adeguatamente onirico: eppure sono qui per questo, per assistere con una dozzina di altri osservatori italiani al Festival Internazionale di Babilonia, o perlomeno alla sua serata inaugurale.

    Poi taglierò la corda, perché è vero che per gli iracheni questo festival di musiche e di danze è oggi l'unica possibilità di scambio culturale con il resto del mondo, ma per me è un'occasione colta al volo per visitare il paese dei Sumeri, delle Mille e Una Notte e di Gertrude Bell, la più romantica delle zitelle inglesi avventuriere.
    Orientalista, archeologa e autrice di gran libri di viaggio, Miss Bell era il tipo di donna che all'inizio del secolo girava per deserti e per steppe chiacchierando a tu per tu con sceicchi sbalorditi e meritandosi il titolo di "uomo onorario".

    Dal 1917, quando si stabilì a Bagdad come ufficiale dell'Esercito inglese occupando il Segretariato per l'Oriente e diventando la massima autorità in fatto di politica locale, tutti cominciarono a chiamarla semplicemente "Khatun", cioè "La Signora" per eccellenza.
    Lawrence d'Arabia dipendeva da lei per le informazioni militari sulla Mesopotamia, e nel 1921 fu lei che rese possibile la nascita dell'Iraq come stato indipendente all'interno del Mandato Britannico, sostenendo e consigliando il suo primo re, l'hashemita Feisal.

    Contemporaneamente, la Khatun diventava il primo Direttore delle Antichità dell'Iraq e nel 1923 fondava a Bagdad il primo museo archeologico del Medio Oriente.

    Max Mallowan (archeologo famoso più per essere stato il marito di Agatha Christie che per i suoi pur importanti scavi) era ancora un giovane apprendista quando, come scrive nelle sue memorie, assistette a un epico scontro sulla divisione dei reperti tra Miss Bell e Leonard Woolley, scopritore delle Tombe Reali di Ur e rappresentante del British Museum: "La divisione doveva avvenire su una base del cinquanta per cento, ma nemmeno una tigre avrebbe difeso meglio i diritti dell'Iraq. A quel tempo Miss Bell aveva 57 anni ed era ancora una donna di eccezionale energia. Ricordo fin troppo bene una gita a Eridu con lei: per quanto fosse una giornata caldissima, nessuno degli uomini osava essere il primo a suggerire che la signora la smettesse di gironzolare qua e là in mezzo alla polvere e comandasse una sosta per il pranzo".

    Però intanto, lasciata la ricostruzione della Porta di Ishtar tutta a mattonelline azzurre decorate a leoni e a chimere smaltate, mi lascio trasportare dal corteo delle delegazioni fino al teatro greco di Babilonia, dove un musical storico-politico sta inaugurando il Festival. Saddam Hussein ci tiene a rivendicare la tradizione culturale della sua terra:

    ecco sul palcoscenico i Sumeri che inventano la scrittura e le città, poi salta fuori Sargon di Akkad, lo seguono gli imperi babilonese, assiro e neo-babilonese danzando in eleganti coreografie, interrotte da siparietti in cui Isthar, la dea Inanna dei Sumeri, scende graziosamente a benedire il potente di turno e a fare sfoggio di costumi sfarzosi e sempre più succinti.Giusta interpretazione: Isthar/Inanna è una dea dell'amore. Per i popoli della Mesopotamia era, allo stesso tempo, anche la dea della guerra: ed anche questo è giusto, poiché l'amore ferisce, e a volte uccide. Improbabile però che Gertrude Bell abbia ingoiato tutti quei barbiturici per un semplice amore andato a male. Nel 1926 era del tutto sola, ma il vero dramma umano, per lei che aveva orientato i destini politici di una nazione, sarà stato venire accantonata e ritrovarsi a dirigere solamente un museo.

    Che se ne faceva dell'amore, una che aveva avuto il potere? E adesso questo musical come finirà? Sospetto con disagio che, sciorinate le glorie del passato, si arrivi al panegirico del dittatore in carica... No, ho sospettato a torto. Attori e danzatori, tutti al proscenio, cantano un orecchiabile motivo che fa "Bagdad, Bagdad" ma potrebbe benissimo fare "New York, New York". Sono sofisticati, gli iracheni.

    Kassem Bayakli, un regista-antropologo-scrittore che abitualmente vive a Firenze, il giorno dopo mi racconterà di aver tradotto e pubblicato in Iraq Pirandello, Pasolini e le commedie di Dario Fo, nonostante l'embargo che rende problematico stampare libri nuovi e del tutto impossibile importarne.
    In effetti, la sola cartina di Bagdad che qui si trova in vendita ha ventisette anni e li dimostra tutti: indica ponti che si sono spostati, edifici distrutti dai bombardamenti, ambasciate ormai chiuse, e mette un parco dove ora si innalza un gigantesco Monumento ai Caduti che raffigura uno scudo spezzato e che, in realtà, assomiglia preciso a un'astronave di "Guerre Stellari".

    Poco distante, quattro enormi scimitarre disegnano nell'aria due minacciosi archi trionfali per segnare il percorso delle parate dell'esercito. In ogni piazza o bivio sosta una camionetta con soldati in verde oliva, armati di pesanti mitragliatori neri. Ma spesso stanno a guardia di sculture poco preoccupanti: in una piazza c'è Sheherazade che racconta le fiabe al sultano, in un'altra si vede la governante di Ali Baba che versa olio di bronzo nelle quaranta giare dei quaranta ladroni.

    In un rondò del centro, il vecchio re Feisal sorveglia il traffico dall'alto di un cavallo, e sembra un po' seccato di essere stato talmente rimosso dalla memoria storica dell'Iraq che la guida turistica ufficiale elenca tutti gli altri monumenti di Bagdad tranne il suo. Il perché si intuisce. La monarchia voluta dagli inglesi, rovesciata da un colpo di stato nel 1958 e sostituita dieci anni dopo dalla repubblica socialista di Saddam Hussein, è un episodio di interferenza negli affari interni che per gli iracheni di oggi, ancora sottoposti alle incursioni di aerei americani nella "zona di non sorvolo" a nord del 36° parallelo e a sud del 33°, deve avere un sapore di attualità sgradevole.
    Semiricostruita dopo il bombardamento del 1991, Bagdad è tutta palazzoni moderni oppure grattacieli rabberciati degli anni Settanta come l'Hotel Rashid, quello famoso perché Peter Arnett della CNN ci faceva la cronaca di guerra contemplando la Madre di Tutte le Battaglie dalla finestra della sua suite (settimo piano, vista panoramica sui giardini Zawra e la Torre Saddam).

    Resta poco della Bagdad esotica vissuta da Miss Bell. A guardar bene per le strade del centro, tra le facciate nuove spunta qua e là uno spiazzo con un villino liberty, e la via porticata che conduce al Palazzo dei re Abassidi è rimasta com'era nella fotografie dei primi del Novecento, piena di bottegucce sotto i portici: ma se ti scappa l'occhio più su dell'architrave, ecco che vedi case sventrate, o già rifatte e appoggiate con grossi putrelloni sulle colonne antiche.

    Girando attorno a Feisal e attraversando il Tigri, si arriva nella piazza del Museo dell'Iraq. Il palazzo, vastissimo, non è più quello che la Khatun volle energicamente nel 1923 spezzando l'abitudine già quasi secolare degli archeologi di portarsi via, al British Museum o al Louvre o ai musei di Berlino o di Istambul, tutto ciò che trovavano negli scavi.

    Lei aveva cominciato con uno scaffaletto in una stanza del palazzo del governo, poi comprò una palazzina di mattoni gialli in Ma'moun Street e la riempì di vasi, bassorilievi, avori e tavolette di testi in cuneiforme (la palazzina gialla c'è ancora, però alberga un tenero museo del bel tempo che fu, il Museo di Bagdad, pieno di baffuti sceicchi di cera, di baffuti danzatori di cera e di un incredibile caffè con un centinaio di baffuti avventori di cera). Il Museo Archeologico attuale è stato costruito nel 1966, ed è chiuso da otto anni.
    Tutti gli oggetti sono imballati e custoditi nei sotterranei, a parte pochi, splendidi bassorilievi assiri esposti come esempio. Attraversando una sala in penombra, quasi inciampiamo in una grande testa segata in cinque pezzi: "Viene da Khorsabad", spiega la funzionaria che accompagna il mio sparuto gruppo, "la polizia è riuscita a recuperarla prima che prendesse la strada del mercato clandestino internazionale, come tante altre cose. Un brutto sottoprodotto dell'embargo: la fierezza dei nostri contadini per i nostri novemila anni di storia sta cedendo alla tentazione di ricavare cibo dai reperti sparsi nelle campagne, e, sì, ci sono stati furti perfino nei musei provinciali, che sono molto meno sorvegliabili di questo".

    Infatti: già da tre anni John Malcolm Russell dell'Archeological Institute of America lancia allarmi tramite Internet sulla distruzione dei bassorilievi del palazzo di Sennacherib a Ninive e tiene d'occhio il mercato antiquario americano
    (e io rifletto che un difensore del patrimonio archeologico acceso come lui può capire benissimo come doveva sentirsi sui carboni ardenti la Khatun, britannica fino alle sottovesti e colonialista certamente fino all'osso, eppure pronta a fare fuoco e fiamme per far restare i tesori dell'Iraq dove dovevano restare: qui). Prima di andare a Ninive per constatare i buchi di Sennacherib, mi infiltro in un convegno di archeologi presieduto dal Ministro della Cultura e dell'Informazione, placco due eminentissime archeologhe italiane e riesco così a farmi presentare al più recente successore di Miss Bell. Il dottor Al-Qaissi Rabyah, Direttore Generale alle Antichità e al Patrimonio, è fresco di nomina e ottimista: "Per i musei locali a rischio, stiamo sostituendo i pezzi originali con delle copie.

    Qui ci auguriamo di poter riaprire tutte le sale nel giro di sei-sette mesi. Non si tratta solo delle esposizioni: abbiamo una biblioteca importantissima per gli studiosi, che da anni non possono più accedervi..." Domando se, magari, ha bisogno di qualcosa, e immediatamente mi rendo conto di aver detto un'idiozia. A questi manca tutto: le automobili per gli ispettori che devono proteggere i siti esposti ai furti, il materiale tecnico e fotografico, le attrezzature per la biblioteca, i condizionatori indispensabili per conservare i reperti, perfino le vetrine, qualche risma di carta, le penne.
    Ma in un paese al quale mancano anche le medicine per curare i bambini, nessuno perde tempo a lamentarsi per la mancanza di una fotocopiatrice, e il Direttore infatti non si lamenta. Spera di farcela, lui, con quel niente che ha.(*)
    Me ne vado chiedendomi dove saranno mai tutte le armi ultramoderne che gli iracheni sono accusati di avere. Fuori città, fino a Ukhaidir a Ovest, fino a Mosul a Nord, fino a Kirkurk a Est (verso Sud, verso Ur e lo Shatt-el-Arab, non mi hanno lasciata andare perché due giorni prima un giornalista svizzero ci era stato ferito da un aereo in vena di mitragliamenti), non ho visto che carri armati alquanto rugginosi e contraeree un po' patetiche. In quantità vertiginose, certo. In una successione ininterrotta, sì. Appena si esce dai centri abitati, ecco il filo spinato, le caserme, l'incubo militare che rovina ogni sogno di deserti romantici.

    Perciò, tornata a Bagdad, vado a cercare il vecchio cimitero degli inglesi. Sta nel quartiere Wasirya, che al tempo di Miss Bell era campagna: lei fu sepolta lì, con una cerimonia solenne e militare. Vorrei dire a Gertrude che, per quanto simpatica mi stia la sua forte ambizione di "essere una persona importante", forse nel perseguirla commise un errore, uno solo ma grave. Infatti toccò a lei, nel 1918, disegnare su una carta geografica i confini del nuovo stato, e lei li disegnò, scrivendo poi a suo padre di essersi "sentita come il Creatore a metà dei Sette Giorni. Secondo me si chiedeva anche lui come sarebbe andata a finire".
    Qui è finita malissimo: prima un conflitto di otto anni per il confine con l'Iran, poi la Guerra del Golfo per il confine con il Kuwait. "Ma davvero non era prevedibile?" vorrei dire alla tomba di Gertrude, "O di fronte al miraggio del petrolio del Sud la tua parte britannica ha preso il sopravvento sul ruolo di Khatun degli iracheni?".

    Il cimitero degli inglesi è intatto, è verde di alberi, ma è saldamente chiuso da un recinto di sbarre. A scavalcare la cancellata non ci provo neanche. Perché così va bene, così tutto ha più senso: io cercavo una tomba e ho trovato una metafora. Addio, Miss Bell, il tuo ambiguo entusiasmo per la Mesopotamia è un capitolo chiuso come il tuo cimitero, e sarebbe superfluo rinfacciarti le colpe del tuo tempo: riposa in pace almeno tu, che puoi.

    (*) Nota: Il museo Archeologico Nazionale Iracheno è stato effettivamente riaperto, nell'aprile del 2000.

  6. #6
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    Grazie Tomàs. Grazie col cuore.

    angelo.

  7. #7
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    Originally posted by angelo nero
    Grazie Tomàs. Grazie col cuore.

    angelo.


    Mi unisco ai ringraziamenti.

  8. #8
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    Grazie a voi, cari amici...

    Nel nostro infinitamente piccolo, il solo mezzo di cui disponiamo è la controinformazione... Cerchiamo, dunque, di farla meglio possibile...

    Salutoni.

  9. #9
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    Dal sito www.ilnuovo.it

    Guerra all'Iraq, le ragioni di un no
    La sconvolgente testimonianza di un ex ispettore dell'ONU che dimostra come un eventuale attacco da parte degli Stati Uniti a Saddam Hussein oltre che illegittimo è anche inutile

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...151764,00.html

 

 

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