Posto qui un nuovo thread che è connesso a quello sul crocefisso (di ieri) passato forse inosservato ma che ha fatto parlare l'EBREO
tratto da "Il Corriere della Sera" di oggi, 19.09.02
L’EBREO
Luzzatto: sono perplesso e preoccupato
ROMA - «Cosa metterei nelle aule delle scuole italiane? La doppia elica del Dna, l’unico simbolo del genere umano punto e basta. A prescindere dal colore della pelle, dalla lingua, dalla religione, insomma da tutto quello che dovrebbe essere solo un particolare». Amos Luzzatto è il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Si dice «perplesso e preoccupato» per l’idea di tornare al crocifisso in classe.
Perché?
«Basta guardare le date. Il ministro Moratti fa appello ad un regio decreto del 1928. Bell’esempio di modernità: siamo nel 2002, peraltro quasi alla fine dell’anno. E la Repubblica tira fuori dal cassetto una cosa di settanta anni fa. Sarebbe meglio guardare avanti, non ad un passato di cui certo non possiamo andare fieri».
Che cosa è cambiato da allora?
«Tanto, per fortuna. C’è stato un movimento migratorio di grandi dimensioni. E la nostra società, anche se a qualcuno non piace, è diventata multiculturale».
La Lega, però, vuole mettere il crocifisso non soltanto nelle scuole ma in ogni luogo pubblico.
«Peggio ancora. Forse non sta a me dirlo ma la tradizione cristiana è fatta di accoglienza. Qui, invece, si fa l’esatto contrario: si vogliono creare divisioni, separare la gente che si considera a posto da quella che vive in Italia come ospite, che deve rigare diritto e, soprattutto, non creare problemi. Non è un bel modo di aprire le braccia al forestiero».
C’è chi dice che il crocifisso è il simbolo della nazione, come il ritratto di Ciampi il simbolo dello Stato.
«E’ solo uno dei simboli. E non è il simbolo di tutti. Comunque, usato così è un avvertimento contro i musulmani. E allora cosa si farà domani contro gli induisti? E il giorno dopo ancora contro gli ebrei? E’ un meccanismo a catena difficile da fermare».
Per questo propone la doppia elica del Dna?
«Oramai è un simbolo conosciuto da tutti. E nelle scuole sarebbe perfetto. Perché in classe bisogna insegnare ad aprire gli occhi verso gli altri. Non a sottolineare le differenze».




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