Un passo avanti per verificare i principi-cardine della fisica, come la teoria sulla relatività di Einstein. Il capo del team: così spiegheremo la vera natura del cosmo
Prodotta l’antimateria, svelerà l’origine dell’Universo
Il Cern di Ginevra vara una fabbrica di atomi freddi. Quaranta scienziati firmano l’esperimento, 14 sono italiani
Due nuvole di particelle atomiche si scontrano scatenando una fitta pioggia di migliaia di atomi di antimateria ogni ora. Il risultato, a lungo inseguito nei laboratori di tutto il mondo e che permetterà di decifrare meglio l’origine dell’universo, è stato ottenuto al Cern di Ginevra aprendo una porta fondamentale nella conoscenza della natura e uno squarcio nel mitico, fantascientifico antimondo. Vi hanno lavorato una quarantina di scienziati di varie nazioni: dal Brasile all’Inghiltera, dal Giappone alla Danimarca. E quattordici di loro, riuniti nel gruppo Athena, sono italiani, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e delle università di Pavia e Brescia. Oggi sul sito on line della rivista britannica Nature gli studiosi raccontano il loro exploit nel mondo della fisica. «In passato si era riusciti a fabbricare al massimo una decina di atomi di anti-idrogeno - spiega Gemma Testera della sezione genovese dell’Istituto e a capo del gruppo italiano protagonista nell’esperimento - ma erano pochi, caldissimi e troppo veloci e quindi inutilizzabili per ulteriori studi. Così, seguendo una strada diversa, siamo riusciti a generarne invece tantissimi e freddi, cioè in condizioni adeguate per proseguire nelle indagini».
Forse è utile ricordare che l’antimateria, intuita dal fisico inglese Paul Dirac intorno agli anni Trenta, è uguale alla materia di cui anche noi siamo fatti, ma ha una carica elettrica contraria. Un elettrone, ad esempio, invece di essere negativo è positivo. Inoltre, se materia e antimateria vengono a contatto si distruggono reciprocamente generando energia.
Gli atomi di antiidrogeno sono stati fabbricati creando prima due nuvole, una di antiprotoni e l’altra di positroni (cioè elettroni positivi) che poi fuse insieme hanno generato i nuovi atomi di antimateria. Gli scienziati italiani hanno in particolare lavorato sugli antiprotoni e sui rilevatori degli atomi studiati dal professor Alberto Rotondi e Evandro Lodi Rizzini rispettivamente delle università di Pavia e Brescia.
Ma quali prospettive apre il risultato ottenuto a Ginevra? «Si potranno affrontare tre questioni fondamentali per decifrare la natura e l’origine dell’Universo» dice Gemma Testera.
Sarà cioè possibile scoprire se la gravità agisce nello stesso modo anche sull’antimateria come prescrive la teoria della relatività di Einstein. Inoltre si capirà se gli antiatomi sono specularmente uguali a quelli normali; un aspetto che ha implicazioni dirette sulla cosmologia, vale a dire sull’origine del cosmo. Se infatti risulterà un’uguaglianza, sarà confermata l’idea che al momento del big bang, lo scoppio iniziale da cui tutto ebbe origine, materia e antimateria erano presenti in quantità equivalenti. E ciò potrebbe significare che esistono altri universi di antimateria in dimensioni parallele al nostro. «Queste - conclude Testera - saranno le ricerche che ci impegneranno nell’immediato futuro».
Giovanni Caprara
Il prof.Evandro Lodi Rizzini e' stato candidato sindaco di Cremona per la Lega Nord tempo fa,oltre ad essere stato il mio prof. di Fisica II all'università di Brescia.
Che ignoranti questi leghisti!![]()
Volete mettere un Fo con questa scoperta?E' chiaro che Fo e' un genio e il prof.Lodi Rizzini e' solo un rozzo leghista![]()
Comunque....vediamo altri aspetti interessanti...
Un robot italiano alla scoperta dei ghiacci
Romeo, il robot sottomarino del Cnr, partirà per l'Artide dove studierà i fondali marini. Nei suoi movimenti sarà guidato via Internet, dove finiranno anche le immagini che scatterà fra i ghiacci
Roma – Questa volta Romeo, il robot sottomarino italiano del Cnr, parte per l'Artico dove andrà a scrutare e studiare i gelidi fondali polari. Dopo i positivi risultati raggiunti in Antartide, questo nuovo viaggio di Romeo dà il via alla seconda fase del Progetto E-Robot2, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche-RobotLab di Genova. In Artico il robot opererà sotto la direzione di Gianmarco Veruggio, dalla stazione italiana del Cnr ''Dirigibile Italia'' di Ny-Elesund, nelle isole Svalbard, a una latitudine di 78 gradi e 56 primi Nord e 11 gradi e 56 primi Est.
Romeo è un avanzatissimo prototipo di robot sottomarino in grado di trasportare strumenti scientifici, sensori e attuatori come bracci meccanici, controllabili attraverso un'interfaccia web e sviluppata proprio dal RobotLab. Il robot s'immergerà nei fondali del Kongsfjord, dalla nave appoggio ''Farm'', cui sarà collegato da un cordone ombelicale che lo alimenterà e consentirà di veicolare dati, immagini, telemetria e comandi. “A bordo dell'imbarcazione –spiega il Cnr – l’Unità operativa del RobotLab curerà le operazioni in loco, mentre lo staff del servizio Reti e Telecomunicazioni del Cnr garantirà l'efficienza dei collegamenti con il 'centro di controllo' del RobotLab a Genova”.
L'infrastruttura di comunicazione è “un vero e proprio gioiello della tecnologia”, che permetterà di rendere disponibile su Internet l'interfaccia per il controllo del robot e di far vedere, in videoconferenza in diretta, le immagini dei fondali artici. In particolare, verrà predisposto un collegamento peer-to-peer con accesso alla rete della ricerca italiana GARR, collegata a sua volta a quella europea, attraverso un link a larga banda con GEANT, per garantire un'elevata affidabilità del collegamento con i laboratori partecipanti.
”Il collegamento e il pilotaggio – riferisce il Cnr – saranno possibili impiegando un normale pc, semplicemente collegandosi al sito www.e-robot.it”. Il robot italiano Romeo, che rappresenta un esempio affascinante di E-Robotics, apre nuove frontiere alla telerobotica “avvicinandola sempre più alla vita di tutti i giorni”, come tiene a sottolineare l'Ente di ricerca. Ma non solo. Romeo “diventerà lo strumento di lavoro per diversi laboratori di ricerca europei in campo marino, distanti migliaia di chilometri dal luogo delle operazioni”, secondo il principio del 'laboratorio virtuale'.
(19 SETTEMBRE 2002, ORE 120)
Italiani qui,italiani là...ca**o!Ma io vedo solo padani!![]()
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E' una vergogna come questi italos si approprino e si prendano i meriti per cose da loro NON fatte.
Vergogna ladri!




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