Un giovane pescarese coinvolto negli scontri di San Benedetto è stato percosso e malmenato dalla polizia, ora rischia un occhio.
Notizia tratta dal Centro (Quotidiano dell'Abruzzo)
PESCARA. Pestato e preso e calci come un animale nella sala d'attesa della stazione di Porto d'Ascoli. Dopo il racconto di Andrea Alici, uno dei tifosi incappati nella domenica infernale a San Benedetto, un altro giovane pescarese denuncia di aver subìto maltrattamenti dalle squadre antisommossa della polizia. Si chiama Antonio Palmieri, ha 29 anni e da lunedì è ricoverato nel reparto oculistico dell'ospedale Spirito Santo, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico.
«Mi hanno colpito con la punta del manganello all'occhio sinistro poi sono stato preso a calci» dice Antonio Palmieri, che non è sicuro di recuperare al cento per cento la vista. In ospedale gli sono state ricucite le ferite all'occhio con quattro punti di sutura esterni e due interni. Il padre, Bruno Palmieri, annuncia che si rivolgerà a un avvocato. «Mio figlio è un ragazzo tranquillo, qualcuno dovrà rispondere di questi comportamenti che servono soltanto a istigare violenza». Il giovane era nello stesso gruppo che, come ha raccontato ieri Andrea Alici al Centro, aveva cercato di trovare rifugio nella sala d'attesa della stazione di Porto d'Ascoli. «Ci hanno scortati sul bus navetta dallo stadio allo scalo ferroviario» spiega Antonio Palmieri «poi il pullman ci ha lasciati a cento metri dalla stazione, perché il piazzale era occupato da altri bus. Costretti a proseguire a piedi, ci siamo ritrovati nel mezzo agli scontri tra la polizia e i più scalmanati delle opposte tifoserie». Palmieri non nasconde che da parte di alcuni supporter biancazzurri non sono mancati atteggiamenti provocatori e violenti. Testimonianza sostenuta anche dalla lettera di un altro tifoso, che si trovava sullo stesso bus, e parla di un facinoroso che ha fatto di tutto per provocare la reazione degli agenti. «Il problema è che invece di fermare i violenti», prosegue Palmieri, «si sono accaniti contro di noi. Eravamo meno di una decina in quella sala, compreso un padre di famiglia sulla quarantina. Volevamo ripararci dalla sassaiola, i vetri infranti, l'odore acre dei lacrimogeni. A un certo punto gli agenti sono entrati, erano inferociti. Ma noi non avevamo fatto nulla, colpevoli soltanto di stare lì. Ci hanno picchiati come degli animali». Antonio Palmieri non sa neppure come sia stato trascinato via dalla sala d'attesa e accompagnato a un'ambulanza. «Un infermiere mi ha detto che con l'occhio in quelle condizioni sarei dovuto andare in ospedale ma ero terrorizzato, ho chiesto di salire sul treno. Volevo soltanto tornare a casa. Subito». Viaggio da incubo. Il convoglio ha impiegato due ore per arrivare a Pescara, bloccato due volte perché qualcuno ha azionato il freno di emergenza. «Io», prosegue, «ricordo soltanto di essere svenuto e non so bene cosa sia accaduto per tutto il tragitto».
Antonio Palmieri è iscritto ai "Bad boys" biancazzurri. Tornerà ancora a vedere una partita di calcio? «E' sicuro che non andrò mai più con un treno in trasferta» risponde «però so che tornerò allo stadio, perché non è giusto uccidere il calcio per colpa di 40 scalmanati e di qualche agente più esaltato degli stessi ultrà». Poi aggiunge: «Sì, sono iscritto ai "Bad boys" ma non sono un ragazzo cattivo, la tessera la uso soltanto per avere diritto allo sconto sui biglietti per le partite in trasferta del Pescara».




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