Il numero due di Cosa Nostra, che da due mesi collabora con i magistrati di Palermo, avrebbe confessato l'intenzione da parte della mafia siciliana di compiere un gesto eclatante: l'omicidio di Giuseppe Lumia


PALERMO - Nino Giuffré, numero due di Cosa nostra, collabora con la giustizia. Il capomafia di Caccamo è stato ascoltato dai magistrati della Dda di Palermo. Durante i colloqui il boss ha parlato di un gesto eclatante: l'omicidio di un uomo simbolo delle istituzioni. "Dovevamo uccidere l'onorevole Lumia - ha detto Giuffré ai magistrati - tutto era pronto". Ma il piano del numero due di Cosa Nostra e di Provenzano che prevedeva l'omicidio di Giuseppe Lumia (ds), ex presidente dell'Antimafia non è stato portato a termine.

"Lumia - continua Giuffré - che è persona onestissima e questo ve lo dico io che che sono dell'altra spiaggia. Era un martello pneumatico, sempre contro di noi. Provenzano si lamentava delle riunioni che Lumia faceva a Corleone o nei paesi più piccoli e per questo andava ucciso".

"Abbiamo valutato il danno che avrebbe portato questo omicidio e ci siamo fermati - spiega Giuffré - Poi non c'era la volontà di Dio e secondo me non se lo meritava di morire". Una delle persone che avrebbe fatto parte del comando era Giuseppe Rizzo, ora in arresto. Le armi invece sarebbero arrivate da Palermo e le avrebbe procurate Dominico Virga, in cella dalla settimana scorsa. L'omicidio, secondo il boss, sarebbe dovuto avvenire nel periodo vicino alle elezioni politiche". Le dichiarazioni del boss hanno portato a 29 provedimenti di arresto eseguiti dai carabinieri.

Giuffré, arrestato il 16 aprile scorso in un casolare di campagna dopo oto anni di latitanza, collabora da circa due mesi con i magistrati di Palermo Sergio Lari, Michele Prestipino e Lia Salva.

Sono 29 gli arresti a cui hanno portato le dichiarazioni del boss di Cosa Nostra. Oltre ai 14 provvedimenti cautelari eseguiti questa mattina, le indicazioni di Giuffré hanno portato gli inquirenti nelle scorse settimane sulle tracce di altre 15 persone, tutte, secondo le parole del boss, future vittime di vendette mafiose o di sicari a disposizione delle cosche.

Tra gli arrestati ci sono i fratelli Maranto, indicati come i boss di Polizzi Generosa, Pino Rizzo e Rodolfo Virga. Secondo il boss i fratelli Maranto sarebbero state le prossime vittime nella faida che stava per esplodere nella cosca delle Madonie. Il provvedimento di custodia cautelare è scattato per sottrarre i Maranto al mirino dei sicari.