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  1. #11
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    Predefinito drugo è un ragazzo simpatico

    e un po' balzano, e qundi non ha riflettuto sul fatto che noi l'accordo con Berlusconi l'abbiamo fatto sette anni dopo lo sgarbo a Spadolini. Tra l'altro Berlusca ci disse pure che era stato un errore grave quello di non sostenere Giovannone. Peccato che ne continui a fare degli altri.

  2. #12
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    Predefinito Lasciamo perdere ...

    Quando Spadolini morì, il 4 agosto 1994, giurai a me stesso che avrei scritto solo un ricordo per la Nuova Antologia (il numero monografico dell'ottobre-dicembre di quell'anno, interamente dedicato a lui dai suoi amici, collaboratori e allievi). Non volevo alimentare la mesta tradizione di coloro che capitalizzano un legame familiare, professionale o umano con qualcuno di molto importante che ci ha lasciato per sempre. Feci una sola eccezione, quando l'Enciclopedia Italiana Traccani mi chiese di scrivere la voce "Spadolini" negli aggiornamenti. Visto che siamo fra intimi, farò una seconda, ultima eccezione anche oggi. Comprenderete e - spero - giustificherete il totale riserbo in cui tornerò subito dopo. Non troverete mai più altri miei messaggi su questo tema, e forse mi scuserete. Volevo condividere con voi il rammarico di non potere assistere - per sopraggiunti limiti biologici - al giorno in cui verranno pubblicati i diari segreti di Giovanni Spadolini. Ci vogliono ancora alcuni decenni ed i protagonisti del biennio 1992-1994 non ci saranno più. E non ci sarò nemmeno io: non protagonista, al massimo comparsa, o semplice coro. Alcuni conoscono la verità su quello che accadde in quel periodo (Vanni Sartori, per esempio: e lo scrisse proprio su quel numero della Nuova Antologia, senza rivelare alcun particolare). Ormai dobbiamo trattare quelle vicende alla stregua di materia di futura indagine storica. Ed è in questa prospettiva che trovo quanto meno singolare il richiamo a Spadolini da parte di chi non lo seppe rispettare in vita. Deve fare parte delle miserie umane, un po' come mi confidò una volta Olga Visentini. In fondo anche sulla memoria di suo padre non erano mancate speculazioni. Ovviamente, non mi riferisco a Silvio Berlusconi. Che Spadolini fosse eletto alla presidenza del Senato era del tutto ininfluente, perché la malattia lo avrebbe comunque ucciso. E poi, è inutile che vi nasconda che condivido pienamente la tesi di Montanelli, per cui la morte biologica coincise con quella politica. Potrei al massimo dire che la seguì di uno o due anni. Infine, piccola notazione. Non mi stupisco affatto che Spadolini venga ricordato da molti repubblicani che allora alimentavano con la loro volontaristica, disinteressata militanza la vita del partito. Anzi, mi commuove un po'. Forse non lo amarono mai come leader repubblicano (e lui lo sapeva). Però leggo tanto rispetto nelle loro parole. E soprattutto sincerità.

  3. #13
    Garibaldi
    Ospite

    Predefinito

    Spadolone era una potenza della natura.
    Correva il mito che riuscisse a scrivere un libro in una nottata !!!!
    Peccato che non si sia piu' !
    Recita giusto il versetto sulla tomba di Claudio Villa (reuccio della canzone ma repubblicano di fede politica) :
    La vita e' bella, la morte fa schifo !!!!!!!!!!!!!!!!!1
    Io pero' dovrei farcela a campare sino a leggere le sue storie segrete!!!

  4. #14
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    Predefinito Corriere della Sera 23 gennaio


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    Escono i discorsi parlamentari del Professore: una lezione che non ha perso di attualità

    Il decalogo del riformatore Spadolini

    Dal governo fotocopia alla "politica dei piccoli passi"

    Nell'agosto del 1982 Giovanni Spadolini formò il suo secondo governo, dopo una incomprensibile crisi di mezza estate. La Prima Repubblica aveva una certa fantasia nel coniare formule e definizioni e quel secondo pentapartito a guida laica sarebbe passato alla storia parlamentare come "il governo fotocopia". Nel senso che l'equilibrio delle forze tra Dc e Psi aveva finito per ingessare il presidente del Consiglio repubblicano, impedendogli di cambiare alcunché nella compagine. Come dire che il governo nasceva debole e infatti di lì a poco si sarebbe spento nelle sue contraddizioni, aprendo la strada alle elezioni. Eppure proprio in quell'occasione Spadolini seppe dare il meglio di sé come uomo politico. Riuscì a trasformare una condizione di debolezza in un motivo, se non di forza, quanto meno di novità istituzionale. Colse il malessere del sistema, che stava minando la credibilità della classe politica, e lo fece emergere dalle pieghe di un dibattito spesso esoterico. Con il senno del poi, si deve riconoscere oggi che Spadolini aveva intuito la profondità del disagio che qualche anno dopo avrebbe provocato la nascita della Lega Nord. Era un disagio che allontanava via via la cosiddetta "società civile" dalla politica tradizionale, dal "palazzo". Anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, aveva compreso il fenomeno e lo risolveva di slancio, alla sua maniera: presentando se stesso come referente del popolo rispetto alle tortuosità e ai ritardi dei politici.

    Il ruolo e il carattere di Spadolini non gli permettevano, è ovvio, di entrare nei panni di un secondo Pertini. Ma proprio il fatto di essere percepito dall'opinione pubblica come uno non del mestiere, un "professore prestato alla politica", lo aiutò a fare del "governo fotocopia" l'occasione per introdurre nel dibattito politico il tema delle riforme istituzionali.

    Per la verità se ne era già parlato in precedenza. La Grande Riforma fu per qualche tempo il cavallo di battaglia del giovane Bettino Craxi, all'indomani della sua presa del potere nel Psi. Ma il progetto si era ben presto arenato e non sarebbe stato ripreso nemmeno in seguito dal Craxi presidente del Consiglio nel periodo 1983-87: un arco temporale in cui la priorità del premier socialista fu la "governabilità".

    Spadolini invece, in quell'agosto dell'82, aveva intravisto un'altra strada. Le riforme si potevano fare a piccoli passi, pur inserite all'interno di un disegno ambizioso di rinnovamento della Costituzione. Rinnovamento e non stravolgimento: la retorica della Seconda Repubblica era inutile, mentre era preziosa la capacità di restare aderenti a un percorso concreto, ancorato a punti precisi (il "decalogo": altra formula fortunata dell'epoca). Utilizzando il Parlamento come il luogo più idoneo per ridurre le tensioni e avviare un confronto costruttivo tra i partiti. Perché anche allora, naturalmente, era diffusa l'idea che le riforme sarebbero nate solo da una forma di intesa tra maggioranza e opposizione.

    Avvenne così che il discorso programmatico del secondo governo Spadolini coincise con il lancio del messaggio riformatore, svolto in una chiave realista e plausibile. Il presidente del Consiglio non poteva non rendersi conto che il suo governo aveva il fiato corto. Ma quel "decalogo" (messo a punto grazie al concorso dei suoi consiglieri: Andrea Manzella, Vincenzo Caianiello, Silvano Tosi) segnava un punto di svolta che andava al di là della prospettiva del governo. Riapriva il discorso delle riforme e offriva una cornice, o se si vuole un'ipotesi di lavoro, a un largo ventaglio di forze parlamentari.

    Quegli avvenimenti di oltre vent'anni fa meritano qualche attenzione, non solo da parte degli storici, nel momento in cui si torna a parlare di riforme. Certo, non è la prima volta e qualcuno teme che non sarà l'ultima. Ma c'è qualche somiglianza tra il metodo pragmatico di Ciampi, Pera e Casini e il lontano "decalogo" spadoliniano. Anche oggi, piccoli passi e molta tenacia in Parlamento. Viceversa, la Grande Riforma di Craxi e la Bicamerale di D'Alema hanno conosciuto, sia pure in forme diverse, lo stesso destino di fallimento.

    Per queste ragioni merita di essere segnalato il volume sui discorsi parlamentari di Giovanni Spadolini, edito dal Mulino, a cura dell'Archivio Storico del Senato della Repubblica. Il terzo della collana, dopo quelli dedicati a Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando. Con la prefazione di Marcello Pera e un esauriente saggio introduttivo di Cosimo Ceccuti, il libro aiuta a ricostruire il percorso intellettuale e politico dell'uomo che divenne il primo presidente del Consiglio laico e raccolse nel Pri l'eredità di Ugo La Malfa.

    Un personaggio unico e forse irripetibile nel panorama italiano: storico, giornalista, direttore del Corriere della Sera. Approdato alla politica, eletto al Senato, solo nel '72. Protagonista negli anni in cui si cerca di arginare i primi segni del declino della Repubblica e di infondere di nuovo nella vita politica un po' del vigore morale dei padri costituenti. Molta acqua da allora è passata sotto i ponti. Ma i temi toccati da Spadolini negli interventi parlamentari raccolti nel volume testimoniano un impegno civile che non ha perso d'attualità.

    Stefano Folli Il libro: "Giovanni Spadolini - Discorsi parlamentari", con un saggio di Cosimo Ceccuti; Collana dell'Archivio Storico del Senato della Repubblica; Il Mulino, pagine 350, 32. Al volume è allegato un cd-rom che raccoglie tutti i discorsi parlamentari di Spadolini, con un indice tematico.

  5. #15
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    Predefinito "Il Resto del Carlino" 23 gennaio 2003


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    La politica come servizio

    di Cosimo Ceccuti

    Sette maggio 1972. Giovanni Spadolini, a quarantasette anni, viene eletto per la prima volta senatore nel primo collegio di Milano, come indipendente nelle liste del partito repubblicano di Ugo La Malfa. Non ha alcuna militanza di partito alle spalle, ma una fulminea carriera di storico e di giornalista che lo ha spinto a occuparsi da sempre di politica. Primo titolare di cattedra di Storia contemporanea in Italia (1960), direttore per quattordici anni del "Resto del Carlino" (1955-1968) e per i quattro anni successivi del "Corriere della sera": tre vite in una — storico, giornalista, politico — vissute in un continuo intreccio.

    E' l'immagine dell'uomo dalla prodigiosa attività e molteplicità di interessi che si ripropone con evidenza nella raccolta dei Discorsi parlamentari, diffusi in libreria dal Mulino nella nuova collana promossa dall'Archivio Storico del Senato della Repubblica, in una veste originale e funzionale. Un volume di circa 350 pagine, che propone al lettore 25 discorsi integrali fra i più significativi del suo impegno parlamentare e di governo, insieme a un Cd-rom comprendente tutti gli interventi in aula e quelli in commissione, fra 1972 e 1994, a beneficio di una completezza che non ha precedenti nelle analoghe raccolte. Soddisfacendo così, grazie ai moderni strumenti della tecnica, una duplice esigenza: consentire la lettura al pubblico più vasto e offrire agli studiosi una fonte completa di ricerca.

    I "discorsi" confermano il ruolo politico di primo piano svolto da Spadolini nell'arco di un ventennio; i grandi e spesso gravi temi e problemi della vita del paese trovano puntuale riscontro nelle sue parole, lucidamente anticipatrici.

    Presidente della Commissione Istruzione del Senato, è da subito punto di riferimento per quanti operano nel mondo della scuola e dell'Università. Ministro fondatore del dicastero per i Beni culturali (1974) fa approvare le prime leggi di tutela del patrimonio, favorendo insieme fruizione e valorizzazione.

    Primo presidente del Consiglio laico nella storia della Repubblica nel 1981, in una fase di grave crisi economica e morale del paese, debella la P2, conduce la più intransigente battaglia contro il terrorismo, avvia col governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi il primo tentativo di una politica dei redditi e "frena" l'inflazione schizzata al 22% riducendola in un anno e mezzo di governo al 16%. Propone al Parlamento, nel programma del suo secondo governo (1982) il "decalogo" sulle più urgenti riforme istituzionali, destinate via via a realizzarsi.

    Ministro della Difesa fra 1983 e 1987 cura l'integrazione fra le tre Armi, accentua il ruolo internazionale dell'Italia nel presupposto di una difesa comune europea, denuncia con fermezza i rischi derivanti per tutti dal terrorismo internazionale e già nel 1987 mette in guardia dal "terrorismo nucleare".

    Presidente del Senato dal 1987 all'aprile 1994, fino a tre mesi prima della scomparsa, rivela intera la sua capacità di mediazione, pur nella intransigenza sui valori e le questioni di fondo. Osservatore acuto della crisi del sistema politico (era stato fra i primi ad invocare il rinnovamento e la moralizzazione dei partiti) difesa la legittimità delle istituzioni contro lo scetticismo della gente e il rifiuto pur comprensibile della partecipazione politica.

    Caratteristiche salienti dall'impegno politico di Spadolini, nominato nel 1991 da Cossiga senatore a vita, furono la fede nella ragione e nel civile confronto elevati a metodo di azione politica, e la politica stessa intesa come servizio reso ai cittadini, onesta scelta delle cose da fare nell'interesse della collettività. Il suo laicismo era soprattutto senso dello Stato; il suo ideale il "partito della democrazia" sognato già da Luigi Salvatorelli e dagli Azionisti del secondo dopoguerra: una democrazia senza aggettivi, quale risposta ai problemi di crescita della comunità italiana nell'ambito dell'Occidente industrializzato ed europeo. Ricordando spesso le ultime parole pronunciate dal suo amico Aldo Moro in Parlamento, "Anche di crescita si può morire".

  6. #16
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    Predefinito tratto da la GAZZETTA DI PARMA 11 febbraio 2003

    Gazzetta di Parma
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    PERSONAGGI: omaggio a Spadolini

    Vi sono uomini che restano, anche dopo la loro morte, dei custodi, degli interpreti, unici, dei valori più alti dello Stato, delle Istituzioni, della Repubblica.

    Uno di questi fu Giovanni Spadolini. Nell'articolo di fondo che Indro Montanelli scrisse su «la Voce in occasione della sua morte, disse di lui: «Appartiene alla Prima Repubblica. Vi apparteneva di sangue, di temperamento, di cultura, di tutto meno che di moralità, cioè d'immoralità e di corruzione. Era uno dei pochi pezzi pregiati e senza macchia … Cosa fossero lo Stato e le Istituzioni, lui lo sapeva, e mai avrebbe consentito che venissero toccati». Parole che riconoscevano la grande integrità morale di un uomo di cultura, innanzitutto, che seppe, interpretare con convinzione le istanze laiche e liberali della politica.
    Spadolini iniziò prestissimo, subito dopo la laurea in giurisprudenza conseguita a ventidue anni, la sua attività di studioso e di giornalista. Dopo varie collaborazioni con alcuni quotidiani e periodici nazionali tra il 1955 e il 1968 diresse il «Resto del Carlino», poi venne chiamato al «Corriere della Sera» dove restò fino al 1972, quando venne eletto senatore nelle liste del partito repubblicano.

    Quell'elezione segnò anche la fine della sua attività accademica iniziata, dieci anni prima, come docente di storia contemporanea all'università di Firenze. Sempre rieletto fino al 1992, Spadolini ricoprì importanti incarichi istituzionali e governativi: a lui si deve, in particolare, la creazione del ministero dei Beni Culturali, che guidò tra il 1974 e il 1976, segno tangibile di una sensibilità e di un amore particolare per l'Italia che lo condusse tutelare e valorizzare al meglio l'importante patrimonio storico artistico della nostra penisola. In seguito venne nominato ministro della Pubblica Istruzione e, tra il 1983 e il 1987, ministro della Difesa ed infine presidente del Senato. Ma non va dimenticato che, appena gli impegni politici lo consentivano, tornava a scrivere. Di lui si possono contare migliaia di articoli, per periodici e quotidiani, e centinaia di saggi storici.

    Come studioso si occupò soprattutto delle vicende italiane tra Otto e Novecento, in particolare coltivò una grande passione per le vicende e lo spirito degli uomini del nostro Risorgimento, scrivendo più di ottanta volumi. E a questa rara personalità (amica di Parma che frequentava volentieri) l'University College di Londra ha recentemente intitolato una Cattedra di Diritto italiano, inaugurata da Giuliano Urbani, attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali. La figura di Spadolini, ottiene così un riconoscimento che varca anche i confini nazionali, un riconoscimento che nulla aggiunge alla sua già «imponente» figura intellettuale e politica, ma che tuttavia testimonia del valore di un uomo che sempre ha creduto nelle cultura e nei libri. Per ritrovare poi la lezione politica di Spadolini, presto uscirà anche un volume dedicato ai suoi interventi in Parlamento, intitolato appunto «Giovanni Spadolini Discorsi Parlamentari», per la Collana dell'Archivio Storico del Senato, con l'introduzione di un saggio di Cosimo Ceccuti.

    Antonio Battei

  7. #17
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    Predefinito tratto da ALTO ADIGE 3 marzo 2003

    GIOVANNI SPADOLINI Discorsi parlamentari
    Il Mulino, euro 32,00 - con cd rom

    «Il Mulino» pubblica una collana di volumi che raccolgono i discorsi parlamentari di alcuni dei più importanti personaggi politici del secolo scorso. Significativa la rassegna degli interventi di Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano, senatore dal 1972, due volte ministro, segretario del Partito Repubblicano. Un politico che non si era formato nei partiti, che aveva alle spalle una brillante carriera di giornalista, culminata alla direzione del Corriere della Sera, ma che seppe comunque lasciare segni importantissimi, come la creazione del Ministero dei Beni culturali e ambientali e il governo delle quattro emergenze (morale, economica, terroristica, internazionale).
    ------------------------------------------------------

  8. #18
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    Predefinito Fondazione SPADOLINI - Nuova Antologia

    Fondazione Spadolini-Nuova Antologia

    Roma venerdì 4 luglio
    Sala dei Presidenti - Palazzo Giustiniani
    (Ingresso via della Dogana Vecchia n° 29)

    Convegno su: "I partiti politici nell'esperienza italiana e nella prospettiva europea"

    h. 9,30
    Discorso d'apertura del Presidente del Senato della Repubblica Marcello Pera

    Saluto del Direttore della Fondazione Spadolini Cosimo Ceccuti


    --------------------------------------------------------------------------------

    "Il partito nella storia e la storia dei partiti: dall'Europa all'Italia"

    Relazioni di:
    Luigi Lotti
    Hartmuth Ullrich


    --------------------------------------------------------------------------------

    "Sistema politico e tipologia dei partiti: in Italia e in Europa"

    Relazioni di:
    Giuseppe De Vergottini
    Gianfranco Pasquino

    Interventi di:
    Arduino Agnelli
    Tommaso Frosini
    Vincenzo Lippolis
    Gaetano Quagliariello
    Umberto Ranieri
    Massimo Scioscioli

    Testimonianza di Marco Pannella


    --------------------------------------------------------------------------------

    h. 16,00
    Tavola rotonda su: "Una legislazione per i partiti"

    Ne discutono:
    Sandro Bondi
    Luigi Compagna
    Antonio Del Pennino
    Domenico Fisichella
    Nicola Mancino
    Enrico Morando

    Coordina:
    Massimo Teodori

    tratto dal sito dell’Edera


  9. #19
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    Predefinito tratto da LA NAZIONE 4 agosto 2003



    Il monito di Spadolini per l'ordine mondiale

    «Era un grande uomo». Così si è espresso su Giovanni Spadolini, appena un mese fa, Simon Peres, a Firenze per ricevere il premio speciale Galileo 2000 per la pace, confermando quanto sia vivo in Europa e nel mondo il ricordo dello statista italiano a nove anni dalla scomparsa.
    Spadolini non fu mai ministro degli Esterni; gli equilibri politici non glielo consentirono. Espletando tuttavia le funzioni di presidente del Consiglio (1981-1982), di Ministro della Difesa (1983-1987), di presidente del Senato (1987-1994) pose in primo piano le relazioni internazionali, per le quali aveva una naturale vocazione: sostenuta dalla conoscenza della storia dei vari paesi, dalla curiosità del giornalista di razza, con spiccata vocazione di inviato speciale anche nei quattordici anni di direzione del Resto del Carlino e nei quattro successivi del Corriere della Sera, che avevano preceduto il suo ingresso in Parlamento nel 1972.
    Legato al presidente della Repubblica francese Mitterrand dal comune amore per la storia fiorentina (un'amicizia personale, la loro, risalente agli anni Cinquanta), Spadolini ricevette i più ampi consensi anche dagli altri leader del suo tempo. Il presidente americano Reagan lo definì «lo statista più colto che abbia incontrato»; Gorbaciov, ancora al potere, si recò a trovarlo a Milano alla Bocconi, per realizzare a Mosca un'analoga università per manager. La Tatcher — memore dell'appoggio ricevuto in occasione della crisi delle isole Falkland — gli ha espresso ampi riconoscimenti nelle pagine del suo diario; il cancelliere tedesco Schmidt non dimenticò mai il sostegno per l'installazione dei missili Cruise, e il presidente Weizsäcker espresse per lettera la profonda emozione suscitata dalla visita alla sua biblioteca di Pian dei Giullari. Un omaggio alla cultura cui non rinunciarono le più alte cariche istituzionali a livello mondiale, dal presidente del Portogallo Soares (che ha realizzato per la sua ricca biblioteca una Fondazione analoga a quella di Spadolini) all'Imperatore del Giappone Hiro Hito, affascinato nell'ottobre del 1993 dalla «casa dei libri» e dal suo straordinario affaccio sulla città di Firenze.
    Occidentalista convinto, Spadolini, avvertì sempre una vocazione egualmente intensa per l'Italia e per l'Europa, fedele all'insegnamento del fondatore del suo partito repubblicano, Giuseppe Mazzini.

    E l'Europa doveva procedere a suo giudizio in stretta e costante collaborazione con gli Stati Uniti, coinvolgendo l'Unione Sovietica o meglio la Russia (parte integrante dell'Europa come già aveva avvertito Voltaire) nelle scelte basilari miranti a realizzare la pace nel mondo. Col ricorso paziente e tenace al dialogo, alla ragione.
    Spadolini sognava il «governo mondiale dell'umanità», ma era ben consapevole della debolezza delle Nazioni Unite.

    Temeva, soprattutto, lo scatenarsi degli irrazionalismi fanatici che il troppo rapido frantumarsi degli equilibri comunque garantiti dal sistema dei blocchi avrebbe potuto suscitare nelle varie parti del mondo. Non a caso diede per titolo al suo ultimo libro, apparso postumo, Il disordine mondiale. Si era, appunto, nel 1994, con tanti focolai e immanenti tragedie all'orizzonte.
    «Il disordine mondiale — scriveva nelle pagine conclusive dell'introduzione — è anche un disordine delle coscienze e degli spiriti. Ma dietro il quale continua a fiammeggiare lo spirito umano, cioè la volontà tenace di salvare la dignità e l'eguaglianza di ogni uomo minacciato dal razzismo, dalla violenza, dalla sopraffazione dalla strage. E di recuperare, negli eccidi, nei fondamentalismi, negli irrazionalismi, nelle frantumazioni collettive di questi anni, i valori dell'umanità, dai quali rimane ancora esclusa la più gran parte della popolazione del pianeta». È un monito che nove anni dopo conserva intatta la sua drammatica attualità.

    di Cosimo Ceccuti

  10. #20
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    "Aderì alla vocazione democratica del Partito repubblicano italiano"

    di Luigi Lotti

    Colpiva immediatamente nello Spadolini docente alla " Cesare Alfieri", anche quando si soffermava su momenti o aspetti specifici dell'Italia risorgimentale e contemporanea, l'attenzione ai valori di fondo, alle motivazioni ideali, alle tensioni culturali, a quanto avrebbe pesato sui tempi medi e lunghi nella vita italiana. Valori che si identificavano con l'affermazione di libertà nel quadro unitario, con il graduale avanzamento e poi il definitivo attuarsi della democrazia, resa sempre più viva da una partecipazione generalizzata sostenuta da un'ascesa sociale straordinaria; valori che naturalmente comportavano una scelta basilare di legami con il mondo occidentale e atlantico. Che non erano solo legami di alleanza politica e militare ma di origini culturali e ideali, e perciò da consolidare nell'unificazione dei Paesi europei.

    Tutto il suo insegnamento universitario, dal 1950 al 1968, rigorosissimo e innovativo sul piano storiografico per le tematiche affrontate - l'Italia vera dietro alla pur necessaria Italia ufficiale - era dettato da questo anelito, di ripercorrere le difficili tappe dell'avvento della democrazia.

    A fianco dell'insegnamento, anche la sua attività giornalistica e soprattutto di direttore di quotidiani, il Resto del Carlino dal 1955 al 1968 e poi il Corriere della Sera fino al 1972, attesta delle scelte di fondo, pur nella quotidianità.

    A maggior motivo esse sono alla base della seconda fase della vita di Spadolini, quella parlamentare, politica e istituzionale, che si aprì con l'elezione al Senato nel 1972 e che si sarebbe protratta fino alla scomparsa. E' la fase nella quale Spadolini si identificò anche formalmente con il Pri, dalle lontane e risorgimentali vocazioni repubblicane, democratiche ed europeistiche all'aspra battaglia del momento per la loro piena realizzazione.

    In questo vi portava fermezza di principi, ma anche un senso costante di fiducia e di ottimismo, affrontando le difficoltà senza esasperazioni politiche, senza polemiche irriducibili, con la convinzione che la forza dei valori in cui credeva, sostenuta dal drammatico ma sicuro svolgersi degli eventi, avrebbe non solo condotto a vincere, ma anche a convincere gli oppositori. Che è il motivo che lo sospinse - lui così pronto, dinamico, immediato, talora irruente nelle decisioni - alla pazienza dell'attesa operativa per il futuro che cresce, alla tolleranza verso gli altri, chiunque essi fossero.

    A nove anni dalla scomparsa mi si consenta di ricordare la suggestione del suo insegnamento universitario, con quel richiamo a valori perenni che poi avrebbero segnato tutta la sua vita.

    tratto dal sito

 

 
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