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    Giacobino 1799
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    Sabato 21 Settembre 2002


    IL RETROSCENA

    Premier nella morsa tra alleati, Confindustria e Bankitalia

    Fini teme che il governo dia l’impressione di vivere alla giornata. D’Amato si sente raggirato, l’irritazione del Governatore


    ROMA - La visita al capo dello Stato e il colloquio con il governatore di Bankitalia gli saranno sembrate altrettante, dolorose stazioni di una via crucis che finora era toccata a Tremonti. Ora, sarà pur vero che Berlusconi aveva delegato la gestione della politica economica al ministro, fidandosi delle sue scelte e difendendole dalle critiche degli stessi alleati. Sarà pur vero che una settimana fa il premier - allarmato per i nuovi dati sui conti pubblici - aveva affrontato il titolare del Tesoro con toni accesi, «perché ancora ad agosto mi avevi assicurato che tutto sarebbe andato abbastanza bene». E sarà pur vero che Tremonti - come ha ripetuto anche in Consiglio dei ministri - si è difeso spiegando come «dati così bassi sul tasso di crescita non li aveva previsti nessuno», e che «tutti sono stati colti di sorpresa». Ma per quanto possa apparire paradossale da ieri il problema per Berlusconi non è più questo. Il fatto è che da ieri il ministro dell’Economia ha smesso di essere il suo parafulmini, che d’ora in poi sarà il premier a doversi esporre in prima persona, e che non gli sarà facile ricomporre una situazione divenuta difficile, al punto da aver lacerato rapporti ritenuti inossidabili. Già l’altra sera - lasciando l’abitazione del Cavaliere - il presidente di Confindustria aveva definito «molto deludente» l’incontro. D’Amato sperava ancora che Berlusconi evitasse «scelte che metterebbero in difficoltà le imprese», lo aveva invitato anche ad «assumere la guida della politica economica». Su Tremonti i suoi giudizi sono da tempo severi, «addirittura si nega, non sono riuscito a parlargli, non parla più con nessuno». Per questo aveva considerato decisivo il colloquio con il capo del governo. Ma al termine del faccia a faccia c’erano rabbia e amarezza nelle sue parole, e già si intravvedeva una crepa nel rapporto. Quella crepa che ieri si è trasformata in un fossato, dopo una riunione durante la quale gli imprenditori hanno persino preso in considerazione la possibilità di sconfessare il Patto per l’Italia. Pare che D’Amato sia furibondo con il premier, colpevole di averlo «raggirato». «Ed è difficile dargli torto», sussurra un ministro: «Ci eravamo presentati come quelli che avrebbero diminuito la tasse e aiutato le imprese, e invece...».
    E invece Berlusconi deve gestire l’emergenza come altri Paesi dell’Euro. Solo che il peso del debito pubblico mette in difficoltà il governo: «Dobbiamo evitare che salga - ha avvisato Tremonti in Consiglio - altrimenti ci metteremo nei guai con Bruxelles». Ecco spiegato il provvedimento di ieri, che il ministro del Tesoro ha scritto in mattinata, scatenando le critiche di Buttiglione, «perché non è possibile discutere su temi così delicati senza neppure aver letto il testo»: «C’è bisogno di maggiore collegialità, visto che si va verso una Finanziaria che dovremo blindare e non sarà emendabile. Avete idea di cosa potrebbe accadere in Parlamento con i nostri deputati?». Già ai tempi del decreto salva-deficit Matteoli aveva respinto il modo di fare del ministro del Tesoro, «perché se qui c’è qualcuno che vuol farsi commissariare, io non lo farò». Ieri il titolare dell’Economia si è appellato alla necessità di fare in fretta, e ha posto «un problema di fiducia personale».
    Raccontano che a quel punto sia intervenuto Fini, il quale ha appoggiato nei contenuti il decreto varato da Tremonti ma ha anche preso le parti di Buttiglione, perché «serve avere una maggiore compattezza nelle decisioni del governo». Il vice premier è parso molto preoccupato circa «l’immagine politica» dell’esecutivo, ha parlato della necessità di «tenere una linea che dev’essere più chiara», perché «non possiamo andare avanti con la logica dello stop and go», perché «sarebbe un errore dare l’impressione che viviamo alla giornata». Servono «linguaggi omogenei» e «idee chiare», in vista degli incontri con le parti sociali. Non è dato sapere se sia stato il vice premier a proporre il vertice di maggioranza che si terrà la prossima settimana, è certo però che Berlusconi si è detto favorevole alla proposta maturata in Consiglio. E Tremonti ha assicurato che «nei prossimi giorni» incontrerà tutti i gruppi parlamentari della maggioranza per esporre le linee della futura manovra.
    Ma d’ora in poi sarà il premier a doversi esporre in prima persona, specie dopo che Ciampi ha espresso pubblicamente i suoi timori sulla situazione economica, e dopo che Fazio ha fatto trapelare la sua irritazione per essere stato tenuto finora all’oscuro dal governo sulla futura Finanziaria. Ecco il motivo della visita del premier al Governatore. Quanto a Tremonti rimarrà al Tesoro, e non solo perché Bossi ha già fatto capire che se saltasse lui salterebbe il governo. Ma soprattutto perché Berlusconi non può sconfessare se stesso.

    Francesco Verderami


    da www.corriere.it

  2. #2
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    Ma che dici?
    Se i miracoli non si possono fare è colpa della "solita" opposizione catastrofista che "NON VUOLE COLLABORARE" ............

    Berlusconi: governo non cadrà, impegno di legislatura

    "Le elezioni sono lontane, diamoci una mano tutti per far andare bene le cose". L'ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Scillato, vicino a Palermo, per inaugurare una condotta idrica. "Tutto questo catostrofismo lasciamolo da parte per lavorare bene, come vogliono i cittadini. Il governo tanto non cadrà e lavorerà per tutti questi quattro anni", ha proseguito io premier. "Se non potremo lavorare con la concordia - ha continuato - lavoreremo lo stesso e i cittadini valutreranno di chi è la colpa. Basta con questi attacchi strumentali". (red)

    E' consolante che "...lavoreranno lo stesso..."; per come ci si ritrova oggi.......

  3. #3
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    Si, si. E oggi Fini e Gasparri hanno detto che col decreto fiscale danneggiano solo le grandi imprese rappresentate da Confindustria. Ma come? Confindustria non era stata il loro principlae sostenitore nelle elezioni del 2001? Dopo i commercianti, adesso si stanno inimicando anche gli industriali. Per i ceti bassi, c'è l'inflazione che falcidia i loro redditi.

 

 

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