Ore 14 di ieri, sala delle Conferenze di Montecitorio. Articolo uno della proposta di legge di una settantina di deputati della Casa delle libertà (ma anche della Margherita, come Lusetti o Cusumano), primo firmatario l´attivissimo Federico Bricolo, Lega Nord: «Il crocifisso, emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana, è riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell´Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa». Ore 15, dichiarazione d´intenti del ministro Letizia Moratti, in diretta tv per il «Question Time» alla Camera: a «testimonianza della radice cristiana del nostro paese e di tutta l´Europa», il crocifisso è «doveroso» che ritorni nelle aule scolastiche. Con singolare coincidenza temporale (forse non del tutto casuale) ieri è tornata con prepotenza nel dibattito politico la polemica sul simbolo della religione cristiana. E se il ministro Moratti si propone semplicemente di avviare le procedure con i 18 direttori scolastici regionali affinché convincano presidi e capo d´istituto a riportare il Cristo in croce nelle aule (ben sapendo che l´autonomia decisa dal ministro ulivista Berlinguer lascia decidere ogni scuola), invece la Lega ha presentato una proposta di legge che - secondo il capogruppo dei deputati, Alessandro Cè - impone l´esposizione del crocifisso ovunque: scuole, uffici pubblici, ospedali, carceri, aule dei tribunali, consigli regionali o comunali e persino in Parlamento. Immediate le reazioni: positive da parte di cattolici e centristi dello schieramento politico, negative da parte laica e dai rappresentanti di altre fedi religiose. L´ala degli islamici più integralisti, cioè l´Unione musulmani d´Italia (Umi) di Abdel Smith, minaccia il ricorso alla Corte di Strasburgo, mentre Amos Luzzatto esprime la preoccupazione delle Comunità ebraiche. Sul fronte politico, si scatenano i Verdi con Cento e Bulgarelli, accusando la Lega di voler «fare una crociata». Il capo dei «crociati» è un leghista neanche quarantenne eletto a Verona, l´onorevole Bricolo, già noto alle cronache politiche per aver: accusato il film tv su Napoleone, insultato Follini, polemizzato con il festival del cinema di Venezia, invitato Ruini a fermare i vescovi «rossi». L´onorevole Bricolo rivendica il primato della sua proposta (cui hanno aderito forzisti come Vittorio Sgarbi e Gabriella Carlucci, esponenti di An come Gustavo Selva, centristi Udc come Anna Maria Leone e Antonio Mereu) rispetto all´invito del ministro Moratti - «il testo di cinque articoli era pronto da qualche giorno» - e nega sia nato da un «gruppo di bacchettoni»: è invece una risposta alla «moda dilagante» tra genitori e insegnanti che, dice, in molte scuole hanno tolto il crocifisso e i presepi perché potevano «disturbare gli immigrati islamici». Spiega con foga l´onorevole Bricolo: «Non dimentichiamo che è stata l´Unione dei Musulmani a definire quel simbolo "una macabra raffigurazione del cadavere in miniatura". Non dimentichiamo che la strage di New York è avvenuta in nome del Corano. Non dimentichiamo che nella Chiesa ci sono i don Vitaliano della Scala e i don Andrea Gallo che fanno politica e si schierano con i devastatori: noi non stiamo con loro, ma con la Chiesa tradizionale, con i vescovi Maggiolini e Biffi. Stiamo con il Papa, che all´Angelus di domenica scorsa ha rinnovato l´appello a esporre nuovamente il crocifisso». Dichiarazioni condivise anche dal capogruppo Cè: il medico bresciano, che è di formazione cattolica, in conferenza stampa ha stilato la sua «pagella», distinguendo tra la «chiesa buona» (Biffi e Maggiolini, appunto) e la «chiesa cattiva» (i vescovi Bona, di Saluzzo, presidente di Pax Christi, e il vescovo emerito Bettazzi). Tra i «promossi», non ha neppure citato don Gianni Baget Bozzo, dirigente di Forza Italia, che ieri ha commentato con entusiasmo la proposta Moratti: «Viva il ministro, perché ha detto che il crocifisso è un simbolo di tutti». Sul piano giuridico, il Consiglio di Stato ha già riconosciuto che i decreti regi del 1924 e 1928 (consentono l´esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici) non sono stati abrogati dalla revisione dei Patti lateranensi. Dunque, nulla impedisce il ritorno del simbolo cristiano. Sul piano politico, mentre centristi e Lega litigano per le norme sull´immigrazione, va segnalato che sono uniti almeno da una cosa: la difesa del crocifisso.


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) di un altro 'eroe' veneto di nome lembo .( do you remember ?

