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  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Barghouti sfida Israele

    Barghouti in tribunale sfida Israele


    Marwan Barghouti in tribunale

    di Jerrold Kessel, corrispondente della CNN

    TEL AVIV (CNN) -- Marwan Barghouti il più importante leader palestinese arrestato dagli israeliani nei mesi scorsi è stato formalmente incriminato oggi da un tribunale in una breve udienza nella quale ha ribadito di non essere responsabile dell'ondata di attentati e assassinii anti-israeliani.

    Prima di entrare in tribunale Barghouti - responsabile per la Cisgiordania di Al Fatah, il movimento guidato da Yasser Arafat - ha alzato al cielo le braccia ammanettate gridando in arabo, inglese ed ebraico: "L'intifada vincerà". "Tutti sanno che Marwan Barghouti combatte per la pace. Credo nella soluzione di due Stati per due popoli. Il conflitto viene combattuto per la pace e solo la pace porterà sicurezza agli israeliani… voi state pagando un prezzo salato per le azioni del vostro governo".

    Barghouti, 43 anni, è stato formalmente incriminato per omicidio, tentato omicidio e corresponsabilità in organizzazione terroristica. I capi di imputazione affermano che egli abbia avuto un ruolo centrale nelle decisioni prese da diversi gruppi negli ultimi due anni di attaccare gli israeliani. Era stato arrestato il 15 aprile. Barghouti continua a proclamarsi innocente. Si considera un uomo politico e un leader della Intifada Al Aqsa, ma respinge le accuse di coinvolgimento nella uccisione degli israeliani. L'udienza è durata 25 minuti e il processo riprenderà il 5 settembre.

    Dopo la lettura dei capi di imputazione, Barghouti ha detto in ebraico di avere un proprio documento con 50 capi di imputazione contro Israele per aver sparso il sangue sia dei palestinesi sia degli israeliani. Il giudice ne ha rifiutato la lettura sottolineando che non si tratta di un processo politico.

    L'avvocato dell'imputato, Jawad Boulus, dice che Barghouti non riconosce la giurisdizione dei tribunali israeliani, perché secondo gli accordi di Oslo tra governo israeliano e palestinesi egli non può essere perseguito in quanto membro regolarmente eletto del Consiglio legislativo palestinese (parlamento) e si considera pertanto "un prigioniero politico".

    CnnItalia14 agosto 2002
    Articolo messo in Rete alle 10:43 ora italiana (08:43 GMT)

  2. #2
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    Barghouti puo' sfidare chi vuole.
    Capo di Tanzim, Al Aqsa, Fatah, responsabile dei piu' efferati attentati, urlava "questo e' solo il principio, salterete tutti".
    Immagino e spero che marcira' in galera fino alla fine dei suoi giorni, magari vicino alla cella di Yigal Amir. Cosi si faranno compagnia .
    deborah


  3. #3
    Roderigo
    Ospite

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    Il mio amico Marwan

    Luisa Morgantini

    Marwan Barghouti è una persona di grande ironia, forse un po' impaziente anche se nei lunghi anni nel carcere israeliano, durante la prima Intifada, ha maturato tanta pazienza. Marwan ha creduto e crede profondamente alla necessità della pace e della coesistenza fra lo stato di Israele e la Palestina.
    L'ho incontrato la prima volta a Birzeit. Era dirigente dell'organizzazione degli studenti, e quando lo rividi - dopo gli anni in carcere e la sua deportazione a Parigi e in altre città europee - era un dirigente di Al Fatah.

    Nelle città europee, in quegli anni, vi erano sempre assemblee, incontri, conferenze tra israeliani e palestinesi. Si parlava di pace, di spezzare la catena dell'odio, della convivenza. Di Marwan, qualsiasi cosa dicano, ricordo bene quello che ha ripetuto sempre a me: era un sostenitore rigoroso del processo di Oslo. Ricordo di averlo incontrato a Ramallah, il giorno dopo che a Tulkarem l'esercito israeliano aveva assassinato Thabet Thabet medico e dirigente di Al Fatah. Thabet lo conoscevano tutti, e tutti sapevano della sua dedizione alla pace e al dialogo. Quel giorno Marwan piangeva il suo amico, e piangendo ripeteva che lui la pace la voleva, sempre di più.

    Durante questi anni ogni volta che lo rivedevo mi felicitavo che fosse ancora vivo. Che non lo avessero ucciso. Marwan ci scherzava sopra, anche quando noi, un gruppo di donne europee, gli proponemmo di essere sempre con lui, per impedire che fosse ucciso.

    «Non c'è altra strada di un negoziato che porti alla realizzazione di uno Stato palestinese in coesistenza con lo Stato israeliano» ripeteva, spiegandomi che «siamo stati proprio noi a convincere la popolazione che l'accordo di Oslo poteva condurci alla pace». «Sono stato in carcere tanti anni, sono stato deportato insieme a tanti altri - diceva anche - ma tutti noi continuano a credere che non vi è altra strada che quella del negoziato».

    Su ragioni e opportunità della nuova Intifada non aveva dubbi: «Quello che chiediamo è semplicemente un nostro diritto, chiediamo una terra e la dignità che si deve ad ogni umano, ad ogni popolo». Parlava sempre dell'Onu, di una comunità internazionale in cui non ha perso mai del tutto la fiducia: «Israele deve cessare l'occupazione militare, lo dicono anche le risoluzioni internazionali».

    Marwan Barghouti è un uomo che non sopporta le umiliazioni, che non ha mai tollerato di vedere i giovani, i ragazzi e le ragazze della "sua" Palestina, costretti al volere dei soldati israeliani. «Perché qui siamo prigionieri senza nessuna libertà di movimento» insisteva «e ditemi voi se è possibile una pace dove ci sono dominati e dominatori». Del mondo, che nella vita aveva pure conosciuto, non si spiegava il silenzio di fronte all'ingiustizia: «Per i media noi non valiamo un granché. I nostri morti non hanno nome, non hanno genitori. I nostri morti non hanno storia, sono morti e non uccisi».

    Quando gli ribadivo la mia distanza da qualsiasi violenza o lotta armata, diceva di essere stato sempre fermamente contrario alle azioni contro i civili, «inaccettabili moralmente e politicamente». Diceva pure che però un popolo ha il diritto alla resistenza contro una forza militare di occupazione, «un diritto riconosciuto ad ogni popolo dalla Convenzione di Ginevra».

    Nel capodanno scorso eravamo insieme, nelle strade di Ramallah. Festeggiavamo l'anno nuovo per le strade di quella città palestinese, e ricordo che Marwan, parlando dal palco, era emozionato nel vedere quella piazza con la gente palestinese fianco a fianco ai gruppi internazionali, tutti uniti per dire no all'occupazione e per dire sì una pace giusta.

    Quando lo hanno arrestato è stato molto doloroso. Pensavo alle sue battute, a quando insieme con altri italiani ci voleva invitare a pranzo al ristorante Barduni. All'affetto che aveva verso i giovani che gli stavano intorno. All'amore per i suoi figli e per Fadua, sua moglie, un avvocato che oggi è diventata messaggera per la sua liberazione. Proprio Fadua, una donna con la quale avevo parlato diverse volte anche della sua estraneità al lavoro politico di Marwan, oggi è diventata una portavoce del diritto dei palestinesi alla liberta.

    Marwan ieri, con le manette ai polsi e la sua grande dignità, ha rivendicato il suo diritto. Quello dei giovani e del popolo di Palestina alla libertà, alla dignità.

    La dignità, fondamentale per Marwan. Mi confidò, una volta, che l'unica cosa che davvero gli pesava quando i soldati lo picchiarono in una manifestazione era il pensiero dei suoi figli, che lo vedevano brutalizzato. Mi diceva: «nessun bambino in Palestina o nel mondo dovrebbe vedere il proprio padre picchiato dai soldati».

    Il 5 settembre ci sarà il processo a Marwan. Dovremmo essere acconto a lui, in tanti. Spero che potrà esserci anche Nelson Mandela.

    Liberazione 15 agosto 2002
    http://www.liberazione.it

  4. #4
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    Povera Cornacchia Nera...si dispiace perché il suo amichetto assassino è stato arrestato...

    Barghouti è criticabile nel suo doppiogiochismo, così caratteristico di tanti esponenti arabi che, non a caso, si sono sempre creduti particolarmente furbi perchè riuscivano ad ingannare qualche sinostrorso imbagonghito come la Morgantini ma che, con i loro contorsionismi, non hanno portato le istanze degli arabi da nessuna parte.

    Ma le tizie come la Morgantini e le sue seguaci risultano soltanto ridicole, con le loro ridicole offerte, del tipo" stiamo sempre con te così non ti fanno fuori"...

    M'immagino cosa può aver pensato Barghouti. Si sarà detto "Certo, questo gruppo di cretine fa sempre comodo...ma posso andare in giro con una torma di jettatrici vestite di nero che credono, in questo modo, di proteggere la mia vita? Mi riderebbero tutti dietro...altro che reputazione di combattente indomito!".

    Vedremo, se sarà riconosciuto colpevole di attentati contro civili israeliani...vedremo, allora, cosa dirà la Morgantini, che prende per buone le affermazioni di Barghouti circa il suo rifiuto delle "azioni contro i civili"...

  5. #5
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    Secondo me una discriminante importante è se è responsabile di attentati contro la popolazione israeliana oppure solo contro l' esercito (o altri israeliani armati a questo assimilabili).
    Nel primo caso può essere trattato da criminale, nel secondo può al massimo essere internato fino alla fine della guerra.
    Ad ogni modo gli israeliani dovrebbero considerare i palestinesi come nemici in guerra, non solo quando fa comodo (come la possibilità di usare contro di loro mezzi militari, e non solo di polizia come si fa con i delinquenti) ma anche quando non fa comodo (come la necessità di rispettare le convenzioni sul trattamento dei prigionieri di guerra).
    Vedremo come sarà per questo Barguti, e cosa ha fatto.

  6. #6
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    Marwan Barghuti è membro del Parlamento palestinese, esponente dell' area critica verso la corruzione e l' ambiguità dell' ANP.
    E' uno dei leader di una guerra di resistenza, di una rivolta contro uno stato invasore.
    Nei suoi interventi ha sempre sostenuto l' Intifada NEI TERRITORI, non solo quando parlava con la Morgantini.
    Il suo coinvolgimento nelle Brigate Al Aqsa è tutto da dimostrare; più chiaro mi sembra il legame coi Tanzim, tra l' altro mai negato.
    Cercatemi una volta in cui i Tanzim hanno commesso atti FUORI dai Territori.
    Purtroppo mistificazioni e confusione verso le forze della Resistenza sono frequenti, ma non è un calderone unico come i sionisti e i loro amici vorrebbero far passare.
    Il processo è del tutto illegittimo, e su quel banco dovrebbero esserci Sharon, Peres, Ben Elezier e compagnia se giustizia ci fosse a questo mondo.

  7. #7
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    Originally posted by insurgente
    Il suo coinvolgimento nelle Brigate Al Aqsa è tutto da dimostrare;
    Che sia da dimostrare non vuol dire che non sarà dimostrato nel processo.

    Originally posted by insurgente
    Cercatemi una volta in cui i Tanzim hanno commesso atti FUORI dai Territori.
    E che significa?

    Bisogna decidere se quello tra Israele e l'ANP è uno stato di pace o di guerra.

    Se è uno stato di pace, perché considerare legittimi gli attacchi, anche nei territori?

    Se è di guerra, perché considerare illegittime le rappresaglie israeliane, e l'arresto di chi resiste con la forza come Barghouti?

    Originally posted by insurgente
    Purtroppo mistificazioni e confusione verso le forze della Resistenza sono frequenti, ma non è un calderone unico come i sionisti e i loro amici vorrebbero far passare.
    Nono, lo sappiamo già che non è un calderone unico.

    Le differenze ci sono: riguardano le modalità secondo le quali Israele dovrebbe scomparire.

    Originally posted by insurgente
    Il processo è del tutto illegittimo, e su quel banco dovrebbero esserci Sharon, Peres, Ben Elezier e compagnia se giustizia ci fosse a questo mondo.

  8. #8
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    Originally posted by Jan Hus


    Che sia da dimostrare non vuol dire che non sarà dimostrato nel processo.

    In un processo dove il verdetto è già scritto? In un processo dove di TUTTTI gli attacchi viene attribuita la colpa a Barghuti, che invece ha sempre preso le distanze dagli atti di resistenza FUORI dai Territori OCCUPATI?

    E che significa?
    Bisogna decidere se quello tra Israele e l'ANP è uno stato di pace o di guerra.
    Se è uno stato di pace, perché considerare legittimi gli attacchi, anche nei territori?
    Se è di guerra, perché considerare illegittime le rappresaglie israeliane, e l'arresto di chi resiste con la forza come Barghouti?

    Infatti. E' uno stato di OCCUPAZIONE. Una volta che gli invasori se ne sono andati dai Territori OCCUPATI si discuta di tutte le altre questioni. (Acqua, confini, prigionieri, cittadinanze, risorse....); da PARI a PARI, con uno Stato che richiede (la Palestina) e uno che concede (Israele, in torto secondo tutte le risoluzioni internazionali e che gode di immunità solo perchè alleato USA).
    In questa situazione gli attacchi a colonie e a esercito sono del tutto legittimi.

    Nono, lo sappiamo già che non è un calderone unico.
    Le differenze ci sono: riguardano le modalità secondo le quali Israele dovrebbe scomparire.

    Nel senso che secondo alcuni movimenti di resistenza deve esserci una nazione unica LAICA, PLURALISTA, DEMOCRATICA, e che Israele non è niente di tutto questo?
    (Anche la Palestina, e grazie ai continui attacchi alle forze nazionaliste e laiche da parte di Sharon e accoliti, purtroppo ora come ora è ben poco di tutto questo)


  9. #9
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    Tre punti rapidi, perchè l'intervento di insurgente mi ha ricordato la noia che provo a discutere con gli ottusi.

    1) Barghouti è accusato di essere l'ispiratore di alcuni attacchi delle Brigate di al-Aqsa (per intenderci, quella che manda gli attentatori suicidi in Israele a far fuori il maggior numero di ebrei possibile, e che fa parte del Fatah, il movimento di cui è capo Arafat).

    Che il verdetto sia già scritto lo pensa insurgente, ovviamente.

    Il quale insurgente trascura la possibilità che le accuse contro Barghouti siano vere.

    2) Anch'io sostengo che ci sia uno stato di guerra tra Israele e ANP.

    Ma quando mai si richiede ad uno stato aggredito di ritirarsi da territori occupati nel conflitto che è scaturito dall'aggressione come precondizione per la pace?

    E soprattutto, di quale pace si dovrebbe discutere una volta che Israele si fosse ritirato completamente dalla Cisgiordania e dlla Striscia di Gaza, visto che si è sempre detto che gli arabi vogliono uno stato limitato alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza stesse?

    Infine, si trascura il fatto che, successivamente agli Accordi di Oslo, Israele si ritirò da parte dei Territori Occupati, che furono consegnati all'ANP. Il risultato non è certo stato la pace, anzi. Quindi, come si fa a sostenere che, se Israele si ritirasse da tutti i territori, ci sarebbe la pace?

    3) Ricordo che nessun movimento degli arabi palestinesi ha mai accettato formalmente il diritto all'esistenza dello stato di Israele.

    Nemmeno l'OLP.

  10. #10
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    Tre punti rapidi, perchè l'intervento di insurgente mi ha ricordato la noia che provo a discutere con gli ottusi.

    Il tipico fastidio del bue che si sentì dare del cornuto dall’ asino e replicò piccato.


    1) Barghouti è accusato di essere l'ispiratore di alcuni attacchi delle Brigate di al-Aqsa (per intenderci, quella che manda gli attentatori suicidi in Israele a far fuori il maggior numero di ebrei possibile, e che fa parte del Fatah, il movimento di cui è capo Arafat).
    Che il verdetto sia già scritto lo pensa insurgente, ovviamente.
    Il quale insurgente trascura la possibilità che le accuse contro Barghouti siano vere.
    Barghuti non è stato accusato di ciò che dici tu, o meglio non in questi termini.
    E’ stato catturato e processato in quanto leader dell’ Intifada, e pericoloso.
    Pericoloso proprio perché non manda i suoi uomini a schiantarsi nelle città israeliane, ma dirige quella che è una guerra di resistenza all’ Occupazione. E a Israele fa invece molto comodo radicalizzare il conflitto per arrivare allo scontro finale contro un popolo consegnato all’ estremismo religioso.
    Ho detto e ripeto che i legami con la Resistenza palestinese Barghuti li ha senz’ altro con i Tanzim, più difficilmente con Al Aqsa.
    Se anche poi avesse legami con questa componente, ricordo, visto le mistificazioni del buon Jan Hus, che non è detto che sia comunque l’ ispiratore degli attentati suicidi fuori dai Territori Occupati: una gran parte delle Brigate si è sempre pronunciata contro questi attentati.
    Barghuti ha sempre cercato di dirigere e indirizzare l’ Intifada, lottando anche contro la sua degenerazione invece agevolata da Israele. E sono questi i palestinesi che più danno fastidio a Sharon e ai suoi degni compari.
    La semplificazione Al Aqsa = kamikaze = Al Fatah = Arafat poi disarma nel suo riduttivismo e nella sua infantile linearità. Vale la pena di ricordare che la situazione è molto più complessa di questi paralleli che Sharon vende al mondo.
    E trova anche qualcuno disposto a crederci.
    Detto questo, e tenendo presente che basterebbe conoscere la figura di Marwan Barghuti da vecchia data , le ragioni e le modalità del suo agire politico, come può qualcuno prestare fede ad accuse palesemente basate su paralleli e semplificazioni allucinanti, con i quali si vuole soltanto delegittimare la lotta di un popolo contro il suo carnefice spacciandola per terrorismo?
    Credo siano molto più veritiere le accuse del Tribunale belga contro Sharon per i crimini di Sabra e Chatila, accuse che, al contrario di quelle a Barghuti, sono già costate la vita a due probabili testimoni (tra cui Hobeika).
    Se poi venissero perseguiti tutti i crimini di cui si è macchiato lo stato di Israele questo Paese sarebbe senza governo da un pezzo.



    2) Anch'io sostengo che ci sia uno stato di guerra tra Israele e ANP.
    Ma quando mai si richiede ad uno stato aggredito di ritirarsi da territori occupati nel conflitto che è scaturito dall'aggressione come precondizione per la pace?

    Guarda che io, anche se non ne hai tenuto conto, non sono stato d’ accordo nel convenire con te sullo stato di guerra tra Israele e Palestina. La guerra si fa tra due stati, quella è un’ OCCUPAZIONE.
    Poi, a parte il fatto che molto spesso si è richiesto ad uno stato aggredito di ritirarsi dai territori occupati come condizione per la pace, trascuri il fatto che Israele nel 1967 non fu aggredito, attaccò per primo. E mi sembra paradossale affermare il contrario.
    Se ti riferisci al 1948, non vedo cosa ci sia di strano se gli stati arabi non hanno accettato che nel loro cuore venisse fondato uno stato ebraico e dunque di farsi carico del senso di colpa degli europei per l’ Olocausto.
    Senza contare che le varie colonie ebraiche erano già da anni motivo di tensione nei Territori, e che le mire espansionistiche sioniste si erano chiaramente manifestate. A parte i vari attentati verso i Britannici, ricordo che gli ebrei, pur accettando la spartizione proposta dalla Società delle Nazioni, si gettarono subito alla conquista del suolo arabo, PRIMA che gli stati arabi dichiarassero guerra.
    Comunque, visto come sono andate le cose, è logico che ragionevolmente e umanamente non si può certo sperare che gli ebrei vengano gettati a mare (lo dico perché so che qualcuno altrimenti mi accuserebbe di avere detto una cosa del genere), ma i Territori del 1967 devono essere sgomberati ORA per procedere alla formazione della Palestina indipendente.
    E soprattutto, di quale pace si dovrebbe discutere una volta che Israele si fosse ritirato completamente dalla Cisgiordania e dlla Striscia di Gaza, visto che si è sempre detto che gli arabi vogliono uno stato limitato alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza stesse?

    Eppure tra parentesi l’ ho scritto. Intanto io non ho mai affermato che i palestinesi vogliono uno stato limitato alla Cisgiordania e alla striscia di Gaza. Io credo che questa sia la base di partenza per una trattativa sui confini. Dunque primo punto i confini.
    Confini legati ovviamente anche al discorso profughi. Ricordo che la risoluzione ONU 194 del 1948 sancisce il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Tuttora è inapplicata. Visto che mi sembra doveroso invece applicarla, dove vanno?
    L’ acqua. Questione cruciale nel Medio Oriente; ricordo che ora come ora i palestinesi muoiono di sete, mentre gli insediamenti ebraici fanno sfoggio di piscine.
    La viabilità. Non sarebbe il caso di trattare su come organizzarsi per questo, con lo scopo di far terminare l’ apartheid di Israele con lo scempio delle strade riservate agli israeliani? E naturalmente di garantire agli israeliani la possibilità di poter circolare liberamente.
    I prigionieri politici. Per fare un paio di esempi Barghuti e Saadat, ma sono centinaia. Che farne? Sarebbe un arduo punto di trattativa.
    Le cittadinanze. Mi sembra logico che in stati di diritto siano riconosciute a tutti indipendentemente dall’ etnia. Ma credo che sarebbe un altro punto di trattativa arduo.
    E poi controllo delle risorse, i rapporti diplomatici, i processi ai criminali di guerra, ovviamente le colonie… Insomma, mi sembra che di cose da trattare ce ne siano abbondantemente, anche troppe.
    L’ obbiettivo finale, perché finora è lecito sognare, dovrebbe essere la formazione di un unico stato dove ebrei e arabi possano vivere in pace, da fratelli. A me sembra proprio che sia stato per ora in primo luogo Israele a far sì che questo sia solo un sogno. (Ho detto in primo luogo, non solo)
    Infine, si trascura il fatto che, successivamente agli Accordi di Oslo, Israele si ritirò da parte dei Territori Occupati, che furono consegnati all'ANP. Il risultato non è certo stato la pace, anzi. Quindi, come si fa a sostenere che, se Israele si ritirasse da tutti i territori, ci sarebbe la pace?
    E’ una speranza. Il ritiro dai Territori Occupati è però un obbligo, sancito da una risoluzione ONU.
    Di Saddam se ne disse e se ne dice parecchie visto che non rispetta le risoluzioni ONU, e non è passato impunito. Esiste forse una doppia morale?
    Quanto al ritiro dei Territori in seguito agli accordi di Oslo, è una barzelletta.
    Ricordo ancora una volta che il primo violatore degli accordi di Oslo fu Rabin, che autorizzò e promosse colonie proprio in quei territori che sarebbero dovuti passare alla sovranità dell’ ANP. E sempre il tanto osannato Rabin, che tra l’ altro faceva spezzare le ossa ai ragazzi dell’ Intifada, fu il primo a mettere in atto la brutale politica della “chiusura” dei confini verso Israele.


    3) Ricordo che nessun movimento degli arabi palestinesi ha mai accettato formalmente il diritto all'esistenza dello stato di Israele.

    Nemmeno l'OLP.
    Questa è una bufala gigantesca. Ho già detto infatti che negli ambienti della disinformazione sionista si tende a fare un calderone unico di tutte le forze dell’ Intifada.
    Jan Hus me ne fornisce la prova una volta di più.
    Per fare meno confusione:
    l’ OLP è l’ insieme delle forze politiche palestinesi. Nell’ OLP vi sono TUTTE le componenti.
    Con gli accordi di Oslo, e la notizia è di dominio pubblico, l’ OLP accettò a maggioranza di riconoscere lo stato di Israele.
    Alcuni movimenti, subodorando la trappola, se ne distaccarono formando il “Fronte del Rifiuto”.
    Tra queste forze: Hamas, Jihad, FPLP, FDLP, ALP…
    Al Fatah, come prima forza dell’ OLP, riconobbe l’ esistenza di Israele e divenne componente dell’ ANP.
    Mi preme sottolineare poi che c’ è una bella differenza tra tutte le forze del “Fronte del Rifiuto”.
    E’ vero. Né Hamas, né la Jihad, né FPLP, né FDLP hanno formalmente riconosciuto lo stato di Israele.
    Ma Hamas e la Jihad vogliono arrivare alla fondazione dello Stato Islamico di Palestina, FPLP e FDLP auspicano la formazione della Palestina UNICA, LAICA, DEMOCRATICA, MULTIETNICA.
    Il modello è quello socialista.
    La stessa cosa?
    Ma ora chiedo all’ acutissimo Jan Hus (o a chi per lui): ma qui si chiacchera e si parla, ma se Israele fosse così democratico, non dovrebbe concedere il diritto ad esistere allo stato di Palestina?
    Ma mi spiegate l’ importanza pratica del riconoscimento dello stato di Israele se ormai è già formato e anche molto forte?
    Ma davvero qualcuno è così ingenuo da credere sul serio che i palestinesi abbiano la forza di distruggere Israele?
    Ma non dovrebbe essere lo stato occupante a riconoscere il diritto ad esistere dell’ occupato?
    Insomma, sono le sorti di Israele a dipendere dalla Palestina o è vero il contrario?
    E a questo proposito, dov’ è il senso del riconoscimento dell’ altro di uno stato che per dirne una (perché le questioni poste sono state molte) ha una bandiera con la stella di David in mezzo a due strisce blu, ovvero il Nilo e il Tigri? (o l’ Eufrate, non sono sicuro)?
    Chiudo, poiché qualcuno probabilmente ci proverà, dicendo che gradirei confutazioni di argomenti, non accuse di antisemitismo. Voglio che tutti gli uomini possano vivere in pace tra loro, e non sono per la prevaricazione di nessuno su nessuno. E sono uno di quelli che provano orrore per i Lager nazisti, per le purghe staliniane, per ogni massacro. Senza voler stabilire paralleli e similitudini, provo orrore anche per ciò che Israele e i sionisti stanno facendo ai palestinesi, e naturalmente per i kamikaze che fanno fuori civili innocenti.
    Si tratta però di stabilire le ragioni di una situazione simile, senza semplificazioni e generalizzazioni indebite.

 

 
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