Il nostro pianeta? E´ in ottima salute
La guerra di uno scienziato danese contro i gruppi ecologisti
ROMA
Siamo sull'orlo del precipizio? Macché. Il pianeta non è mai stato meglio. Adesso che il vertice di Johannesburg entra nel vivo non poteva mancare la voce discordante di Bjorn Lomborg, il 37 enne professore di statistica dell'università di Aarhus, in Danimarca, diventato la bestia nera dell'ambientalismo mondiale dopo la pubblicazione del suo «The Skeptical Environmentalist» («L'ambientalista scettico») in Gran Bretagna l'anno scorso. Dalle pagine del New York Times il giovane professor Lomborg, ex attivista di Greenpeace pentito, ha lanciato i suoi strali contro il catastrofismo che aleggia al vertice in Sudafrica sullo sviluppo sostenibile. Ed ha incitato i governi «a pensare di più allo sviluppo e meno a come sostenerlo». Siamo tutti vittime di un grande raggiro alimentato dalle associazioni ambientaliste, insiste Lomborg. A cominciare dai suoi bersagli preferiti: World Watch, WWF e Greenpeace. «Ci dicono che le risorse naturali si stanno esaurendo, che la popolazione esplode, che c'è sempre meno da mangiare, che le foreste scompaiono e le specie si vanno estinguendo rapidamente, che l'aria e l'acqua del nostro pianeta sono sempre più inquinate. Ma c'è un problema: questa litania non è sostenuta dai fatti». E quali sono i fatti di Lomborg? Energia e risorse naturali «sono più abbondanti» di prima. L'accesso all'acqua potabile è aumentato. La fame nel mondo è diminuita. La povertà anche. E quanto alla biodiversità, le specie scompaiono a un ritmo minimo (0,7 per cento nei prossimi cinquant'anni). Insomma, come già aveva scritto nel suo best-seller, «la maggioranza degli indicatori ci dice che lo stato dell'umanità è migliorato moltissimo». Il libro uscirà in Italia questo autunno. Chicco Testa, leader storico della Legambiente, oggi alla guida del Kyoto Club (un'associazione di imprese impegnate a favore dello sviluppo sostenibile), l'ha invocato per criticare quella parte del movimento ambientalista italiano che vede sempre «il bicchiere mezzo vuoto». «L'ambientalista scettico» venne pubblicato in Danimarca già nel 1998. Ma fu la sua uscita il Gran Bretagna l'anno scorso a scatenare il putiferio. Dopo aver studiato le statistiche compilate dai vari organismi internazionali, Lomborg aveva concluso che i dati a disposizione indicavano che il pianeta stava sempre meglio e non sempre peggio. Ma spiegava che la «litania» degli ambientalisti «ha pervaso il dibattito così a lungo e in maniera così profonda, che le affermazioni più false possono ormai essere fatte e rifatte senza fornire alcuna prova ed essere credute». L'Economist lo osannò. «Uno dei libri più importanti degli ultimi dieci anni», scrisse il prestigioso settimanale britannico. Business Week, Wall Street Journal e altre testate importanti dedicarono lunghi articoli elogiativi al giovane professore di statistica che era stato capace di demolire il mito della catastrofe ambientale. Ma non sono mancate le critiche. Anzi, una valanga di critiche. In poco più di un anno è nata una sorta di fabbrica virtuale su Internet, che ha l'unico scopo di smontare pezzo per pezzo ogni capitolo del libro di Lomborg (www.antilomborg.com). Negli Stati Uniti la Union of Concerned Scientists ha compilato una vera e propria guida a quelli che considera gli errori più macroscopici dell'autore. E la blasonatissima rivista Scientific American ha scritto un editoriale di dodici pagine per denunciare le tesi di Lomborg. E la sua controversa «lettura» delle statistiche.
Andrea di Robilant
Dalla Stampa




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