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Discussione: Venti di Guerra

  1. #1
    l'Edera del Cugino è sempre...
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    Le praterie del dubbio - Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno
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    Predefinito Venti di Guerra

    Cari Amici,
    io, ma penso anche tutti Voi, con sempre maggior apprensione vedo sui giornali e nei notiziari, il proliferare di argomentazioni che in qualche modo ci avvicinano e ci preparano e giustificano una guerra -anche senza l'assenso dell'ONU- nei confronti dell'Iraq. Il nostro Presidente del Consiglio a colloquio con Bush jr, vantandosi di aver riportato a più miti consigli Saddam (scusate l'estrema semplificazione), non ha fatto altro che portare acqua al mulino della guerra che comincia a far girare sempre più velocemente le sue pale. Sarò considerato antiamericano o filoiracheno o fiancheggiatore dei terroristi se dico che l'America deve fermarsi davanti al diritto internazionale? Se ricordo che nella nostra Costituzione (già a ma chi interessa più?) viene ripudiata la guerra? Se sono contrario al "primo colpo"? Se ho il dubbio che tutto ciò è funzionale (indirettamente) a ritardare la costituzione di un'Europa unita politicamente (divide et impera! se i partner europei vanno alla spicciolata ad assumere posizioni nei confronti dell'amico americano) che unitariamente prenda una posizione su questa come su altre questioni?
    Insomma. cari amici, io comincio ad essere molto preoccupato!

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  2. #2
    l'Edera del Cugino è sempre...
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    Predefinito

    (Del 22/9/2002 Sezione: Esteri Pag. 4)
    L´EX VICESEGRETARIO DELLE NAZIONI UNITE E ORA CONSULENTE DI KOFI ANNAN
    «Con Bush l´arroganza diventa virtù»

    Giandomenico Picco sulla dottrina dell´attacco preventivo
    NEW YORK - QUESTO documento afferma una visione del mondo in cui l'arroganza non è un difetto, ma una virtù».

    Giandomenico Picco, ex vicesegretario generale dell'Onu e consulente di Kofi Annan, tiene sul tavolo del suo ufficio le 33 pagine della nuova «National Security Strategy of the United States» appena pubblicate dal presidente Bush, e le guarda con perplessità e preoccupazione:
    «L'attuale Amministrazione, in pratica, considera la legge internazionale come un ostacolo invece di un sostegno: questa non è la concezione del mondo cui io, e in generale gli europei, siamo stati educati». ».

    >>Dove porta la nuova strategia americana, in termini di geopolitica?
    «Scivola sempresempre più lontano dal sistema internazionale con cui gli Stati Uniti e l'Europa hanno garantito la stabilità negli ultimi sessant´anni . Afferma una visione del mondo comunque a quattro grandi potenze, America, Cina, Russia e India, su cui d´ora in poi farà perno la geopolitica. Non a caso, questi paesi sono anche i principali bersagli di Al Qaeda. Invece l'Europa, che finora è stata rifugio ma non obiettivo dei terroristi di Bin Laden, viene emarginata».

    >>Nonostante la convergenza seguita all´11 settembre, gli attriti tra il Vecchio Continente e gli Usa si sono moltiplicati da quando alla Casa Bianca c'è Bush, fino alla lite con la Germania dove è stato paragonato a Hitler. Che effetti avrà il documento sui rapporti tra le due sponde dell'Atlantico?
    «Dimostra che gli Stati Uniti, o almeno questa Amministrazione, non vedono un ruolo per l'Europa nella politica internazionale . Le Weltanschaaung di queste due entità, le loro visioni del mondo stanno diventando sempre più distanti».

    >>La nuova dottrina promette di cercare sempre il consenso internazionale, ma non lo considera indispensabile. Quale sarà l'impatto sul futuro dell'Onu?
    «Da almeno dieci anni si dice che il paese più influente sul Palazzo di Vetro sono gli Stati Uniti. Ora Washington ha deciso di affermare questa realtà, dichiarando che è proprio vero: : i più forti sono loro. L'arroganza diventa una virtù, e le leggi internazionali sono un ostacolo alla sicurezza e agli interessi nazionali. Come europeo fatico a entrare in questo ordine di idee ».

    >>Pochi giorni fa, l'ex presidente Clinton ha detto che si tratta di decidere se gli Stati Uniti vogliono guidare il mondo o dominarlo: Bush ha scelto la seconda via?
    «Di sicuro ha cambiato una concezione che reggeva dal 1945. Darwin sosteneva che nell'evoluzione della specie non sopravvivono necessariamente i più intelligenti, ma quelli che sanno adeguarsi meglio ai cambiamenti. Può darsi che gli Stati Uniti stiano facendo il cambiamento giusto, anche se noi non riusciamo a capirlo, ma solo il tempo darà la risposta».

    >> Il documento dice che Washington farà tutto il possibile per mantenere la superiorità militare, allo scopo di scoraggiare i rivali. Riuscirà a tenere tutti a distanza?
    «Non sono un esperto militare, ma in questo momento la differenza tecnologica è tale che sfidare la potenza americana è solo un'ipotesi teorica».

    >>La nuova dottrina prevede l'attacco preventivo, e la «controproliferazione» invece della garanzia dei trattati internazionali. Risolverà i problemi americani o li complicherà generando reazioni a catena?
    «Una volta stabilito il principio che un paese ha il diritto all'attacco preventivo, non c'è modo di negare lo stesso diritto a un altro Stato, e così apriamo un vaso di Pandora dalle conseguenze imprevedibili. . Naturalmente non ci sono molte nazioni in grado di sfidare gli Usa su questo terreno, ma a livello locale e regionale può accadere di tutto».

    >>La guerra in Iraq si avvicina dopo che Saddam ha annunciato di opporsi a una nuova risoluzione Onu?
    «Forse è l'errore che si aspettavano a Washington per aprire la strada alla loro linea. I colloqui con i russi sono andati meglio di come dicono i media, e quindi lo stallo al Palazzo di Vetro potrebbe sbloccarsi in maniera favorevole a Bush. Con Saddam, però, non dobbiamo mai escludere le sorprese».

  3. #3
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    Predefinito Re: Venti di Guerra

    Originally posted by jeronimus2002
    Sarò considerato antiamericano o filoiracheno o fiancheggiatore dei terroristi se dico che l'America deve fermarsi davanti al diritto internazionale? Se ricordo che nella nostra Costituzione (già a ma chi interessa più?) viene ripudiata la guerra? Se sono contrario al "primo colpo"?
    Io non sono di certo antiamericano, ma sono anch'io contrario al "primo colpo".

  4. #4
    agaragar
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    Predefinito Re: Re: Venti di Guerra

    Originally posted by Jan Hus

    Io non sono di certo antiamericano, ma sono anch'io contrario al "primo colpo".
    azz, e mò ki glielo dice al bush ??

  5. #5
    F***ing stubborn
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    Sono onestamente combattuto: sono contrario al primo colpo, ma non vorrei che il primo colpo degli altri fosse come per le Twin Towers
    saluti
    echiesa

  6. #6
    agaragar
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    Quali altri?
    l'attentato dell'11 settembre l'ha ordito bush
    Saddam è uomo di bush
    i kamikaze "palestinesi" li manda Bush...

    sennò,secondo te, perchè il governo tedesco l'avrebbe paragonato a hitler?

  7. #7
    F***ing stubborn
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    Predefinito

    Originally posted by agaragar
    Quali altri?
    l'attentato dell'11 settembre l'ha ordito bush
    Saddam è uomo di bush
    i kamikaze "palestinesi" li manda Bush...

    sennò,secondo te, perchè il governo tedesco l'avrebbe paragonato a hitler?

    : con tutto che Bush non mi è troppo simpatico, anzi, il paragone mi sembrava un pò forte.
    saluti
    echiesa

  8. #8
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    Predefinito letto sulla stampa del 28/09

    L’ATTACCO ALL’IRAQ
    AMO L’AMERICA MA NON VOGLIO LA GUERRA

    Edward M. Kennedy - Senatore democratico

    I L dibattito sull’attacco all’Iraq è diventato una questione di vita o di morte, troppo importante per essere lasciata alla politica.
    Non sono d’accordo con chi suggerisce che questa impostazione non possa essere contestata vigorosamente e pubblicamente in tuttal’America. Quando sono i figli e le figlie di questa nazione a rischiare di perdere la vita, la gente deve parlare ed essere ascoltata.
    C’è tuttavia una differenza fra onesto dialogo pubblico e appelli di parte. Ci sono repubblicani e democratici che sostengono l’uso
    immediato della forza, ma anche altri che hanno sollevato dubbi e dissentito. In questi gravi tempi per l’America nessuno dovrebbe
    avvelenare il dibattito pubblico mettendo in dubbio il patriottismo dei rivali o aggredendo chi fa proposte diverse con l’accusa di
    essere più interessato alla causa della politica che alle proprie tesi.
    Io respingo queste accuse. Tutti dovremmo farlo. E’ possibile amare l’America pur concludendo che non è saggio, ora, andare in guerra. Il principio che ci deve guidare è particolarmente chiaro quando ci sono vite in gioco: dobbiamo domandarci che cosa sia giusto per il paese, non per il proprio partito.

    Sono convinto che usare la forza contro l’Iraq prima di sperimentare altri mezzi metterà a dura prova l’integrità e l’efficacia della coalizione internazionale che ora combatte con noi il terrorismo. A un anno dall’avvio della campagna contro Al Qaeda, l’Amministrazione devia concentrazioni, risorse ed energie verso l’Iraq. Questo cambiamento di priorità si verifica prima che sia stata del tutto eliminata la minaccia di Al Qaeda, prima che si sappia se Osama bin Laden è vivo o morto e prima che ci sia la certezza di un consolidamento d’autorità del governo posttaleban in Afghanistan.
    Nessuno dubita che l’America abbia duraturi e importanti interessi nel Golfo, o che il regime di Saddam Hussein rappresenti un grave pericolo, che egli sia un tiranno e che la sua ricerca di armi mortali di distruzione di massa non possa essere tollerata. Saddam deve essere disarmato. Ma come possiamo raggiungere questo obiettivo minimizzando i rischi per il nostro paese? Come possiamo ignorare i pericoli per i nostri ragazzi in divisa, il nostro alleato Israele, la stabilità regionale, la comunità internazionale, la vittoria contro il terrorismo?

    C’è chiaramente una minaccia dall’Iraq, ma l’Amministrazione non ha dimostrato in modo convincente che siamo di fronte a una minaccia imminente per la nostra sicurezza nazionale e che un attacco americano unilaterale e preventivo, quindi una guerra immediata, sia necessario.
    Quando quarant’anni fa si scoprirono missili a Cuba – missili molto più pericolosi per noi di quelli che Saddam ha oggi – alcuni esponenti al più alto livello di governo spinsero per un immediato attacco unilaterale. Invece gli Stati Uniti portarono il loro caso all’Onu, ottennero il sostegno dell’Organizzazione degli Stati americani e conquistarono persino i nostri alleati più scettici. Imponemmo un blocco, esigemmo un’ispezione e insistemmo sull’eliminazione dei missili. Quando il Presidente di allora illustrò quella scelta agli americani e al mondo, ne parlò in termini realistici: non nel senso che il primo passo sarebbe stato necessariamente il passo finale, ma con la certezza che si dovesse provare. Come disse allora, «è necessario agire... e queste azioni possono essere solo l’inizio. Noncorreremo prematuramente e senza necessità il rischio di una guerra, ma neppure lo eviteremo se in qualsiasi momento lo dovessimo affrontare».
    Nel 2002 anche noi possiamo e dobbiamo essere risoluti e misurati.
    Ora, per l’Iraq, costruiamo un sostegno internazionale, tentiamo con le Nazioni Unite, perseguiamo il disarmo prima di ricorrere al conflitto armato.

  9. #9
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    Predefinito

    Anche altri esponenti democratici, come i senatori Sarbanes del Maryland, Kerry del Massachusetts e Feingold del Minnesota la pensano allo stesso modo.

  10. #10
    l'Edera del Cugino è sempre...
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    Predefinito una volta tanto ci troviamo d'accordo!

    Afghanistan, Cossiga: Ciampi richiami il governo.

    Francesco Cossiga, che ha votato no all’invio di alpini in Afghanistan, si appella al capo dello stato perché ritiene che con il voto di oggi il governo sia al limite della costituzione per l’uso delle forze armate in situazioni di guerra.

    Secondo cossiga, Ciampi deve richiamare il governo “che è in una posizione al limite della Costituzione, dalla quale saremo completamente fuori se dovessimo aderire ad un’iniziativa unilaterale contro l’Iraq”. Cossiga pensa che il voto di oggi sia stato “una forma indiretta ed ipocrita di adesione ad un’iniziativa contro l’iraq”, perché gli alpini “ servono a sostituire mille marines inglesi” da addestrare prima dell’attacco contro il regime di Saddam Hussein.

    “La costituzione –precisa Cossiga- lega la nostra partecipazione bellica soltanto al caso di un attacco al nostro territorio o a quello dei paesi alleati, oltre ad una decisione presa dall’Onu”

 

 
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