Il camice di tutti

6 dicembre 2002

«Ogni tanto salta su qualcuno, l’ultimo è stato NapoSilvione, a dire che chi perde il posto alla Fiat o altrove può sempre riciclarsi dentro una divisa da infermiere. Neanche si trattasse di un mestiere che sono in grado di fare tutti, come l’ospite di Marzullo o il campione di un sondaggio Datamedia. L’infermiere non è un manovale della sanità, anche se spesso gli toccano compiti imbarazzanti: pulire i pazienti e sopportare certi primari. E’ sempre più un professionista superspremuto e sottopagato, che studia tre anni a tempo pieno e deve sapere di fisiologia, anatomia, psicologia. Chi, se non lui, filtra la rabbia dei malati e dei loro parenti verso la classe medica?

Dopo gli esami, gli tocca superare concorsi durissimi, salvo ritrovarsi senza lavoro perché gli ospedali a corto di denaro preferiscono assumere gli extracomunitari con stipendi vergognosi. Frustrato, vessato dai superiori (secondo una ricerca, è il bersaglio preferito del «mobbing»), in trasloco perenne da un reparto all’altro, l’infermiere dovrebbe ora anche digerire l’umiliazione di sentirsi trattato come un buono a nulla che chiunque può sostituire. E’ una condizione umiliante. Ma lo è ancora di più quella di una classe dirigente che è troppo ripiegata sui suoi piccoli maneggi per trovare il tempo di aggiornarsi e, avendo perso qualunque contatto con la realtà, affronta i problemi del presente con un armamentario di luoghi comuni del passato.

Massimo Gramellini su "La Stampa"


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ed io aggiungo:
cosi come devono sentirsi, nella scuola, i precari che dopo tanto penare si vedono scavalcare dagli insegnanti delle "private" ed ora dagli insegnanti di religione.

Certo, infermieri o insegnanti non ci si improvvisa, ma neanche Presidenti del Consiglio!
"Ofelè fa 'l to mester"