Il sindaco, dopo alcuni giorni di silenzio, usa parole durissime contro avversari politici ed extracomunitari
«Non annacquo la razza Piave»
Gentilini, poche concessioni: «Tengo solo due persone»
Lo sceriffo della Lega esterna sulle televisioni nazionali «E' un complotto bolscevico, un attacco personale Dietro agli immigrati c'è la cospirazione delle sinistre»
Alessia De Marchi
Se ne sta zitto per un paio di giorni, ma poi esce allo scoperto e rovescia sulla protesta degli immigrati il suo torrente in pena. Giancarlo Gentilini concede il suo sfogo alle tivù nazionali, «Non voglio casbe nel mio territorio - dichiara alla Rai -. Non permetterò a nessuno di annacquare la razza Piave». E al tg di Canale parla di «complotto bolscevico». Garantisce la sua presenza al summit in Prefettura di oggi e la disponibilità ad alloggiare temporaneamnete «al massimo una o due persone». E le altre famiglie? «Rimpatriamole fino alla soluzione dell'emergenza»
Non si smentisce lo sceriffo di Treviso. Parte all'attacco e risponde a chi in questi giorni lo ha accusato di atteggiamento pilatesco. Mentre infuriava la protesta e assieme ad essa le polemiche, il sindaco razza Piave se n'è stato in silenzio. Non si è concesso neppure alla Curia che lo cercava per tentare di trovare insieme una soluzione all'occupazione. E poi all'improvviso quando il problema è diventato un caso nazionale, incalzato dai giornalisti, Giancarlo Gentili si è fatto sentire. «Questo è un complotto bolscevico» ha subito precisato per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio. L'occupazione del Duomo? Un attacco personale al sindaco leghista. Dietro agli immigrati, a suo dire, la sinistra che cospira mandando avanti stranieri non residenti a Treviso e, dunque, senza alcun diritto.
«La città è con me» ha sottolineato Gentilini a Canale 5 nella calda domenica d'agosto, piena di turisti. Tra i manifestanti, accampati sotto il colonnato del Duomo, ci sarebbero a suo dire immigrati non residenti in città. Il sindaco ha difeso lo sgombero, partito da una precisa richiesta dell'Ater. Lui, lo sceriffo, si sarebbe limitato a far rispettare la legge. Così gli impone il suo ruolo. Nulla di più e nulla di meno. Sulla rischiesta di una casa da parte degli stranieri ha esordito portando l'esempio dei suoi concittadini. «Ci sono trevigiani - ha riferito al Tg5 - che vivono con quattrocento-cinquecento euro al mese. Si pagano la casa e non vengono a elemosinare l'aiuto dell'amministrazione comunale. Alcuni stranieri guadagnano anche mille euro. Non capisco come mai non riescano a pagarsi un alloggio». Le case popolari sono prima per i trevigiani e poi, se per caso ne dovessero rimanere, per gli extracomunitari. Dopo tanti rifiuti, non si è tirato indietro il Genty doc. Ha offerto la disponibilità a partecipare al summit che si terrà oggi in Prefettura. Farà la sua parte: offrirà sul piatto della discussione un paio di posti nei centri di prima accoglienza. Lo sceriffo ha anche una soluzione per le famiglie, donne e bambini accampati all'aperto da qualche giorno. La sua proposta è di rimpatriarli fintanto che rientrerà l'emergenza. Se sono regolari, hanno il permesso di soggiorno e non sarà un problema farli tornare, una volta che sarà risolto il problema casa e che gli ex «inquilini» dell'edificio Ater avranno un tetto sotto cui dormire.
Tutto già risolto per il sindaco di Treviso, che si preoccupa di tutelare la razza Piave dagli assalti mussulmani.
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Ma Gentilini che lavoro fa? Il mantenuto...




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