Ecco a voi il prossimo arcivescovo di Milano insomma una razza una fazza ma quello che mi fa più incazzare è stato leggere nei giorni scorsi sulla Padania gli osanna a questo sub-dolo ministro del cristoide x via dell'apologia fatta dal Tettamanza alla famigghia tradizziunale.Poi hai voglia a spiegare alla gente che ti dice "ma come, la Lega un giorno si schiera x i crocifissi e il giorno dopo attacca i vescovoni" che il movimento è coerente etc..Ah già dimenticavo, i soliti noti usciranno dall'empasse dicendo che la chiesa preconciliare era un' altra cosa, che i sedevacanmerda sono contro l'immigrazione etc etc..già..peccato che di queste seghe mentali la gente non sappia nulla e non gliene freghi nulla, x l'uomo della strada la Lega è quella che un giorno rivendica l'identità cristiana della Padania e il giorno dopo attacca la Chiesa.Cmq le sorprese non sono finite..questo mellifluo cardinale-dallo sguardo sfuggente e dagli occhi viscidi come il degno compare Ruini-ci riserverà dei bei pacchi dono in materia di "ospitalità"

dal Corriere do oggi.
Inutile farvi presente le saporite e copiose leccate di culo del giornalista estensore del pezzo nei confronti del viscidone in rosso


Ieri il nuovo arcivescovo di Milano ha salutato la diocesi di Genova. Il 29 settembre l’ingresso in Duomo accolto da Martini

«Le città sappiano accogliere gli immigrati»

Il cardinale Tettamanzi: bisogna essere aperti. E’ necessaria una maggiore partecipazione civile


DAL NOSTRO INVIATO


GENOVA - Bisognava vederlo: in piedi per due ore davanti all’altare, finita la Messa, a salutare uno ad uno migliaia di fedeli in fila fra le architetture di marmo e ardesia della Cattedrale di San Lorenzo, caldo soffocante e il profumo dei gigli lungo le navate, «prega per me, padre», «ci mancherà, auguri!», «le voglio bene», e lui che li riconosceva in un sorriso, «dove ti ho già visto? Ah già, sei venuto a Fatima!», e si congedava da quella che è stata la sua città per sette anni, tre mesi e cinque giorni: «Ecco, mi sento un poco come Abramo, al quale è stato detto: Parti da questa terra e va’»....


Cosa dirà alla città il centoquarantaduesimo successore di Antalo? Nell’omelia di addio a Genova, ieri pomeriggio, si potevano già leggere in filigrana alcuni dei temi che fonderanno il suo episcopato.


Del resto lo ha detto lui stesso: vale anche per Milano, eminenza? E il cardinale, allargando le braccia: «Beh, certo!». Perché la città che non ama, «che nessuno di voi deve e può amare» e dalla quale il cardinale mette in guardia, è quella che mostra «tracce di egoismo e di ripiegamento su di sé, conflittualità sterile fra le diverse componenti sociali, chiusura al diverso e mancanza di intraprendenza generosa per mettere al servizio di tutti potenzialità e ricchezze».


Invoca una città aperta, l’arcivescovo, elogia la Genova «solidale, seria e operosa, crocevia di popoli». E invita all’accoglienza: «Se mancasse l'elemento "straniero e immigrato" Genova non sarebbe più Genova», dice, ed è naturale che lo stesso valga per una città multietnica come Milano: «Non è forse motivo di vanto questo fatto che è anche vocazione, in un tempo nel quale il mondo si fa sempre più piccolo e tutti avvertiamo la necessità delle virtù di accoglienza e di dialogo come vitali per lo sviluppo pacifico dei popoli»?.


È un senso dell’accoglienza che si accompagna ad una coscienza forte della propria identità, il suo desiderio è «stimolare i cristiani ad una vita di fede più convinta, più responsabile, più gioiosa, sempre più missionaria». La «missione» è una parola chiave del suo pensiero: «Di qui l’invito a non accontentarsi dell’esistente da conservare ma ad impegnarsi per una conversione pastorale permanente e innovatrice per portare il Vangelo - con la parola e la coerenza della vita - in tutti gli ambienti di vita sociale: lavoro, scuola, mondo della cultura, luoghi della sofferenza e della speranza, spazi di partecipazione democratica». Un invito forte, «Sì! Alzati e cammina! Prendi il largo! Non più eccezionale ma normale e ordinaria deve essere la pastorale con e per i non credenti!»....

e poi va avanti con altre puttanate catto-clericali che vi risparmio, ma il contenuto mi sembra chiaro.