IMMIGRAZIONE / «Il governo non rischia
Ora spetta a Berlusconi trovare la quadra»
di Paolo Bassi
«La ricchezza non è illimitata e quindi anche l’ospitalità non lo può essere».
Umberto Bossi, usa l’economia per spiegare cosa ci sia davvero dietro all’immigrazione di massa. Parla dello scontro epocale fra due visioni del mondo: «Quella “luciferina” dei giacobini e dei massoni, che hanno fatto leva sulla finanza nel tentativo di imporre la “business community”: il potere delle elité sulla testa dei cittadini; e quella della Lega, secondo la quale: l’economia, come il potere, deve salire dal basso». Negli anni passati, ha osservato il leader della Lega Nord, rispondendo alle domande di Gigi Moncalvo nel corso del tradizionale appuntamento televisivo del martedì sera su TelePadania, «la disastrosa ideologia mondialista dei Clinton e degli Amato ha avuto la meglio. La Lega - ricorda - perse una battaglia perché era sola a combattere contro tutti. Ma oggi, il vento ha iniziato a girare. Prima l’inversione di tendenza dimostrata dal crollo delle borse, sintomo di come la gente abbia iniziato a diffidare dell’economia virtuale. Poi, la nascita della Cdl, avvenuta grazie alla testardaggine del Carroccio, per dare traduzione politica ad una crescita reale sostenuta dai popoli, dalle loro ricchezze concrete e dai loro valori». Ma parlando di immigrazione, Bossi è sceso anche nel vivo delle polemiche sulle regolarizzazioni che hanno animato il dibattito politico degli ultimi giorni.
LA BOSSI-FINI È UNA LEGGE CHE NASCE IN UN PARTICOLARE MOMENTO STORICO E SOCIO-ECONOMICO.
«Quando ho pensato alla nuova legge sull’immigrazione, ho dovuto fare i conti con il momento storico nel quale stiamo vivendo: quello che vede la fine dell’idea “luciferina” della ricchezza infinita e delle porte aperte a tutti, e l’inizio di una “nuova era” che sta sorgendo nel nome dei popoli, delle culture e delle identità. Visto il contesto, il punto di mediazione più razionale era quello di legare la nuova normativa al contratto di lavoro. Da oggi in avanti, e per il futuro: entra solo chi lavora. Ma c’è un passato da rimettere in sesto. Da qui è nata l’esigenza di regolarizzare, con le dovute garanzie, i lavoratori che si trovano sul nostro territorio. Ad una settimana dall’entrata in vigore della legge Bossi-Fini, sono state presentate dai datori di lavori, fra lavoratori generici, badanti e colf: 49.000 domande di regolarizzazione, all’incirca quelle che ci aspettavamo, anche se fare stime è difficile. Fin qui le cose sono chiare. Poi però è nato il problema relativo agli extracomunitari presenti nelle liste del ministero dell’Interno, che sono due volte fuori legge: una perché sono entrati clandestinamente nel nostro paese, e una perché hanno ricevuto un foglio di via che non hanno rispettato».
L’EXTRACOMUNITARIO CHE HA RICEVUTO IL FOGLIO DI VIA: UN PROBLEMA DA RISOLVERE.
«Il pilastro fondamentale della Bossi-Fini, ossia il contratto di lavoro, è un principio che non viene messo in discussione. Una parte dei nostri alleati però, sostiene che bisognerebbe farlo valere anche per chi ha già ricevuto il foglio di via. Se facessimo una cosa di questo tipo, si dovrebbe mettere mano alla legge sull’immigrazione a soli due mesi dalla sua approvazione da parte del Parlamento. E ciò comporterebbe un contraccolpo d’immagine, dando l’impressione che questo sia un Paese poco serio. Un Paese “Arlecchino” che fa le cose e le disfa da un giorno con l’altro. Invece la legge deve essere applicata. Il tempo del buonismo è finito, e di questo si devono convincersi anche certi ministri».
BERLUSCONI SI DEVE IMPEGNARE PER RIUSCIRE A TROVARE UNA “QUADRA”.
«Se domani chi, all’interno della maggioranza, propone la regolarizzazione anche per gli extracomunitari colpiti da foglio di via, presentasse un emendamento teso a rendere concreta questa possibilità, riuscirebbe facilmente a farlo approvare in aula perché la sinistra appoggerebbe subito l’iniziativa. Bisogna trovare una “quadra”. Anche Berlusconi sa bene che è necessario arrivare ad una sintesi. Non ci sono problemi sulla tenuta del governo. Sicuramente non saranno gli ex Dc a tramare per farlo cadere, perché sanno che fuori di qui sono finiti. Ma il Premier dovrebbe stare di più in patria e meno all’estero, altrimenti rischia di perdere il polso della situazione. Lui comunque è il capo e spetta a lui, tenendo conto dei patti sottoscritti da tutti gli alleati, dare gli input per risolvere la situazione».
INTANTO, LA SINISTRA PENSA A “GIROTONDARE”, PROPRIO COME FACEVANO I GIACOBINI INTORNO ALL’ALBERO DELLA RAGIONE.
«Non ho assistito alla manifestazione dei girotondi, perché ero sul Monviso per la nostra manifestazione. Mi sembra però che i girotondi, non siano altro che il ritorno del giacobinismo: le truppe di Napoleone del resto non facevano ballare la gente intorno ad un albero? Ho visto che adesso faranno persino un film in televisione su Napoleone. Dubito che però in questa pellicola ricorderanno i massacri, le giornate di sangue di Verona e il terrore che Napoleone ha seminato in giro per l’Europa. Fatto sta che i girotondi sono figli di quel sogno giacobino, solo che la sinistra di oggi, invece che far ballare la gente intorno ad un albero, la fa girare intorno al Parlamento. Io temo per loro. Per la gente che si fa trascinare. Perché se il giacobinismo prevalesse, sarebbe un dramma proprio per le masse popolari. Il giacobinismo è uno dei peggiori regimi immaginabile, uno dei più anti-democratici».




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