la cartina predisposta dagli ispettori ONU.
Impianti per armi nucleari, battereologiche e chimiche.
http://www.berlinonline.de/aktuelles...jpeg-100d5624-


la cartina predisposta dagli ispettori ONU.
Impianti per armi nucleari, battereologiche e chimiche.
http://www.berlinonline.de/aktuelles...jpeg-100d5624-


Non più, anzi incomparabilmente molto meno, di quanto lo siano Turchia, Arabia Saudita, e Israele, esimi amici degli USA.
E comunque non nel senso della propaganda USA, cioé di un fittizio coinvolgimento nel can can terroristico di Al Qaeda (il pretesto per le ultime campagne bellico-petrolifere).
Non vedo perché le destre europee dovrebbero avercela con l'Irak di Saddam Hussein, stato laico, in ottimi rapporti con l'Eurasia.
Forse perché è un nemico personale di Israele e un ostacolo alla politica delle sette sorelle del petrolio USA? Ma allora non saremmo più nazionalisti di destra europei, ma ascari irragionevoli e masochisti di Zio Sam.


Originally posted by Vahagn
Non più, anzi incomparabilmente molto meno, di quanto lo siano Turchia, Arabia Saudita, e Israele, esimi amici degli USA.
E comunque non nel senso della propaganda USA, cioé di un fittizio coinvolgimento nel can can terroristico di Al Qaeda (il pretesto per le ultime campagne bellico-petrolifere).
Non vedo perché le destre europee dovrebbero avercela con l'Irak di Saddam Hussein, stato laico, in ottimi rapporti con l'Eurasia.
Forse perché è un nemico personale di Israele e un ostacolo alla politica delle sette sorelle del petrolio USA? Ma allora non saremmo più nazionalisti di destra europei, ma ascari irragionevoli e masochisti di Zio Sam.
certo, saddam ed accoliti si preoccupano delle loro fabbriche di armi atomiche, batteriologiche e chimiche, solo per passatempo.
Le estreme destre europee difendono Saddam al pari delle estreme sinistre. certo congelare il petrolio irakeno è un affare per l'europa e soprattutto per le tasche degli europei. rimetterlo sul mercato non va certo a favore solo degli americani.


Saddam è uno sporco fascista - assassino in privato , stragista e genocida nel proprio Paese , terrorista a livello internazionale
L'occidente democratico deve esportare la democrazia se non vuole importare il terrorismo . Il problema dei curdi massacrati col gas nervino sui villaggi di montagna - nel silenzio dei pacifisti - è un problema anche nostro (e non solo per quelli che hanno una coscienza) : erano prove tecniche di attentati di massa , domani potrebbe capitare a Roma o a Milano


Ma i curdi hanno una semi-sovranità adesso in Irak grazie alle no fly zones, invece la Turchia li opprime pesantemente ancora.
Ai tempi della strage la casa bianca bloccò le sanzioni votate dal senato.
Perchè al tempo, armi chimiche o meno, saddam era amico.
Un'altra cosa curiosa della "esportazione della democrazia USA", uno dei candidati al post saddam fu il comandante di quelle operazioni.


Ma non c'è problema, l'Irak ha accettato le ispezioni senza condizioni.
Eccovi una intervista all'ex capo degli ispettori ONU Scott Ritter.
Scott Ritter, ex capo degli ispettori Onu per il controllo degli armamenti iracheni, è oggi tra i più fieri oppositori dell'intervento Usa contro Baghdad. Una posizione che ribadiscein un'intervista pubblicata dalla rivista on-line americana Salon, di cui proponiamo alcuni estratti. Coloro che spingono per un'azione contro Baghdad sostengono che l'Iraq costituisce una seria minaccia. Lei respinge questa tesi?
Paul Pillari, l'ufficiale dell'intelligence della Cia per il Medioriente e l'Asia meridionale ha detto (in un'audizione al senato Usa del marzo scorso, ndt) che l'Iraq non costituisce una minaccia per gli Stati uniti tale da giustificare l'uso della forza militare in modo così scoperto. Quando gli è stato chiesto quali giustificazioni abbiamo per attaccare Saddam, Richard Perle, presidente del Defense Policy Board, ha citato l' «autodifesa». Ovvero: il fatto che Saddam continui ad esistere è una minaccia per gli Usa, a causa delle armi di distruzione di massa e dell'eventualità che le dia a terroristi. Ma niente nella storia passata dell'Iraq fa pensare che sia possibile una tale eventualità.
E' tuttavia difficile immaginare l'Iraq come un piccolo paese innocuo. Negli anni `80 attaccò l'Iran, attaccò i kurdi, poi invase il Kuwait...
Saddam Hussein è un uomo che crede nella sua versione di egemonia regionale. Ma dobbiamo stare ai fatti. Cos'è l'Iraq del 2002? Ha un esercito patetico, un'aviazione patetica e un'economia a pezzi. La sua infrastruttura sociale è stata distrutta. Non può mettere in atto il tipo di comportamento irresponsabile che ci fu nel 1990.
Lei non crede quindi che il regime di Saddam sia una minaccia da affrontare?
Se attacchiamo l'Iraq, sarà necessaria una grande forza militare. Kurdi e sciiti stanno dicendo di non attaccare Saddam. In Iraq non c'è un'alleanza del Nord e l'esercito iracheno non è come i taleban. Se entriamo in Iraq, dovremo andare in zone densamente popolate. La gente combatterà. L'esercito combatterà. Non combatteranno Saddam; combatteranno contro di noi - l'invasore. Certamente vinceremo, ma non durerà. L'autorità centrale in Iraq crollerà. Ma per quanto tempo le madri americane permetteranno che i loro figli pattuglino le strade di Baghdad?
Come è arrivato alle convinzioni attuali, dopo essere stato il nemico principale di Saddam come ispettore-capo dell'Onu per gli armamenti?
Io mi sono dimesso dall'Unscom in difesa del processo di ispezione. Ho denunciato quello che consideravo un fallimento sistematico della comunità internazionale nel sostenere le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Ho alzato la voce contro l'Iraq, che continuava a ostacolare il lavoro degli ispettori. Ho alzato la voce contro gli Usa, che manipolavano il processo delle ispezioni per i propri obiettivi, ossia per la raccolta di informazioni di intelligence contro Saddam. Ho alzato la voce contro il segretario generale dell'Onu perché si era intromesso in una questione di pertinenza del consiglio di Sicurezza. Ho alzato la voce contro il Consiglio di sicurezza per non avere imposto in modo efficace l'attuazione della legge che aveva deciso.
Eppure, molti rimasero sorpresi quando lei scrisse che era tempo di togliere le sanzioni e impegnarsi con l'Iraq...
Non sono cambiato, sono cambiate le circostanze. Nel 1998 dissi che la via migliore era ristabilire la legittimità delle ispezioni, far rientrare gli ispettori. Ma non per spiare l'Iraq e indebolire l'autorità di Saddam Hussein, come fecero invece gli Usa nel dicembre 1998. Seguendo le istruzioni del governo americano, Richard Butler, allora capo dell'Unscom, abbandonò unilateralmente le modalità per le ispezioni dei siti sensibili. Gli Stati uniti bombardarono l'Iraq, prendendo a pretesto questo impedimento.
Ma in definitiva, l'Iraq ha qualcosa da nascondere o no?
A livello tecnico e scientifico, l'Unscom aveva ottenuto un livello di disarmo compreso tra il 90 e il 95%. L'Iraq non è più in grado di produrre questi armamenti proibiti - le sue fabbriche, impianti di produzione furono in gran parte eliminati. Mentre eravamo lì, scoprimmo tuttavia che l'Iraq stava svolgendo sistematiche attività di occultamento: fra il 1991 e il 1993 vennero nascosti 98 missili e 6 rampe di lancio, interi impianti per la produzione di armi biologiche. E alla fine, piuttosto che consegnare programmi di cui avevano negato l'esistenza, gli iracheni li distrussero, e tutti i documenti relativi vennero nascosti alla commissione speciale. Nell'autunno 1997, riuscimmo a mettere l'Iraq di fronte a prove solide, inconfutabili. E alla fine Baghdad ammise le proprie manovre di occultamento. Continuammo ad indagare. Scoprimmo tuttavia che gli iracheni stavano nascondendo solo documenti sulla sicurezza personale di Saddam. Si creò così questo circolo vizioso - più non ci fidavamo degli iracheni, più ci avvicinavamo a Saddam. Più ci avvicinavamo a Saddam, più loro facevano sparire materiale relativo alla sua sicurezza. Noi scoprivamo questo occultamento e ci fidavamo ancora meno di loro; il che portò al ciclo di scontri che dominò le nostre ispezioni dal 1997 al 1998.
Ma perché allora lei vuole la ripresa delle ispezioni? Che cosa possono ottenere, nelle attuali circostanze?
Ritengo che, se si cerca di ricostituire l'Unscom, le ispezioni sono destinate a fallire. Un tale meccanismo non funzionerà mai, perché gli iracheni non permetteranno mai a queste ispezioni di avere il carattere invasivo necessario per avere la certezza che non ci sia niente di nascosto. Pertanto, quello che suggerisco è: stabiliamo un livello di ottemperanza per il disarmo. Diciamo che va bene il 95%. Queste nuove ispezioni si concentreranno sul monitoraggio dell'Iraq per assicurarsi che esso non ricostituisca le sue capacità nel campo degli armamenti. Ma se gli Usa continuano a chiedere che gli ispettori entrino nei palazzi, è finita.
la guerra non ci sarà, ma così sembrerà che gli usa la volevano fare, e gli altri glielo hanno impedito,
nulla di più falso, Saddam è uomo degli usa, e sarebbe difficile trovare un sostituto a quel livello.
I falsi intenti bellici USA inoltre servono solo a nascondere il fatto che non vollero allontanare Saddam nel 1991.
Nel 1998 dissi che la via migliore era ristabilire la legittimità delle ispezioni, far rientrare gli ispettori. Ma non per spiare l'Iraq e indebolire l'autorità di Saddam Hussein, come fecero invece gli Usa nel dicembre 1998
ciò è falso, il nemico è proprio Saddam, non l'iraq,
così come era hitler e non la germania.
Scoprimmo tuttavia che gli iracheni stavano nascondendo solo documenti sulla sicurezza personale di Saddam. Si creò così questo circolo vizioso - più non ci fidavamo degli iracheni, più ci avvicinavamo a Saddam. Più ci avvicinavamo a Saddam, più loro facevano sparire materiale relativo alla sua sicurezza. Noi scoprivamo questo occultamento e ci fidavamo ancora meno di loro; il che portò al ciclo di scontri che dominò le nostre ispezioni dal 1997 al 1998.
ciò non ha alcun senso logico, se non quello di nascondere il sostanziale accordo fra dirigenza usa e Saddam.


da www.giornale.it :
" Sull’Iraq l’Italia è con gli Usa
L’Italia è dalla parte degli Stati Uniti ed è pronta a supportare la sua azione politica, diplomatica e militare nei confronti dell’Iraq senza alcuna ambiguità.
Così Silvio Berlusconi ha tracciato la politica italiana nei confronti della crisi con il regime di Saddam Hussein.
Con un intervento di venti minuti nell'aula gremita di Montecitorio, il presidente del Consiglio ha indicato i passi e le priorità da seguire per rendere inoffensivo il dittatore iracheno.
Primario in questo contesto è il pieno supporto agli Stati Uniti, le cui preoccupazioni strategiche non possono essere accolte “con una alzata di spalle”, visto che “il nostro sistema di vita, il nostro destino, è legato a quello degli Usa” .
Secondo il premier occorre dunque una rapida risoluzione delle Nazioni Unite «unica e chiara, che non si presti ad equivoci, e che definisca le condizioni per un uso misurato della forza di fronte ad una nuova e aperta sfida dell'Iraq alla comunità internazionale» .
Un passaggio questo dell'uso della forza - pur «misurato» - che va proprio nella direzione chiesta da Washington, ormai impaziente per i tempi lunghi dell'Onu ed alle prese con una opinione pubblica che non capisce più le incertezze della vecchia Europa.
È proprio sulla «inattività», sulla «riluttanza» dell'Europa si è soffermato più volte il premier, che ha cercato di fare leva sui ricordi del passato, sull'aiuto fornito dagli Usa negli anni all'Europa: «Gli americani - ha detto Berlusconi chiudendo il suo discorso - ci hanno insegnato con Roosevelt che l'unica cosa di cui avere paura è la paura stessa». Per questo è chiaro ormai che «l'inattività» può portare a «danni incalcolabili». Il tempo stringe e, ha ragionato Berlusconi, l'Europa non può più cullarsi dietro la scusa della prudenza: «Bisogna liberarsi di ogni ambiguità ed egoismo», perchè «la posta in palio è immensa» e il momento è «delicatissimo» .
L'Italia è quindi a fianco degli Stati Uniti, vuole una risoluzione forte dell'Onu che preveda anche un «uso misurato della forza» e respinge anche certi eccessi verbali che hanno portato ad accostamenti forti tra il presidente George Bush e il dittatore nazista Adolf Hitler, come ha fatto in Germania l'ex ministra della Giustizia: « Certi paragoni con Hitler - ha precisato Berlusconi - si attagliano alle dittature ed ai fuorilegge internazionali, non certo agli Stati Uniti d'America e al loro presidente» . Chi invece ha vissuto direttamente il dramma della Seconda Guerra Mondiale, riconosce nelle parole di Saddam Hussein «l'eco dei vaneggiamenti che portarono negli anni '40 alla catastrofe mondiale tedesca». E l'Europa, ha ricordato, allora si dimostrò «intimidita e riluttante». Oggi non deve fare lo stesso errore, ha esortato il premier chiudendo il suo discorso alla Camera.
Per l’opposizione Fassino ha invitato a privilegiare l’opzione diplomatica a quella militare. “È sbagliato - dice il segretario Ds - dare per scontato l'uso della forza nel momento in cui la comunità internazionale sta tentando di evitare proprio questo uso della forza”.
“Quello che le chiediamo - ha concluso Fassino rivolgendosi a Berlusconi - non è ritenere che questo dibattito parlamentare le abbia dato il mandato per dire sì alla guerra, ma di ritenere invece che da questo Parlamento le sia arrivata una sollecitazione forte affinchè l'Italia faccia tutto quello che è in suo potere per evitare che alla guerra si arrivi e che venga evitata una catastrofe drammatica”.
25 Set 2002 "
Cordiali saluti


Confondere Berlusconi con "l'Italia" è un po' azzardato...
Quel discorso parla soltanto di un commerciante che sta col più forte, perché non ha le capacità nè il coraggio di proporre qualcosa di autonomo.
Tutta retorichetta rifritta che non incanta più nessuno, anzi, che non ha mai incantato nessuno, se non fosse che la maggioranza degli italiani è predisposta a fare lo sciuscià.
La "immensa posta in palio" è l'imposizione del sistema ultraliberista in tutto il mondo, senza un solo angolo della Terra che possa sottrarvisi - o partecipare alle condizioni che detterebbe la sua sovranità nazionale.
I servi che ci comandano l'hanno capito, e ambiscono alle briciole che cadono dal piatto del padrone.
Tutto qui.