L’Ulivo colpevole della situazione nei penitenziari, dice Sergio D’Elia
di Igor Iezzi

Il ministro della Giustizia Roberto Castelli afferma che «la sinistra fomenta la rivolta dei detenuti nelle carceri»? È una falsità. Il Corriere della Sera pubblica un documento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria in cui si confermano collegamenti tra gli esponenti dell’Ulivo e le proteste nelle carceri?
«È un bluff» grida l’Unità con un titolo a nove colonne.
Ma se a dire le stesse cose è Sergio D’Elia, presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” e collaboratore del deputato della Margherita Giachetti, la sinistra come reagirà?
«I deputati di tutti i gruppi parlamentari - ha affermato D’Elia - hanno ricevuto dai detenuti di Rebibbia un invito a presentarsi in occasione dell’inizio della protesta. L’obiettivo era sentire le ragioni dei detenuti».
Quando lei è arrivato a Rebibbia assieme a Giachetti, cosa ha visto?
«Quando noi siamo arrivati a Rebibbia abbiamo visto una delegazione composta da Folena, Russo Spena, un consigliere regionale dei Ds e l’esponente di Prc Mascia che erano riuniti nella sala della biblioteca insieme ai detenuti. Tra le altre cose non ci avevano neanche avvisati della loro venuta, nonostante noi avessimo pubblicizzato la nostra presenza. Hanno anche discusso della protesta nelle carceri e del girotondo sulla giustizia che si sarebbe tenuto dopo meno di una settimana. Secondo alcuni le due cose potevano andare insieme, secondo quelli di Rifondazione bisognava essere presenti innanzitutto a Regina Coeli. Ma i detenuti hanno rifiutato qualsiasi collegamento tra la loro iniziativa e il girotondo sulla giustizia, per una semplice ragione: l’impostazione di quella manifestazione e gli organizzatori ed ispiratori sono forcaioli e loro si considerano vittime di una cultura giustizialista che anima molti girotondini. Alcuni come Russo Spena hanno detto di voler partecipare al presidio davanti a Regina Coeli e alla manifestazione di piazza San Giovanni».
C’è un tentativo da parte di alcuni esponenti di sinistra di politicizzare la protesta dei detenuti?
«Questo è molto diffuso. È raro che un deputato si attenga ai limiti imposti dal regolamento che disciplina le visite ai detenuti. In passato siamo anche arrivati a situazioni inaccettabili. A Rebibbia è presente anche un centro di elaborazione culturale e politica ed è normale che chi va in visita a Rebibbia, in quanto centro dell’iniziativa politica, parlando con i detenuti non si fermi ad una discussione conviviale. Succede ed è successo. Si è trattato del tentativo di inserire la protesta delle carceri nel calderone della protesta contro il governo Berlusconi. La protesta dei detenuti è contro 10 anni di gestione, di cui 8 sono da addebitarsi al centrosinistra. La sinistra ha tentato di collegare la protesta dei detenuti con i girotondi. Ma le vittime non marciano insieme ai loro persecutori».
Come valuta l’operato di Castelli?
«Bisogna risolvere il problema dei tossicodipendenti e degli extracomunitari. Castelli ha firmato un trattato con l’Albania in base al quale i cittadini albanesi potranno scontare il periodo di pena per reati commessi in Italia in Albania. È un primo passo nella direzione giusta ma ancora insufficiente. Bisogna firmare trattati con tutti i paesi coinvolti»