IL RAPPORTO DEL SOCIOLOGO BARBAGLI: IMPENNATA PER TUTTI I REATI
Il rapporto tra movimenti migratori e criminalità è un argomento molto delicato e imbarazzante, sul quale le diverse tesi sono fortemente influenzate dagli orientamenti politici. La cosa migliore è affidarsi alla neutralità dei numeri. Marzio Barbagli, docente di sociologia all’Università di Bologna, è l’autore del volume “Immigrazione e reati in Italia” che offre un quadro della situazione con un rapporto, a dir poco allarmante sull’aumento degli extracomunitari arrestati in Italia. Un libro che Barbagli aveva già pubblicato anni fa, nell’indifferenza generale per non dire nell’imbarazzo di fronte a un tema così spinoso. Barbagli era stato criticato, ma anche allora, come oggi, si basava su dati e statistiche.
Nella nuova edizione ci sono dati aggiornati, una documentazione statistica e alcuni nuovi aspetti del problema, portati alla luce in un’ottica del tutto innovativa. Considerate 19 tipologie di reato, la quota degli stranieri è fortemente aumentata, su tutti i fronti e per tutti i tipi di delitti. In alcuni casi è raddoppiata, in altri triplicata, in altri ancora sestuplicata.
Nel 2000, ad esempio, sul totale dei denunciati per furto, gli stranieri hanno raggiunto il 40%, che sale al 50% per quelli commessi in negozi e appartamenti e arriva al 71% per i borseggi.
Le rapine contro le banche, gli uffici postali, le gioiellerie continuano ad essere compiute invece quasi esclusivamente dagli italiani. Gli stranieri la fanno da padrone in quelle più improvvisate, che proprio per questo sono spesso anche più pericolose per le vittime. I dati risultano poi impressionanti se analizzati con il criterio temporale: per le denunce di furto, la percentuale degli stranieri era nel 1988 pari al 14%, salita al 40% nel 2000; per ricettazione, dall'8 al 38%; per il contrabbando, dal 25 al 44%; per il traffico di droga dal 13 al 29 %, per l’omicidio dal 6 al 18%.
Gli stranieri nel complesso della popolazione carceraria, sono passati dal 16% nel 1991 al 28% nel 2000. E il dato si riferisce a coloro che in carcere ci sono arrivati.
È del 19% la quota di stranieri denunciata per il porto abusivo di armi, mentre è del 56% quella di coloro che risultano coinvolti nel giro della prostituzione, che nella maggior parte dei casi coinvolge proprio le ragazze straniere.
Importante anche il luogo geografico in cui gli immigrati delinquono: nel 2000 i furti in cui erano coinvolti immigrati hanno toccato nel Centro-Nord la percentuale del 45% , del il 31% al Sud.
Anche la guida senza patente è un reato che si pratica al Nord: il 44% dei fermati sono immigrati, al sud solo il 14%.
Il più allarmante resta però il dato sul traffico di droga. Il traffico di droga è gestito da exracomunitari nel 54% dei casi nel Centro Nord e nel 42% nel Sud e nelle isole.
La percentuale di immigrati deferiti all'autorità giudiziaria per questo reato è passata dal 13% dell’88 al 31% del 2002, considerato il solo periodo gennaio . maggio di quest’anno. Sugli omicidi i dati si fanno meno allarmanti: sarebbero in diminuzione, anzi dal 92 ad oggi sarebbero addirittura dimezzati.
E in questo caso aumenta la quota di immigrati tra le vittime: proprio gli immigrati sarebbero più a rischio. Gli omicidi si consumano più facilmente nel gruppo etnico di appartenenza , come ha rilevato l’autore in un capitolo del libro evidenziando che delitti e violenze sono perpetrati dagli immigrati contro i loro connazionali. Si tratta del cosiddetto fenomeno degli omicidi “ingroup”. Quelli più inclini all’omicidio sarebbero i tunisini, seguiti da albanesi e marocchini.
Nel periodo 1992-2000 però gli italiani finiti uccisi in una rissa o in un diverbio sono stato uccisi nel 35,3% dei casi da extracomunitari; quelli morti nel corso di rapine o furti sono state vittime di stranieri nel 27,8% dei casi. Immigrazione e flussi migratori, dunque, checchè se ne dica, provocano sempre un aumento del numero dei reati nel paese di arrivo. Ed è altrettanto fuori dubbio che oggi, nel nostro Paese gli immigrati extracomunitari commettono furti, rapine, omicidi, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, più frequentemente dei cittadini italiani, a parità di sesso e di età. Le ricerche di Marzo Barbagli lo confermano. Dieci anni fa, alla fine degli anni '80, la situazione era esattamente l'opposto.