Sabato, 28 Settembre 2002
Uno dei più prestigiosi quotidiani americani dedica una intera pagina alla politica del "sindaco-sceriffo" di Treviso
Il New York Times "scopre" Mr Gentiliny
Sotto il titolo «Nella città-patria dei Benetton i colori non sono uniti» il giornale non fa alcun commento
New York
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È finita a tutta pagina sul New York Times di ieri, Treviso, con tanto di foto: la Piazza dei Signori; il sindaco Gentilini immortalato nel suo ufficio mentre in una intervista al quotidiano più sofisticato e prestigioso degli Stati Uniti cerca di spiegare le sue controverse politiche sull'immigrazione; una coppia di africani con fra le braccia una creatura di tre settimane disperatamente senza casa.«Proprio nella città che - dice il reportage - è diventata uno dei simboli del doloroso sforzo di adattamento dell'Italia e dell'Europa alle nuove ondate di immigrati».
Eccola qua Treviso - "uno dei centri più prosperi d'Italia"- in un ritratto non troppo lusinghiero, sotto un titolo che giocando con le parole del famoso slogan della Benetton la dice già' tutta: "Nella patria di Benetton dove i colori non sono uniti".
Così, il giornale aperto tutte le mattine dall'intellighenzia americana, il quotidiano che si onora di "pubblicare sempre e solo le notizie che è giusto riportare", ha deciso di fornire ai suoi lettori l'istantanea di una Treviso "arricchitasi negli anni Ottanta e Novanta proprio grazie al lavoro degli immigrati disponibili ad accollarsi lavori che i giovani locali rifiutano".
Di "una città il cui delizioso centro storico è costellato da negozi lussosi eppure non trova casa per gli immigrati".
E l'intervista con Gentilini - voluta proprio per dare l'occasione al sindaco accusato di razzismo di chiarire tante incomprensioni - non sembra destinata a placare le polemiche."È vero - ha ammesso Gentilini - che scherzando fra amici, tutti cacciatori, ho una volta suggerito di usare gli immigrati come leprotti per la caccia, ma non lo intendevo davvero...".
Il sindaco nega reciso con il "New York Times" di aver mai sostenuto la superiorità degli italiani del Nord, ma aggiunge: "Non si puo' nemmeno dimenticare che gli italiani hanno duemila anni di civilità dietro le spalle, mentre gli immigrati africani conoscono solo la civilità della giungla e della savanna dove davano la caccia al gazzelle ed ai leoni. Insomma... è ovvio... c'è una differenza immensa".
Pochi o forse nessuno tra i trevigiani parla così, osserva il "New York Times", eppure la popolazione lo ha eletto sindaco due volte. Ed in realtà - prosegue l'articolo - i residenti non si esimono da una litania di lamentazioni.Non sull'immigrazione di per sè ma sulle sue conseguenze: sporcizia, case sovraffollate da famiglie troppo numerose, occupazioni abusive, rifiuto degli stessi immigrati di assimilarsi alla cultura locale.
Ma il giornale ricorda lo sfratto dalle case occupate ordinato durante l'estate da Gentilini. E la storia che la donna marocchina fotografata con il marito ed il figlioletto racconta al giornalista americano parla di razzismo: "Quando gli agenti immobiliari a cui mi sono rivolta hanno scoperto che ero straniera, nonostante abbia permessi legali di soggiorno, mi hanno detto che non c'erano più case disponibili".
Il "New York Times" non commenta ma chiude il reportage con una immagine di Gentilini, seduto nel suo ufficio sotto "un ritratto appeso al muro di se stesso travestito da imperatore romano", ed un'ultima citazione "doc" del sindaco: «Treviso cerca solo di mantenere la legge e l'ordine, il problema è che gli immigrati inviano a casa tutto ciò che guadagnano qui e vivono spesso in condizioni da animali. Le loro abitazioni sono a volte peggio delle nostre stalle. Qui si tratta di proteggere la nostra cultura, le nostre tradizioni ed evitare l'apocalisse della civiltà italiana».




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