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    Red face Mancuso: sulla Cirami Berlusconi deve darsi una ripulita alle stalle....




    Nuova odierna stroncatura in Parlamento del Cav. Silvio Berlusconi e relativa "famigghia" da parte del notoriamente bene informato On. Filippo Mancuso.



    .....e i nano_pollisti, dai capi-bastone all'ultimo scagnozzo sempre zitti.....

    circostanza che visto l'argomentare..... porta inevitabilmente a porsi la domanda canonica


    ma .... che cosa mai avrà in archivio su Berlusconi_&_Co. il buon Mancuso?!?!


    buona lettura


    g.d.t.






    Stenografico Aula in corso di seduta

    Seduta n. 192 del 25/9/2002




    ---- Pag. 208 ----



    PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Filippo Mancuso. Ne ha facoltà.


    FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, signori deputati, ho già detto avanti le Commissioni I e II, riunite il 13 ultimo scorso per la discussione della proposta di legge sul legittimo sospetto, di reputare ancor più grave del suo contenuto e delle modalità forzose con le quali ne è stata imposta la trattazione, il fatto che essa, in sostanza, derivi da una direttiva irremovibile, psicologicamente non libera, ma imposta da un ben determinato soggetto, dominus in Forza Italia per tutto quanto riguarda la materia giudiziaria.

    Una intera serie di fatti e di ragioni - tutti puntualizzati nel testo integrale del presente intervento che, con il suo permesso, signor Presidente, mi riprometto di consegnare gli atti della seduta - sta, a mio avviso, a dimostrarlo in maniera tassativa.

    Le parole che sto per pronunciare danno di questa conclusione il senso logico non narrativo.

    È stata imposta una prova di forza moralmente e politicamente suicida per i promotori, oltretutto non coerente con l'alto livello complessivo della enorme maggioranza dei parlamentari di centrodestra.

    Prova di forza nella quale si è inserito un incauto ma rivelatorio atteggiamento dello stesso onorevole Berlusconi, il quale, dopo iniziali dichiarazioni negative sulla licenza praticata in Senato, ha asserito per la Camera, ma senza dirne il perché, che trattasi invece di materia di assoluta priorità governativa.

    Una prova di forza, per di più, agita nel momento in cui ben altre urgenze reali, anche di legislazione, pressano sia la sensibilità dei cittadini sia i doveri interni ed internazionali di una maggioranza affannata, viceversa, a stimolare duramente il Parlamento su una questione non coartata da esigenze statisticamente e funzionalmente di natura pressante.



    Del legittimo sospetto si può parlare tecnicamente, ma nei tempi, nelle sedi e per ragioni strutturali dell'istituto, non per avventura.

    Né pare obiezione durevole quella secondo cui i governi della passata legislatura si resero più volte autori, il che è vero, di casi di mala gestio nell'attuazione dei loro doveri, giacché, soprattutto in materia penalistica, le colpe di una parte non danno alle altre titolo a rifarle in proprio ed impunemente quando capita a tiro, come per una sorta di permanente compensazione extra ordinem.

    Un'obiezione di quel genere troppo insistita da parte di taluni senatori di questo provvedimento comporta, a loro danno, sia l'implicita ammissione che esso è un frutto spurio sia l'esplicito venir meno del diritto stesso di addurla tanto subito che dopo. Neppure è lecito far balenare, anche se inane, la minaccia di procurare lo scioglimento del Parlamento nel caso venisse mancata la finalità ivi perseguita.

    Va, parimenti, contestato che si possa sostenere fondatamente che la vicenda della Cirami sarebbe attraversata solo incidentalmente dai tornaconti penalistici dell'onorevole Previti, dominus psicologico e determinatore, che l'onorevole Berlusconi, dominus politico ed imprescindibile autorità dispositiva, sarebbe immune dalle responsabilità di aver subito tale tornaconto, nella sua funzione di autore del criterio di portarla al successo il più sveltamente possibile, e che l'infinita congerie di accadimenti posti in luce, tutti leggibili in una sola chiave, non integrerebbe quella manovra a largo raggio (tribunale di Milano, Corte di cassazione, Corte costituzionale, Senato e Camera), attivata essenzialmente a profitto dominicale della posizione difensiva dell'onorevole Previti.
    Tutte queste tesi - ripeto - non le si possono plausibilmente sostenere in alcun caso.


    È vero, viceversa, che l'attuale crisi dei rapporti politici e parlamentari, spinta fin dentro al Consiglio superiore della magistratura, non ha altra ragione d'essere che in una riprovevole messinscena in cui cause ed effetti dell'interessato dinamismo che le genera si trovano soggettivamente ed oggettivamente confusi in un'unica personalistica devianza dalle istituzioni.

    Si ritrovano insieme cioè il punto di partenza ed il punto di arrivo di un cimento partigiano, privo di causa lecita, sfacciatamente gabellato contro la verità quale strumento di interesse generale, nonché doveroso per vincoli legislativi, sempre per induzione di un grumo di potere ristrettissimo e risoluto, incapace di rispetto, di democrazia e di tecnicità vera in fondamentali settori, capacissimo però, rinchiuso in sé, a guisa di un sinodo buddhista, di storture del genere di quelle in atto, di barattare, per tornaconto, tutto e tutti, ed anche di giocarsi, via via sempre di più, il credito elettorale accordato al movimento politico da cui esso è sorto: UNA CRESCENTE STORTURA.



    In verità, [b]tutto questo ha a che vedere con lo Stato di diritto esattamente quanto le innegabili cadute di legalità di talune vicende giudiziarie in questi anni d'Italia, CIOE' NULLA.



    Nessuna eventuale resa alle spinte ad emendare almeno qualcuna delle tante protuberanze deformi della Cirami può rendere di questa migliori il senso ed il genoma, né potrà cancellare i turbamenti di una così avvilente battaglia; infine, neppur far dimenticare l'origine scandalosa, per l'avvenire, e preoccupante di tutto il nero di seppia così fatto colare sulle nostre istituzioni.


    Tuttavia, nel momento in cui questa Camera conduce la presente discussione e mentre incombe il momento intimo del voto segreto, sembra che nel clima di autentico allarme civico che molti viviamo, venga incontro alle coscienze dei parlamentari una emozionante sollecitazione: quella che potrebbe apprestare, per simmetrica reazione alla provocazione di errori etici e politici, tanto gravi quanto evitabili, un'occasione di reali benefici per l'ordine giuridico e per il riequilibrio della politica, a cominciare dal beneficio immediato di stimolare e rendere comune un recupero di credibilità nella condizione dello Stato, dei partiti e dei rapporti parlamentari.



    Tutto questo l'avrei invocato, come ora lo invoco senza alcun personalismo, anche dalla mia precedente collocazione parlamentare e, in ogni caso, curando di non cadere in violazione di alcun dovere di riservatezza, né imposto né sottinteso. Gioverebbe, io credo, al buon l'esito di tale sollecitazione, prima di tutto e subito un sempre più perfettamente libero dispiegamento delle responsabilità dei singoli parlamentari, secondo il carattere autonomo ad esse dato dall'articolo 67 della Costituzione e dall'articolo 49 del regolamento, che dispone in materia di voto segreto.
    Responsabilità che mai come ora sono da non temere e da non sfuggire, né per sottovalutazione né per distillazione di cogenze minatorie più o meno larvate anche se rimane una qualche sospensione d'animo nel rilevare come altre componenti della Casa delle libertà, per quanto indenni da contaminazioni a quel tipo di situazione sottesa nella proposta di legge Cirami, abbiano voluto tuttavia associarsi, si direbbe a causa di un pur comprensibile sacrificio verso il collante governativo, al puntiglio di trascinarla in porto.



    Malgrado questo, io mi permetto di fare qui la seguente esortazione: lasciatelo affondare in qualche maniera, o meglio, per comune consenso, se possibile, e comunque cassate questo dannoso reperto febbrile della caducità dell'errore e facciamone tutti un'occasione per nettare a fondo le odierne stalle, non migliori di quelle mitologiche dell'antico re Augia.


    Se alla fine tutto sarà rimasto indifferente come prima, rimarrà però anche che molti, in questo Parlamento, stanno tentando di impedirlo, almeno in parte


    Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.



  2. #2
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    'azzo, Mancuso un girotondino, chi l'avrebbe mai detto...

  3. #3
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    Predefinito questo mi ricorda.....

    ...il troncare.... sopire..... ecc. ecc. ecc. anche se ce lo vedo poco il cinghiale Biondi nelle vesti del Conte-Zio.....


    Comunque..... casomai ci fosse stato ancora qualche dubbio, ecco un ulteriore indizio relativamente all'attendibilità di quanto affermato da Filippo Mancuso....





    fonte: [url]http://www.repubblica.it/online/politica/immunitanove/precisa/precisa.html

    Il j'accuse di Mancuso a Previti
    "sparisce" dagli atti della Camera



    ROMA - Finisce sulle pagine di Repubblica e "sparisce" dagli atti della Camera il documento in otto punti con cui l'ex Guardasigilli Filippo Mancuso accusa Cesare Previti di condizionare Silvio Berlusconi. Montecitorio "non autorizza" e così il documento non compare nei documenti ufficiali della Camera. E' durissimo il documento presentato dall'ex ministro. In quel testo si accusa Previti di "ricattare" il premier e tenere in scacco i parlamentari della Casa delle libertà, condizionando l'attività politica in materia di giustizia. In otto punti, l'ex ministro della Giustizia elenca i "fatti dimostrativi" dei rapporti tra Cesare Previti e Silvio Berlusconi.

    La vicenda è cominciata ieri pomeriggio. Filippo Mancuso ha parlato alla Camera sul disegno di legge Cirami non facendo cenno alle accuse a Previti, ma alla fine del suo intervento è andato da Alfredo Biondi, che in quel momento presiedeva la seduta, e gli ha chiesto di mettere agli atti il suo intervento, compreso il dossier in otto punti che ha consegnato. Poi è andato dai cronisti in Transatlantico e ha spiegato che il testo integrale del suo intervento sarebbe stato pubblicato sul resoconto dei lavori parlamentari.

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    Ma negli atti ufficiali della Camera non c'è traccia del dossier su Previti, quegli otto punti, che dimostrerebbero come l'avvocato Previti condizioni Silvio Berlusconi. A riportarne ampi stralci è stato invece il nostro giornale. Da Montecitorio, le spiegazione sono affidate a un comunicato ufficiale. "L'onorevole Filippo Mancuso - afferma la nota di Montecitorio - al termine del suo intervento di ieri in aula nell'ambito della discussione generale sulla proposta di legge Cirami ha consegnato al vice presidente Alfredo Biondi, che in quel momento presiedeva i lavori, un testo aggiuntivo chiedendo che venisse incluso negli atti della seduta. Il vice presidente Biondi si è riservato di valutare il documento per la eventuale pubblicazione in calce al resoconto. La pubblicazione non è stata poi autorizzata, alla luce dei criteri costantemente seguiti per tali autorizzazioni. Il testo è stato restituito dagli Uffici all'onorevole Filippo Mancuso nella stessa serata di ieri".

    Le accuse sono pesanti e non passano inosservate. Mancuso chiama direttamente in causa Silvio Berlusconi, il presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella, il capogruppo di Fi in commissione Affari Costituzionali Michele Saponara, il sottosegretario alla Giustizia, Iole Santelli. Fornisce una cronologia a sostegno della tesi del condizionamento temporale sul Parlamento in base alla tempistica dei processi milanesi a carico di Previti. E riferisce di "minacce di scioglimento delle Camere" subite dai parlamentari della Casa delle libertà nel caso di defezioni rispetto a merito e tempi di voto del disegno di legge Cirami. "Intimidazione ripetuta", denuncia l'ex Guardasigilli, della quale attribuisce la paternità in particolare a Berlusconi e Pecorella.

    Immediata la reazione di Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera che, nel racconto di Mancuso, si sarebbe lamentato delle continue pressioni di Previti. "La tarda età di Filippo Mancuso - ribbatte Pecorella in una smentita inviata a Repubblica - mi esonera dal fare polemiche con lui, ma non dallo smentire radicalmente le sue 'delazioni'. Con Cesare Previti ho un rapporto di stima e amicizia tale che mai avrei proferito le espressioni che mi attribuisce Filippo Mancuso. Del resto, se mai con Previti avessi avuto un dissenso, l'ultima persona con cui mi sarei confidato sarebbe stato proprio Filippo Mancuso, la cui instabilità nei rapporti politici e personali è ben nota".

    Smentisce tutto anche Michele Saponara, capogruppo di Forza Italia in Commissione affari costituzionali, tirato in ballo da Mancuso che racconta di aver saputo di due lettere di Previti al premier sulla possibile conclusione dei processi di Milano. In una di queste lettere Previti citerebbe una frase latina molto allusiva sul destino che li legherebbe: "Insieme staranno in piedi insieme cadranno". Saponara commenta così: "Provo amarezza per il comportamento sleale di ieri di Filippo Mancuso, uomo che ho sempre stimato e difeso. Se Mancuso avesse avuto il coraggio di dire quelle cose in aula, avrebbe assistito alla mia reazione sdegnata".

    (26 settembre 2002)





  4. #4
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    una domanda per i signori sostenitori della cosidetta C.d.L. secondo voi i personaggi implicati in questa storia, il Sig. Berlusconi Silvio e il Sig. Previti Cesare tra tutti, non dovrebbero querelare il Dott. Filippo Mancuso per queste affermazioni gravi e ingiuriose??? non dovrebbero chiedere che la magistratura faccia chiarezza sul fango buttato loro addosso dal Dott. Filippo Mancuso???

    cordialmente
    haring

    p.s. so che non riceverò alcuna risposta, ma ci provo...

  5. #5
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    No, non ne ricevi di risposte.
    Son troppo occupati a "gioire" per la Nuova Finanziaria e per il calo dei crimini denunciati.

 

 

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