Dopo un anno di silenzio torna a farsi sentire l' opposizione democratica a Bush, che ieri tramite l' ex-vicepresidente e candidato vincitore alla Casa Bianca, spodestato grazie ai brogli del clan dei Bush, ha usato parole durissime per criticare la politica estera dell' Amministrazione repubblicana.
Gore ha definito Bush "un cow-boy". Parlando della dottrina degli "attacchi preventivi" ha detto che in tal modo gli Stati Uniti rischiano "di passare per dei bulli che a livello internazionale si muovono da soli nello stile dei vecchi cow-boys. Se si vogliono seguire le orme di Jesse James, bisogna prima organizzare la posse".
"Abbiamo gettato alle ortiche la simpatia di cui godevamo all' indomani dell' 11 settembre da parte della comunità internazionale- ha aggiunto- e nel giro di un anno l' abbiamo sostituita con sentimenti di paura, incertezza e ansia, non per quello che i terroristi faranno, ma per quello che faremo noi".
L' ex vice-presidente esprime i sentimenti della base democratica, anche perchè libero da preoccupazioni per le prossime elezioni di mid-term. Ma purtroppo il resto della leadership democratica sembra essere salita sul carro da guerra di Bush, preparandosi a dare al presidente illegittimo la rapida approvazione della risoluzione che autorizza la Casa Bianca a ricorrere alla forza.




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