dal quotidiano "Il Giornale" :
" il Giornale del 26/09/2002
--------------------------------------------------------------------------------
La Rai risparmia 172 milioni di euro
Per la prima volta dal '94 tagliati i bilanci di reti e testate e i compensi delle star
Fabrizio De Feo
--------------------------------------------------------------------------------
E' un'azione di risparmio orchestrata a tutto campo. Un'offensiva di risanamento giocata sul terreno concreto delle cifre, destinata a restituire ossigeno ai bilanci un po' boccheggianti di viale Mazzini Il segnale è tutt'altro che flebile. Il risparmio messo a segno negli ultimi mesi dall'azienda Rai, o comunque pianificato e in corso di realizzazione, si attesta, infatti, su una cifra complessiva di 172 milioni di curo. Praticamente 340 miliardi delle vecchie lire.
Il motore dei tagli venne acceso alcuni mesi fa. La nuova parola d'ordine venne dettata da Agostino Saccà nella primavera scorsa. Poco dopo essersi accomodato sulla poltrona di direttore generale, l'ex responsabile della Rete Uno diede un'occhiata alla prima «riprevisione» di budget. Il bilancio non prometteva niente di buono ed il pericolo che le spese potesse straripare dagli argini, sfondatido il «plafond» previsto, era nei fatti, oltre che nei numeri. Così l'obiettivo venne fissato: stringere i cordoni della borsa e ribaltare le proiezioni, restituendo solidità ad un'azienda ereditata in condizioni un po' claudicanti.
Avanti, allora, con il restyling dei costi operativi. Avanti con i tagli ai budget delle reti e delle testate, che diminuiscono per la prima volta dal lontano '94, via alle riduzioni sui cachet delle star e su tutti quei costi riuniti sotto la voce tecnica di «utilità immediata», una locuzione comprensiva di tutto tranne cinema e fiction. Oggi arrivano i primi risultati.
La lista degli interventi incide un po' su tutte le aree. C'è la riduzione del 25% dei costi sulle strutture di corporate: quelle che svolgono attivita di indirizzo e controllo. Ma i tagli incidono in maniera forte anche sulle reti, con una riduzione del 10-15% dei budget. Senza dimenticare, ovviamente, i cachet delle star. Una rinegoziazione dei fattori produttivi che ha toccato, dunque, le «risorse pregiate», senza dimenticare, però, l'area medio-bassa dei protagonisti dello schermo.
Il colpo più evidente messo a segno dalla nuova gestione è stato, ovviamente, l'accordo con la Lega per i diritti del calcio. Le cifre sono note: 62 milioni di curo l'anno, di cui 46,5 per i campionati e 15,5 per la coppa Italia, con un risparmio anni-tale di circa 25 milioni di curo l'anno . Ma dai diritti sportivi è arrivato un risparmio complessiva pari a 40 milioni di curo. Le forbici dell'azienda sono calate anche su cinema e fiction. Gli investimenti sono scesi, infatti, di circa 50 milioni di euro. Giancarlo Leone, numero tino di Rai Cinema, ha rivisto profondamente le metodologie di acquisto ed ha rimodulato la sua strategia. Ora l'obiettivo è quello di puntare su titoli mirati, invece che sui grandi pacchetti come accadeva un tempo. Film e fiction, dunque, sono diventati abiti tessutf addosso alle reti, «personalizzati» in base alle loro esigenze e ai loro target . Allo studio, peraltro, ci sono nuovi meccanismi di pagamento, legati allo share come per il calcio. La proposta sta incontrato una buona accoglienza presso le case di produzione cinematografiche. Meno calda, invece, la risposta delle major quando gli uomini di viale Mazzini hanno tentato di introdurre la clausola inversa: quella che assegna meno soldi se gli ascolti sono inferiori al previsto.
La strategia di contenimento costi, come accennato, si è riverberata decisamente sui budget delle reti. I costi dei contratti artistici in esclusiva sono diminuiti del 44% su Raiuno e del 18% su Rai due. In molti ne hanno pagato le conseguenze: da Mara Venier, a Pippo Baudo a Fabrizio Frizzi (i cui compensi per Miss Italia sono scesi a circa 60 milioni a puntata rispetto ai 90-100 dello scorso anno). Ma la «discesa» non si ferma qui. Prendiamo Raidue. Per il periodo giugno-dicembre 2002 il costo medio orario, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è sceso da 50mila a 36mila euro. Un esempio concreto pescato nel palinsesto di rete? «Al posto tuo», la trasmissione di Alda D'Eusanio, che ha subito una riduzione dei costi - cachet della conduttrice compreso - del 10%. Tutto questo senza effetti negativi sugli ascolti (attestati su un ottimo 22% di share). 0 ancora: il nuovo studio del Tg2, «visibile» a tutti a partire dal prossimo 21 ottobre, realizzato interamente da interni Rai, senz'alcun appalto esterno.
Ma la lista degli «interventi» non si ferma qui. E' stata, ad esempio, avviata l'ottimizzazione delle risorse dei Centri di produzione per ridurre l'utilizzo di studi esterni, come quelli di Cinecittà, che da gennaio non ospiteranno più trasmissioni Rai. E sono state drasticamente ridotte le consulenze, con la quasi completa abolizione di quelle aziendali, per una diminuzione dei costi pari a circa il 50%. Un ulteriore segnale. E la dimostrazione che, dalle parti di viale Mazzini, ora suona davvero un'altra musica. "
Cordiali saluti




Rispondi Citando
