Dal servizio contabile trattamenti fino a 16 mila euro al mese. Lo scandalo scoperto da An. Furibonda la Jervolino
Napoli, in Comune la fabbrica degli stipendi «gonfiati»
di GIAN ANTONIO STELLA
A Napoli ci sono impiegati comunali con un cuore grande così. Non si accontentavano d'esser circondati da moglie e figli: si sono presi in casa cugini, zie, cognate, nonni, suoceri e consuocere. Tutti lì, nello stato di famiglia. Dove c'è pane per tre bocche, dice il saggio, ce n'è per quattro. Qualcuno, di bocche, diceva di averne in casa 13 o 14. Ed è riuscito a farsi pagare gli arretrati di anni: 30 o 40 milioni di vecchie lire. Mai stati spilorci, i 95 addetti alla contabilità degli stipendi e delle pensioni comunali oggi al centro di una bufera politica e giudiziaria: i primi regalini li facevano a se stessi. Attribuendosi paghe fino a 32 milioni al mese. E «voci accessorie» fino a 105 l'anno. Le dimensioni dello scandalo, sollevato da Pietro Diodato e Amedeo Laboccetta, esponenti di spicco di An, sono da definire. Ma rischiano di essere enormi: il Comune di Napoli, con i suoi 13.480 dipendenti, dei quali 180 (uno ogni 74) col ruolo di dirigente, 1.644 con quello di funzionario (uno ogni 8) e circa 900 con qualche incarico sindacale, è con la Regione Sicilia la più grande azienda del Mezzogiorno . E il Servizio Gestione Contabile e Pensioni, finito sotto inchiesta, distribuisce stipendi e vitalizi per un totale di circa 500 milioni di euro. Mille miliardi di vecchie lire. Una somma enorme, pari al 42 per cento del bilancio comunale. Bilancio da anni in gravissimo affanno.
E sapete cosa è saltato fuori, dai primissimi controlli? Che il sistema informatico usato per gestire quella montagna di denaro, come spiega il Servizio Ispettorato nella relazione che una furibonda Rosa Russo Jervolino («Chi ha sbagliato deve pagare! Deve pagare!») ha girato subito ai magistrati, «non conserva l'impronta della password con la quale sono registrate le varie operazioni, cosicché non è possibile individuare l'operatore che ha effettuato le operazioni».
Quando l'ha saputo, l'assessore al personale Pasquale Losa è sbiancato: «Incredibile. Non sono qui da molto ma sono certo che quel sistema era stato scelto con la garanzia che questo non potesse succedere. E' chiaro che lo hanno manomesso». Cosa possa significare, lo spiega lui stesso rivelando un solo dato: dal primo campione di dipendenti scelto per un immediato controllo (19: un dirigente, 8 funzionari, 5 impiegati, 3 operai, due commessi) è emerso che «circa la metà ha avuto buste paga con qualcosa che non va». Soldi in meno? Mai: sempre in più.
E il bello sapete qual è? Che l'ufficio sotto inchiesta veniva portato dal Comune, dal 1993 gestito dal centrosinistra, ad esempio di sana amministrazione. Anzi: veniva spacciato come un gioiello . Al punto che era in corsa per guadagnarsi quella che è un po' la medaglia d'oro del settore: la «Certificazione di qualità Iso 9001». E i responsabili, petto in fuori, spiegavano pochi mesi fa: «Il tasso di assenteismo quotidiano dal 40% si è ridotto a zero e quello di errore è passato dal 40 all'1 per cento». Sì, ciao.
La relazione, che specifica come gli ispettori abbiano fatto una copia dei file del sistema elettronico per «mettere in sicurezza» i dati rimasti dopo che una misteriosa «manina» aveva cancellato le tracce principali, rivela già oggi una serie di curiose anomalie. Come il fiorire di paghe che arrivano a 16 mila euro al mese. La distribuzione a sette funzionari di un supplemento di 13 mila euro per «gestione progetti». La mancanza di ritenute fiscali (una dimenticanza) sugli extra incassati dagli addetti dell'ufficio sotto accusa per il lavoro di assistenza fiscale ai colleghi comunali impegnati nella dichiarazione dei redditi, servizio auto-pagato con 256 mila euro (2.700 a testa) nonostante l'importo incassato dal Comune fosse quattro volte più basso: 72.541.
Per non parlare degli arretrati per assegni familiari di cui abbiamo scritto. O di provvedimenti «eccentrici» quale la scelta del dirigente dell'ufficio, Aldo Buono, di non dare come avrebbe dovuto 15 mila euro a vari consulenti incaricati di un certo studio ma di passare tutta la somma a un collega. «Ne aveva bisogno», ha spiegato al Corriere del Mezzogiorno , «Allora ho detto ai compagni di lavoro: diamoli tutti a lui, ce li renderà col tempo». Il tutto, ovvio, senza trattenute.
Generoso con gli altri, Aldo Buono lo è stato anche con se stesso. Arrotondando uno stipendio di 1.550 euro al mese, ha incassato «voci accessorie» per 54 mila euro nel 2001 e altri 25 mila nei primi mesi del 2002. La voce più divertente, tra quelle segnate e smontate a una a una dagli ispettori, è «straordinario elettorale»: 31 milioni e 243 mila lire. I funzionari, dice la relazione, non hanno neanche diritto agli straordinari. Ma facciamo finta che gli fossero dovuti. A 30 mila lire lorde l'ora, avrebbe lavorato 1.041 ore in più oltre l'orario di lavoro: dieci ore al giorno, senza mai dormire né mangiare, per tre mesi e mezzo consecutivi.
Gian Antonio Stella
AHIAHIAHIAHI Rosetta, qualcosa non va nel tuo comune...
Complimenti poi per i 900 sindacalisti su 13.000 dipendenti, cos'è il tuo comune, una succursale della triplice sindacale ?


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