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Una stangata da 20 miliardi di euro
LA MANNAIA DELLA FINANZIARIA SI ABBATTE IMPIETOSA SU SANITA’, SCUOLA, ENTI LOCALI E REGIONI
Meno giorni di degenza, tagliati 16 mila posti letto, 300 ospedali rischiano la chiusura. Via migliaia di maestri e di bidelli. Colpo mortale al welfare locale. Nulla per l’occupazione. Premiati gli evasori fiscali. Impunità per chi esporta i capitali all’estero. Svenduto il patrimonio pubblico. Ridotte le tasse alle imprese. Blocco delle assunzioni nel pubblico impiego
NESSUNA MISURA ACCETTABILE PER LO SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO
Ampiamente annunciata sui giornali nei giorni precedenti, nella notte di domenica 29 settembre il governo neofascista Berlusconi ha approvato la legge finanziaria 2003, la seconda da quando si è insediato a Palazzo Chigi. Una stangata complessivamente di 20 miliardi di euro (40 mila miliardi circa di vecchie lire), ancora più pesante di quella dell’anno scorso pari a 17 miliardi di euro. Queste le cifre nude e crude che sono state rese pubbliche la cui veridicità andrà verificata nella pratica: 8 miliardi di euro ricavati dai tagli alla pubblica amministrazione; altri 8 miliardi provenienti dai concordati e condoni fiscali; più 4 miliardi di euro realizzati con la svendita del patrimonio pubblico. Di questi circa 7 saranno impiegati per attuare la prima parte della "riforma" dell’Irpef e ridurre l’Irap, l’Irpeg e finanziare le modifiche sull’indennità di disoccupazione.
La Finanziaria di Berlusconi e Tremonti, al di là delle menzogne e della consueta demagogia con cui costoro accompagnano ogni loro atto, ha un forte segno liberista nei contenuti economici, finanziari e sociali e neofascista nei modi, porta avanti un disegno di demolizione dello "Stato sociale", peggiora le condizioni generali di vita delle masse popolari, prevede in modo programmatico il taglio dei salari e delle pensioni, favorisce le privatizzazioni, premia e tutela gli evasori fiscali e le illegali esportazioni di capitali all’estero, non promuove azioni adeguate e concrete a sostegno dell’occupazione e niente fa di serio e ed accettabile per lo sviluppo del Mezzogiorno che è, o dovrebbe essere, anche per stessa ammissione di Ciampi, la prima emergenza nazionale. Infatti, la mannaia della manovra economica appena approvata impietosamente si abbatte su sanità, scuola, enti locali e regioni con tutte le conseguenze che si possono sin d’ora ipotizzare di taglio dei servizi scolastici e servizi sociali a livello territoriale, di riduzione del personale.
Nella conferenza stampa di lunedì 30, per illustrare i contenuti della Finanziaria, il cavaliere piduista di Arcore, attorniato dalla cerchia dei suoi ministri, ha raccontato balle gigantesche, ripetute a tamburo sui telegiornali compiacenti delle TV Mediaset e Rai, del tipo che "questa manovra economica è storica", "nessuno prima ha ridotto le tasse ai redditi medio-bassi in questa dimensione", "ai cittadini non è stato tolto un soldo dalle tasche", "nessun taglio è stato fatto sulla spesa sociale", "i risparmi provengono unicamente dalla eliminazione degli sprechi". Ma la verità, ovviamente, non è questa. Alcuni giorni prima a Berlusconi era scappata di bocca, pentendosene immediatamente, la seguente frase: "Tutti dobbiamo fare sacrifici. Dobbiamo responsabilizzare tutti in tutte le direzioni". "Questa necessità di tagliare la spesa – gli aveva fatto eco il vicepremier, il fascista Fini – vale per il governo e per le autonomie locali". E si capisce perché, se osserviamo i risultati fallimentari della politica economica e sociale del governo di "centro-destra": l’inflazione ha ripreso a galoppare; la crescita del prodotto interno lordo è vicina allo zero; la produzione stagna, non è ancora recessione ma poco ci manca; il debito pubblico ha ampiamente superato le previsioni; il divario tra Nord e Sud ha ripreso a dilatarsi; il tasso di povertà non è diminuito, anzi!
Insomma, alla promessa del "nuovo miracolo economico", avallato a suo tempo anche dal presidente della Bankitalia Fazio e dal presidente della Confindustria D’Amato, si è sostituita la richiesta di fare sacrifici, sacrifici e sacrifici, come conseguenza di tagli alla spesa pubblica e sociale, direttamente come governo e indirettamente attraverso le regioni e i comuni. Proprio i rappresentanti dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e del coordinamento delle regioni, contestando le misure annunciate nella Finanziaria (riduzione sostanziosa dei trasferimenti economici e blocco delle tasse addizionali regionali e comunali) che privano di copertura finanziaria l’erogazione dei servizi sociali e assistenziali sul territorio e portano quanto meno alla loro riduzione, avevano chiesto formalmente a Berlusconi un incontro per sottoporgli le loro problematiche che gli è stato platealmente e con arroganza negato.
E pensare che nelle intenzioni il super ministro per l’economia, amicone e stretto alleato di Bossi, Tremonti voleva attuare misure assai più pesanti, specie per la scuola e la sanità. Poi il crescere della protesta da parte sindacale e delle "autonomie" locali, le contestazioni di bottega da parte imprenditoriale che vorrebbero sempre di più e l’acuirsi delle contraddizioni all’interno della coalizione governativa e tra i vari ministri hanno costretto Berlusconi a fare qualche ritocco e ad attenuare qualche asprezza che poco toglie alla gravità dell’insieme della manovra.
Ripromettendoci di tornarci sopra in modo più approfondito in un prossimo articolo, specie su alcuni temi che hanno bisogno di essere chiariti fino in fondo, in particolare tutto il capitolo fiscale, "riforma" dell’Irpef compresa, riportiamo di seguito in sintesi le principali misure contenute nella Finanziaria.
SANITA’
E’ uno dei settori più colpiti dai provvedimenti governativi. Ecco come: 16 mila posti letto tagliati, con l’innalzamento del rapporto posti letto-abitanti che passa da 4 a 5 ogni mille. Come conseguenza 300 piccoli ospedali rischiano la chiusura; nuovo prontuario farmaceutico, con l’introduzione del meccanismo di rimborso del farmaco generico a prezzo minore; stretta sulle prescrizioni e sulle analisi attraverso l’introduzione della carta elettronica; blocco delle cure termali che non saranno più coperte dal Servizio sanitario nazionale, salvo che per gli invalidi di guerra e per quelli civili totali; rimozione dei direttori delle Asl che sforano il budget di spesa stabilito, indipendentemente dalle cause; blocco del turn-over e imposizione del lavoro straordinario al personale sanitario per diminuire le liste di attesa.
A ciò si aggiungano i tiket sanitari che molte regioni sono state costrette a reintrodurre, la endemica e crescente carenza degli organici infermieristici e una dotazione del fondo sanitario nazionale che, secondo l’ex ministro della sanità Bindi, è sottostimato di ben 30 mila miliardi di lire.
SCUOLA
Invece del 242 miliardi di euro, il taglio alla spesa per la scuola pubblica è di 168 nei prossimi tre anni. Sempre tanti per un settore vitale come l’istruzione che necessità casomai di essere innovato e potenziato, non nella direzione indicata dalla ministra Letizia Moratti, contestata da insegnati e studenti. La Finanziaria prevede la riduzione del 6 per cento del personale dei collaboratori scolastici (i bidelli), oltre 6 mila unità, ricorrendo all’appalto esterno privato per le pulizie dei plessi scolastici. Prevede inoltre la riduzione del numero degli insegnanti di sostegno per studenti portatori di handicap, sia pure in misura minore di quanto annunciato, il taglio del 40 per cento degli insegnanti fuori ruolo e la mobilità per circa 5.300 docenti e dirigenti diventati "inidonei" a svolgere il servizio per cui furono assunti. Il rifiuto della mobilità comporta il licenziamento.
Ciò in aggiunta al taglio di 12 mila cattedre stabilite nel 2001. Nulla è previsto per la ricerca.
ENTI LOCALI E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Una parte consistente dei sacrifici Berlusconi li chiede (o per meglio dire li impone) ai comuni, alle province e alle regioni, nonché alla pubblica amministrazione con: la riduzione delle spese del 10 per cento per l’acquisto di beni e servizi a livello locale e un ulteriore taglio del 10 per cento per consumi intermedi non obbligatori dei ministeri; il blocco a tempo indeterminato delle assunzioni di personale; il blocco delle addizionali Irpef per il 2003.
L’insieme di queste misure, compreso il blocco delle addizionali Irpef che secondo noi andrebbero abolite col sostegno economico dello Stato, mettono nell’impossibilità comuni e regioni a fronteggiare le spese derivanti da servizi sociali e assistenziali e dal personale in essi impegnato. Il welfare erogato a livello locale, denunciano gli amministratori, rischia un colpo mortale, a vantaggio dei servizi privati aggiungiamo noi. Esprimono rabbia e insoddisfazione verso il governo, anche perché dal 1996 lo Stato ha già risparmiato 5 mila miliardi di lire sul sostegno agli enti locali e 2 mila miliardi sui trasferimenti. Mentre nel triennio 1998-2000 il personale nei comuni è stato ridotto di 70 mila unità.
Nel tentativo di placare la contestazione, su proposta di Bossi, il governo si è impegnato ad approvare, entro l’anno, una legge costituzionale per varare il federalismo fiscale che permette agli enti locali e alle regioni di trattenere una piccola parte delle imposte fiscali (6,5% ai comuni, l’1,1% alle provincie e lo 0,9% alle regioni). Una proposta che piace anche al "centro-sinistra" e alle organizzazioni sindacali, compresa la Cgil, che invece noi consideriamo negativa e contrastiamo con tutte le nostre forze.
Insufficiente, infine, lo stanziamento previsto per il rinnovo del contratto delle categorie del pubblico impiego.
MISURE FISCALI
E veniamo alla misure fiscali presentate da Berlusconi come il piatto forte e caratterizzante della sua Finanziaria. Per quanto riguarda la "riforma" Irpef (imposta sulle persone fisiche): vengono leggermente modificati gli scaglioni di reddito e le aliquote di prelievo, non nel numero ma nella quantità e nelle percentuali; vengono introdotte le deduzioni in luogo delle detrazioni, è prevista una quota minima di reddito esente (chiamata no-tax area). Occorrerà studiare bene se questo sistema attua degli sgravi per chi e in quale entità. Sin da subito si può dire che il governo Berlusconi ha cancellato il meccanismo di restituzione del fiscal-drag (ossia l’aumento delle tasse trascinato automaticamente dall’inflazione), ha cancellato gli sgravi fiscali che agivano proprio sull’Irpef dal precedente governo Amato alla vigilia delle elezioni e alla scadenza del suo mandato e che persegue una "riforma" delle tasse sui redditi iperliberista, fondata su due soli scaglioni di reddito con sconti molto forti per i redditi alti e altissimi.
La Confindustria e con essa le altre associazioni padronali mugugnano perché dal governo di "centro-destra" si aspettavano di più. Mentre Berlusconi, per far "quadrare i conti" da un lato ha ridotto gli incentivi alle imprese elargiti dal "centro-sinistra" e alcuni di essi li ha trasformati in prestito da restituire in 20 anni con interessi molto bassi, dall’altro ha ridotto l’Irpeg (imposta sulle persone giuridiche) dal 36 al 34% e ridotto l’imponibile sull'attuale Irap (imposta regionale attività produttive).
CONDONI FISCALI
Il capitolo dei condoni è la parte più vergognosa della Finanziaria berlusconiana perché premia (e incentiva) gli evasori fiscali e per tre lire regala l’impunità a chi ha esportato illegalmente capitali, mafiosi compresi, e che accettano di farli rientrare con tutti gli onori in Italia.
Sono infatti previsti due "concordati": uno triennale preventivo per aziende autonomi soggetti a Irpef e Irap, e un altro destinato agli evasori per mettersi "in regola" per gli anni pregressi. Inoltre saranno riaperti termini per usufruire dello "scudo fiscale" inventato a suo tempo da Tremonti per facilitare il candido rientro dei capitali illecitamente portati all’estero.
In conclusione, la suddetta Finanziaria, specchio della politica economica e sociale del governo Berlusconi, non deve passare in nessuna delle sue parti e deve essere respinta in toto. Anche se alcuni giudizi e argomentazioni del neo segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, non sono condivisibili, cogliamo con favore la riconferma dello sciopero generale del 18 ottobre. Noi ci saremo con le nostre bandiere e le nostre parole d'ordine. Imbarazzanti a dir poco, le dichiarazioni dei sindacalisti collaborazionisti di Cisl e Uil Pezzotta e Angeletti che si sono riservati di dare un parere "dopo aver letto i documenti ufficiali".
(Articolo de "Il Bolscevico" , organo del Partito marxista-leninista italiano, n. 36 del 10 ottobre 2002)




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