L’associazione delle vittime:
bravo Castelli, ma la battaglia è ancora lunga
di ALESSANDRO MORELLI
Sta vivendo i suoi primi giorni di carcere l’ex brigatista Paolo Persichetti, condannato per l’assassinio del generale dell’aeronautica Licio Giorgeri, estradato alla fine di agosto dalla Francia dove è fuggito anni fa e si è creato una nuova vita come ricercatore in scienze politiche alla Paris VIII. Pochi giorni di carcere e già alcuni giornali gli danno ampio spazio quando afferma che per i terroristi espatriati, ma non solo, l’unica strada possibile è quella dell’amnistia, possibilità lanciata, per altro, dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga.
“Vittima di un’Europa antigiuridica”, un uomo “in cattività” si definisce colui che anni fa partecipò all’omicidio di un uomo dello Stato e poi coperto chissà da quali poteri fuggì dalle patrie galere.
«Ma che fuoriusciti, quelli sono solo degli assassini che hanno colpito degli innocenti cittadini e dei servitori dello Stato».
Questo il commento del presidente dell’Associazione Italiani Vittime del Terrorismo, Maurizio Puddu, quando gli abbiamo chiesto un commento sulle prese di posizione di molte parti dell’opinione pubblica francese e della stampa italiana sui terroristi rossi fuggiti Oltralpe dopo i fatti successi durante gli anni di piombo.
«È assurdo e inverosimile, addirittura vergognoso, che alcuni giornalisti italiani possano accettare di definire questi assassini come “fuoriusciti”, forse quella compiacenza che ha permesso ai criminali di scappare dall’Italia anno orsono ora lavora per creare un clima a loro favorevole».
Presidente Puddu, il governo e in particolare il ministro Castelli hanno radicalmente cambiato la politica italiana sugli ex brigatisti, un passo in avanti verso la Giustizia?
«Il ministro sta facendo molto, ma moltissimo resta da fare certo, chissà quali muri deve abbattere».
Questi assassini ora passano quasi come vittime della vendetta voluta dal governo italiano, cosa ne pensa?
«La benevolenza degli pseudo-intellettuali forse si dimentica che questi hanno ucciso centinaia e centinaia di persone. Io e tanti altri siamo vittime del terrorismo. Pensiamo alle famiglie delle perone trucidate, queste sono le vere vittime».
Oltre a giornali e “pensatori” anche membri di associazioni famose e riconosciute parlano del tema. Ad esempio Michel Tubiana della Lega dei diritti dell’uomo ha dichiarato che l’estradizione di Luigi Persichetti, avvenuta poche settimane fa, entra nella logica dei “piccoli e sordidi servizi tra governi”.
«Noi siamo convinti che l’unico modo per chiudere la questione sia un’ancora maggiore impegno del nostro governo per vedere eseguite le condanne ed avere una Giustizia con la “G” maiuscola. Dovremmo chiedere perentoriamente l’estradizione degli assassini e di chi ha concorso ai reati perché non solo chi ha eseguito gli omicidi, ma anche i mandanti devono finire in galera. Noi siamo convinti che tutti debbano rientrare, che per scontare le pene ma per subire processi».
Anche perché a decine sono già stati condannati
«Sì, ma non ci sono solo quelli. Noi abbiamo una lista con circa 200 persone che hanno commesso reati gravi di cui almeno 150 sono fuggite in Francia, questi possono riuscire a farla franca se da parte della nostra magistratura non viene chiesta con forza l’estradizione».
Certo estradizione, ma se viene invocata la linea di Mitterand?
«Quel protettore di delinquenti che hanno marchiata per la vita l’etichetta di criminali e vigliacchi, visto che nella maggior parte dei casi hanno colpito gente indifesa. Proprio il primo di ottobre sarà il venticinquesimo anniversario della morte di Roberto Crescenzio, uno studente torinese che al passaggio di un corteo di autonomi si rifugiò in un bar. Questi credendo che volesse fuggire, che fosse un antagonista politico, lo inseguirono e lo uccisero con una bomba incendiaria, arso vivo su una sedia del bar dove aveva cercato rifugio».
E alcuni di questi assassini magari ora sono ritenuti delle vittime dell’attuale governo che li vorrebbe consegnare alla giustizia
«Almeno in quel caso le persone, se così si possono definire, che hanno concorso a quell’omicidio e che sono state acciuffate sono state condannate, anche se in maniera abbastanza lieve. Uno di loro sedeva al teatro Regio di Torino e ora è consulente al teatro del cinema. Noi riteniamo un’assurdità che questi dopo quello che hanno fatto possano solo ipotizzare di rappresentare una città. Ma in questo caso c’è stata un’estrema clemenza dello Stato di fronte a fatti tanto cruenti, la cui violenza spesso era ingiustificata».
Carnefici che passano per vittime, la sinistra cultura sta riuscendo a fare anche questo
«Ora in molti si esprimono a favore di questi assassini. Da anni però c’è una strategia per lasciare disperdere la memoria dei sanguinosi fatti successi negli anni di piombo».
L’aria però è cambiata, e l’impegno del governo è di fronte agli occhi di tutti
«Il ministro Castelli è circondato da burocrati che forse frenano la sua azione».
Il problema però non riguarda solo la situazione italiana visto che, dopo la linea di “protezione” scelta da Mitterand, parti della magistratura francese hanno pubblicamente affermato che l’esecuzione delle estradizioni di ex brigatisti potrebbe essere un pericolo per questi assassini, costringendoli di nuovo a fuggire e a tornare nella clandestinità
«Questa è una grave ingerenza, come se i nostri giudici non fossero in grado di applicare la legge. Queste affermazioni sono gravi soprattutto perché molti assassini sono già stati giudicati, ma sono fuggiti prima di finire in galera. Si palesa, una volta ancora, il protezionismo nei confronti di questi personaggi, ma perché deve avvenire questo? forse perché l’Italia non è un Paese libero e democratico? Allora lo dicano chiaramente e poi se ne assumano le responsabilità. Ora che l’Unione Europea è formata sembra assurdo che la Francia si possa rifiutare di eseguire le condanne comminate in Italia. Che il Paese Oltralpe sia uno Stato dove la Giustizia viene applicata con due pesi e due misure come nei Paesi Sudamericani? Il nostro governo deve rispondere perentoriamente, non solo perché lo chiediamo noi dell’associazione vittime del terrorismo, ma perché, soprattutto è la Giustizia che lo esige».




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