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    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Una lettera di Güler, forse l'ultima

    Pubblichiamo una lettera di Güler Zere, prigioniera politica, 37 anni, di origine kurda, catturata nel 1995 durante un rastrellamento dell’esercito contro la guerriglia del DHKP-C (Partito-Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo) nelle montagne del Dersim. Güler è stata condannata dalla Corte di sicurezza di Stato (DGM) di Malatya all’ergastolo, quale membro dell’organizzazione marxista e si trova in carcere da 14 anni. E’ malata di cancro terminale alla bocca e andrebbe liberata per ragioni di salute, ma viene arbitrariamente tenuta in galera. Güler ha scritto questa lettera, che potrebbe essere l’ultima, ai suoi sostenitori il 1° settembre 2009 dall’ospedale di Balcali (Adana, sud della Turchia) dove è ricoverata in stato di detenzione.



    Lettera di Güler Zere

    Buongiorno,
    in questo momento, nella notte, io sento la vostra voce, ancora una volta.
    E così come io sento la vostra voce, so che voi sentite la mia.
    I palpiti del vostro cuore si mescolano ai miei. E’ un cuore immenso quello che palpita dentro di me alla mia sinistra.
    Il cuore… com’è gonfio il nostro cuore… Cosa non siamo riusciti a contenere nei nostri cuori.

    Nel mio cuore, ci sono tante cose. In primo luogo un amore grande, quindi il profumo dei garofani, che sono al mio capezzale e il cui odore si mescola a quello dei fiori di montagna, poi voi, anime sensibili che mi siete care e tutti coloro che io amo, tutte le cose che ho lasciato a metà, tutti coloro il cui affetto io avverto....

    Ogni volta che il mio cuore si stringe, che il mio corpo si contorce di dolore, vi sento a portata di mano, i vostri occhi sfiorano i miei, questa piccola cella si mescola alla folla e una polifonia vocale si sprigiona. Rimango impietrita. Rispondo ad ogni suono con un sorriso. In modo involontario, spontaneo. E voi accogliete ogni rantolo cavato alle mie viscere con i vostri occhi sorridenti.

    Che voi siate al mio capezzale, all’ingresso della mia porta, ad un passo da me, nella strada o in non importa quale città, in presidio davanti all´Istituto medico-legale o altrove, io vi sento.
    Il vostro calore, la vostra forza e le vostre voci mi cingono. E’ per questo che rimango a testa alta ogni volta che il male mi bracca. E’ grazie a questo che sono pronta a fargli lo sgambetto. Voi siete con me, di conseguenza, che importa il resto!

    Quando seguendo un breve tragitto, i vostri occhi incrociano i miei, il mio cuore si mette a tremare come un passero.

    Sì, è di voi che parlo, miei cuori valorosi ardenti come la canicola di Adana, gli occhi scintillanti come il riflesso della luna nel fiume Seyhan. Io vi amo. Voi non siete accampati dinanzi alla mia porta, ma nel bel mezzo del mio cuore.

    Ci sono poi coloro che aspettano, seduti, nella città della mia lotta. Siete là da giorni e chi può dire il numero di volte che mi sono protesa verso voi? Mi protendo e tocco la vostra speranza. Sapete, questo stato di sublimazione in cui la voce dei vostri cuori si mescola al sudore dei vostri occhi. Io sono sempre con voi. A tal punto che è moltiplicandomi che io torno alla mia cella. Ed ogni volta, è con la vostra forza che io abbatto la mia cella. Stringo le vostre mani con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze.

    E ci sono coloro che dimorano nelle profondità tumultuose del mio cuore. Coloro che instancabilmente vengono a me, la penna colma di amore, di fratellanza, di amicizia. Loro, i portatori di speranza. Questi compagni che sono anima della mia anima. Come esprimere il dolore generato dalla vostra assenza? Mi mancate tanto. Vi amo tanto…

    E ci sono ancora tutti i nostri amici in questa lotta. Voi, che con la vostra amicizia siete sempre stati al mio fianco. Non avete mai cessato di far sentire la vostra presenza. E unendo la vostra voce alla mia, mi avete riempito del particolare conforto che procura la presenza di un amico nella lotta. Vi invio un sorriso amichevole pieno d’amore e di combattività… un saluto a voi tutti

    Qualunque cosa io dica o faccia, sarà insufficiente e incompleta, lo so. E’ meglio quindi che io ora vi saluti. Ma guardo con i miei occhi ai vostri occhi profondi affinché vediate la profondità dell’amore che vi porto. Concludo questa mia lettera, ripetendovi ancora una volta: vi amo, vi amo tanto!


    Güler Zere
    1 settembre 2009
    Ospedale di Balcali, Adana

    Traduzione a cura dell’Associazione di Solidarietà Proletaria - ASP

    Una lettera di Güler, forse l'ultima

  2. #2
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    Predefinito Rif: Una lettera di Güler, forse l'ultima

    La patria comune

    kurdistanLa Turchia potrebbe essere vicina come mai prima alla pace nel conflitto turco-kurdo. Il governo turco, dopo aver condotto nell’arco dello scorso mese incontri con i rappresentanti di numerose organizzazioni della società civile per raccogliere pareri e suggerimenti, starebbe infatti preparando una “road map” per avviare una “apertura democratica” sulla questione kurda. Ma lo sviluppo di quello che per il momento risulta essere una dichiarazione di intenti fatta dal governo sarà chiaro solamente a partire da ottobre, quando “l’apertura kurda” o “l’apertura democratica”, come l’ha definita in diverse occasioni il premier Erdoğan, verrà portata in parlamento in coincidenza con l’inizio del nuovo anno legislativo.

    Secondo le anticipazioni fornite alla stampa, la road map del governo dovrebbe prevedere tre tappe: la prima riguarderebbe alcune modifiche ai regolamenti locali, le successive sarebbero modifiche alla legge e alla Costituzione. Per quanto riguarda le modifiche ai regolamenti locali, si parla di cambiamenti che non richiedono l’approvazione parlamentare, e in particolare di maggiori possibilità per televisioni e radio private di trasmettere in lingua kurda e dell’istituzione di cattedre di kurdologia all’università. Si prevedrebbe inoltre di restituire i nomi kurdi alle località “turchizzate”, e anche di abolire il divieto di dare ai propri figli nomi kurdi. Ci sarebbero poi modifiche da apportare alla legge 221 del codice penale per creare una base larga di amnistia per i membri del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), ma anche alla legge che prevede l’incarcerazione di minorenni come “terroristi” per aver lanciato sassi durante manifestazioni. Si rivedrebbe infine anche il sistema dei guardiani di villaggio.

    Tempi più lunghi si prospettano invece per la modifica dell’articolo 66 della Costituzione, che fonda il principio della cittadinanza su base etnica, turca. L’MHP (Partito di azione nazionale) e il CHP (Partito del popolo repubblicano) si dichiarano infatti contrari al processo avviato dal governo, accusandolo di portare il paese alla divisione. Il leader del CHP, Deniz Baykal, ha infatti indicato nella possibilità di introdurre la lingua kurda come materia scolastica facoltativa “che poi si trasformerà in materia obbligatoria” un primo passo verso la divisione del paese. Baykal, che ha rifiutato a più riprese di incontrare Erdoğan per discutere della “apertura”, ha dichiarato mercoledì (09.09) che non parteciperà ad alcun incontro finché non sarà reso pubblico il contenuto della “road map” preparata da Abdullah Öcalan.

    Il leader del PKK, lo scorso 20 agosto, ha infatti presentato una propria “road map” di 160 pagine alla direzione del carcere di İmralı, dove si trova rinchiuso. Il manoscritto, definito da Öcalan “democratico, unificante e complementare”, sarebbe ancora in mano alle autorità. “Sarà in mano allo Stato, lo staranno studiando”, avrebbe detto Öcalan ai suoi legali secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Fırat. “Tutti stanno aspettando quello che dirò e farò. E non parlo solo del DTP (Partito del popolo democratico), si vede che a un certo punto anche gli altri non potranno farne a meno. Cosa si aspettano da me? Probabilmente si aspettano che mi accolli ciò che seguirà d’ora in poi. Se mi si sta chiedendo qualcosa, se mi si sta accollando una responsabilità è necessario che mi si spiani la strada”.

    Alcuni punti essenziali della “road map” che risultano dagli appunti presi dagli avvocati riguardano il concetto di patria. Si leggerebbe che “la patria comune è la Turchia e il Kurdistan. I kurdi accetteranno come patria sia il Kurdistan che la Turchia, e così faranno anche i turchi” e che l’insegnamento della madrelingua “deve essere istituzionalizzato. È necessario che la cultura dei kurdi sia completamente libera. È necessaria una libertà entro cui possano istituzionalizzare la loro cultura”. Inoltre, per quanto riguarda il corpo dei cosiddetti guardiani di villaggio, se ne prevederebbe la sostituzione con delle “milizie di autodifesa elette dagli abitanti del villaggio”.

    “Di vitale importanza”, tra i dieci principi indicati da Öcalan, ci sarebbe quello di una “Costituzione democratica”, unico strumento attraverso cui “i problemi fondamentali della Turchia possono essere risolti”. Il leader del PKK avrebbe affermato che “il governo è in grave difficoltà” e, indirizzando le sue parole al premier Erdoğan, avrebbe aggiunto che “noi non faremo da ostacolo nella risoluzione di questo problema. Al contrario, rendiamo noto che daremo tutto l’appoggio in nostro potere”.

    Öcalan avrebbe anche dichiarato che nel caso di una mancata soluzione democratica “la Turchia potrebbe ritrovarsi di fronte ad una guerra di gran lunga peggiore di quelle avute negli anni ’90 e nel 2005” e che “se l’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) non prenderà delle serie misure si sfalderà nel giro di qualche mese come gli altri partiti. E questo è quello che vogliono il CHP e l’MHP”.

    Uno dei punti su cui l’opinione pubblica turca risulta più sensibile riguarda l’interlocutore della parte kurda nelle trattative. Il DTP ha più volte ribadito che nessuna trattativa è possibile senza il PKK e Öcalan anche se il leader del DTP, Ahmet Türk, ha recentemente portato maggior chiarezza alla affermazione: “Al PKK si chiede di lasciare le armi, e allo steso tempo si afferma che non lo si prende in considerazione… È ovvio che noi non diciamo che il governo o il premier debbano andare a parlare con Öcalan, ma come si può fare senza convincere [la controparte], senza discutere sui progetti, facendo finta che non esistano?”

    Yasemin Çongar, del quotidiano Taraf, scrive che “se lo Stato intende veramente far abbandonare le armi al PKK e far scendere i ragazzi dalle montagne dove sono nascosti, deve trovare un modo di parlare con loro. Lo ha già fatto in passato, e se anche ora non lo stesse già facendo, lo farà quando sarà il momento”.

    Anche Oral Çalışlar, del quotidiano Radikal, considera necessario instaurare una trattativa “per via indiretta” con il PKK affinché [i combattenti] possano scendere dalla montagna, e fa un bilancio dello stato d’animo dei kurdi suscitato dal clima di dialogo che si è instaurato. “Possiamo dire che i kurdi sono felici, speranzosi e anche preoccupati. Sono felici perché vedono per la prima volta un approccio positivo nei confronti dell’identità kurda. Sono speranzosi perché si rendono conto di essere arrivati ad una svolta storica. Sono preoccupati perché sanno che l’atmosfera militarista causata da una guerra di 25 anni e i segni dei danni nazionalistici non saranno cancellati facilmente”.

    di Fazıla Mat su “Osservatorio Balcani”


    Viva la Comune

  3. #3
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    Predefinito Rif: Una lettera di Güler, forse l'ultima

    Commovente la lettera di Guler. Speriamo non sia l'ultima.


    Riguardo al possibile e auspicabile processo di pace, è importante notare l'estrema capacità di apertura politica simbolica dimostrata dai curdi, almeno per voce di Ocalan. Mi ha colpito in particolare il riferimento al concetto di patria con l'accettazione, nella sostanza, di un concetto di patria multinazionale. Un'accettazione che alla luce della recente (e non solo storica) vicenda dei crudi rappresenta una gigantesca prova di buona volontà tesa a far terminare una situazione di sofferenza.
    In ogni caso, le proposte di Erdogan in tema di modifiche di leggi non a carattere costituzionale, mi sembrano anch'esse un passo in avanti notevole vista la situazione di oggettiva privazione di un'identità culturale in cui versa il popolo curdo (legge sul divieto di dare nomi curdi ai figli, emissioni televisive e radiofoniche in lingua curda, insegnamento del curdo, toponomastica curda).

 

 

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