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    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Poll: Governo Ulivo-RC, quali ministeri a RC?


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    Agricoltura: Donadello. Prevedo scintille con certi fabbricanti di polli però

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    Con la crisi le produzioni avicole venete non coprono neanche il 60% dei costi sostenuti
    Il pollo italiano sbranato dalle multinazionali
    Guglielmo Donadello (Altragricoltura Veneto e Friuli Venezia Giulia)

    In pochi anni le multinazionali del cibo stanno trasformando il sud del mondo da polmone verde della terra a stalla planetaria. Argentina, Brasile, Tanzania, Etiopia, Cina, e Thailandia sono i paesi candidati a diventare le future fattorie del mondo. Le grandi potenzialità delle terre coltivabili sottratte alle foreste, la debolezza e la ricattabilità dei loro regimi politici, le aggressive politiche globali delle multinazionali alimentari hanno già disegnato il modello agricolo planetario futuro. I fondamentali su cui le multinazionali basano la nuova rivoluzione verde del mondo sono: uso delle Biotecnologie, brevetti sul vivente, uso della chimica senza regole, nella lotta ai patogeni e nelle colture cerealicole, genetica applicata senza scrupoli, nessuna regola in difesa dell'ambiente, nessun rispetto degli animali e tanto meno della salute degli uomini. Non è fantasia ma già realtà. Una realtà che si tocca con mano, dentro ai supermercati, dove sono esposti a prezzi bassissimi i prodotti di questo modello agricolo. Potete trovare il manzo argentino (acquistato in Argentina a 400 lire il kilogrammo contro il prezzo di produzione europeo di 3500 lire), i petti di polli brasiliani, i conigli cinesi, le braciole di maiale tailandesi e cinesi, e per finire i branzini turchi. Il settore agricolo europeo non può che soffrire da questo stato di cose, la nostra zootecnia comincia ad accusare il colpo di questa epocale trasformazione a partire dalle zone dove maggiore è la consistenza dei comparti dell'allevamento. Ne è un esempio la crisi avicola veneta, che garantisce circa l' 80% del fabbisogno nazionale con una produzione di circa 400.000 milioni di capi sui 520.000 milioni che consumiamo. La crisi vede le produzioni avicole (polli, tacchini, e conigli) non in grado di coprire neanche il 60% dei costi sostenuti per la produzione, anzi già rischiamo che nei prossimi giorni milioni di polli e tacchini possano morire di fame. Le cause di questo epocale disastro non vanno ricercate in una sfavorevole congiuntura di mercato, ma nella ristrutturazione e delocalizzazione mondiale dell'intero comparto. Assistiamo infatti ad un aumento straordinario delle importazioni dal Brasile e da altri paesi del terzo mondo in una progressione esponenziale di tagli di carne pregiata (petti di pollo, cosce, fesa di tacchino): circa trenta container alla settimana di parti di pollo pregiate pari a circa 2.000.000 di polli alla settimana. Carni che, oltretutto, vengono importate usando il raggiro della dizione "salate" per godere delle esenzioni di dazio. Non è solo un problema di costi e di prezzi: nei paesi esportatori extraeuropei è, spesso, permesso l'uso delle farine animali, della soia transgenica, degli ormoni di crescita nei bovini, degli antibiotici auxinici promotori della crescita e degli antibiotici furanici, tutte cose pericolose per gli animali, per l'ambiente e per i consumatori. Certo, è anche un problema di costi perché se a questo si aggiunge l'assenza di limiti all'inquinamento ambientale, la mancanza di controlli sanitari e l'utilizzo della manodopera sotto pagata e senza nessuna tutela sanitaria per i lavoratori, si capisce come il quadro produttivo risulti essere estremamente vantaggioso riuscendo a portare il costo delle produzioni a quasi la metà di quello europeo. In particolare in Italia l'Aia e Amadori, che insieme controllano oltre il 55% del mercato dei polli e il oltre il 70% del mercato del tacchino, risultano essere i maggiori protagonisti di questo Bussines. Si sta concretizzando una lunga filiera produttiva mondiale animata da nuovi protagonisti: le ditte biotecnologiche (Monsanto, Novartis, ecc.) che producono i semi di soia transgenici di cui è proibita in Europa la coltivazione; le nuove grandi aziende agricole Brasiliane ed Argentine costruite sottraendo migliaia di ettari alle foresta amazzonica, per praticare l'agricoltura cerealicola estensiva; i nuovi mega impianti di allevamento costruiti dalle aziende agroindustriali europee ed americane in Brasile. La chiusura perfetta di questo cerchio garantisce profitti per tutti i protagonisti in filiera, esemplificando un modello di globalizazione che ha come unico obbiettivo il profitto, considera il cibo una merce ed espelle dalla produzione chi non si adegua alle nuove regole. Il settore avicolo da solo dà lavoro ad oltre 150.000 persone in Italia, e rappresenta il 21% delle carni che consumiamo. Dopo la crisi della mucca pazza, i polli alla diossina, l'influenza aviaria, il settore zootecnico ed in particolare quello avicolo italiano è stato stimolato a imboccare un radicale cambiamento nelle tecniche produttive, eliminando dalla dieta alimentare le farine di carne, gli antibiotici auxinici, i cereali transgenici. Un percorso virtuoso, che pur se appena iniziato risulta essere la strada maestra per una zootecnia del nuovo millennio rispettosa degli animali e dell'ambiente e garante della salute dei consumatori. Queste attenzioni, fatte proprie anche in sede comunitaria con la moratoria sugli ogm, con i nuovi disciplinari d'etichettatura volontari, con la messa al bando degli antibiotici axunici e i coccidiostatici pur imponendo maggiori costi di produzione, aprono importanti prospettive di riqualificazione dell'intero settore. Obiettivi e possibilità che corrono il rischio di essere spazzati via dai processi economici globalizzati in corso e che, ancora una volta, espropriano gli agricoltori ed i consumatori della possibilità di un'agricoltura al servizio del territorio, dei cittadini, fonte di lavoro e certezza di qualità.

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    COMUNICATO STAMPA

    No alla delocalizzazione delle produzioni zootecniche
    Manifestazione promossa da Altragricoltura


    Questa mattina di fronte alla Borsa Merci di Forlì, promossa da Altragricoltura, si è tenuta una manifestazione con duecento allevatori avicunicoli dell'Emilia e del Veneto e sono stati liberati decine di polli e conigli. Gli allevatori hanno manifestato il loro dissenso e la loro preoccupazione per gli effetti della delocalizzazione, attuata anche da alcune aziende italiane, delle produzioni zootecniche nel Sud del mondo dove non esistono regole precise e vengono utilizzati metodi di allevamento industriali messi al bando già da anni nell'Unione Europea.
    Su due grandi striscioni erano scritte le due parole d'ordine della manifestazione: "AIA E AMADORI STATE FACENDO MORIRE L'AGRICOLTURA ITALIANA" e "NO ALL'IMPORTAZIONE DI CARNI EXTRA CEE CHE CONTENGONO MEDICINALI VIETATI DALLA UE".
    Nell'Assemblea che si è tenuta dentro la borsa merci una delegazione di agricoltori ha spiegato le ragioni della protesta allo stesso Amadori chiedendogli di porre fine alle pratiche che ingannano i consumatori italiani e mettono a rischio la nostra agricoltura (il settore avicolo da solo dà lavoro ad oltre 150.000 persone in Italia, e rappresenta il 21% delle carni che consumiamo).
    E' di oggi la notizia che partite di polli provenienti dal Brasile contengono dosi elevate di Nitrofuran, antibiotico che può avere effetti cancerogeni per l'uomo. Carni che, oltretutto, vengono importate usando il raggiro della dizione "salate" per godere delle esenzioni di dazio.
    Queste carni vengono acquistate a prezzi bassissimi e immesse nel mercato Europeo dalla Grande Distribuzione Organizzata o dalle ditte di catering come elaborati ( piatti pronti e surgelati , le impanate per i pranzi veloci ai bar , le mense scolastiche,ecc) garantendo enormi profitti ai quei pochi che hanno di fatto costituito un monopolio di settore.
    In particolare in Italia l'AIA e AMADORI che insieme controllano oltre il 55% del mercato dei polli e il oltre il 70% del mercato del tacchino, risultano essere i maggiori protagonisti di questo business. Nel sud del mondo è permesso l'uso delle farine animali, della soia transgenica, degli ormoni di crescita , degli antibiotici auxinici e furanici, tutte sostanze pericolose principalmente per l'uomo, per gli animali e per l'ambiente. Se a questo si aggiunge un incontrollato inquinamento ambientale, la mancanza di controlli sanitari, l'utilizzo di manodopera sottopagata e senza nessuna tutela sanitaria, si capisce chi si avvantaggia di un costo delle produzioni pari a quasi la metà di quello europeo.
    Oggi abbiamo voluto contribuire alla battaglia per un sviluppo zootecnico che punti a limitare da subito l'uso della chimica nell'agricoltura e nell'allevamento, ad eliminare le biotecnologie nelle produzioni, mirando alla salvaguardia della salute del consumatore e del lavoro contadino, mentre le associazioni di categoria dormono, il governo italiano ed europeo fanno finta di non vedere, l'antitrust permette il realizzarsi di monopoli..
    Si è costituito, su proposta di Altragricoltura, un comitato contro la crisi avicola e per il rilancio del settore e, dopo il successo della manifestazione di questa mattina, fissiamo la prossima scadenza per venerdì 21 giugno 2002 a Verona al Centro Agroalimentare presso la Fiera.

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