Immigrazione: kit a ruba, ma le domande fanno flop


Pochissime le pratiche avviate per la Bossi-Fini dopo la corsa ai kit: a Milano spedite 3.000 domande su 100 mila moduli distribuiti.
di Giulia Pacchioli

MILANO - Il "kit azzurro" per l'emersione dal lavoro irregolare è andato a ruba. Dopo il primo "assalto" agli uffici postali, però, non c'è stato il conseguente e temuto invio massiccio di richieste alle prefetture. Elisabetta Brosio, del Ministero dell'Interno, spiega: "Purtroppo non esistono, per il momento, dati ufficiali a livello nazionale sul numero delle richieste di regolarizzazione ritirate, compilate e spedite presso gli uffici postali". Ad oggi, infatti, gli unici dati sull'effettiva avvenuta spedizione tramite assicurata sono quelli messi a disposizione dalla Prefettura di Milano: a fronte di 98.005 kit distribuiti presso gli uffici postali di Milano città, tra il 7 e il 25 settembre, risultano regolarmente inviate solo 2.975 assicurate.

Secondo Gabriele Messina, responsabile Immigrazione della Cgil, la differenza tra moduli ritirati e domande presentate è indice della contraddittorietà della legge. "Rischia di essere la regolarizzazione che fa emergere meno lavoro nero rispetto a tutte le precedenti - precisa Messina - Sono troppi i quesiti aperti che rallentano e spesso ostacolano le richieste. In primo luogo il kit è poco chiaro e in contraddizione con la legge. Alcune formule presenti nel modulo come 'garantire la casa', 'garantire le spese di rimpatrio', spaventano il datore di lavoro e non corrispondono alla legge". Anche le forme contrattuali ammesse per la regolarizzazione, secondo il sindacato, non si uniformano alla reale situazione del mercato del lavoro italiano: "Escludere i contratti di formazione, le collaborazioni coordinate e continuative e i contratti di apprendistato vuol dire escludere di fatto dalla regolarizzazione la maggior parte dei lavoratori. Per non parlare poi del problema degli espulsi che è in questi giorni in dibattimento al Senato".

Intanto, sul fronte organizzativo, le Prefetture, insieme alle Questure e alle Direzioni Provinciali del Lavoro, stanno lentamente attivando gli sportelli polifunzionali presso i quali saranno convocati datore di lavoro e lavoratore per la stipula del "contratto di soggiorno". A Roma, per esempio, numero e ubicazione dei centri sono oggetto di discussione in questi giorni. "Le procedure per individuare le sedi appropriate - fa sapere la Prefettura - sono iniziate da tempo ma restano ancora da definire alcuni dettagli". Diversa la situazione a Milano dove il numero dei centri rimane quello individuato da tempo: sette sportelli polifunzionali, quattro nella città di Milano, due a Monza e uno a Legnano. Secondo la Prefettura, gli sportelli "sono già attivi ma per il momento forniscono solo informazioni telefoniche".