E' mia intenzione riportare su questo forum alcune vecchie discussioni di notevole interesse, tratte dal sito Orthodoxia che da poco si è trasferito:
Spero, per quanto lo spazio breve lo consente. di poter affrontare questi temi essenziali che avrebbero bisogno di più di un trattato di dogmatica.
Caro Paolo, se non riuscirò ad esser chiaro interpella di nuovo senza problemi.
Paolo Antognoli ha scritto:
Approfitto del forum per porre alcuni dubbi, ringraziando sin d'ora TUTTI quelli che mi aiuteranno.
- partendo da presupposti dogmatici sacrosanti (triunita' di Dio, essenza ed energie increate, incomunicabilita\\\' delle proprieta' ipostatiche), come si pone il rapporto tra Cristo incarnato e il mondo?
Mi spiego meglio: prima dell'incarnazione il Logos era nel seno del Padre e si è rivelato nell'AT nelle teofanie; con l'incarnazione, pur rimanendo immanente, il Logos si è fatto uomo ed è diventato Cristo. Cristo muore e risorge, col proprio corpo glorificato.
Ora è detto dai Padri che noi possiamo incontrare il Cristo risorto se ci purifichiamo e partecipiamo alla grazia increata.
Fin qui la tua comprensione della dottrina patristica non fa una grinza.
Ma quindi il Cristo è tuttora presente con il suo corpo glorificato in mezzo a noi?
No. Cristo è asceso al di sopra di tutti i cieli e prepara un posto per noi come ha detto nel celebre giovanneo discorso d'addio. Siamo noi, e con noi tutto il creato, ad essere stati condotti nel seno della Triade Santissima. Ci siamo introdotti come caparra ed in promessa, possedendo già, un "non ancora" che sarà perfetto nell'escaton quando, pur nell'ineffabilità della trascendenza essenziale, saremo pienamente in cuore a Dio, al Padre, per mezzo del Figlio morto, risorto, asceso che tutto riconduce a Lui, nello Spririto Santo.
Da Cristo il movimento è ascendente, non discendente. Per questo la Chiesa, pur fermamente credendo che la Comunione ai Santi Mysteri è la comunione al Corpo ed al Sangue di Cristo ricevuto realmente e non per simboli, rifiuta ogni culto della specie eucaristiche se si eccettua quello che siu rende loro nel contesto liturgico finalizzato alla divina comunione agli elementi santificati. Ma nell'Eucaristia non è, come un immagine cara ai cattolici-romani, Cristo che "discende" nel pane e nel vino, "dolce prigioniero del tabernacolo", come dicevano i libri devoti del cattolicesimo sentimentale. Sono i doni che ascendono, che salgono fino a Dio e divengono nel nostro mondo i primi frammenti, anticipazioni, sprazzi, bagliori dell'aurora escatologica dell'assunzione di tutti i Santi in Dio e della sua presenza Tutto in tutti.
Se leggi con attenzione l'Anafora Romana (ed anche quella Ambrosiana che hanno lo stesso schema) ti accorgerai che questa non è la dottrina della Chiesa Orientale, ma dell'Ortodossia dei Padri, tutta. Non è vero che l'Anafora Romana non ha epiclesi, ce la ha eccome, anche se in una forma più mysterica. Tutt'oggi le rubriche (almeno quelle precedenti al Vaticano II) fanno la spia che quella preghiera che comincia con "Supplices" è l'Epiclesi consacratoria di quella veneranda Prece Eucaristica. Infatti, dopo il rendimento di grazie, la memoria della Cena, l'anamnesi degli eventi salvifici ,il sacerdorte "profondamente inclinato" (perchè proprio ora e non in quella che i romani considerano la "consacrazione" cioè il racconto della cena!?!) e prega:
Supplice te rogamus Omnipotens Deus, iube haec perferri per manus sancti Angeli tui in sublime altare tuum, in cospecti divinae Maiestatis tuae (Supplici ti preghiamo, Dio onnipotente, comanda che queste (oblazioni) siano, per mano del tuo santo Angelo, portate nel tuo sublime (esattamente corrispondente all'"altare iperuranio" del greco) altare, al cospetto della tua divina Maestà) ut quotquot ex hac altaris partecipatione sacrosantum Filii tui corpus et sanguinem sumpserimus, omni benedictione coelesti et gratia repleamur (acciocchè tutti noi che partecipiamo di questo altare comunicando al santo Corpo e Sangue del tuo Figlio, siamo riempiti di ogni grazia e celeste benedizione). Ovverosia, partecipando quaggiù ai doni che sono stati santificati perchè portati in alto noi riceviamo grazia e benedizione dal Corpo e Sangue di Cristo. Cosa altro non sono la Grazia e la Benedizione se non quello che nella Liturgia di San Giovanni Crisostomo cantiamo dopo la comunione "abbiamo ricevuto lo Spirito sovraceleste". Qui - ovviamente - l'energia deificante.
Se noi adoriamo gli elementi anzichè lasciarci trasportare dagli elementi verso l'assunzione escatologica di tutti i Santi verso là dove è Cristo alla destra del Padre, noi neghiamo la sua Ascensione alla destra del padre ed insieme la sua presenza attraverso lo Spirito Vivificante, l'altro Paraclito che egli ci invia dal Padre e che rende del tutto siuperflua ogni vicaria del Cristo perchè egli è presente e vivo in mezzo a noi ma,nella presenza del suo santo Spirito.
E quindi come si concilia l'immanenza ed il fatto che nell'economia è la Trinita' unica che agisce e no le singole persone?
Questo è un modo fuorviante di porre il problema, modo che io ritrovo nelle affermazioni di Italia Ortodossa derivate dal pensiero di Massimo Lavriotis. Dio come essenza è totalmente inconoscibile e dire questo vuol dire che è "inconoscibile davvero" non che è inconoscibile ma poi ognuno se ne appropria secondo quello che vuol leggere nella Rivelazione. La rivelazione ci parla di Dio Uno che sussiste nelle Tre Ipostasi, ma un Dio anipostatico è una pura astrazione concettuale e mi pare che, facendola, Lavriotis sia razionalista quanto gli scolastici occidentali tanto deprecati , Certo che le energie promanano dall'essenza che è una ma ipostaticamente sussistente nel Padre nel Figlio e nel Santo Spirito e mai, ripeto mai, anipostatica. Sarebbe fare di Dio una specie di Nirvana buddista. L'assoluta impersonalità. Dire che nell'economia Dio opera nella sua Unità è corretto, perfettamente corretto, ma questa unità non vuol dire anipostaticità. La redenzione infatti è opera del Padre che invia il Figlio,m del Figlio che s'incarna muore risorge ascende tornerò, nello Spirito vivificante che estende l'opera salvifica all'umanità ed al cosmo intero chiamandolo dall'interno a raggiungere le Vette del Padre. Ma non per questo il Padre o lo Spirito si incarnano. Oltre che una sciocchezza dire questo è una eresia.
Sono un po' in confusione, quindi abbiate pazienza.
I Padri, caro Paolo, sono profondi, ma a loro modo semplici. Siamo noi che, nonostante parliamo tanto di santità e di uomini deificati, da questa santità e deificazione siamo lontati e ci facciamo prendere dall'orgoglio dei nostri pensieri, dei nostri ragionamenti, delle nostre parole.
- sempre leggendo, ho notato che l'ortodossia tende a svalutare l'eccessivo antropomorfismo occidentale, che si indetifica con il Cristo crocifisso più che con il Cristo risorto, ponendo la sofferenza ed il dolore come prima virtù del cristiano.
Cosa ne pensate?
La Croce è una via, la Resurrezione una meta. Una Croce che non fosse gloriosa e vivificante non avrebbe senso, assomiglierebbe più ad un certo sadomasochismo che al messaggio di Cristo.
Anche alla luce di santi come S. Francesco, Padre Pio, come può essere che si siano sbagliati?
Davvero essi non manifestarono il Cristo?
Lo manifestarono parzialmente. Infatti Francesco d'Assisi è indubbiamente una grande personalità ma nel suo sentire c'è un che di nestoriano, quasi che il Cristo sofferente potesse separarsi dal Signore della Gloria.
Rileggiti il tropario "O Unigenito" che si canta dopo la seconda Antifona della Liturgia.
Quanto alle stigmate ti faccio una domanda: perchè questi stigmatizzati le hanno portate al centro delle palme delle mani mentre è certo che lì non le ha avute Cristo che altrimenti sarebbe caduto dalla croce con le mani lacerate?
Ancora grazie: il discorso del rapporto tra uomo/sofferenza e Logos/divinizzazione mi interessa tantissimo, ed è uno degli ostacolo alla comprensione ortodossa per un povero occidentale come me.Un caro saluto in Cristo,Paolo
Un caro saluto
+Silvano, l'ultimo dei monaci


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