E' un bel mistero questa storia dei sondaggi... Da molti mesi, dopo la batosta pollista di maggio alle amministrative, ormai non li pubblica più nessuno.
L'unica notizia che abbiamo è questa: pare che Forza Italia sia a picco: dal 29% al 24%, tant'è vero che ci sono grandi movimenti all'interno del partito (sempre subordinati all'approvazione del Capo)
(La Stampa Del 26/10/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
UN´IDEA DI TREMONTI, MA BERLUSCONI PER ORA PRENDE TEMPO
«Direttorio» per rilanciare Forza Italia
Sondaggi negativi: «In periferia il partito cala»
ROMA
L´IDEA più suggestiva era quella di mettere in piedi un «direttorio» con dentro tutti i personaggi di primo piano di Forza Italia. L´ha avuta mesi fa Giulio Tremonti e adesso poteva essere realizzata. Si trattava di mettere attorno ad un tavolo, anche se non in termini istituzionali, i vari Scajola, Dell´Utri, Frattini, Urbani, il ministro dell´Economia e pochi altri per offrire un contributo a Berlusconi nell´elaborazione della linea del partito. Insomma, per tornare indietro negli anni, doveva essere qualcosa che ricordava il «caminetto» dove si incontravano tutti i capi democristiani. Non un organismo di gestione, ma una sorta di consulto al servizio del grande Capo. L´idea più pratica, invece, che girava era quello di un ritorno di Claudio Scajola al partito su «imput» dello stesso Cavaliere (l´interessato non lo aveva mai chiesto), in una ritrovata armonia con Dell´Utri (pure lui sarebbe stato reinserito nel vertice e i suoi «club» sarebbero entrati a pieno diritto nella struttura del partito). Anche Frattini, da avversario dell´ex-ministro dell´Interno nell´ultima settimana era diventato un gran propugnatore di questa soluzione. In altre parole una sorta di «tutti insieme appassionatamente» voluto e costruito dal premier, con l´obiettivo di rimettere in campo le migliori risorse di Forza Italia. Si usa il «passato» perché Berlusconi dopo aver caldeggiato questo ritorno all´armonia, ieri da Bruxelles ha bloccato un po´ tutto per dare un riconoscimento all´attuale coordinatore nazionale del partito, Antonione, che nell´occasione gli era accanto. «C´è già Antonione come coordinatore - ha spiegato - se poi Scajola vorrà dare una mano alla scelta di giovani per formare la futura classe dirigente, sarò lietissimo di avere la sua collaborazione. Eppoi non mi parlate di contrapposizioni feroci in Forza Italia: non mi risulta che da noi ci siano correnti e neppure spifferi». Ma queste proposte al «passato» potrebbero diventare da un momento all´altro coniugate al «presente» se solo il Cavaliere riconfermasse il suo «imprimatur». Sì, perché dentro Forza Italia ogni proposta per trasformarsi in realtà ha bisogno del «sigillo reale» del Cavaliere. E´ un dato di fatto che nessuno contesta o mette in dubbio. La situazione, in altre parole, può cambiare in un battibaleno solo che il leader lo voglia. Quelli che invece neppure la bacchetta magica del Cavaliere può cambiare sono i problemi. Quelli rimangono a dispetto delle volontà del leader. E l´esigenza di rimettere tutte le risorse del partito in campo partorita dalla testa dello stesso Berlusconi non nasceva a caso. E´ opinione generale, infatti, che Forza Italia stia attraversando un momento difficile. Per usare un´espressione di un personaggio distaccato e disincantato come Michele Saponara, deputato-avvocato di Forza Italia: «In periferia il partito sta precipitando». Un dato che in parte è confermato anche dai sondaggi che ultimamente non vengono diffusi con la stesso clamore di un tempo: a stare a Nicola Piepoli della Cirm, che pure non è ostile al centro-destra, Forza Italia è passata dal 29,4% delle politiche al 24,02% del sondaggio dell´ultimo mese. Ma al di là dei numeri, il vero dato è la preoccupazione che si registra tra i parlamentari, autentico termometro di quanto avviene sul territorio. Questa preoccupazione aveva spinto il Cavaliere a rimettere mano nel partito, al richiamo alle armi generale e molti avevano pensato ad una nuova utilizzazione di Scajola e Dell´Utri, cioè di due grandi organizzatori in ruoli di primo piano. Solo che negli ultimi tempi Berlusconi non appare «decisionista» come una volta. Da mesi il Premier si dondola sull´idea di mantenere per altro tempo l´interim della Farnesina o di nominare un nuovo ministro degli Esteri. L´ultima dichiarazione di ieri potrebbe far pensare che la nomina sia vicina: «Motivi di tenuta fisica e di mancanza di ubiquità - ha detto - mi porteranno ad individuare un ministro degli Esteri all´altezza degli impegnativi compiti che attendono il paese». Ora c'è il rischio che il tira e molla si ripeta nel partito, dando magari alibi a chi, come l´ex dc Marco Follini, già teorizza che tutti i problemi del centrodestra nascono da Forza Italia. Eppure il Cavaliere ha tutti i dati per decidere: gli interessati, infatti, pendono dalle sue labbra. Scajola è stato spinto da altri a rioccuparsi del partito, Antonione vuole solo avere un ruolo chiaro e definito al governo o al partito che appaia un riconoscimento per il lavoro svolto in questi mesi, Dell´Utri ha una gran voglia di ridare una mano. Forse Berlusconi farebbe bene a riprendere la buona abitudine di un tempo: quella di chiamarsi tutti ad Arcore per arrivare ad una decisione che non umili nessuno e ridia fiato al partito. Lui è l´unico leader - a destra come a sinistra - che può farlo, dato che dentro Forza Italia non ha avversari.




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