Richiamo bis del direttore per Santoro. Le opposizioni disertano di nuovo la Vigilanza. Petruccioli chiede chiarezza su "Sciuscià" e Biagi ma i vertici dell'azienda nicchiano
La Rai nel caos e Saccà scrive lettere
Castalda Musacchio
«Per il Cda i casi Santoro e Biagi sono chiusi». Una liquidazione in grande stile da parte del presidente di viale Mazzini per i due giornalisti Rai che ieri sono stati di nuovo al centro di una giornata ad alta tensione. La realtà è che i due massimi dirigenti di viale Mazzini, il presidente Baldassarre e il direttore generale Agostino Saccà, di nuovo soli di fronte alla Commissione di Vigilanza riunita senza la presenza delle opposizioni - che hanno deciso di continuare la loro battaglia per la libertà del pluralismo dell'informazione -, non hanno sciolto alcun nodo sul futuro dei due giornalisti esautorati dopo il diktat "bulgaro" del premier. Anzi, che lo scontro ormai si consumi ai vertici di viale Mazzini, lo dimostra l'abissale distanza di posizioni anche tra i due alti dirigenti proprio su Santoro e Biagi. Gli stessi sono caduti in tali contraddizioni, di fronte alla stessa commissione parlamentare che, alla fine, è stato lo stesso Petruccioli, presidente della Vigilanza, a chiedere «più trasparenza» di opinioni. Così, se per Baldassarre i due giornalisti potrebbero lavorare presto sulla Terza Rete, visto che Ruffini (direttore di Raitre) si è reso disponibile ad accoglierli senza più pretendere supplementi di budget. Per Saccà, invece, Santoro, non solo in realtà sta già lavorando per Raidue, con "Donne", «programma che non ha firmato adducendo un motivo capzioso», ma cerca di nasconderlo per avvalorare una sua presunta epurazione. E per questo presto «avrà un altro richiamo». In Vigilanza, ieri, l'audizione è andata avanti tra battibecchi incrociati alla presenza dei soli commissari del centrodestra e di Michele Lauria (il senatore della Margherita che ha partecipato alla seduta come vicepresidente della Commissione). «Non si è seguita una linea chiara - ha affermato alla fine lo stesso Petruccioli - e si è fatto riferimento sempre al potere assoluto e insindacabile dei direttori di rete.... più volte ho sentito dire qui che il contratto con Biagi era stato firmato, ma non era vero, nessun contratto è stato firmato. Noi della commissione - ha aggiunto - abbiamo l'obbligo di assicurare la trasparenza delle decisioni, ma purtroppo fin qui, e anche oggi, questa trasparenza non c'è stata....». Secca anche la replica di Santoro a Saccà. «Saccà - dice il conduttore - cerca di giustificare con argomenti pretestuosi l'eliminazione di "Sciuscià" e il mio allontanamento dai teleschermi. "Donne" - replica ancora il giornalista - è un programma sperimentato, ideato e condotto da Luisella Costamagna e a lei affidato dal precedente direttore di Raidue Carlo Freccero. Doveva andare in onda nello scorso mese di marzo ma è slittato a settembre. Non l'ho firmato perché non è stato ultimato dalla mia "factory", nel frattempo smantellata». Quanto al progetto di un docudrama sul bandito Giuliano si tratta di un programma «deciso dall'allora direttore generale Pierluigi Celli ben tre anni fa. Sono impegni vecchi - continua Santoro - che risalgono a stagioni televisive precedenti e che nulla hanno a che vedere con il mio impiego in questa stagione televisiva».
L'affannosa giornata dei vertici Rai ieri non si è conclusa in Vigilanza. Il Cda, dopo lo strappo di Marco Staderini, consigliere d'amministrazione in quota Udc e quindi di maggioranza, proprio ieri si è riunito di nuovo questa volta senza assenti. E c'è stato anche il tempo per la prima delle audizioni dei tre direttori di rete Del Noce, Marano e Ruffini che continueranno oggi. Il Cda - spiega una nota diretta di viale Mazzini - ha proceduto ad una approfondita analisi dell'andamento degli ascolti che «globalmente sono stati giudicati positivi, confermando la validità complessiva dell'offerta che presenta delle criticità in alcuni momenti della programmazione quotidiana». «Ma quale andamento positivo?», replica Zanda. «Io sono un consigliere d'amministrazione della Rai ma non mi sono mai sognato di dire che l'andamento degli ascolti sia globalmente positivo. Questo giudizio non corrisponde assolutamente al mio pensiero e la nota dell'azienda che è stata diffusa al termine del consiglio non mi era stata né sottoposta né preannunciata». La polemica al vertice non si attenua. Nella seduta di ieri non si è svolta nessuna votazione. Il Consiglio proseguirà oggi e, forse, il giallo dei casi Santoro e Biagi verrà infine risolto.
Per il momento l'ex conduttore di "Sciuscià" ha chiesto e ottenuto dalla Federazione nazionale della stampa una giornata di mobilitazione in difesa del pluralismo e della libertà di stampa (a fianco pubblichiamo la lettera del conduttore a Serventi Longhi e la sua risposta, ndr) a data da definirsi. Certo è che «ormai in Rai - come fa notare Franco Giordano (responsabile del Prc in Vigilanza) - c'è un vero e proprio clima intimidatorio. Continua in modo evidente la discriminazione nei confronti di Biagi e Santoro». A questo - ribadisce - «ci opporremo con grande radicalità». «Lo sciopero per la libertà di stampa e per il pluralismo - conclude - è una scelta giusta perché oggi assistiamo a una inquietante stretta sul terreno dell'informazione».




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