L'autorevole quotidiano statunitense pubblica un lungo articolo sulla situazione politica italiana: "Col ritorno del centrodestra al governo molti credono che sia arrivato il proprio turno di riscrivere la storia".
ROMA - ''In Italy, a kinder, gentler fascism''. Così Alexander Stille, titola un lungo articolo pubblicato sul New York Times dedicato alle trasformazioni in atto nel mondo politico italiano e anche alla nuova Rai, prendendo in prestito dal linguaggio politico americano l'espressione ''kinder, gentler conservatism'', con cui alla fine negli anni '80 si descriveva il conservatorismo ''più gentile e più soft'' di George Bush senior rispetto a quello di Ronald Reagan.
"La storia, dicono i cinici, è scritta dai vincitori - scrive l'autore - Alla fine della Seconda guerra mondiale gli antifascisti, tenuti fuori dalla vita pubblica per 20 anni, poterono raccontare la loro storia e intitolare strade e piazze ai loro eroi. Ma con il ritorno della coalizione di centro destra, di cui Alleanza nazionale è il secondo partito, molti a destra credono che ora sia arrivato il loro turno". L'articolo ripercorre l'opera di storiografi e studiosi come De Felice o Fisichella e si sofferma sull'evoluzione della destra italiana. ''La fine della demonizzazione del fascismo da parte degli studiosi, ha creato una opportunità per il vecchio partito neofascista italiano di muoversi verso il centro. La leadership di Alleanza nazionale ha colto l'occasione e ha preso le distanze dal fascismo".
L'articolo si sofferma anche sul ruolo della Rai, prendendo spunto da dichiarazioni fatte dal presidente Baldassare al congresso di Alleanza nazionale. ''Il presidente della Rai ha annunciato che è arrivato il tempo di riscrivere la storia, ovvero come è rappresentata dalla televisione italiana". "La vecchia Rai rappresentava solo una cultura e non altre, spesso non si raccontava la storia vera, ma favole, e si offriva una interpretazione di parte".
"Questa esortazione - scrive Stille - davanti a un partito di cui i vecchi leader furono giovani fascisti aveva un significato molto chiaro: basta con rappresentazioni che mostrano i partigiani e antifascisti come nobili patrioti e i fascisti come diabolici criminali".
"La riabilitazione di Alleanza nazionale - scrive Stille - non sarebbe stata possibile senza un addolcimento graduale nella descrizione del fascismo sia nella letteratura accademica e nei media popolari". E a proposito di Rai, l'autore cita anche l'opinione di Massimo Salvadori, storico all'Università di Torino. "Una versione romantica della Repubblica di Salò - dichiara lo studioso - e una nuova versione critica della battaglia partigiana è già trapelata attraverso i media popolari. ''C'è stata una trasmissione sulla Rai che ritraeva i repubblichini come persone più coerenti, patrioti che rifiutavano di cambiare posizione anche quando la disfatta era imminente, mentre i partigani erano visti come opportunisti che saltavano sul carro del vincitore".
(da IL NUOVO - 28 SETTEMBRE 2002)




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